I giganti della Montagnetta

Oscar Eleni dalla montagnetta di San Siro dove cerchi la prima pietra dell’erigendo PalaArmani che per noi, per il basket, per chi non violenta la storia dello sport, era e sarà per sempre il PalaRubini rimandando alla prossima puntata la chiacchierata fatta con Franco Grigoletti ad Amblar dove i fedelissimi si sono ritrovati per sapere quanto ridono al di là dei fiumi infernali di questa Italietta sballottata e corrompibile con una confezione di tampax per la bella da scambiare al primo locale della Milano bevuta e mangiata e non certo cambiata da chi  si è preso il potere al posto dei peggiori non riuscendo a staccarsi dalla stessa riva.Se camminassero per strada capirebbero, ma di loro e dei vigili, di chi dovrebbe garantire ordine e progresso non esistono tracce.

Dicevamo la Montagnetta. Osservatorio privilegiato, come diceva Rondelli quando doveva curare l’ego di due grandi corridori come Cova e Panetta che, al momento, ci ricordano tanto, cestisticamente parlando, Langford e Gentile. Quelli correvano da soli, questi giocano in una squadra, ma anche la coppia d’oro della grande Pro Patria aveva giorni in cui doveva convivere. Non stiamo parlando di empatia da viaggio, notata persino da chi viaggia soltanto in luxury class, ma di convivenza sul campo.

Dal cielo sotto San Siro si vede volare più alto di tutti il dirigibile EA7. Intorno palloncini che  galleggiano un po’  nell’aria e poi scoppiano o si sgonfiano. Non ci possono essere rivali per la Milano di Banchi adesso che ha preso pure Lawal. Insomma, si corre per partecipare. L’Emporio di Bamberg ha fatto una bella impressione come squadra: i collanti previsti e quelli inattesi. Grande Gentile, eccellente Melli, importante Chiotti tenuto quasi di nascosto, ma utilissimo in allenamento. La difesa ha un’anima, se dobbiamo criticare, serve a tutti un po’  di trave rovente come diceva il Principe Rubini, non ci piace l’attacco dei palleggi prolungati, della scarsa circolazione di palla, della poca voglia di correre in contropiede anche se questo nasce quando sei padrone dei rimbalzi e là sotto, al momento, c’è ancora tanto da fare. Non devono essere i dualismi a spezzare di nuovo la catena virtuosa che Banchi ha portato dal sistema Siena.

A proposito di Mens Sana, siamo dispiaciuti per la leggerezza europea ma si sapeva. Bello anche il colpo d’occhio al Pala Mandela di Firenze dove c’era pure il calciatore Pepito Rossi con cappellino regolamentare e catenone  orribile. I cronisti segnalano che il merito è tutto di Iggino Natali. Complimenti allora e magari potrebbero richiamarlo a Milano, part time, per smuovere un po’ il territorio da quota 4.000. Ci ha già lavorato. Magari non tutti i ricordi sono buoni, ma Galliani giura per lui e allora diamo all’Adriano, in un momento così difficile, quello che è di Adriano come direbbe Minucci che se lo è preso per  vincere almeno la scommessa del campo lontano dalla terra in piazza.

Dal monte Stella abbiamo visto la tempesta su Sassari. Amarezza più  che stupore, perché non puoi trovare risposte sulla sofferenza della difesa, se guidi gente che non ha più tanta fame. Il nodo è quello, per Sacchetti e Sardara. Siamo felici che Petrucci abbia potuto lasciare gli incendiari che lo hanno tenuto al Circeo e sia andato a Firenze per il famoso caffè con Hackett. Per lui i problemi del nostro basket sono soltanto quelli legati alla Nazionale. Come abbiamo suggerito alla giunta Pisapia, dovrebbe camminare un po’ nel villaggio a spicchi che lo trova un po’ distratto dalla passione costruita, non innata e non coltivata ai tempi del pane e cicoria. Siamo sicuri che risolverà tutto dando anche una benedizione alla Lombardia commissariata se sceglierà il presidente per un futuro diverso. Dicono che è ormai vincente il partito della stabilità (Militello?) e del rispetto per chi ha lavorato dentro il Comitato. Speriamo che nel consiglio ci sia poi anche gente dinamica con qualche idea, ci dicono che Bergamo fornirà la luce a Milano.

Non certo quella di mandare in diretta Rai, alla stessa ora di Juventus-Napoli, una bella partita come Sassari-Varese, due in lutto europeo. Europa crudele per chi vive la “tolleranza zero” dell’era Facchini. Certo impari più trovando la fame e il ruvido che facendo colazione con tartine al cetriolo italiane.

Bella cosa cosa quella di Letta, presidente del consiglio, che mette 100 euro per 5 anni al servizio della salvezza canturina. Ora bisogna capire se tutti vogliono lavorare insieme o, come si teme, se dovremo assistere, già nel tentativo di recupero a battaglie fra guelfi del mobile e ghibellini della birra.O tuti insieme o crollo. La vicepresidente federale Cremascoli in uscita dal Cantuki sembra orientata verso il pianeta Urania dove già ci sono i cugini. Seconda squadra  a Milano? Una meraviglia. Ma dove dovrebbero giocare? Nessuno sa rispondere.

Vedendo l’eurolega di Obradovic con il Fenerbahce siete ancora tutti convinti che un allenatore vale l’altro e che contano soltanto i giocatori? Fatevi venire almeno un dubbio e diciamo questo senza voler infierire sull’anno orribile di Pianigiani e Dalmonte ad Istanbul. A proposito di Dalmonte e di Roma: hanno riconfermato Jones e liquidato Ignerski, che era un tipo da ottovolante come direbbero pure  a Sassari. Per dare  consistenza difensiva un elemeno importante. Ci sono però ombre nel circolo magico che influenza il tutto romano.  Come succedeva in casa Inter il presidente ascolta molto la voce del cuore, in questo caso la competenza del figlio che sembra sia stata decisiva anche per la liquidazione assurda di Calvani. Voci. Corridoi. Calunnie. Meglio prevenire che reprimere.

Non ci stupisce che i medici di società fermino a turno i super spremuti del dopo europeo. E’ una legge fisiologica. La testa funziona se il fisico regge. Ci si doveva pensare prima, ma la smania di avere tutti in campo, di non riuscire a vedere se è meglio l’uovo o la gallina, ha creato molti problemi. Un messaggero di cultura potrebbe essere il bardo Cuzzolin che gira con Pianigiani e che vedremo lunedì alla Bocconi dove Peterson presenta il suo ultimo lavoro. Beato lui che ha una parte del meglio, a noi bastava ed avanzava Malagò e la grande famiglia nella sala d’onore al Coni dove cercavano col lanternino il povero segretario del basket Bertea che pure dipende dal Foro Italico a cui, di certo, avrà fatto sapere di essere negativo sul libro che ricorda Rubini e che aiuterà una fondazione a suo nome perché nè Coni, né Fiba e, probabilmente, neppure il CIO, hanno capito che dietro a quel prete che ha voluto il libretto, c’è ben altro. Beato Dan che forse ha scelto date dove non ci sono collisioni fra impegni inderogabili e presenze sataniche.

I tamburi romani ci fanno sapere che non esiste un muro divisorio per tenere Sacripanti lontano dal miele azzurro. I tamburini sospettano che sia l’agente del Pino a far girare questi veleni smentiti, direbbero in tribunale, dal fatto che dopo la vittoria di Cantù a Roma il nostro amato Bertoldo è stato trattenuto in città per una riunione con gli uomini scelti da Pianigiani per il rinnovamento italiano in una  contingenza così difficile anche se già i feudatari visitati cantano inni al cielo per il ritorno dei tempi in cui Giancarlo Primo sembrava uno della corte estense capace di rendere meno rozze le città forti come la Milano del Moro. Non bastano le riunioni e poi, casomai, tenete a freno i pettegoli del palazzo dove si dicono certe cose nei posti più inattesi. Tornando a Cuzzolin, che ha le chiavi del regno per far correre e saltare meglio i cestisti, dovrebbe essere lui a parlare con i medici di società spiegando cosa serve il tempo di recupero che impone di mandare al diavolo chi teme le ire del padrone pagante.

Cosa pensiamo dell’ingaggio del Gherardini abbandonato da Toronto e preso alla corte degli sfidanti del grande Duncan? Che in Italia poteva fare molto di più e in Lega lo sanno bene, ma forse per questo non ci hanno neppure provato. Cosa ci sorprende del Pascucci mandato in una D-League legata NBA e operante in Messico? Gli darà tempo per capire cosa gli è  accaduto a Milano.

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