Gli ignoranti degli anni Sessanta

L’enfasi mediatica su tablet, eBook, Amazon, in un circuito autoreferenziale in cui sembra che tutti siano interessati alla lettura e che il problema sia solo il ‘come’, fa perdere di vista un dato fondamentale che potremmo sintetizzare così: la gente non legge un cazzo. Il dato più pesante del ‘Rapporto sulla promozione della cultura in Italia’, effettuato su input (in italiano: soldi) del Dipartimento per l’informazione e l’editoria del Consiglio dei Ministri, è  infatti che prendendo in considerazione tutto il 2012 più di un italiano su due (esattamente il 54%) non ha preso in mano nemmeno un libro. Non un dato sorprendente: nella maggior parte delle case in cui entriamo (stiamo cercando casa e ne stiamo vedendo a decine) non troviamo nemmeno un libro di ricette. mentre l’home theatre troneggia come il monolite di Odissea nello spazio. Quelli del bicchiere mezzo pieno citerebbero invece  il 46% che invece almeno un libro l’ha letto e con buona pace dei passatisti siamo anche noi fra questi. Nella mitizzata Italia di una volta, quella senza mille canali televisivi e siti web a rovinare le menti dei nostri geniali ragazzi, a metà anni Sessanta (c’erano solo Rai Uno e Rai Due, con poche ore di programmazione, e la popolazione era già alfabetizzata: la riforma Gentile, con l’obbligo scolastico portato fino ai 14 anni, è del 1923) non più del 15% degli italiani leggeva almeno un libro l’anno. Leggere libri non è un obbligo e chi agita il libro, cartaceo o elettronico, come se fosse un feticcio non rende un gran servizio all’editoria ma solo alla propria autostima.

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Pubblicato da il 19 marzo 2013. Nelle categorie Articoli,Editori per caso,Libri,Svegliarino. Puoi seguire ogni risposta a questo articolo attraverso il RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o fare un trackback di questo contenuto

65 commenti per Gli ignoranti degli anni Sessanta

  1. spike

    20 marzo 2013 alle 14:16

    @leo

    e poi inception ha una delle più belle soundtrack. time di hans zimmer è un capolavoro.

    in genere nolan cura molto quest’aspetto, e fa bene. anche il cavaliere oscuro ha una colonna sonora da urlo.

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  2. leo

    20 marzo 2013 alle 14:27

    Spike (a proposito, grazie del chiarimento) di inception ricordo la divina edith piaf nei momenti di slow motion.

    Ps: sempre a proposito di inception ma scoperta in un’ottima annata. Marion cotillard attrice più bella del globo in questo momento?

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  3. Dane

    20 marzo 2013 alle 14:33

    Leo, assolutamente no, poi vabbè qui entriamo nel puro soggettivismo che in confronto il Barsport è una facoltà di matematica… :-D

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  4. Carlos Carlos

    20 marzo 2013 alle 14:39

    @Dane:

    1) infatti parlavo di Vacanze di Natale 83, Eccezzziunale…veramente, Yuppies e via Montenapoleone, di Boldi e De Sica ne ho visto forse uno e pure mentre facevo altro.
    Non dubito che i mezzi impiegati (tecnici e finanziari) siano risibili, ma questa è una costante del cinema italiano di tutte le epoche, dagli spaghetti western ripresi da Tarantino a pellicole come il Sorpasso (“Il finale del film, tragico e metaforico, vide il regista Risi, al quale si deve la perfezione di questo capolavoro, imporre ad ogni costo la scena che prevedeva la distruzione della mitica Lancia Aurelia-autentica icona del film- mentre Cecchi Gori, ovviamente, protendeva piuttosto per una soluzione che avesse comportato un costo minore per la produzione, risparmiando l’automobile.”) a successi commerciali insperati come il Ciclone.

    2) sfatato nel senso che il maestro si presenta poi in città per un remake. Ma l’uomo irresistibile sulla neve, nella maggior parte dei casi sfoggia un accento simile a quello di Thoeni nella reclame dell’Ovomaltina e una mise improbabile venendo così rispedito al mittente.

    3) se una mi dicesse che la lettura di varie sfumature di m***da le ha cambiato la vita verrebbe 1) ignorata per il resto dei suoi giorni 2) fatta rientrare nel club delle mentecatte

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  5. spike

    20 marzo 2013 alle 14:39

    @leo:

    ma hai capito chi ha subito l’innesto?

    ovviamente la parte del vero finale, quella sullo smettere di chiederesi cosa è reale e cosa no, non è mia ma del regista.

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  6. leo

    20 marzo 2013 alle 14:45

    Spike devo rivedere il finale.

    Dane ovvio che è soggettivo. Era per aggiungere altri cento commenti al post.

    Carlos io quei film non riesco proprio a guardarli, mi suscitano ribrezzo e non mi fanno mai ridere. Eppure soltanto qualche giorno fa ridevo a crepapelle ber boiate americane come una notte da leoni2 e libera uscita. Boh…

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  7. Carlos Carlos

    20 marzo 2013 alle 15:25

    @leo

    fanno ridere (e non tutti) fino ad un certo punto ma raccontano l’itaglia (rivoluto) di quei tempi con i suoi tic e le sue manie meglio di tanti altri (musica e libri compresi).

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  8. leo

    20 marzo 2013 alle 15:32

    Quindi andrebbero valutati come commedie brillanti? È che ritengo cala e company letteralmente insopportabili.

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  9. Dane

    20 marzo 2013 alle 15:38

    @Leo: infatti, quello intendevo… :-)

    @Carlos: 1) D’accordo sul “trasmettere lo spirito del tempo”, come dice il Direttore, dopodichè non diventa grande cinema comunque. Pure i Paninari rappresentavano un certo spirito del tempo, dopodichè non è che possiamo spacciarli per un movimento culturale come l’Illuminismo o il Futurismo! :-D
    Sui mezzi forse non ci siam capito: guarda che i mezzi (economici e non) delle vanzinate sono pazzeschi, davvero con quell’impianto Indiscreto produrrebbe film migliori… :-P
    2) Ah, in quel senso…..no, io citavo casi opposti, di cittadini che si spostano in certe località durante “la stagione”… ;-)
    3) Appunto… :-?

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  10. Carlos Carlos

    20 marzo 2013 alle 15:40

    @leo:
    non li valuto in alcun modo, dico solo che descrivono la società italiana meglio di altri.
    Insopportabili o meno è un giudizio soggettivo ma comunque rimangono personaggi. Sapessi quante persone nella vita reale erano così o li scimmiottavano

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  11. axel shut

    20 marzo 2013 alle 15:44

    c’è un modo semplice per distinguere cinepanettoni e commedia brillante (o all’italiana come la facevano una volta), la spiegava bene Tirabassi in Boris-Il film
    il cinepanettone si basa sul fatto che puttanieri, corruttori, evasori fiscali eccetera vengono presentati come personaggi positivi, come i veri eroi del film, ridiamo con loro (non di loro) e non li condanniamo più

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  12. Carlos Carlos

    20 marzo 2013 alle 15:50

    @Dane

    1) sui budget ho compreso (anche se Vacanze di Natale 83 non è costato molto, forse quelli dai 90 in poi), io facevo un raffronto con le commediole di Hollywood.
    I paninari (incrocio fra yuppies in erba e teppisti di buona famiglia) non erano certamente degli illuministi ma a noi è con quelli che è capitato di convivere…

    2) sì ma come tutti i divertissement da bovarismo funziona in un luogo ben delimitato.

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  13. Dane

    20 marzo 2013 alle 15:52

    Axel, un’ottima battuta, poi è ovvio che non sta tutto lì…..con quel metro anche alcuni film sulla mafia hanno personaggi che ti coinvolgono, dopodichè Scorsese o Coppola non facevano esattamente cinepanettoni! :-D

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  14. axel shut

    20 marzo 2013 alle 16:17

    @Dane: ovvio che questa distinzione qui ha valore solo se applicata a opere di genere comico
    una differenza simile c’è fra la satira che fa male al potere (e viene censurata, attaccata ecc.) e gli sfottò innocui stile Bagaglino
    io speriamo che mi sono spiegato bene :-D

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  15. Dane

    20 marzo 2013 alle 16:54

    Sì, in generale sì, dicevo solo che al di là delle battute ad effetto poi le distinzioni stanno anche in altro: un cinepanettone potrebbe anche non avere cialtroni e disonesti tra i protagonisti, così come ce li ha invece Amici Miei eccome… ;-)

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