Insieme: 1992, l’Europa di Toto Cutugno

Toto Cutugno è stato l’ultimo italiano a vincere l’Eurovision Song Contest, trent’anni fa a Zagabria, ma per una volta vi risparmiamo gli anniversari in cui ormai un po’ tutti siamo specializzati. Parliamo di lui perché stamattina abbiamo riascoltato per la millesima volta Insieme: 1992, proprio la canzone con cui vinse l’Eurofestival, trovandola adattissima all’Europa di oggi. Comunque dai tempi del primo iPod non è mai scomparsa dalla nostra playlist.

Insieme: 1992, dunque. Nata in un contesto storico in cui da anni veniva mitizzato il 1992, come ricorda chiunque ci fosse. ‘Aaah, nel 1992 cambierà tutto…’, ‘Queste cose dal 1992 non accadranno più…’, ‘Dal 1992 penseremo in maniera diversa’, eccetera. Frasi che non sentivamo soltanto da tromboni dell’europeismo, ma che erano presentissime nel linguaggio comune, come se il 1992 e quindi l’Europa unita fossero la soluzione per ovviare ad una presunta arretratezza culturale italiana.

Forse anche in qualche lezione online degli ultimi mesi è stato detto che nel 1992 fu firmato il trattato di Maastricht, i cui effetti si sarebbero visti a partire dall’anno seguente e che nella loro parte economica sono arrivati fino ai giorni nostri. Per quanto riguarda politica estera comune e armonizzazione della giustizia lasciamo perdere… Gli Stati firmatari furono 12, presidente del Consiglio italiano era Andreotti ed era tutto un altro mondo.

Insieme: 1992 non era il brano che Cutugno aveva portato a Sanremo pochi mesi prima (quello era Gli amori, secondo posto dietro ai Pooh), ma fu scelto proprio per portare in Europa lo spirito del tempo. Quello, ripetiamo, di un europeismo un po’ ingenuo e fatto circolare ad arte fra le masse, ma comunque emozionante e anche commovente (a noi fa davvero questo effetto). Una canzone immortale, al tempo stesso italianissima ed europeissima, che merita tre minuti del vostro tempo. È il nostro inno europeo, con tutto il rispetto per Beethoven.

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8 commenti

  1. Avrei voglia di parlare dell’edizione precedente, vinta dalla Jugoslavia (il gruppo croato Riva, ecco probabilmente perché nel 1990 si era a Zagabria e non nella capitale Belgrado), un Paese che l’anno successivo avrebbe cominciato la propria dissoluzione (evviva l’Europa delle patrie), ma per allargare il discorso rispetto al tema posto dal Direttore voglio invece ricordare la trasmissione Europa Europa di quegli anni di ottimistico delirio europeista. Ve lo ricordate? Ti chiamavano al telefono e dovevi rispondere “Europa Europa”. Elisabetta Gardini e Fabrizio Frizzi, prezzemolino e prezzemolina, i portavoce della propaganda che voleva farci rendere simpatica e attraente l’Europa ad ogni costo. Lo dico con un filino di ironia, perché io all’Europa ci credevo davvero ma, a partire dagli anni successivi, diciamo che la fede è stata abbastanza scossa…

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    1. come dimenticare gli scherzi degli amici buontemponi che ti chiamavano a casa e tu rispondevi “Europa europa!” pensando di essere stato il fortunato estratto!

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    2. Il non detto di tutte le unioni, federazioni, associazioni o come le vogliamo chiamare, è che il loro vero collante è ciò che non sono, ciò che sta fuori. L’Europa di Maastricht era un’Europa a 12 paesi, in sostanza l’Europa Occidentale ma non quella dell’Est… un po’ l’Europa di Giochi senza frontiere, se vogliamo…l’allargamento fino ai 27 attuali ha poco senso geopolitico e culturale: se la Turchia è oggetto di discussione, invece di ricevere un no secco, di cosa stiamo parlando? Insomma, nel 1992 l’idea di Unione Europea era al tempo,po stesso più alta e più realistica… significativo che la Thatcher (dal 1990 c’era Major, ma il concetto è quello) pur essendo euroscettica fosse nettamente contro l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, che invece volevano i laburisti

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  2. Vinceva solo in Europa, una Juve al contrario.

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  3. Chiedo scusa ai croati a nome di tutta Italia.

    Chiedo scusa agli italiani a nome di tutta la Croazia.

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    1. Cos’hai combinato in Croazia per doverti scusare?

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      1. Credo stamattina si sia svegliato un po’ De Gasperi ed un po’ Milanovic…

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  4. Non c’è dubbio che lo spirito europeista di Toto sia stato poi nei fatti tradito. Ad ogni modo vittoria indimenticabile dopo un testa a testa serrato fino alla fine con l’irlandese Liam Reilly, anche lui interprete di un brano dal sapore europeo. Commento italiano della mitica Peppi Franzelin che poi intervistò il vincitore.

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