Malagò o Giorgetti?

Il CONI deve occuparsi soltanto di preparazione olimpica e di promozione dello sport, come da suo statuto e come avviene in quasi tutti i paesi civili per i comitati olimpici nazionali. Altro che diventare un ministero dello sport, come vagheggiava Malagò quando ancora l’alleanza fra Cinque Stelle e Lega sembrava improbabile. È questo il senso delle parole contenute nella legge di bilancio in via di approvazione e che ha scatenato tante reazioni. Prima di tutto quella del presidente del CONI stesso, un Malagò il cui “Con quattro righe è stato ucciso il CONI” ricorda vagamente un famoso “Mi hanno ucciso l’anima”. Poi di tanti atleti, Federica Pellegrini in testa (divisa fra l’appartenenza all’Aniene e quella ad una federazione che è la più anti-Malagò di tutte, oltre che la più vincente dello sport italiano considerando soltanto gli sport seri), con posizioni diverse ma in maggioranza a favore del vecchio CONI. E ovviamente dei politici, che gestendo 370 dei 410 milioni una volta gestiti dal CONI in sostanza decideranno al posto di Malagò in quale misura le varie federazioni saranno meritevoli di contributi.

Non c’è dubbio che l’anima di questa svolta governativa non siano stati né Di Maio né Salvini, presi dai rispettivi core business (reddito ai nullafacenti e respingimento degli africani), ma Giancarlo Giorgetti, che ha ricordato a Malagò che lo sport italiano di base non vive grazie al CONI ma al volontariato. E che quello di vertice, gestito in larga parte dal CONI, vince meno rispetto a quello di nazioni che spendono meno. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con delega allo Sport, fra le righe ma nemmeno troppo ha quindi voluto dire che il CONI così come è stato concepito negli ultimi decenni e soprattutto nell’era post Totocalcio altro non era (e non è) che un distributore di stipendi ai suoi ancora troppi dipendenti (anche dopo l’escamotage di qualche anno fa di imputare alle federazioni metà del personale siamo, fra CONI e CONI servizi, in zona 700…) e di collaborazioni a chi fa parte del giro e che quindi tanto vale che questa distribuzione venga fatta direttamente dallo Stato, cioè da chi materialmente elargisce i soldi. Che, ricordiamo noi, non arrivano però nemmeno a un terzo delle tasse pagate da tutto il sistema, con il calcio ovviamente in prima fila.

Insomma, non ci ci sono buoni e cattivi anche perché in ultima analisi i soldi sono i nostri e non di Malagò o Giorgetti. Fra l’altro ci sembrano entrambi in buona fede: difficile per il primo scardinare un sistema pseudo-ministeriale formatosi nei decenni, difficile per il secondo non rispettare il contratto di governo in una delle poche materie in cui è possibile farlo senza aumentare il debito pubblico. Il ‘Di qua o di là’ è quindi sia politico sia sportivo: per lo sport italiano in generale meglio che, a parità di cifre, i finanziamenti alle federazioni siano mediati dal CONI o che siano gestiti dallo Stato? Malagò o Giorgetti? Inutile inseguire modelli stranieri perché ce ne sono di vincenti e perdenti con entrambi gli assetti, stiamo parlando di Italia.

Malagò o Giorgetti?

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5 commenti

  1. Piuttosto che Malagò voto Pacciani.

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  2. Dispiace per Ylenia…ma insomma…Giorgetti tutta la vita

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  3. Votato giorgetti, se non altro perché malago’ e’ invotabile

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  4. Sondaggio su cui sono veramente combattutto e su cui dovrebbero essere combattuti tutti se solo si fermassero un attimo a ragionare. Ok, Malagò è il babau e come ha spiegato il Direttore fa ridere avere un costoso carrozzone che faccia le veci del Ministero dello Sport, tanto vale che ognuno faccia il suo. Già, ma chi è abituato a farlo?! Dovremmo chiudere tutto, il Coni (per mille motivi tra cui i più importanti per me non sono nemmeno stati detti…), le Federazioni (che avrebbero come primo punto programmatico la diffusione della propria disciplina ed invece si occupano di mantenere il potere a volte “suicidando” il proprio sport. Volete dei facili esempi?! Ne ho per tutti i gusti, salto il calcio perchè è troppo semplice, ma posso parlarvi di basket, rugby, etc. Chi ricorda il suicidio dello streetball?!), ma anche la politica (che non mi sembra l’ambiente esatto che possa riformare lo sport italiano…).
    Già, perchè siam buoni tutti a sparare su CONI e Malagò e non mancheranno certo gli argomenti, ma davvero pensate che le cose possano cambiare affidando tutto in mano a quella politica che apre le interpellanze parlamentari quando viene fatta fallire la squadra di serie C tifata dall’onorevole terrone e che non paga irpef e stipendi da 10 anni?! Sicuri che in questo modo verranno giustamente valorizzati quelli che vengono definiti sport minori (non dico quelli non seri indicati dal Direttore, solo quelli “minori”….) tipo la scherma che ancora viene definita uno sport di nicchia (anche se ogni medaglia ha più nazioni pretendenti di quante ne abbiano Mondiali e Champions League…)?!
    No, non sto difendendo CONI, Federazioni e in generale tutto il discorso della mediazione. Anzi, la mediazione dovrebbe servire ad altro (Malagò, unico suo alibi, ha cercato di farlo in alcuni ambiti, ad esempio richiamando le federazioni ai propri doveri ma va beh…), in questo senso vi racconto una storiella carina.

    Ad Italonia, paese immaginario partorito da una mente malata (la mia) anni fa una provincia (precisamente la Gnaria) decise di investire parte dei fondi pubblici e ricchezze che riceveva per le numerose discariche di cui la provincia era sede in un impianto per uno sport molto popolare in quella zona. A questi fondi si aggiunsero degli investitori privati e l’azione della federazione dello sport di riferimento con vari incroci tra investimenti, credito sportivo, etc. Non poteva mancare il CONI che, viste le difficoltà di quella particolare disicplina, decise di finanziare l’attività giovanile elargendo a quell’impianto una cifra pari a 4 milioni di marenghi (pregiata moneta locale di Italonia, che guarda caso al cambio attuale viene pagata 1 a 1 con l’euro…).
    A quel punto intervenne però la citata federazione, offrendosi di fare da tramite (???), che quindi intascò i soldi. No, non se li tenne per sè, vedete che siete malfidenti?! Ok che l’Italia è un paese serio e certe cose qui non succedono, ma non è che si può sempre sputare sugli altri paesi facendo gli snob! Va beh, dicevamo?….ah sì, la federazione decise di girarli alla gestione dell’impianto però (c’era un però, non è che le federazioni fanno da spallieri!…) a rate annuali (???). Va beh, ci sta, così si controlla nel frattempo l’attività giovanile e si evita che l’impianto se li mangi chissà come e chissà dove… Ma c’è un altro “però”, in quanto la rata annuale venne stabilita in 200mila marenghi. Ma quanti cazzo di anni ci vogliono a consegnare 4 milioni di marenghi?! Non è finita qui, perchè la federazione in cambio di questi soldi (in cambio per modo di dire, visto che si trattava soldi donati dal CONI e quindi di proprietà dell’impianto, lo ricordiamo…) pretese che l’impianto diventasse sede della nazionale (allenamenti, ritiri, etc.: traduzione: tutte le volte che le nazionali ne hanno bisogno possono disporre dell’impianto e tu gestore non fai attività, non vendi gli spazi, non affitti la struttura, ecc.). Va fatto notare che sul “mercato” una convenzione di questo tipo viene quotata sui 250mila marenghi (250mila euro in Italia e più in generale in UE).
    Anticipiamo la domanda per fare un po’ d’ordine mentale: perchè un impianto dovrebbe accettare di avere dei soldi suoi regalatigli da qualcuno in cambio di un servizio erogato a terzi che si frappongono come tramite?! E qui bisognerebbe fare un lungo discorso su cariche ed incarichi, ma è inutile in questo paese che ha conosciuto il conflitto d’interessi solo negli anni berlusconiani ed oggi pensa presumibilmente che il problema non sussista più.
    Arriviamo alla seconda domanda: perchè a quel punto la rata (già cialtrona di suo) non poteva essere di 250mila marenghi (quindi in linea col mercato) ma 200mila marenghi?! Qual è il rapporto tra 200mila, 250mila e 4 milioni di marenghi?! Questo lo potranno spiegare gli economisti del Muro, che di certo sanno giostrarsi coi conti bancari e relative dinamiche meglio del sottoscritto che già fatica e bestemmia con gli home banking (ma perchè non funzionano mai e sembrano progettati da sviluppatori che usano ancora il libretto al portatore?!).

    In tutto questo a dir poco folkloristico le dinamiche mediatico-legali scatenatesi in seguito (particolari a richiesta), precisiamo a beneficio del presepe generale che la federazione in questione ha qualche milioni di marenghi di rosso di bilancio (motivo per cui è stata tempo fa bacchetta pubblicamente dal Presidente del C.I.N.O., il Comitato Italoniano Nazionale Olimpico…) e che l’impianto al momento non se la passa per niente bene (anche qui particolari a richiesta…).

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    1. Meno Uno lavora per quella federazione di Italonia…

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