Giulio pane e ojo, romani senza fare i romani

Aprire un ristorante di cucina romana a Milano può essere scontato, ma non lo era nel 1999 quando è iniziata l’avventura di Giulio pane e ojo. Che da quell’epoca grazie all’impegno della famiglia Ranucci è una solida certezza in mezzo ad altri locali romani di qualità e a molti altri improvvisati, all’inseguimento di una delle tante mode milanesi. Giulio pane e ojo è in zona Porta Romana ed ha mantenuto fortissima la sua identità nel tempo, senza fare i Masterchef dei poveri: cucina laziale, oltre che romana (i proprietari sono originari del viterbese), ambiente caldo e pulito in tutte le cinque sale, prezzi onesti, materie prime di qualità (basta assaggiare mozzarella e puntarelle per capire), rispetto assoluto della tradizione, una romanità tranquilla e non quella forzata da turisti che in altri posti, anche nella capitale, godono nel sentirsi dire dai camerieri “M’hai rotto er cazzo”.

Il nostro schema tipico da Giulio pane e ojo è primo-secondo oppure primo con antipasto tramutato in secondo. Comunque seguendo l’ordine del menu fra gli antipasti i nostri preferiti sono l’insalata di puntarelle con mozzarella di bufala e i fiori di zucca in pastella. Buono anche il carpaccio di zucchine con pesto di basilico e ricotta romana, ascoltiamo grandi complimenti (anche se non sono il nostro genere) per le polpette al sugo. Fra i primi da urlo gli spaghetti cacio e pepe (piatto che riteniamo obbligatorio) e assolutamente da provare i bombolotti alla gricia, mentre ottime sensazioni arrivano anche dalla carbonara. Abbiamo avuto recensioni entusiastiche sui bucatini all’amatriciana ma in vent’anni non li abbiamo mai provati (secondo noi il sugo di pomodoro andrebbe abolito dalla cucina italiana). Porzioni generose, da trattoria di una volta, non siamo fan della quantità ma nella cucina romana la quantità fa parte del contesto.

Abbacchio e coda alla vaccinara ci lasciano freddi proprio come piatti, quindi li lasciamo perdere anche da Giulio, dove ai carnivori suggeriamo piuttosto la salsiccia viterbese alla griglia, i saltimbocca nella loro versione cilindrica e il pollo alla diavola. Troviamo sempre eccezionali, anche come come secondi facendoli uscire dal rango di contorno, la padellata di carciofi e olive, le puntarelle alla romana e la cicorietta aglio olio e peperoncino. In sintesi, una vera sicurezza sia a pranzo sia a cena, con prenotazione consigliabile se non obbligatoria (difficile trovare una guida di Milano che non citi Giulio) e un prezzo a persona che mai supera i 35 euro. Qualche perplessità su certe stampe come quelle che richiamano le marchette dei vecchi bordelli chiusi dalla legge Merlin: noi l’effetto Tinto Brass lo apprezziamo molto, ma non siamo la maggioranza, e comunque quelle stampe sono fuori contesto. Però l’ambiente in generale vince su tutto ed è per questo che Giulio è frequentato da gente nella media meno antipatica di quella che si trova la sera nei locali. Lontano dalle mode, compresa quella di una romanità ostentata, Giulio pane e ojo è nato per durare nel tempo.

Giulio pane e ojo – Genere: romano-laziale – Milano, via Muratori 10 – CAP 20135 – MM3 fermata Porta Romana – Telefono 5456189 – Sito web: giuliopaneojo.com – Pagina Instagram: giuliopaneeojo – Pagina Facebook: @dagiuliopaneojo – Presenza più recente di Indiscreto: aprile 2019 – Voto ambiente-qualità-prezzo: 8.

LA CLASSIFICA DI ‘PAGANDO IL CONTO’ aggiornata all’8 aprile 2019

  1. Oasi Giapponese (Giapponese): 9,5
  2. Joia (Vegetariano): 9
  3. Magenes (Lombardo) 9
  4. Assaje (Pizzeria): 9
  5. Trapizzino (Romano): 9
  6. Cracco (Bistrot): 9
  7. Giulio pane e ojo (Romano – Laziale): 8
  8. Kota Radja (Cinese): 8
  9. Osteria dei Mosaici (Pugliese): 8
  10. Dawat (Indiano): 8
  11. Ta Hua (Cinese – Hong Kong): 8
  12. Denzel (Ebraico-Mediorientale): 7,5
  13. La Tirlindana (Lago): 7,5
  14. Cacio e pepe (Romano) : 7,5
  15. Le Vent du Nord (Belga): 7,5
  16. America Graffiti (Americano): 7,5
  17. Al Matarel (Milanese): 7,5
  18. Antica Trattoria del Gallo (Lombardo): 7
  19. A’ Riccione (Pesce): 7
  20. Al Sale Grosso (Pesce): 6,5
  21. Lievito Madre al Duomo (Pizza): 6,5
  22. Ba’Ghetto (Romano-Ebraico): 6,5

ALTRI POSTI RECENSITI: Temakinho (Brasiliano-giapponese), Pokeia (hawaiano), Da Salvatore (Siciliano-Pesce),Lievità (Pizzeria), Rigolo (Toscano), Bottega sicula (Siciliano)Ten Grams (Tartufi), Mare Culturale Urbano(Pizzeria), Vanilla Bakery (Brunch),  L’Altro Eden (Ligure).

Le regole di ‘Pagando il conto’1) Locali di Milano o al massimo a un’ora d’auto da Milano.2) Non presentarsi mai come giornalisti.3) Pagare sempre il conto, con i propri soldi, senza scaricare le spese su un’azienda o su altri.4) Essere stati nei posti più di una volta, possibilmente in epoche diverse.5) Confrontare posti di livello, ambizioni, prezzi e clientela anche molto diversi, dando un giudizio unico che tenga conto di tutto.6) Non leggere le recensioni di TripAdvisor o di altri, per non essere condizionati e per scrivere solo in base all’esperienza personale.7) Soltanto locali dove torneremo o torneremmo, quindi dalla classifica rimangono inevitabilmente fuori tre quarti dei posti testati: non tutti orribili, ma la maggior parte senza senso.8) La nostra guida non ha la pretesa di essere completa, non è umanamente possibile che una persona vada anche solo una volta all’anno in tutti i ristoranti di Milano e troviamo poco serio avvalersi di segnalazioni di altri visto che la firma è la nostra. 9) Le segnalazioni sono invece molto gradite a livello di consigli: scriveteci e noi proveremo sul campo.

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13 commenti

  1. C

    “il sugo di pomodoro andrebbe abolito dalla cucina italiana”

    Direttore, se l’avessi sentita urlare Forza Juve sarei stato più d’accordo 😀

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    1. Ho estremizzato, non sono contro il pomodoro ma contro la cultura dell’intingolo che zavorra tante cucine regionali. Si può sempre migliorare, rispettando l’idea di partenza….

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      1. C

        D’accordo sul discorso intingolo, soprattutto quando il pomodoro serve solo a colorare o a confondere…ma la “pasta al pomodoro” andrebbe preservata e (ri)qualificata come la regina di tutte le paste…una sorta di Margherita della pasta.
        Solo che farla davvero a regola d’arte non è così semplice, potendo giocare solo su 3-4 variabili.

        E poi il rischio dietro l’angolo di questi tempi è che venga proposta declamando la carta d’identità del pomodoro, dello spaghetto e pure l’orto di provenienza degli odori, quando invece il segreto, per un piatto del genere, è più nella scelta dei dosaggi e dei minuti.

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  2. C

    Qualsiasi cosa diventa più bella davanti a un piatto di spaghetti al pomodoro (col basilico, all’arrabbiata, a piacere).
    Un piatto fatto bene, ovviamente.

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  3. G

    Il pomodoro deve ‘sporcare’ la pasta. Da mettere al bando chi ‘affoga’ la pasta nel sugo.

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    1. P

      L’uso indiscriminato di bottiglioni di salsa di pomodoro è veramente da codice penale, non posso che sottoscrivere.

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  4. D

    “…secondo noi il sugo di pomodoro andrebbe abolito dalla cucina italiana…”

    Si può sempre abolire direttamente la cucina italiana, tanto abbiamo un kebabbaro o un sushi bar (gestito da cinesi, chi sa se i francesi hanno mai pensato di aprire in oriente pizzerie in serie con la bufala fatta col gudam al posto della mozzarella…) ogni 15 metri.
    Del resto si può anche nascere a Madrid ed abitare a fianco al Bernabéu però tifare per la Juve o la Steaua di Bucarest…

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  5. P

    a me non dispiace come ristorante, e poi i piatti di pasta sono gli unici che mangio (quando mi concedo al carboidrato)… un segno meno per eccessi piacioni ogni tanto e per certe compagnie baccaglianti che fanno troppo casino…. quando vado a Roma dietro ufficio (Piazza del Popolo) mangio spesso in un ristorante, cucina tipica ma un po nascosto alle orde di turisti, si chiama St Ana.. parlando di ristoranti a Milano una volta l oste mi ha detto “da voi spopola Giulio, qui era un lavapiatti”

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    1. D

      Frase che dimostra perfettamente perché han vinto 5 scudetti in un secolo…

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      1. P

        ..si tra l’altro frase pronunciata da uno che sembra un incrocio tra Stefano Tacconi e Rossano Rubicondi col tono “mò te spiego io er senso della vita”… però si mangia bene

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  6. g

    Da adoratore della pasta, semi convertito al riso (mia moglie e’ cinese….a sua volta convertita alla pasta e risotto) sono d’accordo con il direttore sul fatto del pomodoro messo dappertutto. Pero’ pasta pomodoro e basilico, non me la potete togliere, fa parte della mia storia personale.
    Non dimentichero’ mai la mia prima esperienza da tirocinante in Francia. Appena diciassettenne, tre parole di francese (oui,non, pourqoui) bullizzato da tutti a cominciare dallo chef, mi chiedono di preparare la Pasta per la famiglia, prima del servizio. Spaghetti pomodoro e basilico, fatti come si facevano una volta.Non mi bullizzarono piu’, e ogni due giorni mi toccava farglieli….
    Cucina romana secondo me migliore di quella toscana (anche se i gusti sono sempre personali) e io sono toscano…

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  7. andato una volta sola e onestamente la cacio e pepe fu parecchio deludente, forse son capitato nella serata sbagliata

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