Italia del rugby fuori dal Sei Nazioni?

L’Italia del rugby ha chiuso il Sei Nazioni 2019 perdendo 14-25 contro la Francia all’Olimpico: solito ultimo posto in classifica e soliti discorsi sulle belle sconfitte, anche se a noi profani la partita di sabato è sembrata davvero buona e piena di occasioni perse. Comunque sia, gli azzurri non vincono una partita di questo torneo dal 28 febbraio 2015, quando prevalsero sulla Scozia, e nel Sei Nazioni sono arrivati a 22 sconfitte consecutive. Quasi tutte con O’Shea commissario tecnico, molte piene di rimpianti e dei soliti complimenti di media che non sembrano brillare per senso critico, con qualche polemica arbitrale (secondo noi giustificata) in più rispetto alle poche che una volta caratterizzavano il rugby. Dove politicamente uno non vale uno, la struttura della federazione internazionale lo mette onestamente nero su bianco. All’orizzonte il Mondiale in Giappone, dove non siamo esattamente i favoriti in un girone con Nuova Zelanda e Sudafrica.

Abbiamo letto che quella di rugby è la seconda federazione più ricca dopo la FIGC, per merito fondamentalmente del Sei nazioni (a cui l’Italia partecipa dal 2000) e dei meccanismi di sponsorizzazione che ha messo in moto. Un altro dato che noi al bar siamo in grado di comprendere è il crollo degli spettatori per le partite casalinghe dell’Italia, arrivati a circa 45.000 e sostenuti in maniera robusta dai tifosi-turisti delle nostre avversarie che volentieri si sparano un fine settimana a Roma. Anglosassoni e francesi ci prendono in giro ma non sono pazzi, sono in grado di comprendere l’utilità di avere nel giro l’Italia invece della Georgia, ma la sensazione del pubblico generalista è di essere alla fine di un’era e non soltanto per il prossimo addio di Parisse.

Il treno per diventare uno sport di massa e per uscire dalla regionalizzazione sembra passato. Rimangono i soldi per tenere in vita una discreta nazionale piena di naturalizzati, che però fa chiedere anche a molti appassionati se abbia senso continuare a partecipare al Sei Nazioni. Da ricordare che siamo pur sempre la quattordicesima nazionale del mondo  e si tratta di una posizione, parlando di uomini, di poco inferiore a quella della pallacanestro (13) e superiore a quella del calcio (18), con la pallavolo (3) su un altro pianeta. Conclusione? Secondo noi meglio perdere e riperdere nel primo mondo rugbistico che fare i fenomeni nel secondo. La domanda però rimane: l’Italia dovrebbe rimanere fuori dal Sei Nazioni? Vale sia nel senso della nostra utilità sia in quello dell’utilità di chi ci batte sempre.

L'Italia del rugby dovrebbe rimanere fuori dal Sei Nazioni?

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34 commenti

  1. r

    nel senso di “ci conviene” sicuramente sì (dovremmo rimanere), nel senso di “ce lo meritiamo” direi ormai di no (dovrebbero farci fuori)

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  2. E

    Da italiano spererei di rimanere nel sei nazioni, posto che continuo a leggere articolesse su “quantèbelloirrugby” (che è vero, sia chiaro) ma di critiche serie sulla Federazione e su quanto fatto in questi ultimi 15 anni ne ho visti pochissime

    Fossi tifoso di una delle 5 big, effettivamente mi chiederei il senso di avere l’Italia nel torneo

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  3. g

    Pur non avendo grandi competenze tecniche,seguo il Rugby fin da bambino.Nel 2000 quando fummo ammessi al 5-6 Nazioni, il sogno di vedere l’italia giocare in questo torneo si avvero’.Non avrei mai pensato che dopo 19 anni la squadra fosse meno competitiva di quando fu ammessa…Mi piange il cuore.
    Sono d’accordo pero’ che e’ meglio continuare a perdere in serie A che andare a fare i bulli in serie B.
    Eppoi si spera sempre di trovare un Dominguez, un Troncon ed un Parisse nello stesso periodo in maglia azzurra 🙂

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  4. c

    Finita la moda del 3° tempo e di tutte ‘ste pagliacciate tipo la purezza del rugby (armadi a muro che corrono i 100 metri come Bolt più vole a partita, con l’aggiunta dei traumi… si vede che andranno tutti dal macellaio di Zanetti per le bistecche), torniamo alla realtà, cioè che del rugby in Italia non frega niente a nessuno.
    Sulla nazionale, velo pietoso, dato che non rappresenta niente se non ci sono italiani. 14° su 105, di cui una valanga di nazioni grosse come il mio quartiere o del 4° mondo civilizzato, comandato da una nazione grossa come Milano con la periferia dà la dimensione di questo sport.
    Tornando al quesito, pur facendo schifo, non vedo perché debbano lasciare il 1° mondo se gli altri non ti cacciano.

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  5. L

    Ovvio che ci conviene rimanere e ovvio che sportivamente non ce lo meritiamo. Ma al di là di tutto (e in attesa del ciclo buono) il punto è l’atteggiamento della stampa generalista verso questo sport. Che fosse criticato come tutti gli altri che non vincono probabilmente farebbe alla lunga un salto di qualità importante (oltre che sviluppare anticorpi). Io non ricordo nessuno sport in Italia trattato come il rugby, ovvero come noi trattiamo la nazionale di Bob giamaicana. Siamo il paese dei Fognini che schifo perché è tredici del mondo, Paris deve alzare la coppa di discesa (😀), Nibali sì la Sanremo ma ha fallito il tour, ecc ecc ecc

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  6. t

    Il 14esimo posto nel ranking mondiale, in uno sport praticato a buon livello su scala quasi mondiale, non sarebbe disprezzabile in se purtroppo nel rugby le gerarchie sono meno fluide che in altri sport, cosi come le distanze tra le varie posizioni (infatti i risultati a sorpresa sono molto minori rispetto a altri sport)

    Sul sei nazioni: l ingresso é stato giustissimo e la permanenza, finche (anche in periodi no come questo) l italia sara la sesta europea con ampio margine sulla settima, anche

    Ps; canottati con la maglia sporca di sugo che sparano a zero, sputando sentenze piene di luoghi comuni e senza la minima conoscenza/competenza e cultura sportiva, su ogni sport extra calcio si meritano italia 1 canale unico e quindi solo studio aperto e studio sport

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    1. f

      Vabbe anche te non t’incazzare, d’altronde se non fa i suoi post assolutistici, su qualsiasi tema peraltro, non si sente realizzato

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    2. L

      Tiziamal probabilmente per quanto riguarda il rugby sono un canottato, anche se qualcosa ho visto e le regole le conosco, ma il punto è la narrativa del rugby, non in quanto migliore di altri, (io giocavo ad hockey quindi la retorica degli sport minori, in Italia tutti gli altri, non solo la conosco, ma quasi mi appartiene) ma in quanto gaudente anche se sempre o molto spesso perdente.

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  7. z

    Yawn

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  8. c

    Ovvio che faccio i miei post e ovvio che esprimo il mio pensiero. In forma scritta, evito di fare papiri e può risultare assolutistico.
    Tornando ai miei quesiti, nel football americano e nell’hockey indossano le protezioni, mentre nel rugby ne fanno a meno. Domando: si dopano solo nel ciclismo e nel calcio?
    I rugbisti me li sorbisco qua a Crema: spocchia totale e senso di superiorità di chi ha capito il senso della vita, peggio dei peggiori radical chic. In perfetta linea con “senza la minima conoscenza/competenza e cultura sportiva”, esattamente come il PD. Se uno sport non se lo caga nessuna, non è colpa dello sport che magari fa schifo, è colpa della gggente “senza la minima conoscenza/competenza e cultura sportiva”. Ovvio.
    Orde di ubriachi con le migliori scene da baraccone (ne ho la competenza e la cultura), con la scusa del rugby, del 3° tempo, della club house. Ci sta tutto, tutto legittimo, basta che non ci rompano le palle con la superiorità morale e le prediche di stocazzo.

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  9. M

    Si, dovrebbe esserci permesso di restare ma la competizione dovrebbe chiamarsi 5 mazioni e 1/2. In nostro onore ovviamente.

    Sul paragone tra rugby e football americano e hockey e sul discorso protezioni parliamo proprio di altro sport: nei due sport americani gli impatti sono talmente violenti che senza protezioni rischieresti la vita o la paresi. Poi presumo che il doping non abbia come effetto quello di far si che una vertebra non ti si fratturi…

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    1. c

      In base a che cosa gli impatti nel rugby sono meno violenti? Nel football americano l’azione dura qualche secondo e poi si interrompe, mentre nel rugby è continua. Nel calcio prendi delle secche che stai in terra minuti, nel rugby dovrebbero entrare 10 medici ad azione. Dato che nel rugby corrono come nel calcio, ci sono mazzate come nel football americano, non ci sono le protezioni come nell’hockey, i giocatori di rugby sono tutti strutturalmente superiori?

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      1. M

        Cydella ma l’hai mai visto un placcaggio subito (magari da dietro o di fianco) da parte di un quarter back che sia rimasto senza protezione? Ma stai scherzando? Guardati questo video e dimmi cosa accadrebbe senza protezioni. Secondo te hanno le protezioni perchè sono delle fighette o per il tasso di gente che restava paralizzata quando le protezioni erano blande?

        Non sto enanche a rispiegarti cosa accadrebbe nell’hockey, specie quando vieni chiuso da due controtro la parete…

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        1. D

          Belisario, ho visto placcaggi in tutti e due gli sport da bordo campo. Lascia perdere che quella è l’unica cosa su cui ha ragione Cydella…

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          1. M

            Va bene, allora diciamo che NFL ed NHL hanno le protezioni perchè sono più intelligenti.

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  10. m

    SI, dovrebbe rimanere perché finchè non ti cacciano non vedo il motivo di andarsene.
    E’ il punchball del torneo, alla federazione va bene così. La narrativa forse dovrebbe cambiare. E’ uno sport in cui tendenzialmente gli azzurri fanno cagare. Mondiali 2019 con Nuova Zelanda e Sudafrica nel girone con le prime due che si qualificano, forse la FIR potrebbe risparmiare il viaggio.

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  11. D

    Scusate ragazzi, ci sono mille motivi per avanzare delle critiche fondate a come l’Italia ha gestito l’ingresso nel 6Nazioni o sulla retorica italiana del rugby, io l’ho fatto ad inizio torneo sul Muro dello Sport (ditemi voi se devo copiaincollare qua il tutto oppure ve lo cercate voi) ma potrei citarvi il presidente della più importante squadra di rugby giovanile della mia provincia a cui tra il serio e il faceto ho chiesto di tirarmi fuori una coppia di mediani come si deve e mi ha risposto “se ho capito bene a cosa ti riferisci sappi che io la nazionale non la seguo manco più perché non c’entra niente con il nostro sport”.
    Sparare critiche a cazzo guardando solo i tabelloni però anche no, sinceramente. Chi dice che l’Italia andrebbe sostituita forse non sa che una selezione di Georgia, Romania, Russia, Spagna e Portogallo (cioè le europee considerate più forti dopo l’Italia) non sarebbe all’altezza degli azzurri, chi ride della 14’ posizione nel ranking dovrebbe sapere che l’Italia ha provato anche ad essere 9’ (preceduta solo da 4 delle 5 del 6 Nazioni e le 3 australi…), chi si chiede perché non la sbattano fuori dovrebbe sapere che qualcuno dell’ambiente scozzese pose la medesima domanda e due rappresentanti dell’organizzazione del torneo risposero uno che “evidentemente la Scozia ci tiene ad assicurarsi il cucchiaio di legno” e l’altro (geniale!) che “per un paio di lustri la Scozia si è giocata l’ultimo posto con l’Italia arrivandole spesso dietro, con questo metro dovremmo estromettere anche la Scozia su cui però nessuno si interroga. Avviamo le pratiche?!”
    Mi limito ai temi seri perché evito di mischiarmi alle trollate…

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    1. D

      Ed ovviamente arriva subito Meno Uno a far vedere quanto è coglione, perché a lui le critiche fondate non interessano, l’importante è urlare da scimmione come i plebei sulle gradinate del Colosseo.
      Non a caso han fatto il pieno fivrating commenti che dicono cose diametralmente opposte.
      Ciao pirla, magari un giorno trovi il coraggio di uscire dal loculo e scendere nell’agone della discussione… 😜

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  12. A

    volendomi tenere fuori da trollate e regolamenti di conti, l’Italia è stato il classico movimento sportivo che ha avuto una generazione dorata, ma che poi, esauritasi, è tornata al livello precedente. 20 anni da Dominguez a Parisse e cosa abbiamo costruito intorno a loro?

    la soluzione IMHO sarebbe che l’ultima ogni anno retroceda, si facesse un anno di purgatorio nella Coppa Europa (esiste ancora?) e poi l’anno dopo se vince il torneino risale in Sei Nazioni.

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  13. z

    Torneino con chi?

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  14. g

    @ Dane, non c’e” solo la Scozia a cui fa comodo che ci sia l’Italia. I cugini d’oltralpe sono stati anche loro ben contenti di averci d’intorno negli ultimi anni….Per quanto riguarda il torneo, se l’Italia non e’ competitiva per giocarci, tanto vale tornare al 5 Nazioni:sostituire L’Italia con la Georgia non avrebbe senso, ne’ a livello tecnico, ne’ commerciale

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  15. Discorso da tifoso deluso: a fare un passo indietro dovrebbe essere la federazione dicendo: ragazzi in 20 anni di 6 Nazioni non ci abbiamo capito un cazzo , ci rivediamo fra 5 anni se saremo riusciti a tirare in piedi qualcosa di decente.
    Discorso di uno che segue blandamente: in Europa dietro l’Italia c’è il nulla o quasi e davanti , a portata di vittoria ci sono solo la Scozia e la Francia che però non battiamo da un tre, quattro anni . Stiamo in mezzo al guado e però tre, quattro anni fa sembrava stessimo per fare dei passetti verso l’altra sponda ma dopo il breve fuoco di paglia ci siamo ritrovati nel pantano. Non ne so abbastanza per distribuire le responsabilità e proporre soluzioni ma una sterzata in qualche modo bisognerebbe provare a darla. Le Accademie non hanno funzionato e mi pare che anche le Franchigie del Pro 14 non abbiano portato grandi risultati. Mi chiedo se i vertici federali siano abbastanza lucidi per tirare le somme di quanto fatto negli ultimi 20 anni e magari avere il coraggio di cambiare rotta

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  16. L

    Come mai la Francia è passata da essere l’Europea più accreditata a vincere il mondiale ad essere la peggiore del sei Nazioni Italia esclusa?

    Dane non ho capito il passaggio del dirigente sulla nazionale…

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  17. D

    Gaby, ho citato la Scozia perché esempio più eloquente (la Francia non è mai stata più volte sotto l’Italia in classifica nemmeno quando si ottennero 2 vittorie su 5 partite…) per il resto hai ragione ed è ciò che cercavo di dire…

    Andrea, se parli di risultati dati da generazione dorata è evidente che non conosci il lavoro fatto per portare l’Italia al 6 Nazioni. Parlare poi di generazione “da Domínguez a Parisse” è come parlare di generazione “da Baggio a Chiellini”, per cortesia…

    Paperoga, se la FIR avesse la buonafede e la lungimiranza di fare l’autocritica che chiedi non si sarebbe trovata in questa situazione, no?!

    Leo, a cosa ti riferisci, al presidente della squadra giovanile?

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    1. g

      Magari poter aver un Dominguez, un Parisse, un Troncon nello stesso ciclo …..Mi sa che potremmo anche vincerlo, il torneo.

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  18. L

    Sì, non ho capito cosa intende…

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    1. D

      Intendeva dire che la nazionale non segue logiche rugbistiche…

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      1. L

        Perché?
        Cioè stai dicendo che non convocano i migliori?

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        1. D

          Leo, ma il mio post te l’eri perso?! Non è solo un problema di nazionale ma di impostazione del movimento, poi ovviamente la nazionale è il vertice del tutto.
          Speta che vedo se riesco a recuperartelo…

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          1. L

            No no l’ho letto.
            Semplicemente non avevo capito nulla 😀

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        2. D

          francesco1974 2 Febbraio 2019 at 10:02

          E Munari la tocca piano sul rugby italiano…

          https://www.rugbymeet.com/it/news/6-nazioni/vittorio-munari-alla-vigilia-del-6-nazioni-il-rugby-italiano-sta-morendo?fbclid=IwAR02aQWnMw5audTe-y8vDhpevAHYpvcerGy1vwyxa29ZMaBfxpHfETNWnYY
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          Dane 2 Febbraio 2019 at 11:17

          Ha ragione! Si parla tanto di valori del rugby ma questo vale solo per il campo, fuori di esso il rugby soffre delle stesse malattie del resto del paese.
          Ci sono almeno tre zavorre che hanno affossato questo movimento nel momento in cui i risultati di un paio di generazioni d’oro avrebbero fare da traino per spiccare il lancio e adesso come previsto le si paga care.
          Ed è vero anche il discorso sulla scarsa cultura nell’ambiente che arriva a volte a casi paradossali…
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          francesco1974 2 Febbraio 2019 at 13:03

          A me sembra che la situazione del rugby sia simile a quella di un po’ tutti gli sport in Italia: mancanza di cultura, mancanza di interesse e di conseguenza mancanza di soldi… In più il rugby mi sembra abbia insistito fin troppo con la retorica del terzo tempo, dimenticando che prima cdi tempi ce ne sarebbero altri due che vanno giocati… Insomma un “marketing” più rivolto a chi ama la birra che a chi ama lo sport
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          Dane 2 Febbraio 2019 at 15:23

          No, Francesco, non è esattamente così. L’interesse c’è, il rugby in molte zone è sport emergente, a Milano è lo sport delle “famiglie bene” (posso farti degli esempi, se vuoi), la fanfara mediatica (per quanto retorica) a cui fai riferimento ha portato un sacco di sponsor e quindi di soldi, che per di più non essendo tantissime le squadre e i centri giovanili fanno si che questi si concentrino in poche squadre (quando leggo le difficoltà di Leonto a fare attività con la sua squadra sorrido…).
          I problemi in questi anni, ma dall’ingresso nel 6 Nazioni sono altri e principalmente 3:
          1) il progetto cm messo in atto dalla federazione, che ha portato lo scouting a basarsi sull’altezza dei……….BAMBINI!!! Non credo ci sia bisogno di spiegare quanto questa scelta sia demenziale…

          2) per anni la nazionale ha scelto allenatori di paesi troppi diversi dall’Italia, soprattutto culturalmente. Non è un caso che l’Italia sia arrivata al 6 Nazioni dopo due CT francesi, mentre ottimi allenatori australi abbiano fallito (gente che magari ha poi fatto bene altrove, vedi Kirwan col Giappone, paese che ha una cultura etica più in linea coi dettami anglosassoni). Non è solo questione rugbistica (il rugby italiano è più simile a quello sudafricano che a quello francese, però proprio per quello i CT francesi hanno sempre colmato le lacune italiane completando il gioco fisico all’italiana aggiungendo qualità – vedi George Coste o in parte Berbizier – mentre con allenatori australi si è spinto sulla questione fisica agonistica – vedi Mallet – senza lavorare sulla qualità minima richiesta che sudafricani o australiani hanno mentre gli italiani ovviamente no) ma soprattutto di forma mentis (nel mondo anglosassone la parola del CT è legge e tutti lo seguono alla morte fino alla fine, gli italiani invece sono più polemici e caciaroni e mettono in discussione tutto, ecco perché Johnstone o Kirwan hanno scazzato di brutto – vedi Bergamasco che ha rinunciato all’azzurro ad un certo punto come aveva fatto Maldini con Trapattoni… – mentre Coste è il CT azzurro più amato della storia perchè riuscì col dialogo a convincere gli italiani che si potevano battere anche i francesi).
          Aver scelto per anni il top-coach in base a mero prestigio e non in base a caratteristiche tecniche o ad un progetto e saltare continuamente da un CT francese ad un neozelandese, da un sudafricano ad un irlandese ecc. senza un progetto sul lungo ha impedito di creare una vera e propria scuola con un filo conduttore tecnico-tattico che trainasse il movimento.

          3) poi ci sono le solite dinamiche all’italiana e la cialtroneria statale:
          a) il rugby è sport di nicchia quindi si crea l’effetto parrocchietta, in federazione è pieno di dirigenti imparentati con procuratori, il che porta a condizionare le convocazioni. Seguite poco il rugby ma chi segue i blog sul rugby (tipo il mitico Rugby1863 di Duccio Fumero) sa quanti tifosi in questi anni si sono chiesti incazzati perchè venisse convocato il quarto mediano di mischia del campionato più un oriundo a scelta lasciando a casa i primi 3 della classifica del ruolo…
          b) ogni CT della nazionale è responsabile del progetto tecnico lungo i dettami della federazione, quindi lavora in base a quello ma ha pieno potere su tutta la filiera per attuarlo (dalle nazionali giovanili ai progetti di scouting, ecc.). L’italiano medio invece vede nella poltrona un’appendice fallica, quindi ogni dirigente federale difende il proprio potere nel proprio spicchio di orticello, così al CT italiano viene sempre intimato di occuparsi solo della nazionale senza invasioni di campo. Così il CT italiano si trova limitato a fare delle convocazioni (peraltro condizionate da dinamiche come quelle descritte al punto a) senza poter realizzare un disegno d’insieme a 360’.
          c) Le nazionali scelgono il CT dopo i mondiali, per poter costruire un ciclo che arrivi appunto al Mondiale successivo. L’Italia invece sceglie sempre il CT l’anno prima dei Mondiali, per l’idea cretina di preparare la squadra per i mondiali. Il risultato è che ai mondiali l’Italia si presenta sempre con una squadra impreparata se non addirittura sperimentale, mentre il CT l’ultimo anno di contratto tira i temi in barca sapendo di essere alla fine e di non avere un mondiale da giocarsi e preparare (vedi Berbizier, che dopo aver fatto tutto sommato bene l’ultimo anno ormai viveva di rendita con mischia & piazzati…).

          È chiaro che dopo l’ingresso nel 6Nazioni l’Italia ha fallito nell’evoluzione del livello sia dei picchi della nazionale sia del movimento di base, ma provocatoriamente arrivo a dire che visti i presupposti che ho elencato i pochi risultati arrivati sono stati dei veti e propri miracoli.
          Ovviamente estemporanei e non figli di un progetto esteso e lungimirante…

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          francesco1974 2 Febbraio 2019 at 15:31

          Ottima analisi… Punto 1) delirante, punto 2) l’avevo notato pure io da semplice osservatore…
          Purtroppo non posso seguire: impressioni sull’esordio scozzese?
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          Paperogha 2 Febbraio 2019 at 17:01
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          perfetto Dane e aggiungerei, com’è possibile che dall’ingresso del 6 nazioni non si sia riusciti in quasi vent’anni a tirare fuori un italiano degno di fare il ct?
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          Dane 2 Febbraio 2019 at 17:23

          Per le stesse dinamiche citate sopra. Da dove lo tiri fuori un CT italiano?! Puoi in un ambiente così coltivare un ex-campione che diventi CT?! Il migliore italiano ha preferito fare il vice in Scozia (dov’è da sempre apprezzatissimo, tra l’altro!) piuttosto che infilarsi in sto pantano. E la federazione è ferma sull’idea che scegliendo un CT tra i “maestri” si impari di più, però quando ne prende uno gli mette 200 paletti.
          L’Italia ha avuto CT come Johnstone, Kirwan, Mallet ma poi ha preteso che facessero gli impiegati senza uscire dal proprio ufficio. È come se nel calcio avessimo avuto come CT Liedholm, Cruijff e Guardiola ma poi loro chiedono trequartisti coi piedi buoni e Coverciano gli impone solo difensori macellai che fanno la diagonale perché le giovanili tirano fuori solo quelli e i loro procuratori sono intrallazzati coi dirigenti.
          Se non si ascolta la voce di nomi di quel peso, quanto cazzo riuscirebbe a farsi sentire un Ventura della situazione?! E quanto resisterebbe prima di essere stritolato?!
          Ti ricordi la vicenda Troncon?! Il Pirlo del rugby italiano, piazzato in azzurro senza cv e poi fatto sparire, è chiaro che le dinamiche non sono tecniche…
          Rating: +3 (from 3 votes)

          Paperogha 2 Febbraio 2019 at 17:41

          si si, le leggende usate come foglia di fico , la guerra con una fanchigia , l’ampificazione della parrocchietta nell’altra.
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  19. D

    Meno Uno, te sempre giù fino al colletto, mi raccomando…..mi piace quando rantoli perché cadi vittima del riflesso involontario…

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