Pokeia, ritorno sui Navigli

Non siamo davvero mai alla moda, però in onore di ‘Pagando il conto’ e del suo successo abbiamo almeno l’umiltà di seguire i trend-setter Andrea e Duccio nell’1% delle loro scorribande all’interno della notte milanese. Soltanto loro potevano dopo tanti anni trascinarci di sera sui Navigli, dove a suo tempo abbiamo lasciato cifre enormi per birre cattivissime e multe per divieto di sosta. Nel nostro immaginario i Navigli sono rimasti zona da liceali alcolizzati e da fuoricorso pugliesi che prima o poi ammazzeranno il padre dentista quando avrà l’ardire di chiedergli la data della laurea, con aggiunta di turisti e cercatori di d.j. set. Ma di uscire, tradendo la International Champions Cup,  è davvero valsa la pena, perché il Pokeia non è soltanto un posto che segue la tendenza del momento, quella appunto del poke con locali che spuntano in ogni angolo della città, ma è anche un posto che ci ha preso subito per la sua complicata semplicità.

Dribblando i suddetti liceali alcolizzati e fuoricorso pugliesi, accorsi in massa in via Corsico per un assaggio gratuito della Tequila Espolon (previa registrazione web e marchiatura come nelle peggiori discoteche di una volta, senza fare paragoni storici più pesanti), abbiamo guadagnato la relativamente defilata via Magolfa e quindi il Pokeia. Chiede il nonno, mentre cena con stracchino acido e songino terroso comprati in scadenza: cos’è il poke? Risponde il nipote: una cucina (ma sarebbe meglio dire un piatto) originaria della Hawaii, che in realtà è un misto di varie cucine orientali, la giapponese in testa. La base è una ciotola di riso, con sopra pesce crudo tagliato a pezzi (poke sta appunto per ‘tagliato a pezzi’, ma l’Uomo Indiscreto ormai annoiato anche da Waikiki Beach lo sa già) e aggiunta di ingredienti praticamente a piacere, con avocado e vari tipi di alghe e semi maggiormente presenti nelle varie combinazioni consigliate.

Abbiamo letto recensioni che parlano di ‘nuovo sushi’ e forse dal punto di vista della clientela è così (se sei in un posto non puoi essere in un altro), ma ideologicamente troviamo  più di una parentela con la ceviche peruviana (che non ha il riso, ma il pesce trattato più o meno allo stesso modo sì) e in generale una sensazione di fresca semplicità che ci fa sembrare il poke, servito nelle sue bowl (ciotole, nella periferia Ovest), qualcosa di particolarmente adatto al giorno o a una cena leggera e poco impostata. Ambiente semplice e ben arredato, frequentatori tranquilli, nessun cattivo odore, ci si serve direttamente al banco. Noi oltre alla poke bowl centrata sul salmone (una di quelle già strutturate, chiamata Oahu: riso bianco, salmone, daikon, avocado, mandorle e wakame) abbiamo anche preso ottimi tacos di antipasto, a base di guacamole di mango e cipolla, e una birra hawaiana, la Hanalei, separandoci da un ventello che vista la qualità della materia prima e la zona è un buon andare.

Pokeia – via Magolfa 25/27, 20143 Milano – Genere: hawaiano – Telefono: 02 36513923 – Orari: 12-15, 19-24 – MM2 Porta Genova – Pagina Facebook: PokeiaMilano. Sito web: www.pokeia.com. Presenza più recente di Indiscreto: luglio 2018. 

LE RECENSIONI DELLA NUOVA EDIZIONE DI ‘PAGANDO IL CONTO’

  1. Pokeia (Hawaiano)
  2. Osteria dei Mosaici (Pugliese)
  3. La Tirlindana (Pesce – Lago)
  4. Le Vent du Nord (Belga)
  5. Al Sale Grosso (Pesce)
  6. A’ Riccione (Pesce)
  7. Ta Hua (Cinese – Hong Kong)
  8. Cacio e pepe (Romano) 
  9. Dawat (Indiano)
  10. Bottega sicula (Siciliano)
  11. Lievito Madre al Duomo (Pizza)
  12. Vanilla Bakery (Brunch)
  13. L’Altro Eden (Ligure)
  14. Rigolo (Toscano)
  15. Ba’Ghetto (Romano-Ebraico)
  16. Temakinho (Brasiliano-Giapponese)
  17. Ten Grams (Tartufi)
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