Baseball negli USA: molto più di uno sport

21 Agosto 2022 di Redazione

Uno sport che ha conquistato l’intero pianeta. Stiamo parlando del baseball, simbolo indiscusso degli Stati Uniti d’America. Nato nella seconda metà del XIX secolo, è approdato in altre nazioni dal secondo dopoguerra del Novecento. Ha riscosso un discreto successo persino in Italia, nota in tutto il mondo per essere la patria del calcio. Si tratta, indubbiamente, di un gioco affascinante, dalle mille sfaccettature. In allenamento come in gara, le attitudini individuali vengono messe al servizio della squadra per il raggiungimento di un fine comune, vale a dire la vittoria sul campo. Ma qual è l’importanza di questa attività oltreoceano e perché la cultura nordamericana ne è pregna? Nelle prossime righe andremo alla scoperta di una delle tradizioni più importanti del luogo, amata dalla stragrande maggioranza degli uomini, delle donne e dei bambini degli States.

Baseball negli Stati Uniti d’America, un po’ di storia

Come sappiamo, questa attività è nata negli USA, anche se alcune fonti del 1700 trovate nel Regno Unito parlano di un gioco chiamato “baseball”. Potrebbe derivare da altri sport come rounders, cricket e softball, anche questi fondati sulla mira nel lanciare e prendere una pallina. La codifica delle regole e la prima partita amatoriale risalgono rispettivamente al 1845 e al 1846, mentre per la formazione di squadre professioniste bisogna attendere il 1869. I pionieri in campo agonistico sono stati i Cincinnati Red Stockings, con 10 giocatori regolarmente stipendiati. Ben presto, il baseball trova consensi nell’intero paese, tanto da dare vita ad associazioni e leghe tutt’oggi operative. Tra queste ricordiamo la National League nata nel 1876 e l’American League, costituita nel 1901 e inizialmente indipendente dalla prima. Le formazioni dei due gruppi hanno giocato per due anni in competizioni separate. Dal 1903 è cominciata una cooperazione tra NL e AL, periodo in cui vennero disputate le prime World Series (le finali tra le migliori squadre dell’una e dell’altra lega). Tuttavia, la fusione delle leghe nella MLB (sigla che sta per Major League Baseball) è avvenuta ufficialmente solo nel 2000. Nel frattempo questo sport aveva trovato estimatrici anche nell’universo femminile e, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale (esattamente nel 1943) si era formata la prima squadra composta da sole donne.

Uno sport contro i pregiudizi razziali

Negli Stati Uniti d’America, la ‘pallabase’ è riuscita a unire proprio tutti, quando ancora i divari tra bianchi e neri sembravano incolmabili. Nel 1947, Jack Roosvelt Robinson (chiamato da tutti “Jackie”) diventa il primo giocatore professionista di colore. L’ingaggio partì dai Brooklyn Dodgers e, da lì, Jackie iniziò a battersi per i diritti della sua gente nelle attività sportive. In quegli anni accedere a livelli così alti era un grande traguardo: se pensiamo che i posti negli autobus erano ancora distinti per le due etnie (ovviamente a favore dei bianchi) si trattava di un bel passo in avanti.

Il baseball nell’immaginario collettivo degli americani

Questa attività è molto più di un semplice sport: fin dai suoi albori, è un elemento cardine nella cultura e nella tradizione statunitense. Da sempre ha soddisfatto la sete di punti di riferimento dell’americano tipo, nonché il suo forte desiderio di affrancarsi dal Vecchio Continente e di affondare le proprie radici nel Nuovo Mondo. Basta uno sguardo un po’ più attento, infatti, per comprendere che nella mente del cittadino medio degli States dell’Ottocento albergava il pensiero di sentirsi come figlio, nipote, bisnipote, etc… di Europei. Ma, ancora, non c’era un elemento in grado di riconoscerlo come Americano. Il gioco della pallabase (termine ormai caduto in disuso qui in Italia) si proponeva anche con questo intento: dare un contributo nella costruzione di un’identità collettiva, di un senso di appartenenza a una patria. Esattamente come era il bel canto da noi o il kilt in Scozia. A quanto possiamo vedere gli statunitensi sono riusciti nell’impresa, tanto da fare del baseball un vero e proprio culto, senza pari in altri Paesi. Per rendersi conto dell’atmosfera respirata durante una partita negli USA, in questa pagina avrete finalmente un’idea della grande differenza tra una competizione disputata lì e una in un’altra nazione.

Influenze della pallabase nella cultura di massa

Partecipare come spettatore a una partita è, per molti, un’esperienza entusiasmante, da vivere quando non si hanno altri impegni in programma per la stessa giornata. Ogni competizione, infatti, può durare anche oltre le 3 o 4 ore perché porta con sé azioni imprevedibili e colpi di scena, dal fischio d’inizio a quello finale. Ma c’è di più: lo sport più amato negli USA ha ispirato la realizzazione di film, di cartoni animati per ragazzi o di spot pubblicitari, oltre alla composizione di canzoni, annunci radiofonici e molto altro ancora. Basti pensare a motivi particolarmente orecchiabili come “Take me out to the ball game” di Albert Von Tilzer e cantata anche da Frank Sinatra. Oppure a pellicole del calibro di “The final season”, “L’idolo delle folle” o il divertente“Eddie e la gara di cucina”.

Partite da vedere dal vivo senza fretta

Se noi italiani siamo abituati a porre un limite alle tempistiche delle competizioni, non è così per gli statunitensi, almeno in fatto di baseball. Come già anticipato, una gara può durare diverse ore, in base alle condizioni meteo, alle performance dei giocatori e ad altri parametri non monitorabili. D’altro canto, la pallabase American Style prevede, durante i campionati, un’attività molto intesa: la MLB prevede ben 162 partite per squadra in una stagione, indispensabili per testare il livello di preparazione atletica delle squadre. Le differenze tra i vari team, infatti, sono minime, anche quelle tra il primo e l’ultimo classificato. Solo un elevato numero di prestazioni può fare luce su chi realmente merita la vittoria e quale sia la lega più forte per l’anno in corso. In definitiva: il baseball coinvolge proprio tutti, grandi e piccini, ricchi e poveri. Senza discriminazioni.

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