L’anima di Filloy

Oscar Eleni dalla triste Madina Mursiya, sputando con rabbia nella acque limacciose del fiume Segura, per l’ultimo saluto a Gianluca Mattioli. Arbitro di qualità. Una bella persona. Uno di cui eri volentieri amico, anche se il vero arbitro tiene a distanza, ma lui ti avvicinava perché sentiva l’affinità degli appassionati che credono nel mondo dove hanno scelto di vivere, pazienza se in molti si sono dimenticati il tuo nome. Per questo viaggio a Murcia ci siamo portati due libri che abbiamo affidato al vento mentre il vicepresidente Laguardia vestiva la bara con il tricolore per riportarla in Italia. Il primo che sarebbe piaciuto tanto al Mattioli pesarese è il viaggio nella fantasia di Gianni Corsolini. Il “Vado a vanvera” dell’eterno innamorato Gianni servirà a Mattioli per parlare, finalmente, con chi fischia da molto più in alto. Lo abbiamo fatto spesso quando c’era l’occasione di scambiare qualche idea sfuggendo alle sfumature di grigio. Il secondo, “L’ultimo dei miei eroi”, il bellissimo ricordo di Pino Brumatti scritto da don Mario Zaninelli e Lorenzo Dallari per i tipi di Sport & Passione, ci avrebbe tenuto in sintonia perché chi è nato nel basket pesarese, nella culla di Aido Fava, nel regno di Riminucci, Bertini, Marchionetti tanto per citare gli artisti più famosi, amava il Pino Champagne che Rubini congedò da Milano, dove c’era bisogno di fare cassa, salutandolo come ultimo di una stirpe che aveva fatto vera storia sportiva anche se poi qualche suo compagno di allora non lo ha mai capito.

Anche Pino è stato tradito troppo presto dal suo cuore generoso. Per Mattioli è stato diverso. Lui sapeva di sfidare una malattia così seria come quella che doveva nascondere per poter almeno stare nel gioco, fare l’arbitro. Anemia mediterranea, la maledetta, e ci è venuta ancora in mente Pesaro che oggi è in lutto e sta malissimo per la sua giovane squadra di basket in fondo alla classifica. Erano i giorni della tavolata tricolore, gli anni dell’oro nel regno di Scavolini, quando Ario Costa dava tutto se stesso e bastava per la gioia di un popolo, mentre oggi deve stare attento al cuore in fibrillazione come presidente di un gruppo impoverito da mani pesanti. In quei giorni Elio Giuliani, l’ultimo dei mohicani fra i grandi addetti stampa, ci portò a conoscere il professor Guido Lucarelli, padre dello scrittore Carlo, entomologo di fama mondiale, un genio che aveva scoperto il basket e la strada per prender a calci questa maledetta anemia creando per la città e per tanti bambini del mondo al speranza dell’ospedale pesarese dove tutta la città, Scavolini in testa, dava una mano. Era il suo momento. Scudetti, Gloria. Poi l’invidia, il tormento, processi di cattiveria, l’addio a Pesaro, ma, per fortuna la nuova vita da lucchese itinerante, come primario al Policlinico di Tor Vergata. Attimi. Ricordi. Un momento per liberarsi la mente, lasciare l’emirato di Al Andalus, tristi come tutti quelli che si sono stretti in un abbraccio nel minuto di silenzio. I suoi colleghi. Italiani e stranieri. I giocatori, da Gallinari alla famiglia Cinciarini.

Una perdita e siamo felici di non avergli mai detto che il tre contro tre, un mondo dove lavorava con grande impegno, ha trovato un posto esagerato alle Olimpiadi. Ma forse hanno ragione loro. Piccolo sembra più bello. Poi, come ha detto saggiamente Tanjevic agli invidiati viandanti del Corrierone, Dallera-De Ponti, portati a bere un caffè nel borin davanti agli specchi storici della Trieste più bella, si gioca in fotocopia con meno schemi della pallamano, con tutto il rispetto per la pallamano si capisce, si fa baldoria se una squadra segna 90 punti in 24’ come Houston, si celebrano le triple doppie, si mandano fuori scena le comparse per mettere i riflettori solo sulla coppia che per trovare il canestro non ha bisogno di una squadra. Lascia qui il pallone, vai a berti il caffè. La difesa? Be’, se ne parlerà in spogliatoio, ammesso che sia rimasto qualcuno quando abbiamo finito di giocarcela fra noi.

Sono i giorni dove il profumo del mosto selvatico sembra mandare a fuoco un sistema che finge soltanto di essere preoccupato. Stati generali dello sport. Una ghigliottina al giorno per togliere la critica di torno, che critica poi. Abbiamo visto come stanno togliendo l’incanto dalla vita di Cecilia Zandalasini. Pur di vendere quello che hanno già venduto ne parlano come se lei non capisse che stanno esagerando. Troppe tartine, troppe carezze, troppi elogi. Apparizione in in Minenesota per un anello meritato come quello dei tanti nobili panchinari ai tempi delle grandissime edizioni di Varese, Milano, Bologna uno e due, Treviso. Basta mezzo chilo in più ed ecco cambiare tutto nella meccanica di un tiro che ora non sembra più così naturale. Nella stessa corsa. Chiedete a quelli dell’atletica ammesso che ci sia qualcuno in giro ad ascoltare come si sono persi campioni giovanili distrutti ai convivi, alle feste, sballando allenamenti per troppi viaggi. Lo hanno fatto anche con talenti della maschile. Dovevano vendere il fenomeno. Eccoci qui. Tre olimpiadi saltate. Modeste presenze continentali. Ora la femminile affidata a Crespi si trova nella trappola croata, speriamo soltanto in quella di una squadra che ha un grande centro e una super regista. Speriamo ce la faccia. Intanto ci ha messo la nuova faccia, quella barbuta del Savonarlola che su SKY ci parlava del basket cosmico e di tutti i nostri errori, dell’apocalisse per i peccatori: colpa di come aveva preparato la difesa. Forse. Ci sarà tempo. Speriamo. Lo dicevano anche quelli del calcio. Adesso si tirano pallonate in faccia.

Sempre come dice il Tanjevic, perché inseguire tanti stranieri se, per povertà economica, ci spetta, la quarta, quinta scelta nel mondo? Rivoluzione alla don Milani. Quella delle coscienze. Andando contro la legge? Interpretando la legge e se tutti sono d’accordo allora non ci sarà nessun ricorso, non avremo pentimenti per separazioni consensuali. Il calcio, con italiani veri in campo non vince da moltissimo tempo, come società restano i trofei alzati da Mourinho e Benitez con l’Inter. Giocatori italiani in campo? Uno, per rendere omaggio a Milito, il Materazzi ricordato dal presidente del Coni nella notte da Fazio su RAI1 mentre immaginava Tavecchio a Canossa. Siamo pieni di problemi con questa gioventù sdraiata come ha scritto Serra. Siamo abili a trovare scuse persino quando i ragazzi “si rilassano” e fanno porcate mostrando canne al vento. Un formichiere senza re e regine, senza qualità fisiche adatte allo sport moderno.

Aspettiamola questa rivoluzione. Se non ci fosse in giro il virus per notti bianche saremmo a Torino con Tanjevic e Sacchetti. Non mancheranno ascoltatori. Importante è che anche il settore tecnico del basket non diventi come la sinistra. Separarsi in casa vorrebbe dire mandare tutti i futuri talenti ad iscriversi ai club che prepareranno le nuove generazioni alle Olimpiadi del videogame. Chi tormenta Sacchetti e non capisce il ruolo fondamentale di Tanjevic sta benissimo nel campo dei maramaldi da lista nera, quelli dell’adesso vi spieghiamo noi come si porta un caffè mentre lo spettatore impreca. Non sarà mai il nostro. Speriamo che Petrucci difenda il territorio anche se avrà capito bene che la diligenza sport è sotto assedio.

Pagelle da sdraiati per colpa del virus e non della pigrizia ringraziando Eurosport per aver scelto una diretta senza impedimenti calcistici nel giorno in cui Milano ed Avellino hanno scavato nella miniera delle emozioni senza filtro. La rivoluzione dovrebbe essere questa. Dirette quando non ci sono ostacoli. Ma chi glielo spiega alla RAI? Chi perde più la ragione per andare da un caposervizio chiedendo spazio in ribattuta? Costi aggiuntivi? Pochi fortunati, ma sarà colpa del cartaceo in crisi che ormai viene considerato soltanto se può far vendere un prodotto che non è il giornale.

Nei voti non mettiamo i convocati di Torino. Fra i nuovi merita una citazione il Gaspardo che, però non ha salvato Esposito e Pistoia dalla quinta sconfitta consecutiva legandola sul fondo alla Pesaro molliccia e alle rinate Brindisi e Reggio Emilia che hanno messo nei guai Ramagli e la Virtus più della Cremona di Sacchetti.

10 Al SODINI arrivato sulla panchina di Cantù quando tutti scappavano. Ora i proprietari troppo avidi si domandano: se Crespi con la Siena fallita perse lo scudetto all’ultimo tiro, se questo viareggino con una squadra in pieno caos amministrativo è in zona play off non è che dobbiamo tagliare gli stipendi e affamare i nostri “campioni” ? No. Però affidarli a gente capace è già un passo avanti.

9 A DIANA e BRESCIA perché meglio di così non avrebbero potuto fare entrando nella grande mischia. Sono il meglio. Come squadra. Come gioco. Come scelte. Come dirigenti. Ora non smentiteci nella trasferta di Desio, nella speranza, per tutti, che ci sia una trasferta a Desio.

8 A Sandro DELL’AGNELLO, lo so, abbiamo un debole e poi il voto alto non gli porta fortuna, ma vedere Brindisi azzannare così bene la partita contro la Virtus ci convince che Sandrokan ha sempre avuto poca fortuna in una carriera vissuta cercando di dare animo a chi, magari, non vedeva lo stipendio.

7 Per PINO SACRIPANTI che ha trovato fortuna, due grandi alleati come Leunen e Filloy, per la 600esima panchina in serie A, vincendo in casa di chi non lo aveva mai considerato tanto neppure quando si affermava come allenatore della under 20.

6 A Brian SACCHETTI per come ha viaggiato nello spazio ingombrante di Romeo, sempre un passo indietro, ma sempre al suo fianco, rispettando chi, come a Sassari tenne lui e mandò via l’uomo del triplete. Ora sono arrivati insieme al vertice. Il padre allenatore di azzurra, Brian, si spera, esordiente contro la Romania. Se qualcuno gli dovesse dire “raccomandato” lui potrebbe mandarlo a ramengo e riderci sopra.

5 A FIBA ed ULEB che sono arrivate, finalmente, nel cortile dove ora si sfidano per vedere chi piscia più lontano. Siamo sicuri che Armani-Olympiakos di giovedì interesserà come Italia-Romania di venerdì? Forse, ma l’Eurolega è seconda alla NBA e le Nazionali quinte nel girone infernale deli viaggi. Certo sprecare il poco che resta in cassa è un errore.

4 Alla TORINO del Banchi che lascia nelle lenzuola troppo presto partite importanti e che aumenterebbero l’autostima. Due ventelli da recuperare in pochi giorni erano troppi. Infatti le hanno prese e ora cominceranno le polemiche.

3 A PASQUINI e SASSARI perché più ne parli male e più tornano a fare paura. Così dovevano risolvere una crisi logica per chi viaggia tanto e si allena così poco.

2 Al PIANIGIANI temporeggiatore che sta tornando in pista nell’eurolega, che trova sempre i corridoi per portare alla stazione vincente i suoi esterni turbo, da McCalebb a Siena al Jerrels di Valencia, ma questa Milano che deve sempre rimontare passivi importanti è un tormento che farà diventare ancora più bella la stagione del raccolto, ammesso che ci arrivino tutti sani e salvi a questo prevedibile raccolto, sicuro in Italia anche avendo perso 2 partite.

1 Al GIOCATORE ITALIANO inteso come milite ignoto. Li considerano vittime di stranieri mediocri. Magari è anche vero, ma se avrete la pazienza di andare a leggere le note degli allenatori che hanno italiani da serie A scoprirete che molti, anche in quintetto base, hanno sparato alla luna.

0 Ad Ariel FILLOY, il grande CHE del tricolore di Venezia, della discreta Nazionale dell’europeo, perché questa sua garra alla Parisse, azzurri non per caso, ci mette tutte le volte di fronte al quesito: di un giocatore guardi le cifre o l’anima? Be’ in questo caso, direbbero a Milano e, soprattutto ad Avellino, tutte e due, ma se le cifre variano, l’anima resta quella. Dalle giovanili alle Nazionali.

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2 commenti

  1. R

    Gran pezzo!

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  2. t

    detto anche il culo di Filloy 🙂

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