Django in Lomellina

The time is come. Non ce ne vogliano cineasti e cineamatori di ogni foggia, ma il film più Indiscreto del 2013 esce in questi giorni: parliamo ovviamente di Django Unchained, che nelle oscure (per noi profani) traiettorie artistiche di Quentin Tarantino dovrebbe essere una delle sue ultime opere, siccome il geniale regista nato in Tennessee nel 1963, quindi prossimo al compimento del mezzo secolo di vita, appenderà al chiodo la macchina da presa al decimo film. Il profluvio di critiche, lette in modo compulsivo nelle ultime settimane, non ha certo placato la nostra sete; per scegliere il luogo maggiormente adeguato dove ammirare le gesta dei bravissimi Leo Di Caprio, Samuel L. Jackson, Christoph Waltz e Jamie Foxx (ci mancheranno moltissimo le due icone tarantiniane per eccellenza: Uma Thurman e Michael Madsen), invece, ci abbiamo messo un po’.

Alla fine abbiamo scelto Parona Lomellina, un luogo decisamente Indiscreto e molto spaghetti western style: con meno di 1800 abitanti, è il comune lombardo più piccolo ad ospitare un cinema multisala. Sperso in Lomellina, un lembo agricolo di pianura a metà tra il Klondike della Disney, il Montana e certe parti periferiche dell’Idaho (che è forse lo stato americano periferico per eccellenza), Parona è luogo d’elezione per i tarantiniani devoti come noi. Stiamo cercando di trattare con un maneggio per raggiungere il cinema a cavallo, avvolti in uno Stetson e in un giubbotto preso a nolo dai costumisti di Ombre Rosse. Se facesse troppo freddo, siccome ci andremo domani sera, ripiegheremo su un Dodge d’annata, che fa molto stato del Montana o dell’Arizona..

Saremo deliziati, ne siamo certi. Dal film? Non solo. Dalla commistione di genere, dall’omaggio all’estetica di Sergio Leone e allo spaghetti western, nato a metà degli anni Sessanta proprio quando il western americano stava tramontando e che ha re-inventato le regole del genere, svecchiandole e rendendole più immediate a un pubblico giovane. “Tutti i western americani usciti tra il 1963 e 1965″, ha confessato Tarantino nel 2007 a Nocturno , la cult-rivista che annovera i fan più ortodossi del regista di Pulp Fiction, “sono estremamente datati e poco interessanti, persino Peckinpah… In quei film era tutto stereotipato, sai, cose del tipo, il buono porta il cappello bianco e il cattivo lo porta nero. C’era un senso del bene e del male molto elementare, mentre negli spaghetti western i personaggi avevano molte sfaccettature e spesso i buoni erano più bastardi dei cattivi. Anche la violenza e il sadismo dello spaghetti western era qualcosa di sconosciuto al cinema americano, senza contare il look dei personaggi che era molto più cool. Questi aspetti hanno cambiato e dato nuova linfa vitale anche al western americano. In un certo senso, poi, tutto diventa un’enorme catena di influenze e richiami”.

Nel cammino di avvicinamento alla visione di Django Unchained abbiamo finalmente visto il Django originale con Franco Nero, anno 1966 e regia di Sergio Corbucci. In effetti si tratta di una pellicola zeppa di tarantinismi ante litteram: una donna frustata con violenza in apertura, Nero che trascina una bara che non contiene un morto (ma una terribile fonte di morte), il rivoluzionario messicano che infligge alla spia nemica una terribile menomazione, tagliandogli l’orecchio e facendolo ingoiare al malcapitato figuro. 27 anni dopo, nel 1993, sarebbe toccato a Michael Madsen replicare questo macabro rituale, sulle note di Stuck in the middle with you. Basta, ci fermiamo.. C’è il rischio di dilungarci troppo. Ora parli solo la macchina da presa. ‘Signori, avevate la mia curiosità. Ora avete la mia attenzione..’. Straordinario.

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Pubblicato da il 18 gennaio 2013. Nelle categorie Cinema. Puoi seguire ogni risposta a questo articolo attraverso il RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o fare un trackback di questo contenuto

59 commenti per Django in Lomellina

  1. Campatelli

    20 gennaio 2013 alle 16:55

    Ragazzi….fategli un disegnino con gli orologi…io mi sono stufato…non sa nemmeno di quante ora è composta una giornata…
    So che per uno che fa colazione alle 12 i ritmi sono tutti stravolti…però dai,almeno la base.

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  2. Dane

    20 gennaio 2013 alle 16:59

    Il disegnino te l’ho fatto io… ;-)

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  3. Deckard

    20 gennaio 2013 alle 17:21

    comunque Madsen proprio non me lo ricordo in ruoli che non siano quelli del cattivo/sadico/mentalmente instabile.
    p.s. litigate del genere non vi fanno onore. Ormai lo sapete che vi state sul culo vicendevolmente: non rivolgetevi più la parola e amen tanto non ne verrete mai a capo.

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  4. Dane

    20 gennaio 2013 alle 17:55

    Deckard: 1) Infatti anch’io cercavo di andare indietro con la mente ma al netto di Fre Willy e Scary Movie sempre quelle parti lì mi ricordo…
    2) Purtroppo ho fatto outing da tempo: sono trollivoro… :-P

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  5. Mario Passariello

    20 gennaio 2013 alle 19:59

    @Dane: free willy… macchia indelebile. Come l’ospitata di qualche tempo fa a “Quelli che”, ma gli affari sono affari. :-)

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  6. stefano martin

    22 gennaio 2013 alle 07:55

    ehm … anche il buon vecchio Mike Patton vorrebbe dire la sua sull’imprescindibile diatriba tra cappelli bianchi e cappelli neri.

    http://www.youtube.com/watch?v=1WwXBRpqsyY

    :)

    in uscita martedì prossimo.

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  7. spike

    22 gennaio 2013 alle 09:33

    @stefano martin:

    thumbs up

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  8. spike

    28 gennaio 2013 alle 11:36

    attenzione SPOILER se non si vuole sapere come finisce NON CLIKKARE:

    http://www.youtube.com/watch?v=5O7gaOLwxGY

    quando parte il fischio sono tornato bambino. Grande.

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  9. jeremy**

    28 gennaio 2013 alle 11:45

    Visto sabato anche se volevo vedere Lincoln. E’ un grandissimo western in se, splatter come piace a Tarantino (evitabile, ma vabbe), ottimamente interpretato (tutti i parlanti sono perfetti nel loro ruolo, compreso Shane di The Shield), ottimamente diretto, con una trama lineare (avrebbe potuto durare 6 ore senza perdere il filo). Francamente però non è un film memorabile. Si passano comunque delle ottime 2 ore e mezza senza sentirsi delusi.

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