Gli interisti che tifano Mourinho

15 Settembre 2021 di Indiscreto

Una delle domande che fin da ragazzini sentivano fare quando si parlava di calcio era “se l’Inter non vincesse il campionato chi preferiresti tra Milan e Juventus?”. Queste erano le chiare rivali storiche, ieri come oggi, e rispondere non è (e non era) mai facile perché si arrivava poi a trattare per scegliere una terza squadra. Oggi quella scelta ha però una variabile in più che non la rende così casuale. La variabile Mourinho.

L’impressione è che ci siano molti tifosi (la maggioranza?) legati in modo viscerale all’allenatore portoghese appena tornato in Italia per guidare la Roma, e questo non solo per le ragioni strettamente calcistiche dello storico Triplete, ma anche per motivi di comunicazione e quindi di ciò che Mourinho ha detto e non solo fatto nei suoi due anni da leggenda nerazzurra. A partire dal celebre esordio con “Non sono un pirla” per arrivare alla famigerata “prostituzione intellectuale” fino ai dibattiti dialettici con chi lo intervistava e alla carica che dava fuori e dentro il campo, in effetti già espressa anche con i giallorossi.

Poi le differenze sono evidenti. Mourinho ha 13 anni in più rispetto al 2008 quando arrivò per la prima volta in Italia, ha perso un po’ di fuoco, ama più unire che dividere (ponti e non muri), cerca più il rumore degli amici che quello dei nemici. Soprattutto non ha una squadra da corsa, anzi, anche se i media romani fanno la loro parte pompando il prodotto locale. È rimasto di un’intelligenza e di una furbizia mostruose, come dimostra la citazione della corsa di Mazzone. 

Le stagioni di Mourinho all’Inter hanno di fatto cambiato scenari che sembravano inviolabili e immutabili ed è anche per questo che la sensazione che cogliamo tra alcuni nerazzurri è che se l’Inter non dovesse rivincere quest’anno, il peraltro impossibile scudetto sulle maglie della Roma sarebbe non solo ben voluto ma anche auspicato. Ci sbagliamo?

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