Siamo al confino

31 Ottobre 2008 di Stefano Olivari

Oscar Eleni da Ventotene dove una volta, ma potrebbe accadere anche oggi, ti mandavano al confino. Niente da fare, il territorio è in mano a quelli che si vestono di nero e con occhi di brace ci propongono le chiacchiere che una volta rendevano meno noiosa la permanenza dal barbiere. Padroni del gioco, degli orari. Se non capisci il loro spirito sei tagliato fuori. Una bella punizione, ma i tempi sono questi e allora dobbiamo salutarci. Speriamo di ritrovare spazio da qualche altra parte, imparando a memoria certi orari, in modo da poter evitare di sentire il freddo che arriva da chi si crede geniale perché piscia sulla tavola.
Settimana europea meno dolorosa della prima che abbiamo vissuto anche se non tutto è andato benissimo, ma se il Montepaschi sbaglia un tempo, poi travolge e fa strage a Kaunas dove erano già in lutto per i conti della società che non tornano proprio; mentre se sbaglia un tempo Avellino si trova senza speranze sul campo del Maccabi rinnovato, ma non migliorato, dove comunque ha fatto una bellissima figura per una società esordiente nella grande eurolega. La vittoria di Roma è da calcoli al fegato. Li senti, li tasti, ci vomiti sopra, ma poi Repesa decide che la scuola Lottomatica non può andar bene con dei presuntuosi come Allan Ray, con un pulcino che si sente già un fenomeno come Jennings, uno a cui si dà credito prima ancora che ci faccia vedere se ha dentro qualcosa, tecnicamente non lo discutiamo, ma è proprio un ragazzino che guarda soprattutto se in tribuna ci sono tutti gli agenti giusti e gioca per loro e non per una squadra che, lo ripetiamo, se non risolve il problema gerarchie interne avrà tanti problemi. Certo quando a Repesa daranno finalmente un vero rimbalzista sarà sempre troppo tardi e pensare che Mensah Bonsu è andato a Badalona invece di restare a Treviso o magari nella stessa Roma, perché no a Milano, ci fa venire tanti dubbi su questi costruttori di squadre che devono avere anche poco tempo per valutare la gente per come è veramente.
Dicevamo di Milano, la squadra in grigio che fa sempre una grande fatica a segnare 70 punti, un gruppo che lavora sodo, che ha lo spirito giusto, ma non il talento e, poi, in questo periodo anche un bella dose di sfortuna se tre uomini importanti come Bulleri, Sow e Vitali sono ai margini per infortunio, anche se non vediamo l’ora che ci siano tutti per capire se avevamo capito male prima. L’Armani che non ha voluto spostare la partita di eurolega concomitante con il campionato di calcio si è trovata con poco più 2000 spettatori e, con dolore, avrà sicuramente visto il suo proprietario andarsene prima della fine con la faccia scura. Succede se vuoi stare troppo tempo in trincea, se non rischi e non stuzzichi la fantasia di una platea che ha sempre amato il concetto squadra, i giocatori che non mollavano mai, tenendonsi però anche un posticino nel cuore per talenti veri e persino la banda Bassotti del primo Peterson aveva un tasso di classe che questo gruppo, dove la prima punta sarebbe Hawkins, non avrà mai, anche se Hall uscisse dal giardino angoscioso che nei primi mesi rende difficile la vita di ragazzi abituati in maniera diversa.
Settimana d’esordio anche per i tre italiani della NBA e dopo aver visto Bargnani ciondolare a Filadelfia ci è venuto il dubbio che anche questa volta farà fatica a prendersi lo spazio che sognava, anche se il prolungamento del contratto dovrebbe averlo tranquillizzato. Per Belinelli esordio guardando i suoi compagni perdere la partita in casa con Don Nelson riconfermato dalla proprietà prima della palla a due che avviava la stagione professionistica. Quindi nulla è cambiato e questo è gravissimo. Sui 4 minuti di Gallinari bisogna ringraziare il buon cuore di Mike D’Antoni, ma in questo caso era previsto che non avendo fatto il precampionato ci fosse poco spazio per Gengis Gallo in una squadra che ha giocato secondo lo stile di Arsenio, ma che ha visto anche assotigliarsi il vantaggio dopo essere andata avanti di 23 punti.
Cerchi le parole, ma non trovi entusiasmo perché sai che il confino è ormai stato decretato. Vorresti sentire qualcuno che protesta, altri che si fanno avanti per non lasciare in giro troppa gente con il lecca lecca, ma non sarà così. La candela si sta consumando e come dice il sciur Gamba in questo basket trovi soltanto dei sotutto all’americana, cifre con crauti, e che magari fingono di voler bene ai giocatori italiani, ma vanno a cercare sempre la magia nei ragazzi che vengono da altri mondi, soprattutto quelli americani, e allora scopri che se Allan Ray fa dieci vaccate ed un tiro disperato che va dentro, quello è il vero Ray. Non ci si capirà mai, così come è difficile andare d’accordo con quelli che nelle prossime elezioni federali saranno i padroni perché è verissimo che questa nuova nomenclatura ragiona come i capibastone: se stai con noi bene, ma se soltanto dubiti allora diventerai nemico per sempre. Per questi non bastano neppure i verdetti del campo e della storia, pensano di cavarsela comunque. Arrivederci a tutti ed eccovi le ultime pagelle che non sono legate all’attualità, ma soltanto ai sentimenti che ci porteremo dietro nella casa di tufo al confino.
10 A Willy il re, uno dei lettori più affezionati di questa rubrica, un vero eroe dei nostri giorni, un ragazzo che combatte contro una malattia puttana, ma che mantiene la sua ironia anche quando si parla della Fortitudo che è parte del suo cuore perché anche lui, come tanti di noi, si domanda, adesso che sta per arrivare un nuovo americano alla fragola, uno, dicono le cronache, dal passato un po’ difficile, perché complicarsi la vita a risolvere i problemi di ragazzi che prima di capire dove sono arrivati ci metteranno troppo tempo e manderanno nei matti allenatore e società come è accaduto con Forte che adesso, dicono i furbi, ha cercato di sganciarsi perché davanti potrebbero esserci platee NBA. La solita storia. 9 A Mario BONI, anche se non condividiamo certi suoi pallini per il giocatore a cui si deve comunque sempre andare nelle azioni d’attacco, quando invece l’unica cosa importante, sempre, è far circolare la palla per il tiro più semplice, non più facile, quando è fondamentale mettere gli avversari in angoscia con una difesa che diventa tonnara. Comunque sia sembra l’unico capace di dire pane al pane e vino al vino. Non è mai facile dove il veleno lo tengono soltanto per le loro tavolate esclusive, con il terrore di poter essere messi ai margini da dirigenti di società che molte volte ti stuzzicano, perché sanno che molti li trovano insopportabili, ma soltanto per avere gente che si genuflette, un errore che ha fatto sbandare questo basket senza autisti, ma anche senza la forza dell’autocritica che fa crescere società, giocatori, ambiente. 8 Al KAUKENAS che ad un certo punto ha fatto venire le lacrime agli occhi alla gente di Kaunas, a quelli che dietro la Lituania hanno perso la voce e anche la fede perché nella storia olimpica e mondiale non c’è una squadra che abbia fatto cose grandi e grandi schifezze come questa dei talenti che vengono dalla terra verde. 7 Al GIGLI visto contro Badalona e al DATOME visto in questo inizio di campionato. Stanno andando bene, ma per fare il vero salto di qualità non devono più fermarsi, non devono più abbassare la testa, non devono credere che basti soltanto un discreto tiro per essere davvero giocatori. 6 A CROVETTI e a quelli di Ferrara, facendo in questo modo i complimenti a come si fortificano ed escono con idee chiare, passione rinnovata, le società di A2 dove nel periodo RENZI hanno fatto progressi enormi. Una neopromossa lotterà fino in fondo per salvarsi, ma intanto si vede una traccia, si sente che qualcosa sta fiorendo ed

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