Tampone a Milano: tre settimane da raccontare

Tampone a Milano: quanto occorre per avere l’esito? A volte un giorno, a volte non bastano tre settimane. Stiamo ovviamente parlando del test per verificare il contagio da Covid-19, la cui organizzazione, almeno in Lombardia, è tuttora abbastanza vaga. Circa i tempi per l’esito qualunque conoscente che ci sia passato, e ormai abbiamo un campione significativo, ci ha infatti fornito una risposta diversa.

L’ultimo caso, in ordine cronologico, l’esito nemmeno l’ha avuto, a 24 giorni dal tampone eseguito al Fatebenefratelli su indicazione del medico di famiglia a causa di un giorno di febbre alta e poco altro. E così dopo 24 giorni in casa, quasi un mese di lavoro perso perché il suo lavoro non può essere fatto in modalità smart, il medico di famiglia lo ha per così dire ‘liberato’ dichiarando finita la quarantena e comunicandolo alla ASL. Insomma, viene quasi voglia di fare Gasperini.

Come mai un test che dopo mesi che se ne parla dovrebbe essere ormai routine è ancora a Milano gestito alla cazzo di cane? Alcuni medici ci hanno spiegato che il tampone può essere eseguito in molti posti diversi, ma i centri preposti alla sua analisi sono tre: Niguarda, Policlinico e Sacco. Il sospetto è che questi tre ospedali, oberati di richieste, smistino molte analisi a laboratori esterni, fuori dal loro controllo, e che così i tempi si possano dilatare senza che esista una gerarchia in grado di intervenire.

Per chi proprio non potesse farne a meno, la strada più veloce è quella dei test sierologici a pagamento (sui 35-40 euro), che in caso di positività portano al tampone fatto presso la stessa struttura e quindi almeno con un numero di telefono da chiamare. Di certo la linea politica della Lombardia, medici di famiglia lasciati a se stessi (uno dei nostri non è nemmeno riuscito a farlo il tampone, nonostante si fosse autodiagnosticato il Covid-19) e ospedali o centri convenzionati dove far confluire anche l’unghia incarnita calabrese o la gotta pugliese, ha fallito proprio a livello organizzativo. E lo si nota di più in questi tempi di relativa tranquillità che nell’emergenza di due mesi fa. Poi, schiacciando il tasto demagogia, è chiaro che Lukaku e Ibra gli esiti li hanno avuti in maniera più veloce.

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9 commenti

  1. E’ il modello lombardo che ha fatto patatrac. L’ospedalocentrismo che lascia scoperto il resto del mondo. Mica ci stupiamo ancora?

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  2. Paradossalmente il modello Lombardo é perfetto per chi viene da fuori.
    Anche perchè non credo sia in discussione la competenza del personale sanitario.

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  3. Giustissimo. Per chi cerca l’ospedale top quello è il modello. E il personale è sicuramente all’altezza. E’ proprio un problema di struttura.

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  4. Traversi
    se parliamo di “politica dei tamponi” potrei essere ,anzi lo sono, d’accordo.
    Eravamo completamente impreparati e non abbiamo fatto niente per recuperare

    E’ ancora assolutamente randomica la cosa : ho esperienze dirette di persone che hanno avuto l’esito in poco tempo e altre che boh…(parlo di strutture pubbliche ovviamente)
    Ed è proprio qui che abbiamo fallito miseramente .E questo è uno dei fattori che ha creato questa esponenziale differenza col resto d’italia : già partivamo da numeri più alti e il mancato o il lento “tamponamento” all’inizio ha fatto si che andassero in giro molti,troppi, positivi.
    Giusto ieri mi hanno raccontato,fonte certa, una cosa da brividi : fratello di una positiva (con cui era stato a cena 2 giorni prima) che lavora nella farmacia dell’Ospedale e che in attesa dell’esito del tampone ha continuato a lavorare.Poi fortunatamente è risultato negativo..però l’andazzo era questo. Ripensando alle parole di Crisanti “abbiamo difeso con le unghie e coi denti l’ospedale di Padova” viene il magone…

    Se parliamo del resto no : pur con uno sbilanciamento verso il privato,l’assistenza sanitaria pubblica è garantita in tempi ragionevoli a tutti
    Il chirurgo che opera Nibali alla spalla di ritorno da Rio De Janeiro opera mia mamma ,per un problema non urgente, con una lista d’attesa di 2 mesi

    Potrei citare mille altri casi simili,e chi vive qua potrebbe fare altrettanto

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  5. La Toscana non so a quale dei due modelli si ispira, ma per avere il risultato del tampone di mio figlio ci sono voluti 10 giorni. E solo perchè ho trovato il numero del laboratorio dove era stato portato il tampone e ho informato il pediatra che il risultato era disponibile (perchè solo lui poteva avere il risultato, non io).

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  6. Esperienza personale
    A) mio suocero in PS a maggio al San Paolo (Milano zona Barona) visitato dall’oculista (sic!) ha avuto l’esito del tampone in 4 giorni, per fortuna negativo.
    B) due miei clienti medici, uno di base a Baggio e l’altro ex cardiochirurgo ospedaliero peraltro amico fraterno del prof Galli mi hanno detto che la situazione è stata gestita, anzi È GESTITA, in maniera vergognosa.
    Parole testuali di uno dei due “saprei io a chi fare le iniezioni di candeggina”

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  7. la strada più veloce è quella dei test sierologici a pagamento (sui 35-40 euro), che in caso di positività portano al tampone fatto presso la stessa struttura

    Direttore la correggo….

    il test sierologico non può essere usato in alternativa al tampone se non in un caso e cioè quando il test sierologico esprime solo una positività per le IgM con IgG negative; ecco li’ parliamo di una verosimile infezione in atto o comunque molto recente

    ma se il paziente febbrile da tre giorni (e affetto da covid 19) fa esame sierologico nel 99 per cento dei casi viene negativo e solo il tampone puo’ evidenziare in quella fase l’infezione in atto…ma ai negativi sierologicamente il tampone non viene fatto quindi sono tutti casi che si perderebbero

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  8. Per i laboratori privati non è così semplice la questione. Occorre un coordinamento stretto con l’azienda sanitaria. Se io direttore sanitario di un laboratorio privato trovo un tampone positivo devono scattare delle misure di prevenzione che vanno necessariamente coordinate con l’azienda sanitaria locale (il famoso “territorio” di cui noi veneti conosciamo vita morte e miracoli), altrimenti si rischia di lasciare il paziente con il suo bel referto positivo e che si arrangi. Magari non tutti hanno interesse ad isolarsi spontaneamente se asintomatici. A pensar male si fa peccato ma…

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  9. Il guaio è che questo perdurante casino non contribuisce a contenere la coda del contagio.

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