Dentisti curiosi

24 Ottobre 2008 di Stefano Olivari

Oscar Eleni dallo studio dentistico dove si soffre sotto il trapano, ma ci si diverte perché le signore parlano di danza e danno dell’imbecille al maschio che non sa quante occasioni si perde non frequentando le scuole di ballo, perché i dentisti prima dell’estrazione in tutti sensi, via il dente, ma che dolore il conto, vogliono sapere dove sta andando questo basket italiano che poco a poco mostra le sue carie, si divide già sullo stile della stilettata a Maifredi, si separa sulla scelta degli uomini, litiga per le poltroncine, cerca il salvatore della patria e lo vede anche nel Chimenti opposto al Petrucci dello schiaffo commissariale che non aveva un senso ed è stato una calunnia gratuita, ma intanto fa qualche passo falso se è vero che hanno dovuto fermare in aeroporto uno dei dimissionari che voleva accompagnare il Carlo Recalcati al colloquio con Dino Meneghin in federazione, una mossa che svela tante cose, dice quasi tutto per ieri, per oggi e forse anche per domani.
I dentisti in pausa hanno anche passione cestistica e vogliono sapere pure delle nuove squadre di serie A. Domande in serie, ancora prima di sapere che l’eurolega ci ha quasi sbattuto in faccia la porta della prima giornata perché anche la vittoria di Siena non è scaturita limpida come fonte in una giornata dove Avellino e Milano non avevano speranze, anche se hanno ceduto in modo diverso ai colossi dell’Olympiakos e del CSKA, in un turno dove Roma doveva farci sapere che è pronta a recitare la parte della grande squadra, salvo dimenticare che se non salti a rimbalzo poi rimetti in gioco tutti pur avendo trovato medie decenti nel tiro da 3 punti.
Avanti con l’interrogatorio in sala d’attesa che non tiene conto della fretta per chi deve andare a teatro, roba parrocchiale non vogliamo esagerare, perché ad oltre 70 anni esordisce come attore Ghigni Parodi, azzurro alle universiadi di Parigi, giocatore della squadra di Genova dei Mattace, dei Masnata, di Dal Pozzo, che ha seminato tanto per il basket ligure e nazionale, che si era inventato il famoso Malaspina di San Felice dove hanno giocato anche Pieri, Riminucci e Ricky Pagani. Ma torniamo ai dentisti, maledetti i loro sorrisi, quei bavagli da sala operatoria, ma soprattutto maledetto il male che ti porta su certe poltrone, anche se mentre intervenivano sulla gengiva dolorante abbiamo quasi sentito la presenza, nella sala accanto, del Dino Meneghin a cui queste giornate devono sembrare proprio come quelle dei pazienti che ballano e urlano domandandosi perché Berlino inaugura un’arena da 15 mila posti e noi per avere l’agibilità e il rinnovo a Ferrara ed Avellino abbiamo dovuto aspettare l’ultimo giorno scoprendo che anche se bellissime queste piccole arene restano piccole.
Domande in ordine sparso degli odontocestisti: – Milano non poteva fare una squadra più bella di questa? Poteva, doveva, ma se scegli il profilo basso allora comprendi ogni mossa, anche se non è detto che ci si debba affidare soltanto alla gente ordinaria per avere la garanzia che non ci saranno mai tormenti esistenziali come quelli degli ultimi due anni. Qualcosa cambierà, migliorerà, perché hanno messo insieme gente che lavora sodo, però sembra già l’ora di cambiare un americano ed è davvero un po’ presto, sembra il momento di chiedersi se il Rocca che la Nazionale non ha potuto utilizzare dopo il verdetto dei medici è davvero a posto per reggere una stagione con oltre 50 partite. – Come può fare soltanto 63 punti a Berlino uno squadrone come Roma che già alla prima giornata aveva sofferto per riprendersi la partita già persa contro Caserta? Può accadere quando non è stata ancora fatta chiarezza sui ruoli dentro una squadra che, lo dobbiamo far notare, dall’inizio non ha mai trovato un minuto per Giachetti che pure è stato in Nazionale. Certo bisognerebbe anche chiedersi che tipo di nazionale avevano messo insieme, ma la sostanza è che se la società non si mostrerà decisa avremo fino alla fine il grande equivoco di chi si sente forte, ma si sente pure sacrificato. Una panchina lunga dovrebbe garantire, come minimo, difesa ossessiva, cominciando dalla caccia ai rimbalzi, ma se la gente pensa in proprio e finge di essere già nel gruppo allora arrivano i finali come a Berlino dove scaricare sui capi giocatori, tipo Ray o Becirovic, ha portato al disastro. – Possibile che alla Fortitudo Bologna scoprano soltanto adesso di non avere un centro, a parte l’infortunio del Bagaric che comunque non ha mai fatto la differenza, che si sorprendano per quello che fanno Forte o Woods, due che erano già segnalati come tipi difficili, perché a Siena non avrebbero mai mandato via uno che era stato protagonista nella corsa al secondo scudetto e in America o in Grecia non è che s’inventano sempre il peggio per farti dispetto. Possibile se hai troppa fretta di far parlare della tua squadra, se si fa confusione quando si devono scegliere i giocatori, dimenticandosi che siamo sempre in un gioco di squadra e se hai gente difficile da mettere insieme basterà un nulla per andare verso il disastro. – Mike D’Antoni che voleva mandare Gengis Gallinari a Reno deve essere ancora considerato amico dell’Italia? Certamente sì, la sua idea era far entrare nel ritmo di gioco americano un ragazzo che, lo avevamo detto, aveva bisogno di un’altra stagione italiana per assestarsi, non soltanto tecnicamente, ma soprattutto fisicamente. La NBA ti accoglie bene se sei pronto, ma se devi rincorrere non ti aspetta. Adesso vediamo anche come andrà a finire con Belinelli, ma siamo molto preoccupati perché due anni da comparsa ti svuotano, lo ha capito Navarro che pure giocava molto, ma in una squadra che le perdeva quasi tutte. Grazie dottori, grazie per il vostro interessamento che ci fa capire come il basket non sia proprio un gioco di nicchia, un gioco da notturne esagerate, un gioco da presentare sempre bene, per cui tifare, ma senza aureola, senza bisogno di clavicembalisti da presentare alla piazza come facevano i venditori di pozioni magiche che in realtà erano acqua di roggia, neppure potabile. Via il dente, via il dolore e allora avanti con le pagelle:
10 A Sergio TAVCAR, un telecronista che ci manca, soprattutto quando arrivano le overdose di Sky in versione lecca lecca, perché nella bella intervista a Superbasket ha servito gratuitamente il basket italiano e Dino Meneghin dicendo con la massima chiarezza cosa ci si deve aspettare da una Federazione che abbia voglia davvero di cambiare le cose. 9 A Zare MARKOVSKI che, dopo le pene della stagione milanese, dove non gli hanno permesso di fare quasi niente, dal giorno in cui altri avevano fatto acquisti incauti fino a quando lo hanno messo da parte, dopo giorni tristi ha ritrovato il piacere del lavoro ad Avellino dove l’esordio in eurolega è stato più che dignitoso, anche se non poteva mai farcela contro un colosso come l’Olympiakos da 35 milioni di euro nel budget. 8 Al CHILDRESS che almeno mostra attenzione, una faccia giusta, lui che nell’NBA ci ha giocato davvero e anche da protagonista, che alla squadra del Pireo dà il suo entusiasmo, magari poi si stanca perché ci sono certi compagni che, come succede a Roma, non capiscono bene le gerarchie, che prova gratitudine se gli dicono bravo per due palle recuperate. 7 A SPORTITALIA che al basket continua a dare il meglio, a dare uno spazio enorme anche per la serie A, insegnando alla perfida Rai che pur avendo l’esclusiva della Lega Nazionale non bisogna essere così tapini da dedicare un minutino nella Domenica Sportiva al massimo campionato. Ma perché stupirsi? 6 Al VACIRCA protagonista con Sacchetti, Poz e gli altri della grande stagione di Capo d’Orlando, per aver forse trovato un porto di approdo a Montegranaro
dove si sono accorti un po’ tardi della loro estate senza un senso logico dopo stagioni dove si parlava della loro società gioiello. 5 Ai giocatori di FERRARA se non faranno di tutto per salvarsi perché una società neopromossa, esordiente in serie A, con tante belle iniziative, tanto fervore, non deve assolutamente avvilirsi in una battaglia sicuramente difficile, ma che non può considerarsi perduta prima di averla giocata tutta. 4 A Mike HALL e Pape SOW i due stranieri dell’Armani che vanno peggio di tutti, peggio anche del Jobey Thomas stranamente sperduto nel giardino dove i canestri sono diventati troppo piccoli, lui che è un lottatore nato, che non hanno luce negli occhi e che non possono avere scuse: sono in una bella società, con programmi ambiziosi e allora se toppano vuol dire che non sono da corsa. 3 Ai fedelissimi della difesa a ZONA che continuano ad inventarsi storielle sul mondo che avrebbe decretato l’ostracismo per chi usa questo tipo di organizzazione nel gioco dietro. Vero che ci sono storie vincenti famose grazie alla zona, ma lasciateci dire che in molti casi si è vista più la debolezza di certi ometti che la forza di certi omacci. 2 Alla LOTTOMATICA che non fa in tempo ad uscire dalla nuvola d’incenso per la vittoria sulla Fortitudo prima di scoprire che le mancano ancora troppe cose per considerarsi una squadra di alto livello. Serve chiarezza subito e garanzia che ci sarà un muro contro chi non trova minuti o pensa di averne troppo pochi. Di sicuro non ha senso rimpiangere gli Hawkins, ma non ha neppure senso considerare talenti a prescindere quelli che ancora devono dare qualcosa di concreto. 1 Al PALLONE dell’Eurolega che rinuncia alle righe chiare inventate da Giugiaro per il basket italiano proponendoci il pallone scuro che a molti appare anche oscuro. Era un tocco di classe dello stile italiano, ma qui si accetta tutto salvo il capestro delle partite alle 21 non certo imposte dall’ULEB. 0 Ai TOPOLINI che pensano di risolvere il problema giocatori italiani chiedendo alle Leghe, mai agli agenti per carità, di fare un patto per mettere un tetto ai salari, in modo che non ci sia più chi va in giro a dire, peccato sia proprio vero, che certi brocchi costano più di certi mezzi giocatori stranieri. Questi geniali rinnovatori non ci hanno mai spiegato perché, a parte i tre ragazzi NBA, ci sono altri che, davanti ad offerte migliori, hanno lasciato in fretta il Bel Paese e siamo sicuri che tanti altri li seguirebbero se davvero si arrivasse ad un tetto salariale per i giocatori allevati in questa valle di lacrime cestistiche.

Oscar Eleni
Fonte: www.settimanasportiva.it

Share this article