Ta Hua, il nostro angolo di Hong Kong

Non siamo ultras della cucina orientale ma uno dei posti da noi frequentati più spesso è un ristorante basato sulla cucina di Hong Kong, il Ta Hua. Non lontano da una delle zone più di tendenza di Milano (Porta Nuova) e in fondo nemmeno da quella più per tamarri (Corso Como), si trova però in un posto tranquillo e che per noi significa molto: punto di riferimento per anziani baskettari che lì in via Fara, da Mico, ricordano tavolate della Pallacanestro Milano anni Settanta e di Aldo Giordani dopo la fine della Domenica Sportiva, con discepoli e curiosi.

Di solito al Ta Hua (traduzione: ‘Grande Cina’) parliamo invece di calcio e musica, ma al di là di cucina e compagnia dobbiamo avere l’onestà intellettuale di ammettere che la prima volta, tanti anni fa, ci abbiano attirato lì raccontandoci che Melissa Satta ne era una cliente praticamente fissa. Sarà, ma non l’abbiamo mai vista. Nessun problema, comunque, perché lì più volte abbiamo incrociato la sempre splendida Ellen Hidding. Il locale è molto animato alla sera, ma noi lo frequentiamo soprattutto a pranzo: quasi sempre tutto esaurito fra bancari, managerini, startupper, amiche stile Sex & the City e tutto ciò che di solito si può trovare in una zona di Milano difficile da definire, ma comunque ricca di stimoli. A chi si trovasse in via Fara consigliamo una visita al Massive Music Store, piccolo ed eccellente negozio per appassionati di musica e soprattutto di vinile di seconda mano.

La cucina del Ta Hua è cinese del genere cinese sano, con piatti e preparazione caratteristici di Hong Kong, terra di origine dei fondatori Shuo e Sucin (ora ci sono i figli). Ambiente elegante ma non da architettino frustrato, diciamo un onesto Feng Shui, cucina curata sia nelle singole portate sia nei numerosi menu e nelle loro varianti. Proprio le varianti sono a volte un problema, perché a pranzo raramente riusciamo a ordinare in maniera decisa e virile ciò che desideriamo, fra fagottini, involtini, vari tipi di riso, spaghetti di soia, zuppe, eccetera. Il vero problema sono però i panini, volutamente poco cotti e adattassimi ad essere intrisi di salse, panini che con quasi ogni combinazione vengono portati in numero diverso ma non multiplo esatto rispetto a chi è seduto al tavolo. 4 per 3 persone (solo l’ultima volta ne sono arrivati 6, forse per pietà), il grande classico che dà la stura a litigi e furbizie tristissime. Sono questi i nostri veri problemi, ma a richiesta possiamo anche indossare la maschera degli intellettuali tormentati. Davvero di grandissimo livello gli gnocchi di riso con verdure, inseriti all’interno del cosiddetto menu tradizionale (con molta fame consigliamo il menu tradizionale deluxe, a 13 euro totali), eccellenti il pollo con le verdure e il maiale in agrodolce. Specialità della casa sono soprattutto i dim sum, in pratica ravioloni con diversi tipi di ripieno (verdure, pesce, carne, gamberi): nella Hong Kong di una volta erano un piatto domenicale, ma nemmeno a Hong Kong vivono ormai nella Hong Kong di una volta e quindi se li prendiamo il martedì nessuno ce lo impedisce.

Servizio veloce ma non impersonale, cinque stelle al sistema di aerazione o a quello di cottura perché il Ta-Hua è l’unico posto orientale del mondo da cui non si esce puzzando di cucina. Notata l’attenzione del personale, italiano e cinese, anche ad eventuali intolleranze dei clienti (c’è anche un menu senza glutine). L’ideale per un pranzo tranquillo, senza svenarsi o finire nel tunnel dei piatti al microonde, ma anche per una cena che non rimanga sullo stomaco. Consigliabile, per non dire obbligatoria, la prenotazione (noi spesso a nome Budrieri, diciamo sul serio). Si pranza, caffè compreso, con 13-15 euro a testa e si cena, senza fare economie, con 25. Un posto dove nessuno si sente fuori posto.

Ta Hua – via Fara 15 – 20124 Milano – Genere: cinese tendenza Hong Kong – MM2 Gioia o Centrale, MM3 Centrale – Telefono: 02.66987042 – Orari: dalle 12 alle 14 e 30, dalle 19 alle 23, sempre aperto – Sito web: tahua.it – Presenza più recente di Indiscreto: maggio 2018.

LE RECENSIONI DELLA NUOVA EDIZIONE DI ‘PAGANDO IL CONTO’

  1. Ta Hua, il nostro angolo di Hong Kong
  2. Osteria dei mosaici, la Puglia di casa nostra
  3. Cacio e pepe, le strade che portano a Roma
  4. Dawat, l’indiano che piace alle donne
  5. Bottega sicula, l’equilibrio giusto
  6. Lievito Madre al Duomo, la mano leggera di Sorbillo
  7. Vanilla Bakery, c’è vita oltre il brunch
  8. L’Altro Eden, un besugo sul porto
  9. Rigolo, fedele nei decenni
  10. Ba’Ghetto, fra carciofi e carbonara kosher
  11. Temakinho, uramaki con Jobim
  12. Ten Grams, tartufi senza fregatura
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9 commenti

  1. me li devo segnare tutti sul mio quadernetto – fra l’altro da una vita che non vengo a vedere l’olimpia: ah i tempi in cui sentivo in bus i milanesi dire che il forum era scomodissimo e io, timidissimo, non avevo il coraggio di dire che, partendo da padova per vedere lupo portaluppi, non mi sembrava tanto male… – o prima o poi indiscreto editore esce con la raccolta di queste (splendide) recensioni?

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    1. Rispetto al Forum non ti viene comodo, meglio una rustichella on the road! Al di là del fatto che al Forum l’Armani giocherà ben poche partite…

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  2. Dietro casa mia, mangiato un paio di volte, francamente non mi ha entusiasmato anche se e decisamente un bel posto

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  3. Domanda al volo: Stefano ti è mai venuta la curiosità di provare il taiwanese 6 metri sopra il Ta Hua? Intendo proprio quello che si chiama Taiwan (fantasia spregiudicata) e che si nasconde proseguendo all’angolo con via adda (non il leon d’oro, che è sull’altro lato). No perchè io credo che quel taiwanese, pur servendo cibo di qualità leggermente inferiore, la spunti sul piano del rapporto qualità/prezzo. A me della prima volta al Ta Hua ricordo la sensazione a metà tra lo stupore e l’allarme rosso quando, entrando, sono stato accolto da camerieri italiani capitanati da una tipa (la proprietaria?) asiatica che però l’italiano lo parlava meglio di me. Lo stupore è perchè non ero mai stato in un ristorante cinese in cui potevo comunicare andando ben al di là di soggetto-verbo-predicato accompagnato da gesti rassicuranti; l’allarme rosso perchè mi son detto “c’è qualcosa che non va, qui mi spennano” (sono un montanaro, mi insospettisco facilmente). In realtà poi invece è andato tutto benone, resta il fatto però che il Ta Hua è il “cinese” più caro in cui sono stato e probabilmente anche il più buono. Il ragionamento che faccio sul qualità/prezzo è legato al fatto che non sempre ho voglia di spendere 40€ per del cibo cinese (esagero ma neanche tanto, teniamo presente che al Ta Hua 1 raviolo = 1€ minimo), quindi magari ne vado a spendere 30 poco sopra, al taiwanese, e mi consolo con 10 euro in tasca in più sentendomi un genio della finanza fino al mattino successivo. Senza contare che al taiwanese tante volte puoi anche non prenotare, quindi vale anche come “piano B” se il Ta Hua è pieno. Io una volta ci ho visto Oddo ma purtroppo l’hashtag #vipwatching non era ancora di là da venire (…), altrimenti figuriamoci.
    Di una categoria sotto, completano il mio podio Wang Jiao (più hype che altro) in via lomazzo e Mao Hunan in viale porpora (solo per amanti aglio).

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    1. Mai provato il taiwanese, me lo segno anche se in zona ho pendente anche il test ad un posto specializzato in pizze poco cotte (!) : lo proverò di sicuro, direttamente come piano A, anche in omaggio alla filosofia di Taiwan. Del Ta Hua non conosco la storia dei proprietari, ma immagino che il fondatore sia l’anziano signore all’entrata, con il quaderno delle prenotazioni, e che quelli in sala (italiani esclusi) siano i figli o giù di lì. Sinceramente non lo trovo caro, anche se di recente ho stra-pranzato in un cinese da 5 euro che però non consiglierei. Sotto i 12 euro entriamo in zona pericolo…

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  4. tenete presente che l’abbiamo provato solo a pranzo, momento in cui non è il massimo sfondarsi di cibo.
    Il mio giudizio è in linea col Direttore e secondo me a pranzo non c’è posto migliore per qualità-prezzo-ambiente-fighe.
    Poi anche a me piace andare nei cinesi scrausi a cena per la trippa ai porri, le orecchie del maiale piccanti ecc. ma stiamo parlando di mondi diversi.

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