Genitori e figli, i tossici dello smartphone

La tecnologia è buona o cattiva? Forse il più classico dei titoli di tema dati alle scuole medie, in ogni epoca. La domanda rimane, anche se al Commodore 64 si sono sostituiti altri computer, anzi è ancora più importante che negli anni Ottanta perché oggi dalla tecnologia non si può scappare. Qualche fortunato la può snobbare, forse, ma di solito non gli conviene. Essendo appassionati del settore e lavorandoci siamo per natura portati a parlarne bene, ma è chiaro che la tecnologia è quasi sempre più avanti rispetto alle leggi, alle norme di vario tipo, al galateo e alle strategie di utilizzo delle gente comune, superate nel momento stesso in cui diventano di massa. Sms, WhatsApp e messenger vari sono strumenti incredibili per comunicare con gli altri ma nel contempo hanno dato vita ad una della armi di distruzione di massa più efficaci, quello che qualche studioso ha definito “La guida molle”. Tantissimi, noi per primi, guidiamo e messaggiamo contemporaneamente. Sappiamo che stiamo andando contro la legge, anche se lo facciamo solo quando il semaforo è rosso (molti sono abilissimi anche con il veicolo in marcia), e che mettiamo in pericolo diverse persone, tra cui noi stessi, eppure continuiamo.

Veniamo al cuore del nostro primo di tanti, speriamo, post su Indiscreto incentrati su tecnologia e dintorni. Al di là dei nostri comportamenti, siamo preoccupati di quanto i nostri figli stiano davanti allo smartphone e ne siano dipendenti. Una interessante ricerca di Common Sense Media, una organizzazione no profit dedicata ad aiutare i bambini a crescere in un mondo che cambia velocemente, fa un interessante quadro della situazione. Il primo spunto è che in realtà non c’è una reale differenza di comportamento tra giovani ed adulti. Il 59% dei genitori pensa che i figli siano dipendenti dai propri telefoni, figli che a loro volta pensano che il 50% dei propri genitori sia affetta dalla stessa malattia. Interessante notare come contemporaneamente solo il 28% dei giovani ed il 27% dei genitori si pensi dipendente. Procedendo nella lettura della ricerca si scopre come il 48% dei genitori ed il 72% dei figli sentano l’esigenza di rispondere immediatamente a messaggi o ad altre notifiche e di come il 69% dei genitori ed il 78% dei giovani controllino il proprio smartphone almeno una volta all’ora. Impressionante, a leggerlo, perché poi magari nemmeno ci rendiamo conto di quante volte cerchiamo nuove notifiche, come se il mondo dipendesse sempre dalla prossima. Sia i genitori (il 50%) sia i figli (33%) cercano di volta in volta di resistere e spendere meno tempo sul proprio telefono. Con scarsi risultati, evidentemente. E non c’è bisogno di essere grandi osservatori per vedere i tavoli dei ristoranti con più smartphone che piatti, come se fosse impossibile lasciarli nella tasca della giacca o nella borsa. Tornando alla guida, esempio personale ma non fatto a caso, si scopre che il 56% dei genitori, pur avendo i figli in macchina (!), controlla il proprio telefono mentre guida e contemporaneamente il 51% dei figli veda i propri genitori usare il telefono mentre stanno guidando.

Siccome non siamo passatisti, pur avendo una certa età, e crediamo nello sviluppo delle tecnologie, la domanda da porci è come avere con esse un ruolo non passivo ma intenzionale. Come sviluppare competenze per gestire la dipendenza ed un uso intelligente degli strumenti. Dalla ricerca è chiaro in ogni caso come il problema non siano i figli, ma i genitori da cui i figli traggono insegnamento. Sono i genitori che devono dare l’esempio e creare degli spazi di conversazione dove empaticamente confrontarsi e relazionarsi: questo dice la teoria, ma la realtà? Sono i genitori che devono prima di tutto avere la forza e la consapevolezza per non cadere in dipendenze che poi potranno solo essere imitate dai figli. In altre parole, i genitori o comunque gli adulti esaltano un presunto ‘mondo di una volta più a misura d’uomo e di bambino’, ma poi sono (siamo) i primi a comportarsi, nel 2017, in maniera pessima. Possiamo anche dire ‘Metti via quel telefono’, ma forse è meglio che prima lo mettiamo via noi.

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32 commenti

  1. M

    Io so solo che da quando sono usciti gli smartphone ho eliminato ogni forma
    di rancore verso i miei genitori, rivalutandoli oltre ogni mia immaginazione proprio perchè
    ne escono trionfatori da gemitori attuali smartphone muniti.
    Babbo e mamma scusatemi se ho dubitato di voi.

    In merito alla questione di cui sopra credo che sia molto più immediatamente problematico
    risolvere la questione del guidare utilizzando lo smartphone e quindi dare questo tipo d’esempio
    ai figli che non pontificare sui risvolti sociologici di un eventuale eccessivo utilizzo.

    Per me chi usa lo smartphone e messaggia durante la guida è un criminale al quale andrebbero amputate
    le palle. Questo per non cadere nella retorica italica dei criminali generalmente chiamati “furbetti”.
    Poi se la selezione naturale passasse solo da un danno nei confronti dell’utilizzatore non avrei niente in contrario. Purtroppo il danno lo subisce però anche chi non c’entra niente.
    Eh ma i danni dei ciclisti che non procedono in fila indiana…

    In merito al troppo utilizzo basta essere persone abbastanza intelligenti da capire quando è troppo.
    Ci sono un sacco di app che ti dicono con grafici e contrografici quanto utilizzarlo o se lo stai utilizzando
    troppo. Io sono passato dqa quadi 4 ore al giorno a 2 ore e sto decisamente meglio.

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  2. j

    Io non ho mai messaggiato mentre guidavo ma il cellulare all’orecchio si (e ci ho preso pure delle multe). Adesso metto il vivavoce ma è ancora troppo poco. Guariro.

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  3. r

    ciao, mi chiamo Ricca, è sono un tossico da tel…ehm, giocattolo per ricchi scemi
    (però quando guido lo uso quasi niente, anche grazie al salvifico bluetooth)

    ps: leggevo che in Olanda, se non erro, hanno messo i semafori integrati nel marciapiede per quelli che girano con gli occhi sempre sul telefono…potrei fare facilissima retorica, ma in realtà a me servirebbe…

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  4. G

    ‘Possiamo anche dire ‘Metti via quel telefono’, ma forse è meglio che prima lo mettiamo via noi.’ Sottoscrivo al mille per cento.
    La domanda è? Perché quando siamo a tavola con i familiari o altre persone continuiamo a guardare il telefono? Forse non siamo contenti delle persone con cui stiamo o di quel che stiamo facendo? Allora facciamo altro! Abbiamo bisogno del consenso di altri perché a tavola non ce lo dà nessuno? Non riesco a capire perché dovrebbe essere più interessante, tanto da doverlo controllare subito, quel che dice uno dei genitori (che conosco a malapena) sul gruppo della classe, rispetto a ciò che dicono mia moglie o mio figlio. No grazie, può aspettare.

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  5. j

    Io sinceramente mi rendo conto di aver bisogno di input senno mi scazzo. E lo smartphone mi da input (Indiscreto, Facebook, Internet) per non annoiarmi quando mi mancano. E ho 37 anni. Probabilmente un ragazzino di oggi ha bisogno di input ben superiori ai miei.

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  6. G

    Può essere. Io tra Facebook e una tappa del Giro d’Italia scelgo sempre la seconda.

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  7. j

    Pero se non c’è la tappa del Giro d’Italia?

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  8. G

    Un qualsiasi sport (curling e nuoto sincronizzato esclusi) può andare. In alternativa un libro o un film.

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  9. j

    Tu parli di qualcosa che puoi dire “mi prendo una-due ore” non una cosa da fruire immediatamente. A me lo smartphone serve a questo per dire a “ricaricarmi” di input nell’immediato.

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  10. l

    Se fosse così, ti renderai conto, non staresti rispondendo a jeremy.

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  11. G

    Come la benzedrina.

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  12. j

    Probabilmente ci sono studi scientifici che dimostrano come l’utilizzo di strumenti di input (libri, tv, riviste, internet, videogames) azionino determinate zone del cervello, oltre a creare una sorta di forma di dipendenza. C’è stato un periodo se ricordate in cui si parlava di gente che stava giorni interi davanti ai videogames (ci sono ancora ma adesso l’attenzione si è spostata sui social e su internet in generale). E prima ancora davanti alla TV. Ma i meccanismi mentali sono i medesimi.

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  13. G

    Leo, hai perfettamente ragione. Al mondo d’oggi anche la coerenza è un lusso.

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  14. l

    La coerenza è sempre la virtù dei fessi, mai dimenticarlo. 😉

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  15. m

    Meglio un buon libro. (cit.)

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  16. j

    Vallo a trovare un buon libro. Per me leggere fa sempre bene (e io non sono certo un grande lettore di libri) ma tra leggere “50 sfumature di minchia” e mettere like ai video di Calciatori Brutti non è che ci sia questa differenza culturale abissale neh

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  17. U

    Belisario
    Da ex utilizzatore dello smartphone alla guida non posso che sottlscrivere quello che dici.
    Meno male che Una Gobbina una volta mi ha cazziato facendomi sentire una merda,facendomi smettere

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  18. U

    “Io non ho mai messaggiato mentre guidavo”

    io invece ero un coglione e ogni tanto mi capitava
    meno male che non ho mai combinato nulla

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  19. U

    Ah..se avete dei figli , la regola dei 15 minuti massimo cercate di osservarla strettamente
    Ne va degli occhi dei vostri figli

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  20. Il discorso sulla guida dovrebbe essere scontato, ma non lo è. C’è ormai un meccanismo per cui ti senti in colpa se non rispondi a un messaggio entro poco, al di là dell’importanza del messaggio stesso. E al contrario, fai sentire in colpa chi non ti risponde in tempi brevi. Ancora più triste lo smanettamento (dello smartphone) di coppia al ristorante, almeno in questo tunnel non sono ancora entrato. Bisogna però distinguere fra la maleducazione di oggi e il rimpianto per le belle cene di famiglia di una volta, mai realmente esistite: mi ricordo grandi silenzi, o peggio ancora conversazioni light.

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  21. M

    Da quando ho iniziato a segnare i messaggi col pallino blu di “segna come messaggio non letto” è cambiato
    tutto il mio approccio a whatsapp. Ormai il 90% dei messaggi ricevono risposta in un momento successivo; risposta che essedno non occupato in quel momento magari è anche più esaustiva ed aperta al dialogo di una mordi e fuggi data subito.
    E per le cose importanti la buona e vecchia telefonata.

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  22. M

    Grande Gobbina! Così giovane e già così attenta e responsabile 🙂

    @all: io che sono sempre stato un ottimo lettore mi sono reso conto che col vecchio volume di
    utilizzo dei vari device stavo avendo dei problemi nel tenere alta l’attenzione quando leggevo qualche giornale o qualche libro. Ora la cosa è migliorata con la riduzione del tempo sull’Iphone ma siamo lontani dagli antichi fasti. Bò, continuo a pensare che siamo tutti un po’ cavie e che tutti questi input che subiamo
    ed ai quali rispondiamo prima o poi ci presenteranno il conto. Però è veramente difficile farne a meno.

    In Sardegna il mix tra smartphone + prevalenza di strade a due corsie (provinciali e comunali) + “c’è poco traffico quindi faccio il cazzo che voglio ” ha fatto registrare un’autentica mattanza negli ultmi due anni. Unica regione in Italia con aumento dei morti sulle strade…

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  23. 1) gli italiani sono i peggiori automobilisti al mondo
    2) gli italiani sono i peggiori genitori al mondo.
    3) la cosa che fa incazzare è l’obbligo di alcuni nel rispondere subito al cretino che ti manda la foto di un gattino o un paio di tette e poi magari in orario di lavoro non rispondono per ore (cazzo, hai il telefono aziendale per essere raggiunto in ogni momento!)
    4) i gruppi whatsapp dei genitori sono il livello più basso dell’aberrazione umana, la mia bella s’è incazzata una volta perché organizzando una cena misi un cartello all’ingresso con scritto “gli iscritti a gruppi WhatsApp di genitori sono pregati di depositare i dispositivi sulla consolle”.
    5) HO MESSO “PIÙ” AD UN POST DI BELISARIO!!!

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  24. M

    Direttore , a quali altri smanettamenti di coppia si riferiva se non a quello con lo smartphone? Eppure lo sa che noi uomini-indiscreti siamo al di sopra di quelle altre cose 😀😀😀😀

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  25. Ecco, sono già pentito….

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  26. l

    Io purtroppo ci casco spesso invece. Ci sono molti frangenti, passando molte ore al giorno in macchina, in cui sono tentato di dare un’occhiata qua e là, so che non dovrei ma pensi sempre che tu sei attento, che a te non capita, ecc ecc. È come quando andavamo col 50ino senza casco, ci siamo andati tutti per due tre anni almeno, e quasi tutti siam qua a raccontarlo. Uno con gli anni pensa di crescere, ma poi ogni età, e ogni periodo storico, ha i suoi errori, ma soprattutto ognuno di noi sbaglia in quelle cose di tutti i giorni in cui si ripete e sa che non deve sbagliare.

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  27. M

    Si dice che il beep di un messaggio dia una scarica di dopamina simile ad alcohol o droghe di vario genere. Vedere mio padre che non sa resistere ad un beep probabilmente non mi aiuta a crescere. Cosi come per altri vizi, perché è di questo che si tratta, bisogna sapere quale è il limite.

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  28. M

    Che ci crediate o no, una volta, distratto dalla guida, ho scritto qual è con l’apostrofo… No, per dire i rischi che si corrono…

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  29. c

    Facevo un’oretta di strada tra telefonate con auricolare o vivavoce (90%) e messaggi (10%) che, arrivato, facevo mente locale e non mi ricordavo niente della strada che avevo fatto. Un automa scollegato alla guida. Adesso, siccome sono in polemica andante, me ne sbatto del telefono, dei messaggi, delle chiamate, delle mail e li guardo quando mi gira il birlo… ah, e sto molto meglio. Mi sono accorto che tanto ho posticipato il nulla e niente di trascendentale. D’altronde, di gente indispensabile sono pieni i cimiteri.

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  30. E

    Nessun messaggio uozzàp/sms è direi per definizione urgente. Una vera urgenza presuppone una chiamata diretta, quindi io ho imparato (e non ci è voluto molto) a non guardare mai lo smartphone fino a quando non posso comodamente farlo a casa o in luogo tranquillo con del tempo a disposizione. Per dire, quando vado al lavoro ormai lascio spesso il cellulare a casa, se qualcuno deve chiamarmi con urgenza (cosa che non succede mai, e se succede è per disgrazie o cose del genere, lo dico purtroppo senza alcuna ironia) chiama la scuola e qualcuno mi cercherà in classe. Io però appartengo ad un’altra generazione e forse non faccio testo. Anche se, a vedere i genitori dei miei studenti, non vedo enormi differenze con i loro figli. Un padre era a colloquio con me e chiedendomi del figlio continuava a chattare con lo smartphone. L’ho mandato a cagare. Altri colleghi e colleghe rispondono a messaggi o a chiamate mentre fanno lezione o durante i lavori dei consigli di classe, e non credo che in altre professioni accadano cose radicalmente diverse…

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  31. E

    Eleonora, coppia di mia conoscenza: discussione infinita sullo spegnere il cellulare alla sera. Lei rifiuta.
    Motivazione di lui: tanto abbiamo il telefono fisso, quindi se c’è una telefonata urgente o di emergenza se trovano cellulare staccato nella notte famiglia o lavoro (che hanno il numero) possono chiamarci lì, viceversa cellulare spento significa “stiamo riposando, non rompete i coglioni…”
    Motivazione di lei: eh ma mia madre e le mie sorelle mi messaggiano sul cellulare…

    Eh ma stanno distruggendo la Famiglia….ma magari cazzo!!!….Spero approvino le adozioni anche per associazioni e partite iva, puttana la Juve….

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  32. E

    Infatti io me la prendo (si fa per dire, di fondo non me ne frega un tubo) non con i miei studenti nativi digitali, che non hanno visto un mondo diverso, ma con i loro genitori (e con le mie colleghe e i miei colleghi) che sembra non ricordino altre modalità di interazione sociale. Ho abbandonato il gruppo uozzàp del mio dipartimento all’ennesimo messaggio con il santo del giorno, la foto del cane, quella del figlio che suona la chitarra, le faccine, i saluti dalla montagna o dal mare. Io sul serio non riesco a spiegarmi questo mutamento radicale nei comportamenti da parte di quaranta-cinquantenni che sì e no sapevano accendere un computer e ora stanno sempre a smanettare sullo smartphone. Certo, io alle 20.50 di un lunedì qualsiasi sto su Indiscreto a risponderti, forse non sono migliore di loro…

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