L’abito di Alessandro Proto

“È solo l’abito che fa il monaco. Il resto non conta un cazzo” è una delle frasi che più ci ha colpito di “Io sono l’impostore” di Andrea Sceresini e Alessandro Proto, il libro che narra le vicende di colui che per diversi anni ha tenuto sotto scacco una parte importante della stampa nazionale millantando affari immobiliari con star del jet set internazionale e scalate ad aziende di primo piano. Del resto la “mission” di Proto si basa su un semplice teorema: non conta chi sei, ma unicamente come appari.

La sua storia è quella del self-made man dalle umili origini che inizia vendendo enciclopedie porta a porta fino ad arrivare ad aprire un’agenzia immobiliare nel Canton Ticino grazie alla quale capita l’occasione che gli cambia la vita: emissari di George Clooney lo contattano per trovare un acquirente per la villa dell’attore a Laglio. Un fatto (questo vero sul serio) che Proto va subito a riferire alla stampa. Da qui parte la scintillante giostra del “Circo Proto” con i giornalisti a far la parte dei bambini ammaliati.

L’affarista cresciuto a Lambrate comprende subito il concetto che lo farà diventare famoso: la stampa non verifica le notizie. Il famoso fact-checking per smascherare le bufale esiste solo in teoria perché controllare i fatti è spesso una rogna, e la stampa, di rogne, non ne vuole avere e dei cliché di cui si nutre Proto ne sa fornire a iosa. Come? Mandando comunicati stampa. Tutti completamente inventati.

Altra lezione di Proto: anche le smentite, nel mondo del giornalismo, esistono soltanto in teoria. Ad esempio, le star di Hollywood non si prendono certo la briga di smentire una notizia uscita sui giornali italiani. Inoltre, più il nome di Proto esce sui giornali più esso acquista credibilità e se qualcuno vuol vedere dei documenti, basta tirare in ballo la tutela della privacy e nominare qualche grossa testata della concorrenza.

Lo stile di Sceresini è diretto ed incalzante e non mancano momenti di comicità (il libro è uno copione perfetto per un film in stile Vanzina) come quando Proto annuncia l’acquisizione del 2,84 per cento della società editrice del Corriere della Sera. Dietro di lui, sosteneva, c’era un gruppo di quattro magnati stranieri: il brasiliano Jorge Froemming di Porto Alegre, il newyorkese Paulius Broad e gli indiani Mushra Alrazmi e Kushal Pal Singh. La scelta dei nominativi dei suoi soci era andata così: due li aveva pescati da Google e due se li era inventati di sana pianta.

Oppure quando racconta le strategie dei “Proto boys”, il team di giovani incaricati di spennare coloro che volevan fare affari con l’astro nascente della finanza italiana: se dall’altra parte c’era un manager spavaldo veniva organizzato un incontro con una delle sue collaboratrici più giovani e sexy mentre il proprietario della fabbrichetta di provincia si sarebbe trovato di fronte a qualcuno in grado di pronunciare qualche frase nel suo dialetto.

L’ascesa di Proto subisce un brusco stop quando decide di candidarsi per le primarie del centrodestra, di lì a poco viene arrestato su ordine della Procura di Milano con l’accusa di truffa e aggiotaggio. Tutte accuse fondate, tanto che ad esse son seguite delle condanne, ma lo script della Procura di Milano che si mette in moto solo quando vengono toccati i fili della politica è uno script già visto e ci rende ancor più convinti che l’obbligatorietà dell’azione penale sia un principio che esiste solo sulla carta. Proto era Proto già prima della discesa in campo politico.

In ogni caso l’aspetto giudiziario toglie poco o nulla alla lezione di fondo del libro, esposta in maniera esemplare da Proto stesso: “Avevo la terza media ed ero solo come un cane. Eppure, con un computer e un telefonino sono riuscito a fare tutto ciò che ho fatto. Ora, al posto mio metteteci una multinazionale, oppure un governo, o una lobby… Nel vostro mondo ideale, dove l’informazione è al servizio del cittadino, la politica fa il suo mestiere e ciascuno vale esattamente ciò che vale, Alessandro Proto non avrebbe mai potuto sopravvivere. Il fatto, però, è che questo mondo esiste solamente nelle vostre fantasie”. 
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19 commenti

  1. Una pagina di consigli buy-hold-sell di un anno fa, letta oggi, rivaluterebbe persino gli scenari di calciomercato. Al netto della truffa Proto comunque simpatico e per certi versi (quando fa quello che ha capito tutto) Uomo Indiscreto, fuori dai salotti buoni che ti fanno spacciare la loro merda dal consulente finanziario della banca partecipata.

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  2. C

    Uno che ha dato una nuova definizione di cialtrone, grazie ad altri cialtroni.

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  3. t

    sei un cattocomunista che si aggrappa al nonno con la retributiva!

    di solito ti piacciono questi personaggi, mi sconvolgi

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  4. A

    In Proto c’è anche una vena anti-establishment da artista tra surrealismo e situazionismo.

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  5. C

    Hai dimenticato il ricuccismo.

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  6. Mi piace questo filone di Indiscreto sui cialtroni italiani, in USA ne hanno qualche decina e ne fanno film, qua ne abbiamo a centinaia.
    Si, un cialtrone, ma se alle sue sparate facciamo la tara del suo superomismo ci rendiamo conto che dice anche alcune tristi verità.
    Che purtroppo oggi sono considerate un modello da seguire…

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  7. e

    Non so per quale motivo, ma su LinkedIn spesso nella mia timeline appaiono i post di Proto.

    Spesso sono cazzatelle assurde, filosofia da business spicciola con qualche forzatura anche simpatica (la “Proto Baby Business School”).

    Ma non sono tanto queste cazzatelle a stupirmi, in fondo sono parte del personaggio Proto.

    A stupirmi sono i commenti (e spesso sono tanti) ai post di Proto. Professionisti, key account, responsabili, head of, specialists o “in cerca di nuove opportunità” che vogliono di trovare un senso, una ragione, un motivo per dire “si anche io penso che…”.

    Vorrei scrivere ad ognuno dei commentanti “ma lo sai chi cz ha scritto il post? chi è e che cosa ha fatto?”

    Per quanto una idea di Proto possa anche essere condivisibile (e, sia chiaro, nelle varie filosofie di Proto che ho letto non ce n’è stata una che condividessi…), come puoi metterti a commentare un post di Proto? Fossi un milanese imbruttuto, direi “MAPUOI”? Puoi non avere conoscenza di chi è l’autore e di cosa rappresenti?

    ps: a proposito di qualifica “head of”, ho sempre sognato di mettere nella firma della mia mail “head of dick”, così per ironia. Non me l’hanno mai permesso 🙂

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  8. C

    Ma perché non glielo scrivi? Secondo me un buon 90% veramente non sa chi è e cosa ha fatto. A me cmq i post di Proto non compaiono, magari segui poche pagine?

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  9. e

    in effetti non ne seguo tantissime…ma nemmeno pochissime… boh secondo me è il Destino che vuole dirmi qualcosa… magari potrei mandare un comunicato stampa ai maggiori media in cui annuncio la scalata ad Alibaba…

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  10. L

    Commento perfetto. Su Linkedin è un creatore pressoché perenne di discussioni, i miei interventi preferiti sono quelli che attaccano chi lo attacca sostenendo che la motivazione sia l’invidia (…); io dopo tre commenti “seri”, cioè fatti ipotizzando che gli interlocutori avessero un minimo di senso critico a cui fare appello, ho mollato e deciso di considerarlo come una sorta di reverse benchmark: chiunque commenti positivamente o condivida una qualunque delle sue stronzate quasi certamente non è in grado di produrre alcun contenuto di mio interesse.

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  11. S

    Luke, il problema, davvero, non è Alessandro Proto, e nemmeno chi lo segue su LinkedIn o altrove, e gli crede pure. Il problema è il giornalismo italiano in generale (sempre più autoreferenziale e superficiale), e certo giornalismo online in particolare. Alessandro Proto non è interamente una creatura di Alessandro Proto. L’Alessandro Proto che noi conosciamo era un’idea in nuce di un signore che ha creduto di poter utilizzare a proprio vantaggio una falla dell’informazione, che non solo ha avuto successo, ma che ha moltiplicato l’efficacia di tale idea per la propria superficialità e cialtroneria.
    Anzi, oserei dire “E'”, dal momento in cui, quando ormai la truffa sembra essere stata ampiemente svelata, ancora l’ANSA presenta Proto così:
    “Il finanziere Alessandro Proto, passato agli onori della cronaca per aver racimolato a suo tempo quasi il 3% di Rcs Mediagroup grazie ai capitali di alcuni investitori stranieri”*, e un nugolo di testate online, anche nazionali, riprendono pari pari la notizia, “copincollandola” con timidi maquillage lessicali.
    Il colmo poi è che se si fa notare che quanto pubblicato è frutto della fantasia di Proto, e si chiede conto del perchè nello scrivere certi articoli non si applicano le più basilari regole del giornalismo, si viene censurati e canzonati**.
    Ce lo meritiamo Alessandro Proto. Eccome se ce lo meritiamo.

    *http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2018/01/04/m5s-proto-indagato-ma-mi-candido_9b480493-3b5c-442b-b056-fcf58e465ba5.html
    **https://www.nextquotidiano.it/alessandro-proto-candidato-alle-parlamentarie-m5s/#comments

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  12. L

    Ciao Stefano, per quale ragione dovrebbe esistere solo un *vero problema*? Per quanto mi riguarda entrambi i problemi sono reali: ovviamente il giornalismo disabituato a verificare i fatti e le asserzioni, ma parallelamente e non collegato anche il KEY ACCOUNT MANAGER (oppure il controller senior, o il responsabile R&D, metti tu quello che preferisci tanto te ne trovo almeno uno) che condivide i suoi post deliranti a base di slogan poveri di contenuto ma ricchissimi di stronzaggine. Ecco, non è che se l’ANSA, o un giornale qualunque a rimorchio, casca nell’ennesimo comunicato stampa falso, chiunque abbia conseguito non dico una laurea, ma anche solo un diploma di scuola superiore, è esentato dallo sforzo minimo sufficiente a decostruire i post di un truffatore e regolarsi di conseguenza.

    Non so te, io proprio non credo di meritarmi Alessandro Proto.

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  13. S

    Ciao Luke, sono pienamente d’accordo a metà con te. Ritengo validissimo il tuo metodo di valutazione dell’interlocutore su LinkedIn, che è poi una metodologia valida in qualunque situazione, ma al netto dei roboanti (e più o meno aderenti alla realtà) titoli su LinkedIn, quante persone seguono Alessandro Proto su quella piattaforma? 16000? Quanti seguono realmente e commentano i suoi post? Una media di 50, 100 persone? Non abbastanza per farmi perdere del tutto la fiducia nell’umanità, ma nemmeno per ritenere un pericolo quello che Alessandro Proto pubblica su LinkedIn. Del resto i poveri di spirito si trovano ovunque, qualunque sia la loro professione, estrazione sociale o educazione scolastica. Probabilmente loro sarà il Regno dei Cieli (cioè potranno un giorno essere assunti nella prestigiosa Proto Linkedin Consulting Ltd, con altrettanto prestigiosa sede nella City).
    Il fatto che invece importanti testate giornalistiche si siano fatte buggerare da un signore che dalla sua camerretta mandava comunicati stampa a pioggia col pc e lo smartphone, beh, questo in qualche modo fa vacillare la mia fiducia nell’informazione di tv e giornali.
    Se poi questi comunicati stampa producono non solo la nascita del personaggio Proto, ma turbative del mercato azionario e truffe per migliaia di euro, l’entità del problema è decisamente differente.
    Quasi la stessa differenza di entità che possiamo intravedere tra la “fake new” del “September Dossier” del 2002 e quella della sorella di Laura Boldrini con il volto della protagonista di “Jessica Jones” (Krysten Ritter) che gestisce 340 cooperative per l’assistenza agli immigrati.
    Io un po’ Alessandro Proto me lo merito, e non posso negare un suo certo fascino, ma in realtà il mio era più uno sfogo di morettiana memoria.

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  14. L

    Perfetto Stefano, ora ho molto più chiaro il senso del tuo intervento e lo condivido quasi del tutto. Resto dell’idea che siano gravi entrambi i segnali, ma effettivamente su uno dei due abbiamo pochissimo controllo come individui.

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  15. m

    Non vorrei andare fuori tema, ma in tema di “social” un po’ cialtroni vorrei segnalare l’account twitter di Italo Cillo, “ricercatore e insegnante spirituale, padre di famiglia, autore, imprenditore creativo, blogger e libero pensatore”, che continua imperterrito a scrivere post (evidentemente preprogrammati) nonostante il personaggio sia morto da due anni….
    Lui è un serio candidato ad essere l’uomo indiscreto definitivo.

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  16. M

    Non so perchè ma questo tuo post mi ricorda un leggendario post di lercio: ” Direttore muore durante concerto: orchestra suona ininterrottamente da sei giorni la stessa nota “.

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  17. S

    Il suo tweet del 5 gennaio, meno di un’ora dalla tua segnalazione, non può essere una coincidenza:

    Italo Cillo‏
    @italocillo
    Segui @italocillo
    Altro
    A chi non apprezza la tua presenza…offri il dono della tua assenza.

    11:35 – 5 gen 2018

    Grazie per avermelo fatto conoscere.

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  18. S

    Bella e onesta recensione, allucinante come alla luce dei fatti chiaramente emersi e alle stesse ammissioni di Proto nel libro scritto con Sceresini e diverse interviste (da quella su Affaritaliani.it a quella su Radio24), molti giornali nazionali e addirittura l’Ansa continuino a pubblicare i comunicati stampa in cui vengono ancora date per reali le precedenti panzane (es. che aveva “racimolato a suo tempo quasi il 3% di Rcs Mediagroup grazie ai capitali di alcuni investitori stranieri”). Da ultimo in questi giorni ANSA da la notizia che Proto si candida alle parlamentarie del M5S, ripresentandolo come finanziere, che aveva racimolato quasi il 3% di Rcs, che manda note stampa da una prestigiosa sede londinese, che aveva fatto affari con Warren Buffet e altre celebrità. Tutti fatti che erano già stati liquidati da tempo come falsi (basta fare una ricerca su internet), eppure riproposti senza alcun fact checking. Perchè? Perchè fare un copincolla dall’ANSA e modificarlo un po’ rende semplice il lavoro del giornalista, perchè cmq una notizia che mette vicino Proto e M5S porta tanti click, e in fondo perchè probabilmente molti giornali e giornalisti si vergognano, e continuare a presentera Proto come uno spregiudicato finanziare alla Lupo di Wolf Street che ha manipolato tutti è meno vergognoso di presentarlo come un millantatore seriale che ha fatto fessi solo loro, inviando mail da un PC e da uno smartphone.
    Cosa è certo è che l’affaire Proto lascia intravedere un’aspetto del giornalismo italiano alquanto desolante.
    Chi è più pazzo, il pazzo o il pazzo che lo segue?
    Sperando di vederlo al cinema come promesso (e non diretto dai Vanzina), vi saluto: http://www.mymovies.it/film/2016/ilmanipolatore/

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  19. c

    Proto ha ben presente la sua mission (così mi allineo allo stile) e è un numero 1, poche palle! Non capisco come il Silvio non l’abbia ancora arruolato tra i suoi. Stando alle elezioni, si è inventato che ha parlato con Grillo, che gli hanno chiesto di candidarsi e ora andrà per vie legali. Tutto inverificato e inverificabile, ma tra 24 ore non si ricorderà più niente nessuno e lui si è fatto un altro giro di celebrità.
    Come dico sempre io: il modo più veloce per diventare famosi, è far finta di essere già famosi.

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