Il mito generalista di Velasco

Trent’anni fa, il 28 ottobre del 1990, l’Italia della pallavolo allenata da Julio Velasco diventava campione del mondo per la prima volta nella storia, alla fine di un torneo che ebbe la sua partita da leggenda nella semifinale contro il Brasile padrone di casa. Aprendo un decennio pazzesco, in cui gli azzurri avrebbero vinto il Mondiale anche nel 1994 e nel 1998 (in quest’ultimo caso con allenatore Bebeto), medaglie da aggiungersi all’amaro argento olimpico di Atlanta, ad Europei, World League e altro.

Un trionfo che arrivò dopo l’oro agli Europei dell’anno prima e che creò un’onda lunga che dura ancora oggi, pur con una Nazionale di livello inferiore e in campionato con imprenditori di cilindrata dignitosa ma ben diversa rispetto a Gardini, Berlusconi e Benetton… Veniamo al punto: nell’Italia di oggi Velasco e i suoi giocatori, da Zorzi a Lucchetta, da Bernardi a Giani, sarebbero conosciuti fuori dalla parrocchietta degli appassionati di volley?

La risposta è sicuramente un no, perché nel 2020 tutti guardiamo il più possibile dei pochi sport che davvero ci interessano, mentre degli altri non abbiamo nemmeno un’infarinatura di tipo generalista. Se dovessimo occuparcene per lavoro ci informeremmo, del resto abbiamo scritto anche di jorky ball e di canottaggio senza sfigurare, ma come interesse personale il discorso cambia: non sapremmo elencare i nomi di dieci sciatori italiani di oggi, di dieci rugbisti o di dieci schermidori, per rimanere su sport importanti, ma soprattutto non ce ne importa niente e non c’è una tivù generalista che con il doping dell’italiano che vince riesca a trasformare i Velasco e gli Zorzi in personaggi.

Meglio ieri, signora mia? Meglio oggi? Come quasi sempre accade, l’unica cosa che davvero rimpiangiamo di ieri è la nostra età, ma questo non toglie che la cultura generale sia fatta anche di argomenti di cui non siamo maniaci.

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9 commenti

  1. io invece penso che un Velasco catapultato nel 2020 sarebbe protagonista (e vittima?) di un incredibile storytelling

    che porterebbe anche però ad una pubblicità positiva per l’intero movimento volley, che di fatto post-generazione di fenomeni non è riuscito ad uscire dalla sua “solita” audience. e qui andrebbe aperto un intero capitolo sulla Fipav (che seguirebbe un intero capitolo dedicato alla FIR, che seguirebbe un intero capitolo dedicato alla FIT etc etc), su cosa ha fatto e su cosa non ha fatto. o almeno su cosa ha “provato” a fare…

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  2. “io invece penso che un Velasco catapultato nel 2020 sarebbe protagonista (e vittima?) di un incredibile storytelling”

    Oddio, Velasco sullo storytelling di quella generazione di Fenomeni ci ha costruito una carriera parallela a quella di allenatore di Nazionali; e qui mi fermo per carità patria…

    “nell’Italia di oggi Velasco e i suoi giocatori, da Zorzi a Lucchetta, da Bernardi a Giani, sarebbero conosciuti fuori dalla parrocchietta degli appassionati di volley”

    Assolutamente sì, come sono conosciuti la Pellegrini, Magnini, Paltrinieri ed altri; erano (sono?) fighi, simpatici (alcuni, pochi per fortuna, esclusivamente via etere, di persona li avresti presi a calci nei coglioni e ti fermava solo il fatto che con una manata avrebbero ammazzato te e tre di quelli che ti stavano dietro), molto più intelligenti della media degli sportivi italiani (non che ci volesse molto, eh?); Zaytsev ha vinto un decimo di quello che hanno vinto loro ma lo conoscono in tanti, per dire, magari solo per i capelli alla Bart Simpson…

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  3. Concordo con Krug, era un gruppo che oltre a vincere aveva grandi personaggi, si sarebbero fatti conoscere lo stesso dal pubblico generalista.Per fare un esempio, ve lo immaginate il Lucchetta dell’epoca con a disposizione i social media di oggi? Sarebbe stato nel suo elemento.

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    1. Visto quanto ha fatto in tv, direi di tirare un bel sospiro di sollievo… 😛

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      1. Concordo pienamente… 😉

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  4. Gli sport che non sono il calcio in Italia vanno a folate. Quando trovano la generazione vincente sfruttano il momento, ma poi tornano nelle retrovie. Io ricordo gli anni della valanga azzurra che ha fatto scoprire lo sci. Lo stesso per il tennis negli anni di Panatta e compagni.Poi appunto c’è stato il momento della pallavolo . Va detto che allora i vari sport potevano sfruttare la tv generalista. Adesso forse non è più possibile

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  5. Domanda che mi son spesso posto nel tempo: perché il volley non è riuscito a sfruttare l’omda lunga di quegli anni per spiccare il volo? Avevano a far da traino anche il mondo femminile fra risultati importanti, personaggi e movimento di base. Non sono mai riusciti neppure a superare il basket come secondo sport di squadra nazionale…e lo dico da ex cestista a cui il volley ha essenzialmente sempre fatto cagare…

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    1. Del volley non saprei dire. Per quanto riguarda il basket, dopo gli anni del boom (da metà anni ’60 a metà anni ’80) in cui era veramente il secondo sport in Italia, una serie di decisioni scellerate prese da dirigenti scellerati ha fatto dilapidare un patrimonio e così siamo tornati alla “parrocchietta” di giordaniana memoria. Ora la situazione la definirei pietosa solo per l’affetto che mi lega al basket da cestofilo di annata.

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  6. Manca la TV generalista che monopolizzava gli eventi.
    Adesso contemporaneamente a Italia-Cuba Italia-Brasile etc abbiamo il “sunday night” Sassuolo-Spezia in pay e altre millemila modi di fruire dell’intrattenimento che per comodità definiamo televisivo. Spacchettato in mille piattaforme.
    Nel 1990 quel pomeriggio dopo essere usciti di casa, visti i risultati al bar o ascoltato le partite per radio, avremmo visto 90minuto, la sintesi di Juventus-Inter 4-2 (la ricordo bene con Maifrredi in panca) e la sera ci saremmo accomodati per tifare l’Italia di Velasco.

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