Calcio

L’estate di Gascoigne

Indiscreto 02/01/2021

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Gascoigne è un film-documentario sulla vita, avete indovinato, di Paul Gascoigne. Uscito in Inghilterra nel 2015, da pochi giorni è visibile su Amazon Prime Video e noi ovviamente lo abbiamo visto, per il sincero affetto nei confronti di Gazza e di ciò che sarebbe potuto essere. Protagonisti del film di Jane Preston sono i racconti suoi, di un suo compagno storico come Gary Lineker, di un campione che da bambino lo ha idolatrato come Wayne Rooney e di un allenatore come José Mourinho, come tutti noi amante di una certa idea idealizzata di calcio inglese, che il Gascoigne privato lo ha conosciuto grazie ai racconti di Bobby Robson ma anche personalmente, con la nascita di un’amicizia imprevedibile.

Diciamo subito che Gascoigne, il film, non è all’altezza delle sue due autobiografie che abbiamo letto (ne esistono tre, oltre ad infiniti altri libri su di lui), forse perché nei libri c’è la mano del giornalista a caricare tutto mentre dal vivo un Gascoigne disfatto dall’abuso di alcol e cocaina (ed è proprio nei momenti di pulizia che si sembra messi peggio) si limita ad elencare fatti della sua vita, anche atroci, senza dar loro un filo conduttore se non quello cronologico. La ragione è semplice: Gazza non ha mai fatto Gascoigne: lui è Gascoigne, senza consapevolezza. Ma anche senza sovrastrutture intellettualistiche o finte battaglie contro il sistema, lui è il working class hero per eccellenza e non soltanto per il padre muratore e la madre operaia, requisiti comunque importanti.

Non ci aspettavamo grandi critiche a Gascoigne in questo film, ma alcune considerazioni di Lineker e Mourinho sono comunque puntuali e dure. Colpisce gli appassionati di statistica, quindi non noi, l’affetto con cui Gazza parla della Lazio, tre stagioni fra infortuni e convalescenza con nemmeno 50 partite in totale. Rarissimo caso di giocatore di talento che rischia la gamba anche nelle azioni più inutili delle partite più inutili, dal documentario e ancor più dai libri si capisce perché la gente lo ha idolatrato e perché nonostante le malefatte nel privato rimanga un personaggio commovente e puro.

Senza gli infortuni, da quello nella finale di FA Cup 1991, con la maglia del Tottenham, a quello in allenamento con la Lazio in un contrasto con Nesta, Gazza avrebbe alzato più trofei ma non sarebbe entrato nella testa dei suoi coetanei, come noi, ed ancora di più in quella dei giovanissimi. L’eroe perseguitato dalla sfortuna e da sé stesso è in qualche modo uno di noi, anche se con noi (ricordando l’Istrione di Aznavour) non ha niente in comune. Cosa sarebbe stato Gascoigne senza quella ammonizione di Torino contro la Germania Ovest? Forse non sarebbe stato Gascoigne. Un vecchio bambino indifeso, rimasto a quell’estate della vita non solo italiana e non solo sua.

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