Una giornata uggiosa: l’ultimo Battisti e Mogol

Pubblicato nel 1980, Una giornata uggiosa è stato l’ultimo album di Lucio Battisti realizzato in collaborazione con Mogol. Degna conclusione di un viaggio durato oltre dieci anni, capace di produrre un cambiamento epocale e per niente ‘uggioso’ per la musica italiana.

Un termine poco usato, uggioso, certo ieri forse di più, in ogni caso variabile tra l’umido e il molesto. E poi (ri)entrato nell’immaginario comune per riferirsi a una giornata con dette caratteristiche. Ma mettiamo da parte le immagini grigie come la meravigliosa copertina di questo disco, di respiro ancora una volta internazionale considerata la produzione di Geoff Westley e la lunga lista di musicisti coinvolti.

Cosa di fatto non nuova per Battisti che già in passato aveva riunito in studio (qui siamo in Inghilterra) diversi numeri uno, oltre ad aver giocato con più stili e suoni da apprendere, elaborare, amalgamare (provate a riprendere in mano Amore e non amore del 1971 o Anima latina di tre anni dopo…).

Ma veniamo alle canzoni, dicendo solo che Una giornata uggiosa non contiene quei brani considerati immortali del repertorio di Battisti, quelli da ‘migliori anni’ e ‘techetechete’ per intenderci. Il che non è certo un male, considerata la modernità e la sempre presente voglia di sperimentare di Battisti per andare verso altri lidi, che poi verrà ulteriormente sviluppata nei successivi lavori con Panella ai testi, preceduti da E già, il vero e proprio spartiacque della sua opera.

Musicalmente ci sono canzoni ricche e moderne come Il monolocale, Gelosa cara e Questo amore, grandi cavalcate come Arrivederci questa sera, Orgoglio e dignità e Amore mio di provincia. Tanto lo spazio riservato a chi suona, tastiere, chitarre, basso (quello in Perché non sei una mela pare un interprete alternativo), batteria, tutti possono prendersi il rispettivo momento di gloria, cosa impensabile negli standard discografici odierni. L’uso della voce è poi in certi attimi al limite del falsetto, per esempio in Una vita viva.

A chiudere l’album ci sono proprio la title track, Una giornata uggiosa appunto, che corre veloce, lontanissima da chi vive erroneamente del solo Battisti dei classici, e l’altro brano scolpito nella memoria non solo dei suoi adepti: Con il nastro rosa, lanciato da una immortale intro di trenta secondi e da un lungo finale di sei corde. Degna chiusura, e ultimo legame con il passato, della collaborazione di Battisti con Mogol, quest’ultimo anche qui capace di dipingere momenti lontani dalla banalità (“Inseguendo una libellula in un prato, un giorno che avevo rotto col passato, quando già credevo di esserci riuscito, son caduto“), ma anche dalle regole di chi ancora 40 anni fa credeva si dovesse per forza scrivere solo canzoni cosiddette ‘impegnate’.

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 8.5/10 (22 votes cast)
Una giornata uggiosa: l'ultimo Battisti e Mogol, 8.5 out of 10 based on 22 ratings

6 commenti

  1. L’anticamera del Paradiso che verrà con i Dischi Bianchi. Vinile meraviglioso.

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 4 votes)
  2. Marcopress, non sono del tutto d’accordo, e non lo sono nemmeno con l’ottima recensione di Paolo Morati. Intendiamoci, a me l’album piacque parecchio e piace ancora oggi, ma lo trovo iperprodotto e un po’ datato negli arrangiamenti. Anche i testi, al di là delle solite (benché rare) frasi leggendarie nella loro apparente banalità (“lo scopriremo solo vivendo” credo sia la citazione più ripetuta, anche se da molti in modo inconsapevole), mi pare siano molto, molto stanchi. Spesse volte Mogol è stato irritante, ma qui aveva evidentemente fretta di chiudere (“Orgoglio e dignità” e “Amore mio di provincia” sono degli scarti di magazzino riciclati, per non parlare del nadir di “Perché non sei una mela” che avrebbe fatto sorridere dieci anni prima, nel 1980 è da denuncia). Eppure, a me piace molto, lo confermo, per quel tono scanzonato scanzonatissimo e per quella dimensione internazionale della strumentazione, soprattutto nell’uso delle chitarre, che fa di ogni disco di Battisti una entità a sé nella musica italiana. Poi, certo, sono d’accordo con Marcopress, liberato dagli stereotipi del tardo Mogol, Battisti troverà in Panella (dopo l’intermezzo Velezia) chi davvero lo porterà all’immortalità nella storia della musica italiana di fine ‘900.

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: -2 (from 6 votes)
  3. Eleonora, sono d’accordo su molte cose. Ma adoro questo disco anche perché lo avvicina a quelle che saranno le vette, in una evidentemente complicata gestione di Mogol-Velezia e in un prodotto conseguente che qui sa più di Mogol e in E già saprà più di Velezia, e insomma penso alla sua giacca tirata di qua e di là e non sarà stato facile mandarli affa entrambi per arrivare a Panella.

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 4 votes)
  4. d’accordo con Morati in fatto di musicisti e arrangiamento e produzione, sottolineo il giro di basso di “una giornata uggiosa” e pure l’assolo di chitarra, molto rari nelle produzioni italiane del periodo. poi ognuno predilige un periodo di Battisti, chi quello classico con Mogol e chi quello dai testi particolari di Panella. rimane la grandezza di un musicista senza eguali.

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 4 votes)
  5. “…lo trovo iperprodotto e un po’ datato negli arrangiamenti…”

    Strano per una produzione italiana, eh?!
    Eh ma il giro di basso di “Una giornata uggiosa”…

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: -8 (from 10 votes)
  6. Una giornata uggiosa è forse uno degli album più deboli di Battisti, che equivale comunque a dire uno tra i cento, massimo duecento migliori album italiani di sempre.
    Personalmente, oltre alle due più celebri canzoni, mi sono sempre piaciute Amore mio di provincia e Orgoglio e dignità, nonostante la superficialità dei testi (che però si sposano bene alla musica). Arrivederci a questa sera, Il monolocale non sono malaccio. Una vita viva e Gelosa cara si salvano. Mentre non sono mai riuscito a digerire le altre due, tra le meno felici in assoluto. Certo, ascoltate singolarmente, sono comunque superiori a tanta roba che c’è in giro, però il testo di Perché non sei una mela è quello che è. Questo amore mi è sempre sembrata un autoplagio infelice di Sì, viaggiare.
    Considerata la natura sempre avanti di Battisti, nonostante la cura consueta degli arrangiamenti, resta un po’ il dubbio di un album chiuso anzitempo, e la parentesi successiva di E già (l’album meno riuscito in assoluto – il migliore se l’avessero scritto tanti altri) mi fa sospettare che il periodo di incubazione sia cominciato proprio allora, o forse già con Una donna per amico.
    Ma di Battisti si può ipotizzare qualunque cosa, visto che il mistero è fitto e mai sarà svelato.
    Mogol, critici, amici, parenti, collaboratori e troppa gente ha detto e scritto tutto e il contrario di tutto. L’unica persona che forse potrebbe rivelare una parte del mistero dubito che lo farà mai. Per fortuna resta la cosa più importante, ossia le sue canzoni. Esegeti e teologi possono gridare le proprie verità quanto vogliono. La sola Verità vera sono le sue canzoni.

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: -1 (from 3 votes)

Lascia un commento