Bonus bici: come funziona?

Come funziona il bonus bici? Il bonus bici è una delle misure più concrete e anche meno complicate del Decreto Rilancio. Si tratta di di 500 euro di contributo statale per un acquisto di biciclette, bici elettriche e monopattini elettrici effettuato dopo il 4 maggio ed entro il prossimo 31 dicembre, con la cifra che può coprire il 60% del prezzo. Spiegata così, sembra che si possa comprare una bici da 833 euro, cifra immaginiamo già comprensiva di IVA visto che si sta parlando di privati, e poi avere subito 500 euro dallo Stato.

Ma come funziona il bonus bici, erogato dal Ministero dell’Ambiente? Entro metà luglio sarà messa online una app o più realisticamente una sezione del sito del ministero stesso, per iscriversi e caricare i propri dati, da certificare con la SPID. Gli aventi diritto sono i maggiorenni residenti nelle città metropolitane (traduzione: i residenti in provincia di Milano, Roma, Torino, Napoli, Bari, Genova, Bologna, Firenze, Cagliari, Catania, Messina, Palermo, Reggio Calabria e Venezia) e comunque quelli in comuni capoluogo di Provincia o con più di 50.000 abitanti (in Emilia-Romagna anche quelli più piccoli, con un contributo extra della Regione).

Il bonus bici vale per tutti, presunti ricchi e presunti poveri, senza inerpicarsi in discorsi sull’Isee, come è ad esempio per il bonus vacanze. Alla lettera del decreto il criterio è la residenza, quindi il bonus dovrebbe valere anche per gli stranieri: un buona notizia per Christian Eriksen, visto qualche giorno fa in coda da Rossignoli per comprare un caschetto al figlio.

Il primo obbiettivo del bonus bici sarebbe quello di favorire una mobilità più rispettosa dell’ambiente e il 90% di noi (l’1% lavora nella raffinazione del petrolio oppure è morattiano, il 9 opera nel settore dell’auto) è d’accordissimo: decenni di regali di Stato agli Agnelli per farci intossicare da auto di cartone (in fondo il curriculum a Repubblica lo abbiamo mandato 26 anni fa) e pagare lo stipendio a Cuccureddu sono un precedente importante. Peccato che siano in pochi a lavorare a qualche centinaio di metri da casa e quindi ancora una volta la bici, mezzo popolare, rischia di venire associata ad un mondo fighetto.

Il secondo obbiettivo, ugualmente nobile, è quello di dare una mano all’industria e al commercio italiani, ricordando il recente caso Colnago, ma analizzando la reale provenienza delle bici, di ogni fascia, il favore rischia di essere all’industria di Taiwan o peggio ancora a quella cinese. Certo quasi nessuno comprerà una bici apposta perché c’è lo sconto, pur avendo tutti noi conosciuto gente che comprava le sigarette a Livigno senza fumare. Ma il tentativo andava fatto, per togliere pressione ai mezzi pubblici a partire da settembre ed evitare che una massa di persone torni ad usare l’auto.

Conclusione? Affrettatatevi, se avete in mente in ogni caso di comprare una bici nuova, visto che lo stanziamento totale è di 120 milioni di euro: non sono pochi, ma dispiacerebbe perdere il proprio bonus perché ti è passato davanti un acquirente di hoverboard o segway. E se vivete in un piccolo paese c’è sempre l’amico del cugggino di città.

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8 commenti

  1. Tutto bello. Da capire quanto rischi ad avere una bici nuova piuttosto che un vecchio catenaccio se (al lavoro?) non hai un posto sicuro dove tenerla e devi quindi necessariamente legarla al primo palo in strada…

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  2. Il montante è un po’ basso, ma potrebbe venire modificato, come anche il discorso dei 50.000 abitanti.
    La bici non la useranno in tanti per andare al lavoro, ma il monopattino che ti puoi portare dentro l’ufficio anche sì. Ci fosse stato, lavrei usato per andare in università a Milano (da casa monopattino-treno-metro-monopattino).
    Incentivo fatto ovviamente a cazzo, sia perché basta farla comprare a un residente, ma anche perché in fattura ci ficchi dentro pure seggiolino, cestini, caschetto, lucchetto e tutto viene fatturato sotto la voce “bicicletta”.

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    1. Cydella, e non hai calcolato quanti aspettano il bonus per rifarsi la bici da corsa in carbonio con lo sconto grazie allo Stato, che è praticamente come se certi padri usassero il bonus baby-sitter per andare a mignotte…

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  3. la mia azienda ci dice di fare smart working a piacere fino a dicembre 2020.
    credo significhi fino a “per sempre” in linguaggio aziendale.
    ma una bicicletta pagata dallo stato mi piacerebbe e SI, la comprerei solo per quello, altrimenti la mia va benissimo visto che funziona e può venire rubata causandomi solo danni morali.

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  4. Io la bici a pedalata assistita l’ho presa a fine luglio (una Olmo Levante, azienda ancora italiana per quel che ne so io), con un contributo comunale meno generoso di questo.
    Finora io e la mia compagna abbiamo percorso 800 km, intensificandone l’uso in questi ultimi mesi anche perché lei ha iniziato a usarla con più assiduità evitando di prendere i mezzi pubblici.
    Io sinceramente la trovo comodissima e se il mio posto di lavoro fosse a circa 10 km penso che la userei molto spesso anche per raggiungere l’ufficio.

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  5. Bicicletta tutta la vita. Elettrica, non elettrica, monopattino segway quel che si vuole. Spendere almeno 20k euro di investimento più enormi costi di uso/manutenzione per risolvere il problema di una mobilità individuale che spesso è al di sotto dei 5 km mi sembra una follia.

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  6. 80 km al giorno per andare e tornare dal lavoro ahimè dovrei essere chioccioli per farlo in bicicletta, a parte il fatto che rischierei la pelle per il gran numero di automobilisti stronzi che circolano per strada. Detto questo mi sembra un’ottima idea a patto però di comprare bici italiane, altrimenti fa festa solo la grande distribuzione.

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  7. L’avrei sicuramente sfruttato per cambiare la mia pur bella bici da passeggio. Ma abito sotto i 10mila, a 1 km dal confine con una città da 100mila. Tenetevelo, barboni.

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