Moto, una passione da single

La moto è diventata una passione da single? «Singlitudine»: ovvero essere soli ma non isolati.: potrebbe essere definita così questa relativamente nuova corrente di pensiero che sta prendendo piede in maniera trasversale. Dove prevale un sano egoismo e la necessità di pensare prima a noi stessi, evitando coinvolgimenti difficili da gestire.

La necessità di essere più indipendenti che liberi (alcuni obblighi sono tassativi, in primis un lavoro gratificante anche se impegnativo) ha trovato un comune denominatore che ha livellato addirittura i due sessi. E la moto, anche un semplice scooter, può rappresentare un segnale di indipendenza e di auto-sufficienza.

A maggior ragione perchè il cosiddetto gentil sesso in questo caso viene ampiamente messo alla pari di quello in teoria meno gentile. Non esiste la moto femminile (mentre esistono il calcio femminile o la bicicletta da donna) perchè chiunque è in grado di fare scelte personali e personalizzate. Assumendosi direttamente le proprie responsabilità, con le necessarie gratificazioni.

La donna non accetta più di essere il passeggero. Scomodo da portare e da… interpretare. Già da tempo nel Nord Europa si è diffusa la coppia lui&lei che hanno due moto distinte. Ognuno, in viaggio o in vacanza, si porta il suo bagaglio. Ci si veste come meglio si crede e si decide di comune accordo tappe e itinerari.

Ma senza scomodare eventi eccezionali come i lunghi tour o raid, basti pensare che sempre più signore/ragazze (in molti casi la categoria è unificata per look e dinamismo, o anche perché non sappiamo più come chiamarle) si affidano alle due ruote quotidianamente. Un esempio di questo fenomeno che prende sempre più piede nelle grandi città è testimoniato dal fatto che il mercato dell’usato in Italia tira fin troppo. Tanto è vero che c’è scarsità di mezzi. Inoltre le promozioni sempre più concorrenziali di gran parte dei produttori italiani e stranieri invoglia e invita al grande passo che, solitamente, non è più avventato, non è mai a rischio. Le cosiddette crisi di rigetto sono sempre meno frequenti.

La scoperta o la ri-scoperta della moto hanno innescato un volano che, come detto, ha rivivacizzato il mercato dell’usato ma anche quello dei restauratori. Ormai esauritasi la moda delle cosidette «special» («accrocchi» spesso di gusto discutibile gravati dalla spada di Damocle di revisioni e verifiche penalizzanti), il desiderio di due ruote più godibili e meno esasperate ha rivalutato marchi e marche che erano state ridimensionate o addirittura eliminate da crisi e discutibili cambi di rotta.

Gli «specializzati» di Bmw, Harley, Laverda, Ducati e Moto Guzzi hanno rivalutato molti modelli che sembravano ormai decaduti. Raccogliendo grandi consensi proprio dalle «amazzoni» a due ruote che hanno gradito la rimessa in strada di modelli meno esasperati e costosi degli attuali pronipoti, spesso economicamente inaccessibili e poco fruibili per un uso quotidiano.

Tutte le crisi producono effetti più o meno negativi. Quando molti costruttori e produttori hanno dovuto o voluto cedere le loro griffe hanno dovuto fare i conto con l’inevitabile imbarbarimento della loro storia. Eppure l’evoluzione di questo fenomeno, dopo le prevedibile selezione naturale, ha evidenziato realtà positive come la Royal Enfield che ha coniugato abbastanza bene la praticità dei propulsori (di cilindrate modeste ma assolutamente apprezzabili) made in China con il fascino un po’ retrò e molto elementare di moto che si sono create una nicchia importante. Hyosung ha cercato di produrre moto che facessero il verso allo stile giapponese. Gli indiani della Lim sono riusciti a costruire, solo sulla carta, quella che poteva e doveva essere l’erede della Vespa. Una «Star» che non ha avuto grande successo soprattutto per le imperfezioni meccaniche del motore ma che secondo noi avrebbe tutti i diritti di brillare nuovamente dopo una cura rivitalizzante di tutto rispetto.

L’onda lunga della singlitudine ha avuto effetti (positivi) collaterali anche per quanto riguarda accessori e abbigliamento più o meno motociclistico. Al di là del fenomeno di andare a rovistare fra i cimeli di famiglia (giacche di pelle, stivali, guanti, borse…), la moda di settore non si è fatta attendere. Hanno avuto un considerevole e giustificato incremento bauletti e borse da viaggio dove la Givi continua a primeggiare da anni. Eh sì, la comodità non ha prezzo a maggior ragione quando le amazzoni decidono di andare in vacanza. Non possono rinunciare al loro guardaroba che, dividendo gli spazi da passeggero, sono sempre e comunque troppo miseri.      

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1 commento

  1. L

    o anche perché non sappiamo più come chiamarle…

    🤣🤣😉

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