Caldaia bonus 110, verso la truffa allo Stato

Si può cambiare la caldaia di casa con il superbonus del 110% previsto dal Decreto Rilancio? Nessun commercialista e nessuna azienda edile hanno una risposta chiara, anche perché ancora mancano i decreti attuativi. La risposta provvisoria è la seguente: no, se si sostituisce solo la caldaia non si può usufruire del bonus (o superbonus, o ecobonus, o come lo vogliamo chiamare) al 110% previsto dal decreto legge del 19 maggio 2020.

La risposta diventa invece sì se la sostituzione della caldaia (nel nostro caso serve solo per l’acqua sanitaria, perché il riscaldamento è condominiale) è abbinata ad alcuni specifici lavori di riqualificazione energetica previsti dal decreto: la casistica è infinita, la potete trovare ovunque sul web, ma in estrema sintesi possiamo dire che si tratta sempre di interventi strutturali per l’efficientamento energetico, con l’obbiettivo di portare l’edificio in classe A.

Una risposta generale è quindi impossibile, passiamo l’estate con la vecchia caldaia e poi vedremo: tanto la data limite è il 31 dicembre 2021. In ogni caso, senza entrare nel merito del recente decreto, si poteva già prima cambiare la vecchia caldaia con una caldaia a condensazione (ignoriamo cosa significhi) usufruendo di una detrazione fiscale dal 50 al 65%: quella massima nel caso di caldaia classe A con anche valvole di termoregolazione (ci ripetiamo: non sappiamo di cosa stiamo parlando, però dobbiamo cambiare la caldaia).

Ma cosa volevamo dire, al di là del fatto che la nostra caldaia attuale faccia paura e ci abbia costretto ad interessarci all’argomento? Una cosa di cui discutevamo ieri con un amico, esperto in finanziamenti alle imprese (tranne sushi bar gestiti da aspiranti trader cubani): pensiamo che il bonus sia un’ottima misura per rimettere in moto l’edilizia e migliorare la qualità delle abitazioni, riducendo l’impatto sull’ambiente, ma pensiamo anche che non siamo in Danimarca o in Svizzera. Truffare lo Stato sarà facilissimo, visto che l’anello debole della catena è il perito che dovrà certificare la congruità del prezzo dei lavori. Il festival della tinteggiatura pagata dallo Stato, ad andare bene, mentre ad andare male si può facilmente arrivare al riciclaggio.

Come tutti i diciannovenni che invece di essere fascisti o comunisti hanno dato il loro primo voto ad un partito laico, siamo rimasti laici: bisogna chiedersi se per la collettività i soldi sottratti da mafiosi e furbi al Stato saranno più o meno di quelli guadagnati (anche sotto forma di minori sussidi) mantenendo il lavoro nell’edilizia e migliorando l’efficienza energetica.

Un’ultima considerazione personale: anche nel caso delle caldaie bisogna rivolgersi agli esperti, come per un tumore, un investimento, un’auto, eccetera. Però la decisione finale è sempre nostra: nel 90% dei casi la vita è pura improvvisazione, per limitare i danni, in materie che non conosciamo, sperando di non finire nelle mani di delinquenti o incapaci.

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2 commenti

  1. C’e’ sempre il modo di fregare lo stato. Mi sembra un’ottima misura, in ogni caso per fare i lavori bisogna avere i soldi, dato che nessuna impresa credo si fara’ pagare col credito d’imposta, e cedere il credito in ogni caso sara’ un atto ufficiale, quindi quei soldi devono essere stati dichiarati in precedenza per non suscitare sospetti.

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  2. è oggettivamente un ottima misura…e bisogna proprio avere le pigne nel cervello per rischiare di perdere un finanziamento del genere ,entrando nel penale, per rifare il bagno.

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