Fondo pensione, sì o no?

Bisogna sottoscrivere un fondo pensione privato, perché quando saremo vecchi il sistema pensionistico pubblico erogherà pensioni misere. In ogni caso non paragonabili a quelle dei nostri genitori, come potere d’acquisto. Questo il mantra di molti giornalisti che si occupano di economia, secondo soltanto a quello sui prezzi degli immobili alla vigilia di un boom.

Qualche sospetto sorge spontaneo, così ci siamo relativamente divertiti quando sull’ultimo numero del Corriere Economia abbiamo letto l’ennesimo servizio entusiastico sui fondi pensione, secondo cui negli ultimi vent’anni avrebbero come rendimento battuto azioni, obbligazioni e liquidazione in azienda.

Al di là delle differenze fra i vari fondi pensione (chiusi, aperti, piani individuali) italiani, questi confronti sono difficili per il passato, visto che nessuno investe tutto il suo patrimonio sugli indici (anche se forse dovrebbe, perché gli ETF su un certo mercato quasi sempre battono i fondi specializzati su quel mercato), e impossibili per il futuro dal momento che nemmeno Draghi ha idea di come saranno i tassi fra qualche anno.

Ma il vero problema dei fondi pensione, almeno secondo noi banali lettori di pagine economiche, non è tanto il rendimento (dipende a cosa lo si confronta: perché non a un bilocale dato in affitto con Airbnb?), ma che sono rigidissimi in uscita. Difficile avere anche soltanto una parte di quanto versato prima della maturazione dei requisiti pensionistici, con un problema di base: sono ad integrazione della pensione pubblica, diciamo per semplicità quella INPS, da corrispondersi quando maturano i requisiti per la pensione pubblica. In altre parole, se fra 10 anni l’età pensionabile dovesse essere alzata a 75 anni come sarebbe demograficamente giusto, la vostra/nostra pensione integrativa non la vedremo fino ai 75 anni.

Con le regole attuali, poi, si può avere indietro il 50% del capitale dopo un anno di disoccupazione e il restante 50% dopo quattro anni senza lavoro. Certo il nostro sessantacinquenne del futuro se perderà il lavoro potrà sempre consegnare le pizze, complice l’aumento delle piste ciclabili (e comunque non avrebbe i soldi per mantenere l’auto). Vi fate male? Fatevi male sul serio, però, perché per riavere tutto il versato l’invalidità deve essere di almeno il 66%. Per fare un esempio concreto: l’amputazione degli arti inferiori porta ad una invalidità del 65%. Quindi tagliatevi anche una mano e forse riavrete i vostri soldi. Con la mano rimanente potrete sempre mettere su Sky o Dazn, per non dire altro.

Ci risulta incomprensibile, al di là della convenienza personale di chi propone questi prodotti, perché un fondo pensione dovrebbe avere una performance migliore di un ‘normale’ fondo di investimento con la medesima composizione in termini di rischio o di un paniere di fondi di investimento. Il fondo pensione investe a sua volta in fondi (quindi le commissioni sono altissime, in certi casi vicine al 4% annuo) e non garantisce un rendimento di alcun tipo, quindi consigliare al proverbiale rider di Glovo di iniziare i versamenti a 21 anni perché tanto l’INPS fallirà è senza senso.

Inoltre il fondo pensione non può essere smobilizzato in pochi giorni feriali, come la quasi totalità dei fondi di investimento sul mercato (se proprio volete investire in fondi). In altre parole, al di là degli eventuali vantaggi fiscali il fondo pensione è una boiata pazzesca, una truffa ideologica con piazzisti ben collocati nelle trasmissioni televisive, nei giornali e, per quello che abbiamo letto, anche nelle università. Del resto una delle loro argomentazioni principali è che lasciando i soldi sul conto corrente uno potrebbe avere la tentazione di spenderli… Insomma, siete dei cretini con le mani bucate e quindi consegnate i vostri soldi a chi non ve li ridarà fino quasi alla vostra morte.

Avrete a questo punto capito che questo articolo NON è sponsorizzato dai fondi pensione, in realtà non è sponsorizzato da alcuno (i banner che a volte vedete su Indiscreto dipendono dalla nostra concessionaria di pubblicità e sono a rotazione, noi non abbiamo alcun rapporto personale con le aziende) ma nasce da un pensiero che avevamo da un po’ di tempo. Ci piacerebbe quindi conoscere il parere di persone del mestiere, fra i lettori di Indiscreto, soprattutto se questo parere è in contrasto con il nostro. Magari ne nascerà una discussione utile a tutti, a volte è capitato.

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12 commenti

  1. M

    Già detto altre volte.
    Fino a 5.000 euro conviene eccome data la deducibilità fiscale dei versamenti che consente un risparmio minimo del 23% in mancate imposte a fronte di una tassazione massima in uscita al 15%
    Quindi un 8% annuo (minimo) perché se si è nello scaglione più altro il risparmio è del 30 e rotti.
    Oltre i 5.000 a mio avviso i paletti spiegati dal direttore superano l’unico grande vantaggio.

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  2. M

    Scaglione più ALTO, non altro…
    Tra l’altro anche il “capital gain” non è al 26 ma al 20 se non ricordo male…

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  3. z

    Si, al 20. E chi porta in deduzione fino a € 5164,57 l’anno successivo recupera una percentuale di quella somma pari all’aliquota marginale dello scaglione irpef

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    1. M

      Esatto quindi un “rendimento” da un minimo dell’otto (23-15) ad un massimo del trentaquattro (43-9)
      Quindi se io avessi 100 mila euro di reddito e versassi 5 mila euro in un fondo pensione potrei non pagare fino a 2140 euro di tasse…

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  4. A

    Parlo da operatore del settore lavorando come consulente finanziario da quasi 10 anni… Capisco che vada di moda scagliarsi sempre contro il mondo del risparmio gestito visto le importanti commissioni che generano ma vorrei far notare una semplice cosa… al mondo o uno studia, si documenta, si informa, si aggiorna e quindi fa le cose da solo e giustamente non ha bisogno di consulenza o altrimenti ha bisogno di un servizio e questo servizio VA PAGATO. Il mio è un lavoro come un altro e come tutti i lavori va pagato… sarebbe come richiedere al benzinaio di farci il pieno rinunciando al suo guadagno e alla compagnia petrolifera di rinunciare al suo margine. Detto ciò i fondi pensione vanno bene solo in funzione dell’ottenimento di una pensione integrativa non certo come forma di investimento in senso stretto… poi una piccola inesattezza… chi rimane senza lavoro può richiedere per i primi 48 mesi il 50% DEL montante mentre dopo i 48 mesi il restante 50%. Il vostro esempio sul 65 è semplicemente sbagliato.

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    1. M

      Caro collega parole sante.
      Scena di oggi…cliente *fai da te* che dovrebbe disinvestire perché si è liberato all’improvviso il bilocale accanto al suo.
      Portafoglio con un 30% su azioni del FTSE MIB (perdita media del 60%) e 70% su Btp duration 10 anni di cui metà sul Matusalemme.
      A maggio scorso ha bocciato sdegnosamente una mia consulenza su cui sarebbe oggi a +2 per non pagare le commissioni…

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      1. C

        Dopo 11 anni di bull market perdita media del 60%? Che aveva in portafoglio, Tiscali??? Visto che aveva BTP mi auguro fosse un fiero sovranista, così potevi dirgli che il bilocale se lo può comprare quando il BTP arriva a scadenza 😀

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        1. M

          Eh eh secondo te un pioniere del fai da te cosa poteva avere?
          Ti dico solo che Terna a parte, la migliore è Leonardo presa in collocamento.
          E ti segnalo la chicca di SNIA…
          Comunque è contento perché non mi paga le commissioni 😁

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          1. M

            Snia su cui peraltro non riesco a quantificare la perdita perché lui, che caga il cazzo sulle commissioni da riconoscere ad un professionista, NON SI RICORDA quanti MILIONI ha messo

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    2. C

      Dovreste sapere che qua quelli che vendono i titoli alle vecchiette sono persone non gradite! Cmq a me pare manchi anche tutta la parte sugli anticipi, inclusa la RITA. Aggiungo link della concorrenza:

      https://www.intesasanpaolovita.it/utile-per-te/pensione-integrativa-anticipazioni-riscatti

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  5. z

    Chi rimane senza lavoro può riscattare il 50% del montante dopo un anno dalla perdita di occupazione, e dopo 4 anni il 100%. In entrambe le ipotesi la tassazione sarà del 15%.
    Da agosto 2017 è possibile riscattare il 100% del montante già dal giorno successivo alla perdita di occupazione, ma l’aliquota è del 23% secca.

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  6. M

    Ovviamente la tassazione in uscita è solo sui versamenti che sono stati oggetto di deduzione (qualsiasi tassazione in uscita!)
    Quindi nella peggiore delle ipotesi si va a pari (23 contro 23)

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