Un’accoglienza Gentile

Oscar Eleni dal ponte di vetro di Handan City, provincia cinese di Hebei. Sospeso nel vuoto, prigioniero delle vertigini e della paura quando con effetto scenico chi ha inventato quella strana passeggiata intorno al monte ti fa credere che quella lastra stia per rompersi. Lo stato d’animo ideale per fingere di non aver capito l’inserimento futuro dei giochi elettronici nel programma delle Olimpiadi. Deve essere il periodo. Quello di non capire gli altri. Ti indigni anche soltanto per il progetto e poi scopri che ad Anaheim, in California, per la coppa del mondo di Overmatch, un videogioco, ci sono in tribuna 12mila spettatori, e milioni sono collegati in rete. Premio di quasi mezzo milione in dollari. Vince la Corea del Sud sul Canada dopo aver eliminato gli Stati Uniti. Rob de matt. Detto senza offesa per i futuri campioni.

Si meritano il meglio, ma non avranno l’applauso dal carrello dei bolliti dove si discute di robaccia: per Gentile al Forum sono stati più applausi o fischi? Paura senza rispetto per una storia scritta in salsa rosa? Gli scudetti tolti a Siena erano vera gloria? Non sappiamo, ci sono in giro quelli che la sanno più lunga e giurano che i giocatori pagati in nero erano soltanto quelli di Minucci. La storia direbbe di no. Ma adesso scatenate pure la fantasia, certo Pianigiani vi aiuta ad urlare quando dice che gli scudetti vinti sul campo non si possono togliere. La pensa come Andrea Agnelli. Ma per lui sarà rogo, a prescindere da come stia per inimicarsi ancora di più il presidente Petrucci per la griglia dove fa arrostire gli italiani Olimpia. Comunque su questi titoli cancellati ce n’è uno, la supercoppa conquistata da Crespi con la Siena già fallita, che meriterebbe almeno una discussione.

Saranno d’accordo persino i barbieri di Bologna che scolpiscono così bene il capello tinto del povero basket e lo diciamo in difesa di quella squadra che, tipo la Cantù di oggi, era sola in mezzo a piazza del Campo, circondata certo dall’affetto del suo popolo, ma che arrivò persino alla finale scudetto con la Milano che l’aveva saccheggiata, anche a metà stagione, perdendola per un tiro all’ultimo secondo. Quella squadra che ereditò un diritto “usurpato” secondo noi fece benissimo. O no? Certo a Milano avevano avuto la fortuna di incontrare Giorgio Armani, così come a Bologna adesso possono sentirsi quasi tranquilli perché Alberto Bucci è riuscito a conquistare lo Zanetti signore del caffè. Magari tornassero i mecenati. Magari la sfida sui campi stuzzicasse chi può comperare squadre. Al momento soltanto Bologna può replicare, a livello Virtus. Da altre parti mettere insieme pranzo e cena, essere competitivi non è molto facile. Ci vogliono grandi idee. Sassari. Ci vogliono bei progetti. Venezia. Serve passione. Quasi tutte, persino chi è stato invaso da Ottobre Rosso. Certo è meglio avere alle spalle chi ha grandi mezzi.

Guardate cosa sta accadendo a Reggio Emilia che ha dovuto ridimensionare. Adesso volano gli stracci. Colpa mia, tua. La verità è che si possono fare squadre sbagliate anche avendone costruite di bellissime prima. Dipende dagli informatori. Dal caso, dalle illusioni. Guardate Trento nella stagione dove tutto sembra sfuggire all’autonomia, persino la pallavolo. Nel nido delle aquile, però, l’anno scorso vissero più o meno la stessa situazione nel girone di andata. Innesti giusti. Rimonta. Finale scudetto. A Reggio Emila pensano ancora di poter salvare almeno la stagione, la serie A (ci mancherebbe), ma la febbre che spinge Brindisi dove il solito Dell’Agnello riesce a fare nozze con fichi secchi, che aiuta Pesaro a nascondere debolezze di organico evidenti, che salverà Capo d’Orlando strangolata dal doppio impegno, che ridarà vita a Pistoia perché hanno un presidente ed un allenatore di qualità, forse non c’è più nel bigio Pala Bigi. Menetti sopportava i sussurri quando tutto andava bene, ce la farà anche questa volta?

Cara gente è vero che il mondo dello sport sta cambiando quasi tutto. Vai in televisione e ti senti qualcuno anche se ti storpiano il nome come la Zandalasini, anche se deve salvarti Frassica nella piscina dei luoghi comuni. Lo stesso concetto di sport per squadre o individuale sembra andare oltre la comprensione in tempi di videogiochi. Li capiamo quelli del tennis che per il grande fratello televisivo vedranno prendere a calci storia, tradizione. Non possono essere novità ora che fanno pubblicità sulle scommesse e ti dicono che potrebbero anche fare del bene ad una famiglia. Lo si era capito quando persino le maglie storiche sono state affittate, dagli All Blacks al Real. Lo sanno anche i bambini che a Natale devono sempre chiedere allo stesso Babbo, quello vero, quello sognato, una maglia con i nuovi marchi. Lo sapranno i nuovi fans dei mostri alla consolle, fortunato sbocco per quelli che sono già ricchi. In Africa se ne vedono poche. Vuoi mettere i calciatori o i cestisti, ma anche sciatori e viandanti nel professionismo: nel tempo libero possono alternare videogiochi e golf. Sempre cuccagna.

Sarà per questo che nello sport di squadra l’uomo nero è ormai l’allenatore che osa dire uno per tutti e tutti per uno, moschettiere di un mondo che sta scomparendo. No. Adesso la pagina se la prende tutta LeBron se nelle crisi di Cleveland ci mette una partita da 57 punti. Immaginiamoci cosa diranno di Harden dopo i 56 contro Utah. A volte servono i gattini miracolosi come quelli di Golden State, o i gattoni di altre squadre in lotta per l’anello, ma restiamo illusi che a vincere siano le squadre. Ci piacerebbe che fosse così anche se restiamo sbalorditi ascoltando, ogni anno, la solita canzone sulle squadre cantiere che saranno pronte quando conterà. A Milano tremano. Repesa era convinto di poter arrivare al momento del raccolto se ci fosse stata pace nella semina. Non fu così. Ma sembra che anche la potente Armani di oggi, dove inseriranno persino il Jerrels dello scudetto, faccia fatica ad essere squadra. La palla si ferma a troppe stazioni per spuntini golosi soprattutto se Goudelock invece di essere il minimamba celebrato da Bryant gioca da minibamba soprattutto quando ha problemi muscolari. Allora tanto valeva andare avanti con quelli che c’erano, anche se adesso qualcuno riuscirà a spiegare meglio il pasticciaccio brutto con Alessandro Gentile, perché questo talento, quasi recuperato come soltanto poteva fare Bologna che ama gli artisti alla Lombardi, ha detto nella vigilia, senza finte emozioni, con la Milano della sua gloria precoce, che è in pace con tutti: con Armani, ci mancherebbe, con Proli e allora a cacciarlo fu Repesa, ma poi viene fuori che il Pianigiani a Gerusalemme lo faceva giocare fuori ruolo per motivi regolamentari, nei posti dove lui ama toreare dovevano stare gli israeliani, quindi sapeva che il giocatore era recuperabile per cui perché non reintegrarlo nel gruppo visto che aveva un altro anno di contratto?

Misteri gaudiosi come quelli degli orari del nuovo campionato: nessuno ha mai saputo spiegare i motivi per cui erano state scelte le 18.15 come momento per il basket di famiglia, scomodo per tutti, per i club in viaggio, soprattutto; pochi sanno dirci perché il basket Rai va in concomitanza alle 20.45 con il calcio SKY: questa volta hanno fatto scopa fra Armani e Milan. Ne dicevano di balle perché adesso che sono tutti felici di Eurosport player, una meraviglia di passione, si accettano contemporanee alle 17. Cara gente, seguite il denaro e avrete tutte le risposte. Per i videogiochi alle Olimpiadi, per il tennis o la pallavolo accorciate, per la verità questi hanno soltanto ridotto qualcosa, ma restano gli unici che, con il baseball, Allegri non aveva parlato a vanvera, possono restare in campo per ore, non programmabili da qualsiasi genio di palinsesti televisivi, per i minimi dell’atletica vanificati dalle liste di merito, il famoso ranking che una volta Quercetani faceva considerare già religione. Si fa una gran fatica ad adattarsi, ma come dicono i buddisti, non guardare indietro, non pensare al futuro, vivi soltanto il presente come leggeremo nella sentenza di radiazione dei peccatori di Siena.

Allora tutti insieme per le pagelle ragionando su Azzurra per la notte del 24 novembre a Torino avendo scoperto che non dobbiamo avere paura. Chi fa canestro lo abbiamo. Centri? Si rimedia e Crosariol sta andando bene, ammesso che non si guardi indietro.

10 A VANNI LORIGA giornalista di qualità, anche adesso dopo i 90 anni, maestro nel’atletica, nella dialettica, prodigio di memoria per aver raccontato così bene su Basket Magazine la storia del basket a Civitavecchia dove hanno camminato Giancarlo Primo, Cafiero Perrella e Dido Guerrieri.

9 A Gabriella BRAGAGLIO per aver ridato il sorriso al presidente Petrucci perché questa sua Brescia a trazione Vitali, bene Luca, benissimo Michele, è davvero qualcosa di più di una rivelazione oltre ad essere l’unica imbattuta di serie A. Si sente il respiro che un tempo faceva dire al barone Sales, felice certo, anche dove sta oggi, di essere stato detronizzato di un bel primato dal livornese Diana, che serve sempre la fede nei progetti per poter lavorare seriamente.

8 Ad Artiglio CAJA per come ha cambiato la faccia di Varese in pochi mesi. La vedi la mano dell’allenatore che non va in palestra per bere un caffè con i suoi giocatori, ma li convince che la miniera è il posto migliore per difendersi dalle radiazioni dei cattivi consiglieri.

7 Ad Ale GENTILE ed ARADORI se, dopo la bella partita contesa a Milano con una Virtus che ha tutto per andare molto lontano, avranno trovato le parole giuste per consolare i panchinari milanesi Fontecchio ed Abass. Con CINCIARINI non avevano bisogno, lui è il capitano giusto e si sta persino convertendo al basket dove si corre in campo aperto e si pressa. Altro che pick and roll per commedie tecniche tutte uguali dove l’orgasmo dei commentatori è come il fumo negli occhi per un orologiaio.

6 A Sandro DELl’AGNELLO perché se ce la fa anche questa volta allora potrà davvero urlare al mondo che anche nse non hai incontrato ricchezza e fortuna puoi lasciare una traccia nel mondo che ti sei scelto. A Brindisi la strada è ancora lunga, ma intanto ha vinto la prima.

5 A Romeo SACCHETTI per essersi autoaccusato di sbagliare quando dice quello che pensa a chi gli sta davanti. No. Va bene così, certo si merita tante scuse dai soloni che gli ripetevano alla vigilia che in giro non si vedevano squadre più deboli della sua Cremona. Sia clemente nella vendetta. Ora marciano e sono belli da vedere. Quel PORTANNESE è un capolavoro.

4 A PASQUINI per aver forse sottovalutato gli effetti di un più 20 su Milano, le fatiche del doppio impegno, ma soprattutto perché, come succede a Menetti con della Valle a Reggio Emilia, non è vero che gente brava come BAMFORTH può tenere in mano il gioco per così tanto tempo.

3 A SACRIPANTI che sembra in sofferenza con questa Avellino dove qualcosa non funziona come dovrebbe e non è soltanto colpa dei viaggi di coppa. Con la Varese spumeggiante di questi tempi scopriremo domenica a mezzogiorno se gli unici in palla sono Filloy e Rich. Noi li consideriamo sempre, questi lupi, come candidati alla finale.

2 A PISTOIA se anche nel momento dell’emergenza terranno fede a quello che c’è scritto sul più bello striscione del nostro sport, non soltanto nel basket: a Pistoia potete fare anche più punti di noi. Mai vincere.

1 Alla CANTÙ che conosce la storia del suo basket. La squadra non è malaccio. L’allenatore è bravo. Mancherebbe il resto, ma non lasciamo che tutto finisca in una fonderia.

0 A BRUGNARO, sindaco di Venezia, l’uomo che ha ridato uno scudetto alla Reyer ed una grande dignità alla squadra femminile, se dopo aver tolto le grandi navi dal canal grande, non metterà fine alla vergognosa esistenza della gabbia per tifosi ospiti. Ogni volta che c’è una diretta TV viene il magone.

P.S: A presto saprete che il basket, contrariamente a quello che si pensa, produce tanti bei libri. Vi parleremo di quello che è tutto amore su Brumatti, di quello a vanvera, ma splendido di Corsolini, della meraviglisa storia di Jabbar e Wooden, del viaggio senza confini del Bianchini.

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6 commenti

  1. P

    Si si talento recuperato, vero ne fai venti perché puoi mangiarti tutti i palloni che vuoi visto che non devi dividerli con nessuno ma le cinque palle cinque decisive le butti via ingobbito a testa bassa come al solito… Ma questi pezzi da dove sono scritti? Dal Fletcher Memorial Home for incurable…….?

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  2. “certo Pianigiani vi aiuta ad urlare quando dice che gli scudetti vinti sul campo non si possono togliere. La pensa come Andrea Agnelli.”

    Mister X di Tana delle Tigri cosa dice?!…

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  3. R

    @Dane

    Per la serie “8 sul campo, 5 in Procura”:

    http://www.pallalcerchio.it/2017/10/patto-col-diavolo.html?platform=hootsuite

    @Paolo
    1) La meccanica di tiro di Gentile ai liberi è agggghiagggiande! Ormai gioca solo andando dentro a testa bassa. Basta aver fisico e reggere il primo contatto andando su diritto per difendere su di lui (Micov lo ha fatto un paio di volte). Praticamente può giocare “solo” 4 in un quintetto basso perché da fuori lo battezzano già dalle biglietterie.
    2) Il fratello è proprio scarso! Passa più tempo a lamentarsi che a giocare (vizio di famiglia, tribuna compresa?). A questi livelli non puoi andare in barca appena ti trovi di fronte una match-up allungata con le trap.
    3) Piangina ha bisogno di tempo, come tutti i comuni mortali che non camminano sulle acque “reflue”, e dietro si comincia a vedere un po’ di organizzazione. Davanti però le spaziature ricordano la Rinascente durante il ponte di S.Ambrogio. La mettiamo una deadline di sopportazione o il problema è che ai giardini della Guastalla non cresce la verbena e lui si sente già come sul Bosforo.
    4) Con uno come Gudaitis il P&R lo devi fare. Poi se quello, a rimorchio, è talmente veloce che riesce a entrare nel contropiede primario è tutto grasso che cola in campo aperto!
    5) Per recuperare Gentile a Bologna serve solo una cosa: fargli spiegare da Brunamonti cosa sia l’intelligenza.

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  4. Cioè, c’è gente che patteggia anni di galera ma gli scudetti sul campo non si toccano, eh?! 😀
    E te credo che a Villar Perosa minimizzino… 😛

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  5. R

    Dane,
    se ho ben capito quello che mi spiegava Ricca qualche giorno fa, il patteggiamento è una strategia difensiva che prescinde dalla mera ammissione di colpa, almeno da un punto di vista squisitamente legale.
    Al contrario, se si affrontano gli aspetti etici della vicenda, ancora una volta ….un bel silenzio non fu mai scritto!

    Poi, ma questo è un problema mio personale, le sparate sul fatto che anche altri adottassero gli stessi metodi, senza nomi, cognomi fatti e prove rientrano nella categoria delle…… scegli tu il termine più pubblicabile!

    P.S. Senza il “saccheggio” di metà stagione, siamo tutti certi che Siena non avrebbe portato i libri in Tribunale prima di Pasqua?

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  6. U

    Visto il secondo tempo di bologna-brescia.

    Credo che non ci siano piu dubbi : il gene del basket si eredita per via materna.

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