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I monaci della birra

Fabrizio Provera

di

Indiscreto | 14 agosto 2012

I metereologi ci dicono che anche la seconda metà di agosto sarà all’insegna del clima torrido: ottimo pretesto per avventurarci nel magico mondo della birra, senza dubbio preferibile al vino come compagna di tavola nelle sere d’estate. A quasi 30 anni dal fortunato spot dell’industria birraria italiana affidato a Renzo Arbore e a un riuscitissimo claim (‘Birra, e sai cosa bevi’), oggi l’Italia è divenuta una delle capitali mondiali della cosiddetta birra artigianale, ossia quella prodotta senza pastorizzazione, senza conservanti, senza filtrazioni, spesso da materia prima (orzo, da cui deriva il malto, e luppolo) coltivata biologicamente.

In principio fu il Belgio, terra dove la cultura della birra d’abbazia ha radici secolari: al pari del vino, anche il più incallito agnostico amante dell’alcol deve arrendersi al fatto che senza l’intervento degli uomini di Chiesa, di abati, monaci e ordini religiosi, oggi non avremmo né la spumantistica né una tradizione birraria, specie europea. Negli anni, anche gli Stati Uniti sono diventati terra di birre artigianali di grandissima qualità. In Italia, l’alternativa alle birre che tutti noi nati tra i Sessanta e i Settanta abbiamo bevuto in grande quantità (Ceres, Budweiser, Beck’s, Corona, Stella Artois e via discorrendo) nasce nel 1996, quando un visionario di Piozzo, paese di mille anime perso nelle Langhe tra Mondovì e Barolo, Matterino Musso al secolo Teo, Teo Musso, decide di fare una rivoluzione. Compie un apprendistato in Belgio, visita, studia e sperimenta, e nel 1996 comincia a produrre birra artigianale nella cascina dei genitori, aprendo contemporaneamente un pub-birreria, divenuto autentico luogo di culto birrario.

Noi lo visitammo per la prima volta nel 2001, con l’atteggiamento del pellegrino in visita dal proprio santone: ed in effetti la Baladin (www.baladin.it) è stata per anni il riferimento, la luce, il faro. Wayan. Nora, Super, Isaac (alcuni dei nomi dati alle birre di Teo sono quelli dei suoi figli, provate a indovinare quali…): le prime etichette hanno aperto un mondo, allargato prospettive e avvicinato a questo magico mondo decine e decine di appassionati. Col risultato che dai circa 15 birrifici artigianali che si contavano in Italia nel 2001, oggi siamo passati ad oltre 480: il dato non è aggiornato, potrebbero già essere 500 e passa. Oggi Baladin è una sorta di multinazionale, Teo Musso ha trovato riparo sotto l’ala di Oscar Farinetti di Eataly, che adora prendere con sé i genii e i numeri uno. E Teo Musso è senza dubbio il principale riferimento del settore, anche se oggi alcune sue birre non provocano più le emozioni di un tempo. Ma se siete disposti a spendere 25-30 euro per la Xsayuyu, cosiddetta ‘birra da divano o da meditazione’, capirete cosa significa la genialità birraria. Le altre bottiglie, in formato 75 cl, costano tra gli 8 e i 12 euro, si trovano in enoteca e da Eataly. Curiosa la birra doppio malto prodotta con la zucca, che tuttavia non abbiamo ancora degustato. Tutte le info su www.baladin.it

L’alter ego di Teo Musso è forse il giovane Leonardo Di Vincenzo di Birra del Borgo (www.birradelborgo.it), realtà laziale di Borgorose che nasce ufficialmente nel 2005, pur avendo avviato le sperimentazioni nel 1999. Oggi bere una Reale o una Duchessa (birra gradevolissima prodotta col farro, perfetta da abbinare a piatti leggeri ed estivi, anche al pesce purché non preparato con salse eccessivamente coprenti) è una grande esperienza, al prezzo in enoteca e da Eataly compreso tra 7 e 11 euro per una bottiglia da 75 cl. Birra del Borgo è una garanzia.

Dopo due birre che conoscono moltissimi, eccovene due che non conosce nessuno o quasi e che quindi Indiscreto si sente in dovere di citare: la prima è la Monasta del birrificio San Biagio, nato in Umbria nel magnifico monastero di san Biagio, a 750 metri d’altezza. Birra lunga, complessa, di tradizione abbaziale, capace di lasciare in bocca sapori straordinari per molti minuti. Una chicca da intenditori, 10 euro per una bottiglia da 75 cl, solo in enoteche veramente fornite. Altra birra di stampo monastico è la Cascinazza, prodotta in un angolo di paradiso a Gudo Gambaredo, frazione della poco amena Buccinasco, hinterland di Milano: tre tipi di birre, Blonde, Amber e Ruin, per un’esperienza di straordinaria ricchezza gustativa. Costo oscillante tra 10 e 12 euro a bottiglia, le vende il guru milanese Fabio Scarpitti (già sommelier di Aimo e Nadia) nella zona di Turro. Bene, se siete arrivati in fondo senza giramenti di testa da eccessi di malto, peraltro virtuale, concedetevi un bel brindisi. Siamo certi che diverrete fan incalliti delle birre artigianali, come noi e come moltissimi altri.

Fabrizio Provera, 14 agosto 2012

Birrificio Baladin, Farigliano (Cuneo), www.baladin.it
Birrificio del Borgo, Borgorose (Rieti), www.birreriadelborgo.it
Birrificio artigianale benedettino Cascinazza di Gudo Gambaredo (Milano), www.birracascinazza.it/
Birrificio san Biagio, Nocera Umbra (Perugia), www.birrasanbiagio.com

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5 Commenti a I monaci della birra

  1. Banshee

    14 agosto 2012 at 16:51

    buonissime le artigianali ma in estate (ma anche sempre) buonissima qualunque birra purchè sia gelata! :D

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  2. Dane

    14 agosto 2012 at 17:04

    Dispiace rovinare la quasi-marchetta facendo presente che la Balladin è tremendamente sopravvalutata ed ormai non vale il prezzo. Condivido invece il plauso ai tanti birrifici artigianali che costellano ormai il territorio italico, molto meglio la birra cruda del Birrificio Vallespluga di Valchiavenna per dire…
    Concordo con Banshee che la birra deve essere assolutamente fredda (specie d’estate), troppa gente si sta britannizzando (memorabile la presa per il culo che ne fece Asterix ne “Asterix e i Britanni”…).
    Parlando di birre e monaci, ad Abbiategrasso c’è un ottima pizzeria-birreria specializzata in birre trappiste di cui produce anche alcune proprio premiatissime produzioni artigianali. Da tener presente per future cene indiscrete, di culto il Birramisù, con birra scura al posto del caffè…

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  3. pendagliodaforca

    14 agosto 2012 at 18:59

    birra calda in UK?

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  4. Andrea

    14 agosto 2012 at 20:13

    sono appena tornato dalla Germania: nessuna possibilità di comparare la birra tedesca con quella italiota, imbevibile!

    leggera e ne puoi bere a litri senza che ti dia alla testa! adesso voglio tornarci per l’Octoberfest!

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  5. leo

    27 agosto 2012 at 16:20

    Andrea io all’Oktoberfest son stato quattro volte, con sommo piacere, e al di là della qualità della birra bavarese ti garantisco che a berne litri alla testa dà eccome!!!

    PS: anch’io in Inghilterra, come in Irlanda, l’ho sempre bevuta fresca. A che vi riferite?

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