Ratzinger contro Bergoglio

Joseph Ratzinger contro Jorge Bergoglio, o se preferiamo Papa Benedetto XVI contro Papa Francesco. L’imminente pubblicazione in tutto il mondo del libro Dal profondo del nostro cuore, scritto dal cardinale Robert Sarah con un significativo contributo di Ratzinger, ha mostrato una profonda spaccatura fra i cattolici, prima ancora che fra i due Papi, quello emerito e quello effettivo. Una spaccatura che non si può ridurre alla questione, pur importante, del celibato dei preti.

Riassunto di una vicenda che ha imbarazzato molti media embedded ma anche scatenato i vaticanisti seri. Appena si è sparsa la voce dell’uscita di questo libro ideato da Sarah, a doppia firma con Benedetto XVI, in molti all’interno del Vaticano ed in particolare gli ultras di Bergoglio si sono spaventati per la posizione di Ratzinger nettamente contraria alla riforma del celibato dei preti.

Posizione che precede il pronunciamento di Bergoglio sulla possibile ordinazione sacerdotale dei diaconi sposati, magari (problema nel problema) distinguendo aree geografiche. Bergoglio la permetterà? I vaticanisti sono divisi e noi ovviamente non lo sappiamo, ma certo è che la sua non è una posizione di chiusura preconcetta.

Il punto della questione non è la crisi delle vocazioni, che imporrebbe un semplicistico arruolamento di preti di Serie B, non sapremmo come altro definirli, ma la funzione stessa del sacerdote. Un uomo con una missione a cui dedicare tutto se stesso, senza avere la concorrenza di una famiglia propria, o un cattolico concentrato sulle funzioni del sacerdozio ma libero di avere una vita per così dire normale?

Per questo la vicenda editoriale, in cui monsignor Georg Gänswein ha fatto una magra figura sostenendo che Benedetto XVI non poteva considerarsi fra gli autori, e che magari verrà risolta con qualche triste escamotage (oggi sulla Verità abbiamo letto di ‘Robert Sarah con con un saggio di Joseph Ratzinger’ come autori), scompare di fronte ai tentativi dei bergogliani di zittire Ratzinger, che del libro condivide sia il suo intervento sia l’impianto generale.

Personalmente pensiamo che la Chiesa Cattolica possa tornare a crescere soltanto allargando il sacerdozio, ma pensiamo più alle donne che ai diaconi. Sul celibato ha però ragione Ratzinger, perché al di là degli aspetti sessuali un prete non è uno che viene assunto in un’azienda, con orari e mansioni, ma una persona che dedica la vita a Dio e agli altri, 24 ore su 24. Posizione incompatibile con una eventuale famiglia.

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21 commenti

  1. rifelttevo sulle vocazioni proprio pochi giorni orsono, in occasione di un piccolo fatto “privato”.

    in barba a ogni laicismo – e io per primo trovo assai strana la circostanza, ma non da farci le barricate o tirarci sù infinite questioni di principio – nella mia azienda periodicamente viene celebrata in stabilimento una messa in memoria del vecchio titolare.

    ritengo assai più assurdo che ogni volta si insista perché la funzione avvenga in orario di lavoro per permettere la (sincera?) presenza di tutti, col paradosso che chi è in part-time torna e passa a timbrare il cartellino prima del segno della croce…

    partecipo molto defilato, solitamente accanto alla agnosticissima macchinetta del caffè, perché in fondo a modo mio trovo significativa la riflessione, per quanto la mia commemorazione si fondi essenzialmente sul lavorare bene (esiste forma di rispetto più alta per un datore?) e poi possa esprimersi anche dedicando una corsa sull’argine o altri brandelli di vita quotidiana.

    al solito ho divagato…

    l’officiante era un (modesto) prete giovanissimo di un paesino di campagna, illuminatosi solo nei ringraziamenti per il corposo contributo delal ditta al presepe vivente.

    sono però abbastanza convinto che nel 2020, con tutte le alternative, la sua vocazione non possa che essere sincera e molto più profonda di quanto avvenisse in passato in contesti familiari e economici simili (famiglie numerose di una campagna non così ricca come vuole l’immagine stereotipata del nord-est locomotiva d’italia)

    alla fine meglio pochi ma buoni (o almeno sinceri) o il mantenimento del carrozzone, anche in termini di potere, richiede uno “staff” molto largo?

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  2. Per il reverendo Lovejoy non è assolutamente un problema avere una famiglia.

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    1. Battute a parte è evidente che questo sia un dogma della chiesa cattolica (con motivazioni anche secolari) che non sto a giudicare, non certo un problema di tempo dato che altrimenti non si capisce come facciano evangelici o battisti…

      Ps: il diverso pensiero e operato papale tra due persone così opposte come bergoglio e ratzinger sarebbe sempre interessante da discutere ed analizzare se riuscissimo, tutti, a lasciare fuori destra o sinistra, mondialismo o sovranismo, comprassi e cazzate varie.
      Ed invece, magari non è il caso di questo post, c’è sempre un retropensiero che avvelena il dibattito.

      Mi piacerebbe sentire Michael in proposito…

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      1. Quello che penso io è che si stia dando troppa importanza al papa, in generale, come figura. Penso che sia una paturnia nata negli anni in cui la narrazione mediatica prendeva il sopravvento su ogni altra narrazione … e si è trovata lì sul vassoio un papa mediaticamente molto sfruttabile come Giovanni Paolo II. Ho l’impressione che prima di allora la figura del papa non fosse così preponderante. E quindi si avesse più la coscienza che la Chiesa non è quello che si dice in Vaticano, ma quello che si vive nella propria parrocchia, eventualmente in dialogo con gli svariati modi di vivere la fede e la pratica religiosa nelle svariate parrocchie del circondario e finanche del mondo.

        Nel caso specifico: quando ero molto giovane, metà anni ’80, una volta sentii il mio vescovo, Carlo Maria Martini, considerare che purtroppo le cronache di Chiesa erano appannaggio di giornalista di formazione politica, e quindi con la deformazione professionale di chi cerca sempre di vedere la destra e la sinistra, la contrapposizione (e l’equilibrio, e i compromessi) tra i due schieramenti, secondo lui sarebbe stato meglio che invece dossero i giornalisti sportivi a occuparsi di Chiesa; perché professionalmente più abituati a vedere il gioco di squadra.
        Carlo Maria Martini aveva ragione. Ma aveva anche torto, perché persino in un blog di “sport & libertà” in realtà ci si divide in sarriani contro ancelottiani, o sarriani contro allegriani, e così via di «retropensiero che avvelena il dibattito» utilizzando orologi fermi come “destra e sinistra”.
        Ecco, uso un esempio sportivo: vedere questa maniera “schierata” di leggere i fatti vaticani, a chi è dentro la Chiesa, dà la sensazione, diciamo, straniante, di quando si sta per giorni e giorni a dibattere sul pallone d’oro … e poi arriva una/o che dice che anche quest’anno l’avrebbe meritato CR7 perché è più figo (bocche aperte, sguardi che chiedono se si sia sentito proprio questo) … oh, sarà anche vero, ma cosa c’entra col giuoco del calcio?

        Poi, ovvio, la Chiesa cattolica e il suo Vaticano hanno anche un peso storico, legittimamente analizzabile con strumenti storico-scientifici, esattamente come ci sarà anche il premio per il calciatore più figo dell’anno. Peso che si va vieppiù affievolendo, con gran scorno degli atei devoti di ogni schieramento. Ma anche ‘sto cancan mediatico il secondo giorno si era già dimezzato e ora è bello e che lì in paziente e speranzosa attesa di rispuntare fuori all’unico scopo di “far vendere giornali”: incide poco o nulla con la vita dei fedeli cristiani normali.
        E anche la contrapposizione tra bergogliani e ratzingeriani (semplificazioni entrambe fuorvianti in maniera fastidiosa) andrà giù con la piena anche lei tra qualche anno, come tutte le contrapposizioni, anche più devastanti, che si sono susseguite senza tregua per quasi 20 secoli. Detto da Mauro Belisario: terranno botta, muteranno forma, si adatteranno ai tempi. Detto da me: la vita della Chiesa è altrove.

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  3. Mi meraviglio che per riempire il buco della “carenza di vocazioni” non si sia ancora utilizzato il serbatoio dell’immigrazione, forse perché si rifiutano di farlo gratis?

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  4. MODE BAR ON:

    fino a quando non mi mostreranno il rigo di un testo sacro che più o meno riporta: “e Gesù disse: chi parlerà in mio nome e celebrerà riti in mio onore dovrà essere single”, continuerò a ritenere questo dogma null’altro che una regola voluta secoli fa da un uomo per altri uomini.
    Quindi, tutto fuorché immutabile.

    MODE BAR OFF.

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  5. Per amore di precisione (Michael Gilhaney, dove sei?), il celibato sacerdotale non è un “dogma” della chiesa cattolica, ma solo una disposizione di carattere disciplinare/pastorale. Ci sono sacerdoti cattolici di rito greco (attenzione, non preti ortodossi, ma proprio preti cattolici) che possono sposarsi, così come possono rimanere sposati pastori protestanti, per esempio anglicani, che si convertano al cattolicesimo. La questione non è quindi teologica, ma di tradizione, che comunque nella chiesa cattolica ha un peso rilevantissimo.

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    1. Giusto ho usato dogma impropriamente.

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  6. concordo Direttore, ci sono già i protestanti che permettono al prete di avere una famiglia, che vadano lì.

    sul resto meglio il silenzio

    https://twitter.com/ItaloJVB/status/1213506255567933440/photo/1

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  7. Se fosse il celibato l’ostacolo principale alle vocazioni, o la mancanza del sacerdozio femminile, le Chiese Protestanti ed Anglicana dovrebbero godere di miglior salute rispetto alla Chiesa Cattolica. Da più parti si legge invece che la loro situazione è ancora peggiore. Come si spiega?
    Anzi, negli ultimi anni si sono moltiplicati i casi di prelati riformati che han fatto formale richiesta di “rientro” nella Cattolicità, non ultimo pure l’ex cappellano della Regina, sembra.

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  8. Non è neanche obbligatorio essere cardinali o avere carica religiosa per essere eletti papi. Anche questa del celibato è quindi una regola e non un dogma preso dalle scritture.
    Per me farebbero il colpaccio se aprissero al sacerdozio per le donne.
    Ad ogni modo sono non-problemi (per loro Chiesa) visto che hanno tenuto botta in situazioni molto peggiori dimpstrando quanto fossero potenti. Riusciranno a mutare forma ed a trovare una soluzione per adattarsi ai tempi. Gli strateghi della Chiesa non sono mica quelli della Ferrari…

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  9. Il Concilio di Trento, quindi sedicesimo secolo, proibì espressamente il matrimonio a sacerdoti che avessero già ricevuto l’ordinazione, poi il muro si alzò anche per l’ordinazione dei già sposati. Il celibato non è insomma per i cattolici un dogma ma solo una decisione politica e di buon senso, anche se ha un fondamento ideologico in più punti della Bibbia, fra cui quello del Vangelo di Matteo in cui Gesù parla di ‘eunuchi per il regno dei cieli’…

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    1. per capire
      “eunuchi per il regno dei cieli” avrebbe una correlazione col divieto di matrimonio per i preti?

      affascinante…

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      1. Be’, ci sono teologi che da secoli ne discutono. A me sembra che voglia dire che i sacerdoti devono essere persone abbastanza dedicate, non gente che svolge un lavoro come un altro. Poi le decisioni… decisive sono state quelle di Papa e cardinali, non è che Gesù Cristo abbia lasciato un codice di procedura.

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        1. Le parole e il messaggio di Gesù riportato dai vangeli ha sempre diverse interpretazioni.

          Paolo fa chiarezza nel famoso passaggio ai corinzi in cui dice che il matrimonio toglie tempo alla dedizione al signore ma che comunque è “meglio sposarsi che ardere”.

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  10. anche io non sono d’accordo con i preti sposati e diverse altre posizioni del Papa non mi entusiasmano …certo anche che il Bergoglio in versione Anticristo come qualcuno sta raccontando da qualche tempo proprio non ce lo vedo…non sono ne un varicanista ne un esperto di testi sacri, ma anche chi conoscesse l’aramaico alla grande non lo identificherebbe nella Bibbia in quella figura…Celestino Ratzinger invece, mollato lo scranno per viltade, non si ritira in una baita nei monti abruzzesi ma continua a parlare e adesso firma pure libri invece di restare in un pietoso silenzio: nettamente negativo.

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  11. Mi dicevano due amici, per anni missionari laici in Chad, che nelle comunità che avevano incontrato era culturalmente difficile accettare che una persona non fosse sposata, sia per i laici cristiani sia per i sacerdoti… Situazione che spiegherebbe l’eventuale apertura a pronunciamenti delle conferenze episcopali in materia. Per contro proprio la presenza di persone che si sono fatte ‘eunuchi per il regno’ può essere una richiamo a tutti i cristiani perché mettano al primo posto il seguire Cristo nella concreta vocazione che ognuno sta vivendo. Quindi la decisione è complessa, come giustamente è stato detto non è un dogma (forse se lo fosse sarebbe più facile), non deve diventare una questione ideologica e mi sembra normale che nella Chiesa ci sia dibattito (non è normale che il dibattito sia anche tra papa in carica e papa emerito 🙂 ).

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  12. A proposito il passaggio sugli eunuchi è usato anche dalla comunità lgbt

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  13. Per me si sta facendo confusione tra due questioni differenti:
    1 questione authorship. Francamente sconcertante. Non sono cattolico e non sono credente, MA la chiesa Cattolica è l’istituzione più antica e possibilmente capillare/estesa al mondo. Ecco, avere una bega simile che rimbalza sui giornali è un problema di risk management a 1000 livelli. Non il primo. Ma questo mi pare uno nuovo.
    2 matrimonio nei preti. Il sacerdozio stesso è una interpretazione. Il celibato lo è pure. Divertente poi che noi diciamo celibato, gli inglesi celibacy e noi intendiamo non sposarsi gli inglesi la cosiddetta astinenza..
    Stiamo sul pezzo: perché la chiesa dovrebbe dire matrimonio si, donne prete si, o cosa altro? Per motivi teologici o di strategia di crescita? Rispondeteci a questa domanda e poi possiamo ragionare. Altrimenti stiamo a parlare del nulla.

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    1. rispondo alla domanda specifica così sintetizzo il papiro qua sotto: celibato dei preti e no all’ordinazione delle donne = scelte strategiche a cui nei secoli si è continuato a pompar dentro linfa ideologica, più che teologica; eventuali matrimoni dei preti e ordinazione delle donne =m scelte teologicamente fondate con ricadute pratiche e necessità di cambiare alcune strategie.

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  14. Buongiorno a tutte/i

    Arrivo, come al solito, a discussione sepolta, ma i ritmi e gli orari di lavoro mi sono girati, cosicché ormai da Indiscreto riesco a passarci meno di prima («Mai abbastanza meno!» chioserebbe la mia vecchia) e a intervenire solo se alle 5 del mattino strappo preziosi minuti alla recensione delle imprescindibili esternazioni sarriane («E meno male!» commenta la maggioranza degli Indiscreti).

    Avete ragione un po’ tutti gli intervenuti: sono due questioni diverse (Lorro, ieri mattina) e quindi al tema Ratzinger contro Bergoglio risponderò poi, e sopra, dove Leo mi ha chiesto di intervenire.

    Ma avete ragione sulla questione preti sposati: è vero che «eunuchi per il regno dei cieli» tecnicamente non c’entra niente con la scelta solo disciplinare del celibato per i preti; però è anche vero che quel versetto lì, con ragione sfruttabile anche dalla comunità LGBTQ+, per qualche secolo è stato utilizzato per “narrare” la disciplina del celibato per l’ordinazione presbiterale. Che, a mio parere, e qui concordo persino col Direttore, ha per lo più una utilità pratica (ma semmai lo spiego sotto); poi, chiaro che la cosa viene spiritualizzata e/o ideologizzata per bene: nella Chiesa cattolica si è riusciti a farlo con la mescita dell’acqua e del vino nel calice dell’Eucaristia o la salvietta che serviva al prete per asciugarsi la fronte nelle processioni estive … figurati se non lo si fa con il celibato dei preti.

    È vero anche che il celibato non è un dogma, anche perché tecnicamente i dogmi riguardano le verità di fede, non di morale e/o di disciplina: la proibizione del Concilio di Trento citata dal Direttore, dai, basta andarsela a leggere per capire che è una questione di tenere il punto contro circostanziate affermazioni delle Chiese riformate.

    Ah, è vera anche la storia della difficoltà culturale di accettare il celibato in Ciad: missionari preti in Zambia mi dicevano che ai loro interlocutori, per non perdere subito di credibilità, raccontavano che la moglie l’avevano lasciata in Italia. Ma l’Africa è grande quasi il triplo dell’Europa e, per esempio, amici cristiani ivoriani mi raccontavano recentemente che da loro è assodato che il prete debba essere celibe.

    Allora. Veloce digressione storica.
    Primo secolo d.C., prima lettera di Paolo a Timoteo (quindi un testo che si legge e commenta normalmente nella liturgia): «Bisogna che il vescovo sia irreprensibile, marito di una sola donna, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare, non dedito al vino, non violento ma benevolo, non litigioso, non attaccato al denaro. Sappia guidare bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi e rispettosi, perché, se uno non sa guidare la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio?».
    1066 d.C.: il mio compaesano Arialdo Alciati, diacono della Chiesa di Milano, fu massacrato da una congiura ordita da preti milanesi perché stava a capo di un movimento che predicava, tra l’altro, la necessità del celibato per i preti. È stato proclamato santo una manciata di anni dopo il martirio.
    7 dicembre 1975, decreto “Presbyterorum Ordinis” sul ministero e la vita dei preti, al n. 16: «La perfetta e perpetua continenza per il regno dei cieli, […] non è certamente richiesta dalla natura stessa del sacerdozio, come risulta evidente se si pensa alla prassi della Chiesa primitiva e alla tradizione delle Chiese orientali, nelle quali, oltre a coloro che assieme a tutti i vescovi scelgono con l’aiuto della grazia il celibato, vi sono anche degli eccellenti preti coniugati […]», che poi sarebbero i «sacerdoti cattolici di rito greco» di cui ha scritto con ragione user_44; a cui recentemente si sono aggiunti i preti anglicani rientrati nella Chiesa cattolica citati da user_43, e a cui non è stato chiesto di abbandonare la moglie se vogliono essere preti nella Chiesa cattolica. Al posto dei puntini nelle parentesi quadre, ovviamente, ci si dilunga sul perché il celibato dei preti, per quanto non necessario teoricamente, sia praticamente un tesoro. Non sto a riportarvele: il documento si trova facilmente nell’internet.
    Fine ottobre 2019: Banshee su Indiscreto scrive che a lui la prima comunione, per esempio, gliela celebrò un diacono. In Italia in questo momento c’è un piccolo esercito di circa 4000 diaconi: uomini sposati e con figli che predicano, amministrano i sacramenti, gestiscono parrocchie (vabbe’, la gestione delle parrocchie ormai si comincia qua e là ad affidarla anche a famiglie – quindi marito e moglie – con bambini; in mancanza di o in affiancamento a preti celibi). Solo, non possono presiedere l’Eucaristia e assolvere nella confessione.

    Conclusione: ma de che stiamo a parla’?

    Due considerazioni mie.

    Uno: il problema non è di celibato, ma di potere. Cioè: perché il potere nella Chiesa cattolica è in mano ai celibi? Voglio dire: scelte di «celibato per il regno dei cieli» ce ne sono in qualunque confessione cristiana, anche quelle riformate; e ci saranno sempre, suppongo; poi si tratta di capire perché storicamente una Chiesa decida di affidare la cura pastorale dei fedeli a gente che ha fatto promessa di celibato o no. Cioè, io, nella mia supponenza di chi ha studiato storia della Chiesa sul bigino, penso di intuire che sia candidamente una scelta aziendalmente vincente (quale azienda non sarebbe florida con quadri che non hanno problemi/esigenze di famiglia alle spalle ma sono dedicati solo al lavoro 7 giorni su 7?); e che si è innestata nel milieu dell’impero romano dove al “filosofo” era consigliato di non avere la famiglia con le sue beghe (ma l’efebo da istruire offrendogli e ricevendone consolazione, quello sì; vedi poi come si spiegano tante cose) quando si è abbandonato il milieu semitico (in cui la famiglia e i tanti figli sono un segno invece della benedizione da parte di Dio); e si è alimentata con ‘sta idea di gran successo che in qualche modo il rapporto col sacro richieda una certa assessualità (fino a non molto tempo fa i preti giravano con abiti che coprivano le gambe come si faceva con la mobilia in epoca vittoriana, per dire).
    Ci stiamo uscendo da questa cosa; con la tipica lentezza del pachiderma cattolico, ma ce la faremo a diventare anche nella vecchia Europa una Chiesa come le giovani Chiese dei paesi di missione, in cui gran parte della cura pastorale è affidata ai laici, data la scarsità di clero. E qui mi aggancio per la seconda considerazione.

    Secondo: non è una questione di celibato ma di grazia divina (e qui immagino che magari parecchi di voi non mi possano seguire). Perché io comprendo benissimo che il fine teologo Ratzinger (ma voglio capire di che si tratta quando esce il libro, non ora con le anticipazioni di mercato della Gazzetta sul frigo dei gelati) protesti che il celibato sia un tesoro da non perdere. Sono perfettamente d’accordo con lui. Ma poi lui, e quelli che lo stanno strumentalizzando, sono gli stessi che anche più spesso concionano sulla necessità dell’Eucaristia (e della comunione eucaristica) per fare una vita cristiana che non sia autocentrata o pret-a-porter. E pure su questo sono molto d’accordo. Ma allora mi spieghino loro come fare, se l’Eucaristia può essere celebrata solo da preti celibi. Oh, io ora collaboro proprio con un prete brasiliano che a giugno tornerà nella sua diocesi in Amazzonia: prima di venire in Italia per laurearsi in teologia era parroco di 100 parrocchie. 100! Dice che alcuni suoi parrocchiani li vedeva solo due volte l’anno: mi dite che coscienza della grazia sacramentale potevano avere se a loro è praticamente impedito di fare la comunione (come del resto ai divorziati risposati qui in Europa, per inciso)? Non si può così a cuor leggero tenere la gente lontana dai sacramenti e poi non farsi qualche domanda. Ecco, mi pare che la Chiesa cattolica, oggi, si stia semplicemente facendo qualche domanda.

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