House of Cards sesta stagione, la fine scritta dal #MeToo

Abbiamo letto poche critiche, positive o negative che fossero, alla sesta stagione di House of Cards e dopo aver finito di vederla abbiamo anche capito il perché. House of Cards non è più né bello né brutto, perché nel dopo Kevin Spacey-Frank Underwood è diventato niente. Ingiudicabile, senza voto. Un continuo gigioneggiare rivolgendosi al telespettatore e una raffica di trovate una più insulsa dell’altra, che se fossimo pagati dai produttori o da Sky Atlantic potremmo anche definire ‘finale shakespeariano’: otto puntate che avrebbero potuto tranquillamente essere due. Orfani di Spacey per le vicende delle presunte molestie, pare finite in niente anche se hanno creato un clima favorevole al #MeToo e alle accuse ben più concrete ad Harvey Weinstein, gli sceneggiatori hanno caricato il personaggio di Claire (la sempre divina Robin Wright, icona milfica) in maniera assurda, rendendo ridicoli anche i due spunti buoni, cioè la presidenza degli Stati Uniti semplice facciata per decisioni prese in realtà dai poteri forti incarnati dall’improbabile famiglia Shepherd, e le decisioni militari frutto soltanto di convenienza di politica interna.

Ritroviamo Claire presidente e Frank morto in circostanze misteriose, con l’inquietante ma credibile (il migliore di tutti) Doug Stamper di nuovo in circolazione e ancora leale all’Underwood morto. Frank era in affari con gli Shepherd (chiara citazione dei fratelli Koch), per leggi petrolifere di loro gradimento, e questi sono convinti di avere ereditato il controllo su Claire. Che però ha altre idee e continua a spiazzare tutti, portando i media e il popolo dalla sua parte con trovate demagogiche come l’esecutivo di sole donne e guerre in base ai sondaggi. Raccontandola così stiamo nobilitando questa sesta stagione, in realtà tutta registrata sul grottesco. Ma senza anima, con sciatteria, quasi che la produzione abbia voluto dire ‘Dobbiamo subire il moralismo del #MeToo? E allora il risultato è questa schifezza’.

Non sapremmo come definire Claire incinta del marito morto, al di là dell’aspetto tecnico della questione… Va ricordato che quando uscirono le accuse di Anthony Rapp a Spacey (riguardanti episodi di 31 anni prima…) la prima idea di Netflix e di Media Rights Capital, cioè quelli che ci mettono i soldi, fu di cancellare la sesta stagione. Ma dopo vari mal di pancia la decisione fu di riprendere, forse per dimostrare che la serie era più importante del suo protagonista. In realtà non è mai così e il prodotto finale lo ha dimostrato. Riscrivendo anche il concetto di ‘finale aperto’, visto che il finale non esiste. Aveva resistito nella quinta stagione all’addio del suo creatore, Beau Willimon, ma adesso ha chiuso per stanchezza.

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House of Cards sesta stagione, la fine scritta dal #MeToo, 6.3 out of 10 based on 6 ratings

9 commenti

  1. E

    Una sesta serie utile solo per gli sceneggiatori (faranno fattura elettronica anche loro?)
    Si fossero fermati alla quarta parleremmo di prodotto (quasi) perfetto

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    1. Direi che il filone Casa Bianca si è esaurito e non vale solo per House of Cards…

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      1. Chirurgico!

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  2. m

    per me poteva finire anche alla terza come avrebbe potuto anche homeland . Sarebbero state 2 serie perfette.

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  3. T

    il finale perfetto per una serie che tanto ho amato sarebbe stato quello dell’ultima puntata della seconda stagione: frank fresco potus, vittorioso e inquietante che ti guarda dritto negli occhi e batte le nocche della mano sulla scrivania della stanza ovale.

    le altre stagioni, per far “cassetta” che si sa che il ferro si batte quando è caldo, sono state comunque sempre godibili. ma l’ultima fatta così era meglio non farla. poichè il direttore era velocissimo nel commentare ogni stagione di house of cards e, dalla messa in onda dell’ultima sono trascorsi ormai quasi 3 mesi, ero convinto che non avesse avuto nè la voglia e nè lo stomaco per scrivere un amaro epitaffio. per me sono state irrimediabilmente rovinate anche le figure di claire e di doug. al finale grottesco e comico con claire che accoltella a morte con il tagliacarte doug, m’è scappata una risata e un sentitissimo “ma và a cagher!!!”.
    P.S. consigli per la visione: agli amanti del political thriller raccomando vivamente “pin gap”, gioiellino passato su netflix un paio di mesi fa.

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  4. T

    riprovo:
    ll finale perfetto per una serie che tanto ho amato sarebbe stato quello dell’ultima puntata della seconda stagione: frank fresco potus, vittorioso e inquietante che ti guarda dritto negli occhi e batte le nocche della mano sulla scrivania della stanza ovale.
    le altre stagioni, per far “cassetta” che si sa che il ferro si batte quando è caldo, sono state comunque sempre godibili. ma l’ultima fatta così era meglio non farla. poichè il direttore era velocissimo nel commentare ogni stagione di house of cards e, dalla messa in onda dell’ultima sono trascorsi ormai quasi 3 mesi, ero convinto che non avesse avuto nè la voglia e nè lo stomaco per scrivere un amaro epitaffio. per me sono state irrimediabilmente rovinate anche le figure di claire e di doug. al finale grottesco e comico con claire che accoltella a morte con il tagliacarte doug, m’è scappata una risata e un sentitissimo “ma và a cagher!!!”.
    P.S. consigli per la visione: agli amanti del political thriller raccomando vivamente “pin gap”, gioiellino passato su netflix un paio di mesi fa.

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  5. b

    Una porcheria, a dir poco.
    SPOILER SPOILER SPOILER
    L’ho vista fino alla fine nella sola vana speranza che Robin Wright sbattesse su un tavolo Diane Lane etc. etc.

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  6. P

    3 stagioni è sempre il numero perfetto… qui poi altro che jumping the sharks, hanno zompato interi branchi di balene megattere…. siamo a livello di Bobby Ewing che esce dalla doccia ed è tutto un sogno….meglio una miniserie col rammarico che qualche puntata in più ci poteva stare che questo brodo diluito malamente… nella mia personale classifica di serie allungate male questa le batte tutte (nettamente avanti a The Walking Dead, 24 e The Shield che già erano state smandrappate senza pudore)….. a proposito https://culturess.com/2017/11/18/shows-that-jumped-the-shark-the-walking-dead-greys-anatomy/

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  7. Mi son rifutato di continuare a vederla dopo la scena trash del cabineto tutto donne. E non certamente per misoginia.

    P.S. Kevin Spacey grandissimo come attore, ma una merda come uomo e non solo per le accuse di molestie. Il climax della sua ipocrisia e’ stato giocare la carta gay appena dopo le accuse. Manco la dignita’…

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