Dimmi chi era Recoba, storia di uno che non ha voluto

Nessuno come Alvaro Recoba rappresenta una certa epoca della storia interista: epoca incompiuta un po’ per colpe altrui ma in gran parte proprie, proprio come Recoba. Per questo la biografia del Chino, Dimmi chi era Recoba, scritta da Enzo Palladini per Edizioni in Contropiede, è di molto superiore alla consistenza del personaggio: un sinistro straordinario, ma una voglia così scarsa di allenarsi e in generale un’indolenza che stupivano gli stessi suoi compagni. La frase che meglio lo rappresenta l’ha detta Veron: “Poteva essere il più forte, ma non ha voluto”.

L’autore, che prima da inviato del Corriere dello Sport e poi da giornalista Mediaset ha seguito tutta la parabola del giocatore, non cede alla tentazione di inventarsi un genio maledetto: il Recoba fuori dal campo non aveva né ha alcunché di maledetto, anzi per certi aspetti (stava sempre in casa) era anche uno che faceva più vita d’atleta del Ronaldo o del Bobone della situazione. Pigrizia, per dirlo in una parola, pigrizia che lui era il primo ad ammettere. Il talento dell’uruguaiano sembrava fatto apposta per travolgere Massimo Moratti e così è stato, per il dispiacere sia degli allenatori che hanno creduto in lui sia di quelli che non ci hanno creduto (fra questi Gigi Simoni, il primo ad allenarlo all’Inter: c’era lui in panchina il giorno dei due gol al Brescia o di quello da metà campo all’Empoli). Soltanto Mancini, ma quando il Chino aveva ormai 31 anni, riuscì fra mille difficoltà a farlo mettere alla porta. Questo non toglie che nei suoi dieci anni italiani e ancor di più nel suo ottimo finale di carriera in patria Recoba abbia mostrato colpi incredibili, che probabilmente avrebbero trovato un palcoscenico più giusto in una realtà da media serie A.

Il racconto di ciò che ruota attorno al calciatore è davvero appassionante, anche per noi che l’entourage di Recoba l’abbiamo conosciuto di persona, ma più di tutto e tutti Palladini è capace di spiegare meccanismi del calciomercato che di solito vengono trascurati. Un mondo in cui quasi tutto è scambio di favori e amicizia (o inimicizia), dove non esiste il giusto e lo sbagliato ma solo il conveniente. La storia di Paco Casal, sintetizzata anche in una delle appendici del libro, è illuminante: padrone assoluto del calcio uruguaiano, non sempre porta i suoi assistiti a fare le migliori scelte sportive (nel caso di Recoba è stato così) ma sempre a massimizzare le entrate con l’aiuto di sponde giornalistiche e ovviamente dirigenziali. L’asse con Luciano Moggi era assolutamente granitico, anche se Casal aveva ed ha buoni rapporti con tante persone (fra queste Sandro Mazzola, per ricordare l’Inter in cui arrivò Recoba nell’estate 1997). Certo quando c’era bisogno di un finto interessamento l’ex direttore generale della Juventus era sempre pronto, avendo fra l’altro una scuderia di società satellite buone per tutti gli usi (far maturare un giovane, far sparire un bidone, eccetera).

Così fu nell’occasione del famoso rinnovo del 2001, che nel libro viene raccontato magistralmente. Moggi finse un interessamento della Juve per Recoba, proprio il tipo di giocatore che non avrebbe voluto nemmeno dipinto, e complice il contratto in scadenza Moratti letteralmente non ci dormì la notte arrivando a dare al Chino 15 miliardi di lire l’anno, che all’epoca fecero di Recoba il giocatore più pagato del mondo (era la stagione di Tardelli allenatore). La commissione per Casal? L’acquisto di Antonio Pacheco per 20 miliardi, prima di scoprire che non aveva la milza e che al di là delle discutibili doti tecniche aveva un’autonomia di 5 minuti. Come altri libri di Palladini, anche questo ha il merito di dribblare il tifoso becero (pro o contro l’Inter che sia, tanto in ogni caso non legge: diversamente i libri di calcio venderebbero decine di migliaia di copie) e di andare sui fatti. Non c’è bisogno di fare cattiva poesia o, peggio ancora, storytelling, per evidenziare quanto di romanticamente incompiuto c’era in Recoba. Del resto se fosse stato compiuto non sarebbe stato Recoba e tutti lo ricorderebbero attraverso statistiche, coppe, record. Tutte cose che durano meno delle emozioni.

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Dimmi chi era Recoba, storia di uno che non ha voluto, 9.3 out of 10 based on 7 ratings

34 commenti

  1. t

    ultime 3 righe da applausi. Concordo al 100%

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  2. j

    Quando ci leveremo dai coglioni Recoba sarà comunque troppo tanto. Nemmeno dei più grandi si fanno certe agiografie.

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  3. a

    evidentemente non hai letto il libro, ma probabilmente neanche l’articolo

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  4. j

    L’articolo l’ho letto ma il libro non lo leggero di certo. Per il resto, confermo quello che ho scritto: di sentir parlare di Recoba uno che come altri milioni di giocatori aveva talento ma non rendimento in tanti tantissimi interisti compresi ne abbiamo le palle piene. Solo che avendo vestito la maglia dell’Inter in un certo periodo sotto un certo presidente dobbiamo sorbirci agiografie ma anche semplice biografie ma anche semplici retrospettivi perchè c’è un determinato pubblico che compra l’ennesimo libro su Recoba. Non su Maradona o Ronaldo, su Recoba. Grazie per l’attenzione, ripassa quando vuoi.

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  5. t

    che roba squallida da scrivere sotto a una recensione così bella. per cosa poi? sottolineare quello che probabilmente dirà anche lo stesso libro ma in modo così triste e inutile da non meritare risposta alcuna. Recoba non era Maradona. grazie eh. evidente che fai parte di quei beceri di cui parla il direttore..saluti

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  6. j

    Ah beh se non si apprezza Recoba, il recobismo, l’ennesimo libro su Recoba, l’ennesimo articolo su Recoba, gli ennesimi aneddoti su Recoba si è beceri e squallidi. Grazie anche a te per l’attenzione, ripassa anche tu quando vuoi.

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  7. Lo leggerei volentieri non tanto per il personaggio ma per i retroscena accennati nell’articolo
    Dovrei trovare qualcuno che l’ha comprato e me lo presti…Paolo Morati, ci si becca da qualche parte a Milano?

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  8. f

    A me Recoba ha sempre dato grandissime emozioni… Tipo contro l’Helsinborg
    L’interista preferito da marcopress, nel libro bisognava scrivere pure questo: certi particolari spiegano più di 100 partite

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  9. U

    Si vero,il calcio non e solo vittorie,record e statistiche,ma soprattutto emozioni.
    Faccio semplicemente fatica a capire quali siano state queste emozioni che Recoba ha suscitato per meritare tuttio cio a distanza di anni
    La doppietta al brescia?la rimonta con la samp? Il gol all’empoli?
    Per una societa come l’Inter ,che da Ronaldo in giu ha avuto straordinari campioni,mi pare poca roba a livello di emozioni.
    Sono gli effetti collaterali del radicalchiccismo morattiano a mio parere

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  10. j

    “evidentemente non hai letto il libro, ma probabilmente neanche l’articolo” (cit)

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  11. f

    La rimonta alla Sampdoriaaaaaaa???? Come dimenticarla? Momenti di grandissimo calcio! Ci fecero perfino una videocassetta! Che impresa! Che momenti amisci di Indiscreto…. Quante emozioni!

    A volte mi vien da pensare che le perculate degli giuventini ce le meritiamo… E che ci siamo meritati pure Moggi…

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  12. m

    Non solo preferito, ma amato visceralmente, da appassionato di futbol. Nella Juve si sarebbe pure allenato.

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  13. U

    Come se il problema di recoba fosse il poco allenamento

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  14. r

    c’è un che del peggior severgninismo in questo continuo rimembrare Recoba…boh

    ps: non discuto il libro che sarà sicuramente godibilissimo (già solo la storiella di pacheco..)

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  15. l

    E meno male che quel tipo di giocatore e quel tipo di epopea è stata rappresentata da Recoba.

    Se ci fosse stato al posto suo un Cassano avremmo un libro al giorno 🙂

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  16. F

    15 miliardi 15? all’anno? per quanti anni?

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  17. m

    Posso dire che qui dentro Recoba ha avuto più articoli di Maradona?
    Ma anche basta….

    Quando partiremo con Zanetti?

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  18. j

    Becero e squallido. E interista.

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  19. U

    “evidentemente non hai letto il libro”

    Sto finendo la biografia di Speggiorin. Ho già acquistato quella di Roccotelli che inizierò non appena finisco il primo

    Per dicembre ho già prenotato quella di Pippo Marchioro

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  20. j

    Becero e squallido

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  21. m

    Evidentemente nessuno qui dentro ha la minima intenzione di leggere un libro su Recoba…
    Quello di Icardi era molto più intrigante.

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  22. j

    Almeno era il primo….

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  23. K

    “Quello di Icardi era molto più intrigante.”

    Beh, c’era sempre la speranza che contenesse le foto hard della Wandissima…

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  24. U

    ” La commissione per Casal? L’acquisto di Antonio Pacheco per 20 miliardi”

    Apperò

    Raiola is nothing direbbe il dogui

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  25. F

    gobbo quando compi gli anni che ti regalo il cofanetto con tutte le interviste dell’affettato giacomini

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  26. U

    Lo stesso giorno di Berti e Pistocchi
    🙂

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  27. F

    gobbo e pistocchi, i gemelli diversi

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  28. U

    “A volte mi vien da pensare che le perculate degli giuventini ce le meritiamo… E che ci siamo meritati pure Moggi…”
    E pure marcopress vi meritate

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  29. f

    Ma se Recoba si è meritato tutti questi libri, questi encomi, questi ricordi, io non dico Ronaldo, non dico Matthaus o Zenga e neppure Eto’o…. Ma Milito… Milito con quella sua meravigliosa faccia da Argentino triste… Milito che ci ha regalato emozioni VERE, quelle si davvero indimenticabili… Milito come e quante volte dovremmo ricordarlo… Bah…

    “Moggi finse un interessamento della Juve per Recoba, proprio il tipo di giocatore che non avrebbe voluto nemmeno dipinto, e complice il contratto in scadenza Moratti letteralmente non ci dormì la notte arrivando a dare al Chino 15 miliardi di lire l’anno, che all’epoca fecero di Recoba il giocatore più pagato del mondo”
    In queste 3 meravigliose righe del direttore sintetizzati 15 anni di Morattismo: autentica vergogna per la storia dell’Inter

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  30. j

    Come se alla Juve facessimo i libri su libri per le emozioni che ci ha regalato Galia. Galia che a differenza di Recoba un trofeo nella vita lo ha fatto vincere alla propria squadra. Manca solo un libro sul Recoba veneziano, il piu grande giocatore della storia a vestire la maglia del Venezia. Titolo “La laguna del Chino”.

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  31. c

    Ragazzi, il tema Recoba è il massimo tema nostalgico in stile morattiano-romantico degli Interisti radical chic si esaltano per il pressing casuale di Zamorano, le “tutte finali” della capitanessa, le sassate al traditore Ronaldo e che alimenta il mondo della letteratura (e dei portafogli) severgnignara. Un’ode dei falliti, come i radical chic che dall’attico in corso Monforte, vestiti con la dolcevita, sorseggiano Armagnac disquisendo di comunismo.
    Auspicio da Interista: lanciatevi dal 2° anello come lo scooter che fate un favore immenso alla causa interista. Grazie.

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  32. m

    A proposito del DVD di Inter-Sampdoria 3-2, tempo fa avevano raccolto le partite “memorabili” dell’Inter e tra di esse c’era il 2-0 a “Bayern” della UEFA 1988-99.
    Ma quale persona normale potrebbe considerare memorabile (al di la del gol di Berti se proprio uno volesse scavare nel torbido) una partita d cui sai benissimo che al ritorno perdi in casa 3-1 (con gol di testa da fuori area di Aughentaler) e vieni eliminato?

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  33. j

    Tutti quelli che si sono esaltati per anni con la retorica della sconfitta interista come qualcosa di positivo e quindi di vivere il proprio interismo attraverso le tranvate. Non so facciamo i video pure sul Malmoe (in assoluto il punto piu basso visto quello che valeva l’Inter in quegli anni), sul Lugano o sul rigore sbagliato al 90esimo con l’Helsinborg con l’idolo emozionale Recoba. Di quella sera ricordo nitidamente la bestemmia del mio vicino in Calabria che abitava a un salotto, una cucina e un bagno di distanza da dove stavo guardando la partita, tanto per capire il livello di decibel di quell’urlo di dolore, sicuramente emozionante, ma sempre dolore era….

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  34. m

    Per portare le cose nella giusta dimensione ricorderei che il rigore sbagliato da Recoba con l’Helsingborg avrebbe portato ai supplementari, quindi non c’era comunque la certezza di passare il turno.
    Di quel turno ricordo la coppia d’attacco all’andata (Pirlo-Robbie Keane…si Pirlo punta….) e il nulla cosmico al ritorno con in campo Hakan Sukur.

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