Quali libri regalare a Natale

Quali libri regalare a Natale? Poche cose sono più difficili di regalare un libro, quando si legge poco e soprattutto legge poco chi il regalo lo deve ricevere. Ma anche a un livello più alto la scelta è dura, per una ragione molto semplice: chi legge ha già letto ciò che gli interessa, di solito. La soluzione migliore è quindi ragionare con la propria testa e considerare il libro come un messaggio che vogliamo lanciare al ricevente. Quali libri consigliamo, quindi, fra quelli che abbiamo letto nel 2019?

IL MONDO DI TOM BRADY – Il primo consiglio riguarda, senza ipocrisia o falsa modestia, un’opera da noi prodotta. Un capolavoro di Roberto Gotta in cui c’è ovviamente molto football, soprattutto di college (comunque non mancano quasi tutti i Super Bowl disputati dal quarterback dei Patriots), visto dal vivo, molta America vista da vicino e fuori dalle rotte più scontate, molte osservazioni acute sull’icona e sulla persona. Il successo non è la misura di tutto, ma che questo libro sia stato un successo strepitoso è una gioia.

BIANCO – Non abbiamo colpevolmente ancora recensito l’ultimo libro di Bret Easton Ellis, capolavoro di un autore che amiamo tantissimo e che non ha più nulla di dire: non a caso il filo conduttore è una specie di sua autobiografia. L’ideologia alla base dell’opera è però fortissima e meravigliosamente divisiva: una critica feroce del vittimismo, malattia senile di una civiltà che non accetta più critiche, battute, prese di posizione forti, per timore che qualcuno si possa offendere. La mitica Rete ha alla fine prodotto conformismo.

SEROTONINA – Il settimo romanzo di Houellebecq riguarda la deriva della classe media acculturata francese, travolta dalla globalizzazione ma soprattutto dal fatto che con le protezioni sociali di una volta i conti non tornano più: quanto sta accadendo adesso in Francia è perfettamente spiegato da un’autore forse più morbido rispetto al passato ma sempre lucidissimo. Per chi vuole capire i gilet gialli e prevedere fra quanto arriveranno da noi.

I FIGLI DEL DEBITO – Il saggio di Francesco Vecchi sull’ingiustizia generazionale creatasi in 10 anni, fra il 1982 e il 1992, con un debito pubblico e un sistema pensionistico che ha diviso l’Italia fra persone con diritti acquisiti (legalmente ma anche ingiustamente) ai danni dei più giovani e persone che navigano a vista, prese anche in giro con la storia del ‘patto fra generazioni’. Chi di noi ha stretto un patto per mandare in pensione la gente a 39 anni? Da regalare ad anziani che vi sono antipatici, per farli sentire un po’ ladri.

LIBRI DI SPORT – Nel 2019 ne abbiamo letti tanti, sicuramente troppi perché la materia è arida e solo uno sguardo originale la può nobilitare. Fra i libri recenti ci sono piaciuti Non era champagne, il libro sulla Juventus di Maifredi scritto magistralmente da Enzo D’Orsi (per capire la differenza sottilissima fra vittoria e sconfitta), Quanto dura un attimo, di Paolo Rossi e Federica Cappelletti (il solito ripasso sul Mondiale 1982, ma raccontato dal suo eroe e anche ben scritto), La partita – Il romanzo di Italia-Brasile, di Pietro Trellini (anche questo sul 1982, opera molto verticale, una buona idea anche se ovviamente sull’argomento tutto è già stato scritto), Lo sport e il confine del mondo, di Sergio Tavcar e Marco Ballestracci (discorsi a ruota libera sulla ex Jugoslavia, imperdibile per noi tavcariani anche se si tratta di ripasso), Sarri. Il rosso, l’azzurro, il bianconero, di Andrea Cocchi (presto la recensione, bellissime le parti pre Empoli), Nadal l’extraterrestre, di Vincenzo Martucci (una boccata d’aria in mezzo a tanti cattivi poeti federeriani).

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4 commenti

  1. al solito mi abbevero, forse anche acriticamente (ma devo anche dire che non ricordo pentimenti postumi), dei consigli del direttore.

    di quelli citati e di mio interesse segno il solo bret easton ellis – di cui colpevolmente non ho mai letto nulla – perché gli altri (gotta, hollebecq, tavcar e d’orsi) sono già sul comodino dei sempre troppi acquisti arretrati.

    per una volta cito con orgoglio una conoscenza personale: quella di marco ballestracci, coautore del volume di tavcar.

    in primis gran bella persona*, poi armonicista blues (citato per questo in un romanzo di carlotto, fra l’altro) e infine ottimo scrittore.

    davvero piacevolissime le sue serate, quasi sempre a tema ciclistico, in cui racconta storie su due ruote in stile-buffa, ma senza onanismi e mantenendo una rivendicata semplicità pane e salame.

    se nulla è cambiato, a fronte di queste tante attività svolte bene, per sbarcare il lunario è barista in quel di castelfranco veneto.

    (* giudizio condizionato dal fatto di aver assistito con i miei occhi ad una scena che, fosse capitata a me, mi avrebbe visto comportarmi ugualmente. non riconosciuto all’ingresso di un locale in cui si sarebbe esibito, per mera discrezione ha pagato il biglietto come tutti gli altri…)

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  2. I libri più belli che ho letto quest’anno e che regalerei sono, rigorosamente da leggere in lingua inglese:
    – The Road
    – No Country for old men
    – Midnight in Chernobyl: The Untold Story of the World’s Greatest Nuclear Disaster
    – Rise and Kill First: The Secret History of Israel’s Targeted Assassinations

    Magari quelli di McCarthy in italiano sono anche stati tradotti decentemente, ma secondo me i libri vanno letti nella lingua in cui sono stati scritti, soprattutto se scritti in inglese, che è troppo divertso dall’italiano

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  3. Cmq non ho letto l’ultimo di Bret Easton Ellis ( che anche io amo tantissimo ) perchè gli ultimi due che avevo letto ( Imperial bedrooms e Lunar Park ) facevano veramente cagare. Gli altri invece tutti molto belli, per me Meno di zero rimane il migliore.

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    1. Finito di leggere adesso.

      Che dire? Da lover di BEE non mi ha entusiasmato granché, per usare un eufemismo. Piú che bianco direi scialbo, pallido.
      La forma romanzo sará anche superata (come sostiene lo stesso autore), ma qui manca decisamente la freschezza dei suoi primi lavori.
      Ho trovato interessanti solo le parti strettamente autobiografiche, per il resto una noiosa tiritera contro il conformismo, il pensiero globale, il politically correct ecc.
      Forse ha ragione il direttore quando afferma che il nostro non ha piú niente da dire..

      Aridatece Patrick Bateman 😀

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