A’Riccione, anche se non siamo Brera

Da sempre siamo grandi cultori dei posti che identifichiamo con gli anni Settanta-Ottanta, che nella nostra mente contrapponiamo all’alta ristorazione degli chef spocchiosi, a quella media dei riciclatori di soldi con insegne e gestioni che cambiano ogni anno in mezzo alle recensioni entusiastiche dei marchettari, e anche a quella bassa che tranne rari casi perde sempre contro i Cipster mangiati davanti a Speciale Champions League. In negativo questi posti ‘veri’ hanno spesso il difetto di vivere principalmente sul nome e su una clientela acritica, che non aiuta le rivoluzioni e nemmeno un doveroso rinnovamento. Non è il caso di A’ Riccione, lo storico ristorante di tante serate a base di pesce di Gianni Brera e dei suoi amici, gruppo che andava da Missoni a Gianni Clerici e dove il nostro Franco Rossi non era certo l’ultimo della pista: una volta, proprio da Riccione, Brera (che era un ottimo disegnatore, fra le altre cose) fece anche in pochi minuti un bellissimo ritratto di Franco.

Bei tempi, che noi abbiamo vissuto soltanto per sentito dire mentre più concretamente da A’ Riccione siamo sempre andati con altri giri. Il locale è nato negli anni Venti come trattoria in una zona decisamente brutta di Milano e che brutta è rimasta (nella parte Nord della città, vicino a quel viale Zara che una volta era la via delle mignotte prima che le mignotte arrivassero in tutte le altre zone), ma vicina a molti locali famosi (l’Alcatraz, per dirne uno) e con vista su Porta Nuova e i suoi grattacieli. Nato come trattoria per camionisti, poi gestita dai romagnoli (di Riccione, appunto) fratelli Metalli, A’ Riccione ha avuto varie ristrutturazioni e una radicale svolta a livello di cucina nei primi anni Cinquanta con la scelta di assumere una fortissima identità di ristorante di pesce centrato sulla materia prima più che su svolazzi di fantasia: sul suo sito c’è scritto che si tratta del primo ristorante di pesce di Milano, in ordine anche cronologico, ma altri reclamano il record e tutto sommato chi se ne frega. L’identità è sopravvissuta alla fine dell’era dei tre fratelli (abbiamo fatto in tempo a conoscere Giuliano), negli anni Novanta, e ai vari cambi di proprietà, con l’ultimo (altri fratelli, Dante e Giuseppe Di Paolo) che ha dato una scossa in positivo.

L’aspetto attuale è gradevole e moderno, senza scadere in un fighettismo che non sarebbe poi nemmeno apprezzato dai suoi affezionati. Clientela eterogenea, con meno tamarri (magari benestanti, ma pur sempre tamarri) di quelli di solito si trovano nei ristoranti di pesce. All’entrata subito si trova il banco del pescato fresco e delle ostriche, uno spettacolo. Però le ostriche non ci piacciono e siamo stati malissimo le poche volte in cui le abbiamo provate, in varie parti del mondo, quindi in questo caso ci fidiamo dell’apprezzamento di chi le ha prese. Ricchissima la carta, tutta coerentemente di mare e del resto non avrebbe senso andare da Riccione per una carbonara o un brasato (ci sono giusto cinque o sei eccezioni, per il classico bambino rompicoglioni). I nostri consigli, fra ciò che abbiamo preso o assaggiato nelle nostre tante visite lungo i decenni: fra gli antipasti il gran misto gratinato al profumo di erbe, fra i primi gli spaghetti con polpa di riccio, fra i secondi gli spiedini a’Riccione (calamari, gamberi, scampi e sarde alla griglia) e l’eccezionale (anche per leggerezza) fritto misto, con chiusura doverosa a base di sorbetto. Ma ordinando a caso fra le tante proposte un amante del pesce non sbaglia. Prezzi non modici, ma milanesi e certamente legati alla qualità della materia prima: per antipasto (o primo), secondo, sorbetto e vino siamo sui 55-60 a testa. Un indirizzo poco legato alle mode, ma che ha saputo rinnovarsi. Lo ‘sentiamo’ soprattutto la domenica a pranzo.

A’ Riccione – via Taramelli 70 – 20124 Milano – Genere: pesce – MM3 Zara, MM5 Zara o Marche – Telefono: 02.683807 – Orari: dalle 12 alle 15, dalle 19.30 alle 24, chiuso il sabato a pranzo e tutto lunedì – Sito web: ristoranteariccione.net – Presenza più recente di Indiscreto: maggio 2018.

LE RECENSIONI DELLA NUOVA EDIZIONE DI ‘PAGANDO IL CONTO’

  1. A’ Riccione (Pesce)
  2. Ta Hua (Cinese – Hong Kong)
  3. Osteria dei mosaici (Pugliese)
  4. Cacio e pepe (Romano) 
  5. Dawat (Indiano)
  6. Bottega sicula (Siciliano)
  7. Lievito Madre al Duomo (Pizza)
  8. Vanilla Bakery (Brunch)
  9. L’Altro Eden (Ligure)
  10. Rigolo (Toscano)
  11. Ba’Ghetto (Romano-Ebraico)
  12. Temakinho (Brasiliano-Giapponese)
  13. Ten Grams (Tartufi)
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8 commenti

  1. j

    Sono milanese d’adozione, ho sempre avuto orrore di certi listini prezzi meneghini pur mangiando eccezionalmente. Dopo 5 anni di Belgio posso dirvi che qualsiasi prezzo voi paghiate in un ristorante milanese mangiando pure decisamente bene è davvero nulla. 55-60 euro per un tutto pesce vino compreso è un miraggio in un ristorante belga senza pretese figuriamoci in uno rinomato come puo essere A Riccione.

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  2. Non lo immaginavo, credevo che in Belgio la fascia media funzionasse bene… sarà colpa dei burocrati di Bruxelles… è troppo presto per una recensione perché ci sono stato una volta sola, ma se non ne hai abbastanza del Belgio quando vieni a Milano è buono Le Vent du Nord (MM Lodi): cozze, patatine, birra, gaufre come piovessero (a me piacciono quelle salate), ai prezzi di poco superiori a certe hamburgerie gourmet: siamo in zona 25-30 tutto compreso.

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  3. j

    Funziona bene i ristoranti sono pieni come piacerebbe a Silvio. Anche perché il belga media non va oltre carne e patate come capacità culinarie. E paga. Pizze da 10 a 15 euro, arancini a 4 euro, allyoucneat china a 40, piadine a 14 euro. E parlo ovviamente di fascia medio bassa. I ristoranti gourmet hanno prezzi da stellato star Tv. E stipendi in linea con un buon quadro milanese.

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  4. j

    Mai stato al vent du nord perché fuori dalle mie zone. Ma non è il primo che me ne parla bene.

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  5. e

    Sul Vent du Nord però metterei l’asterisco.
    Mi spiego: ho una collega che fino ad un anno fa me ne parlava stra bene. Insomma, una entusiasta.
    Nell’ultimo anno ci è andata 2 volte e… il luccichio nei suoi occhi si è decisamente spento.
    Forse è stata solo sfortunata…

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  6. P

    invogliato dal Direttore sono tornato ieri sera A Riccione dopo molto tempo… pur nel rigoroso rispetto della tradizione ho trovato un ambiente e un menu svecchiato dagli orpelli anni 80 e sono stato molto bene. Poi finita la vodka al melone sono dovuto tornare dentro a chiedere di chi era quella volvo 740 con due antennone sul tetto che in doppia fila bloccava la mia Thema ma questa è un’altra storia…

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