Quelli che fanno odiare Bielsa

Probabilmente l’Italia è l’unico paese in cui riescono a rendere antipatico un allenatore rispettato in tutto il mondo come Marcelo Bielsa, uno che anche quando i risultati non sono arrivati ha sempre lasciato un segno. Adesso ad ogni successo del Leeds, ad ogni prestazione e risultato positivi abbiamo come una sorta di strizza. Il motivo? Sappiamo quello che arriverà da lì a breve, fra televisione, giornali e siti. Sì, arrivano loro, ovvero gli storyteller e gli scrittori mancati (o meglio: i libri li scrivono, ma nessuno li compra) che riescono a farti odiare il calcio, quelli che riescono sempre e comunque a trasmetterti una terribile sensazione, quel misto fra prurito e disagio, con quella loro risatina sprezzante.

Sono quelli che il timido direttore di Indiscreto non può attaccare e ancor meno prendere per i fondelli perché il mondo è piccolo e in fin dei conti ha una famiglia ed è nato democristiano, anche se durante la Prima Repubblica votava repubblicano e socialista. D’altronde gli unici complimenti che i suddetti personaggi ricevono arrivano da chi un giorno spera di trovare un ingaggio, una collaborazione, un invito ad una trasmissione, un qualcosa. Tradotto, si mentono fra di loro, ma è gente che vive di questo e non prova alcun disagio, anzi, pensano sia tutto vero e meritato.

Bielsa è fatto a modo suo, lo si sa da vent’anni, niente di nuovo, è sempre lo stesso: chi segue il calcio non lo ha scoperto certo per merito di Rodrigo e Bamford. Eppure i mancati scrittori, i giornalisti che non hanno mai avuto una notizia, e che probabilmente disprezzano le notizie stesse, spuntano come i funghi dopo la pioggia appena il buon Marcelo dice “a”. Sono quelli che detestano il giornalismo fatto di scoop e di esclusive, di commenti scomodi, di critiche. Troppo cheap, troppo da sempliciotti cercare notizie, esporsi, sbatterle sui giornali. Naaaaaah. È roba da manovalanza. Loro abitano in un mondo parallelo, leggono (o meglio, dicono di leggere: chi può contraddirli?) poesie di autori cileni e romanzi argentini.

Loro filosofeggiano. Sono, poeti, teatranti, menestrelli. Per loro il calcio è dramma, è sofferenza, masturbazione intellettuale. Non ridete. Qualche anno fa ci fu una pittoresca trasmissione su Sky, una delle tante che la pay-tv a cui siamo abbonati (per le partite) spaccia per ‘approfondimento’. Una tristezza e una pesantezza uniche. Insomma, c’era uno di questi pipparoli cupi (sono tutti cupi) che stava leggendo in una stanza semi buia. Sullo sfondo, anzi in fondo, un musicante con il capello e lo sguardo verso il basso suonava la chitarra. E già ti cascavano i maroni. Pareva una parodia, purtroppo era tutto vero.

Avevamo i sudori freddi solo all’idea di una trasmissione del genere. Cercavamo di immaginare come avessero convinto la direzione, probabilmente insistendo oltre lo stalking, finché i capi si sono arresi per la disperazione. Perché funziona così. I masturbatori hanno tempo e hanno anche quel modo snervante di continuare a proporsi, tanto notizie non ne cercano. Si, avete capito: sono come la goccia cinese. Non portano nulla di nuovo rispetto a quello che sa un qualsiasi amante del calcio. Però non portano nemmeno grane: nessun club telefonerà mai al direttore per contestare una trasmissione su Puskas o Garrincha.

Dicono nulla però in maniera teatrale, amano sfoggiare una ricchezza di linguaggio che andrebbe bene in un circolo letterario dove si incontrano fra di loro. Guardi e vien da ridere, pensando alle poche decine di disgraziati che stanno seguendo una messa del genere. Tanto i soldi li porta la pubblicità, che loro detestano, oppure arrivano dagli abbonamenti, ovvero persone che vogliono solo guardare le partite (che loro detestano) e al massimo il dopo partita (che gli fa venire l’orticaria). Persone paganti che quando un allenatore ha fatto una cazzata non vogliono sentir dire che ha fatto una ‘locura’.

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45 commenti

  1. ammetto che nel 2011 avevo grandi speranze nel vedere Bielsa sulla panchina dell’inter
    poi per carità, magari sarebbe stato triturato da un ambiente tossico (cit)
    ma una fase di “rebuilding” post-triplete con Bielsa sarebbe stata interessante

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    1. Tanto peggio di Stramaccioni non poteva fare

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  2. Io dico solo che gli storyteller di sto cazzo mi stanno facendo odiare il calcio argentino. A ME!

    Devo aggiungere altro?!…

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    1. Ma poi sono sempre di più, per dio. Hai quasi la sensazione che sia la loro massima aspirazione nella vita. Sono patetici e ridicoli

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    2. questo ti farà tornare ad amarlo

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      1. Ecco, qua proprio c’era da sparargli…

        “Come si fa a non amare il calcio argentino?!…”

        Eh certo, perché uno si innamora del calcio argentino per i soprannomi tipo El Frakkkittto!…

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  3. Storyteller del calcio pesissimi e inascoltabili. E infatti non li ascolto. Dovrebbe farlo anche Dominique, cosi si evita una montagna di livore come quella messa dentro questo pesissimo articolo.

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    1. Non li ho mai guardati. Ti capita di vedere il promo mentre guardi SkySport 24 o simili. Livore? Quale livore, fanno ridere i polli, sono personaggi “da Crozza”. Cupi, tetri e che si prendono sul serio parlando di Belodedic

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  4. a me invece sta passando la voglia di leggere ogni articolo che inizia con “l’Italia è l’unico paese che” o giù di lì…

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    1. Già.

      Avete presente “30 for 30” su ESPN?

      In quel caso si può parlare di storytelling ben fatto e piacevole.

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    2. Beh in quale altro paese esistono mentecatti del genere? Cialtroni che non hanno mai opinioni ma che vogliono fare i giornalisti-scrittori? In quale altro paese si chiude un occhio come qui e non si dice loro ma vai a fanculo tu e le tue idiozie? Solo qui sono tutti maestri

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  5. Ma questo articolo in fondo non è un cane che si morde la coda? Spesso si odia negli altri quello che si riconosce di sé.

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    1. Ora non esageriamo. Era solo una presa per i fondelli. Questi figuri pittoreschi sono delle caricature

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  6. Dai, facciamo nomi e cognomi: Buffa non l’hanno ancora abbattuto? Spaccherei la tv ogni volta che compare con le sue boiate inverificate ed inverificabili.

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    1. Buffa è convinto che sia Dio. È insopportabile, parla di calcio come se fosse l’olocausto. Però va detto che è stato furbo, si è inventato un ruolo e un mestiere. Il problema è che ormai a Sky tutti vogliono fare trasmissioni del genere. Porrà, Tavelli e cento altri

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      1. Porrà però fa storytelling su Sky e Tele+ da ben prima l’affermazione mainstream (fuori dal basket) di Buffa.
        Controluce, Lo Sciagurato Egidio, etc, tutte trasmissioni che Porrà conduceva con lo stesso modus operandi da inizio anni 2000.

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  7. Geppetto e Marco, due rasoiate. Partita chiusa.

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  8. ma i giornalisti italiani che idolatrano Bielsa sono gli stessi che ridevano e si davano di gomito quando Lotito lo perculava senza contraddittorio in diretta tv?

    “Ahò, sto stronzo voleva delle sagome per le barriera da a’ggermania… ma io j’ho detto: Ma perché, che c’hanno di diverso da quelle di Ladispoli?”

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  9. Mi fate sentire così ordinario e prevedibile solo perchè mi piace Buffa.

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    1. diciamo che c’è stata una lenta china: quando andava a notte fonda e raccontava “L’NBA dei nostri padri” era al top.
      Col calcio ha cominciato a svaccare, ma fino a “Storie mondiali” era ancora ascoltabile (anche se sentendo altre interviste davvero conosce solo quegli aneddoti raccontati, dato che li ripete sempre e sempre allo stesso modo… guardatevi “Gol a grappoli 2015” e sentirete davvero una versione accorciata di quei 10 episodi).

      Da lì in avanti sempre peggio, capisco la fama e il bisogno di diventare nazional-popolare, ma mamma mia…

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      1. “diciamo che c’è stata una lenta china: quando andava a notte fonda e raccontava “L’NBA dei nostri padri” era al top.”

        Domanda: non è che era al top perchè molti di noi non conoscevano quello di cui stava parlando? Per dire già su Chamberlain, uno di cui non dico si conosca vita, morte e miracoli ma abbastanza della sua vita, risultava essere un Buffa minore; se poi vieni a fare il guru su argomenti di cui un appassionato medio di calcio ne sa come te rischi di venir spernacchiato.
        Detto questo tutta la vita d’accordo con Dandy, il problema non è Buffa, sono gli epigoni.

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        1. Esatto! Stessa mia impressione! Quando parlava di basket lo ascoltavo incantato, quando parlava di calcio argentino o di graffiti newyorkesi mi veniva sempre il dubbio “ma non è che anche quando mi ammaliava in realtà mi stava propinando una serie di cazzate ed io non me ne accorgevo?!”
          Chissà quanti “Di Stefano passò dal River al Real…” (cit.) sul basket mi ha rifilato…
          Questo limitatamente allo storytelling, poi magari in telecronaca era efficacissimo (non sono in grado di giudicare).

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  10. “Mi fate sentire così ordinario e prevedibile solo perchè mi piace Buffa.”
    Ma no, se ti piace un gigante semplicemente vivi meglio degli odiatori di professione.

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  11. Joe Kennedy ambasciatore iuessei a Berlino (sic) mette sull’avviso FDR a proposito della pericolosità del caporaletto austriaco (come no). Immagino che anche questo sia un magistrale saggio di storytelling.

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  12. penso che quasi tutti qui dentro ammirassero il Buffa delle telecronache degli anni Zero, anche o nonostante certi vezzi tipo “Sempronio è uno dei 3 migliori tiratori dall’arco dei 5 metri e 87 con un piede sollevato e strizzando l’occhio sinistro ma solo con un numero di maglia dispari” e tutto sommato ci piaciucchiò anche in quei pochi mesi in cui commentò il calcio alla domenica, era sicuramente una voce fuori dal coro e con tutt’altro passo rispetto al salotto ingessato di Sky, dove però pure lì esagerò subito con una sbrodolata di 5 minuti sul soprannome di Maxi “El Frasquito” Moralez o quando fece a Luis Enrique una domanda in spagnolo (come se fosse l’unico in studio a sapere una lingua straniera)
    da lì in poi è diventato soprattutto un marchio, come Saviano che va in tv a fare il Saviano e a malapena ti ricordi cosa ha detto, lanciando appunto la moda dello storytelling che più che sui media tradizionali ha attecchito soprattutto sul web, col proliferare di siti come UltimoUomo che se la tirano solo perché usano aggettivi di 4 sillabe per raccontare (male) un’azione di calcio o la pletora di articoli sui vari Trinche Carlovich che ah, se avessero voluto non avremmo mai sentito parlare di Maradona e Pelè

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    1. No, no, la domanda a Luis Enrique non la fece in spagnolo ma in castellano.
      In ogni caso, come spesso capita, il vero problema sono gli epigoni.
      Come accadde con Sacchi…

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      1. quella domanda fatta a luis enrique in effetti fu una “sboronata” un po’ inutile e fastidiosa diciamo (del tipo “ora vi faccio vedere che ce l’ho piu’ lungo)
        però però però… in quello studio ti guardavi attorno e vedevi… Caressa…la D’Amico…Marocchi… ora con tutto il rispetto, ma ben vegano quelle sboronate se l’alternativa sono quelli là…

        poi ecco, Buffa me lo ricordo anche a Milan Channel, ove faceva analisi interessanti (magari non condivisibili, ma erano analisi ragionate, con un criterio, sapeva quello di cui stava parlando…)

        a me Buffa piace – ammetto che ho un po’ visto di mal occhio la sua pubblicità per una famosa casa automobilistica ma… – ma va preso nel modo giusto; Buffa non è il Prescelto ma “solo” un ottimo giornalista con pregi, difetti, vezzi e virtù (oddio, magari avessi io i suoi difetti eh 🙂 )

        detto questo, andrebbe fatto un disclaimer a tutti i giornalisti/pubblicisti/amanti della scrittura: “non fare il Buffa se non sei Buffa, perchè già è difficile fare Buffa quando sei Buffa”.

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        1. tempo dopo lo stesso Buffa disse:

          “Quella trasmissione non è il mio genere e il contesto è molto poco adatto: io non amo il calcio per niente, il gioco lo amo da morire ma il modo in cui viene commentato in trasmissione a me non piace. Figurati, dopo che hai a che fare col mondo americano, dover arrivare in quel contesto è impraticabile. Io ho ricevuto una serie di telefonate di politica… Cioè c’è gente che mi ha telefonato dicendo: «Allora ora ti do la mappatura politica di Sky, questo è in quota questo…». Io l’ho interrotto e ho detto: «Io voglio parlare dei tiri di LeBron, lei di cos’è che mi vuole parlare esattamente?». E i giorni successivi addirittura un sms anonimo: «Calcio = voti, attento a quel che dici». Eeh?? No no, grazie… Io il martedì decido che per me è finita lì, il giovedì vado da Guadagnini, mio direttore dell’epoca, dicendogli: «Guarda, per me finisce qua»”

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          1. faccio mea culpa
            ma io alla storia di quel SMS non ci crederò mai
            sbaglierò io eh

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        2. Carbayon, disamina perfetta! 👍

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  13. Buffa, dipende. Ad esempio la trasmissione su Scirea mi piacque perché rispetto alle sue cose più recenti si era messo più a disposizione della storia.
    Per il resto se l’argomento mi interessa lo guardo ma spesso mi viene in mente la frase che Risi rivolse a Nanni Moretti commentando un suo film “levati di mezzo e facci vedere il film”.
    Il Vajont di Paolini ha fatto danni inenarrabili facendo credere che bastasse avere una storia da raccontare per essere dei bravi narratori

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  14. Il problema attuale di Buffa è che lui vuole essere al centro dell’attenzione, sia che parli delle lasagne sia che descriva la cappella sistina. No grazie.

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  15. Ma nello storytelling irritante ed inascoltabile si può inserire quello su Recoba?

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    1. volendo essere cattivi si può dire che Recoba è un Trinche Carlovich che abbiamo visto settimana dopo settimana quindi su di lui lo storytelling non può funzionare con noi, mentre invece fra le nuove generazioni che lo vivranno solo tramite Youtube chissà

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  17. a parte la battuta che se mi metti in uno studio con Ruiu, Lodetti e Pellegatti faccio bella figura anch’io, il video è un perfetto esempio di cosa funzionava e non funzionava in Buffa che commenta il calcio
    una capacità di analisi molto sviluppata (ma tipo che avrei voluto vedere le facce degli altri mentre parlava) che però si perde in minuzie tattiche del tipo “quando la palla sale Ibrahimovic si allarga e l’esterno lo segue e l’interno taglia di 2,5 metri verso l’area aspettando il rimorchio del metodista con 3,7 secondi di transizione…”, funzionerà nel basket che si gioca in 5, di solito uno contro uno e in uno spazio limitato, nel calcio le situazioni possibili sono esponenzialmente di più, per quello le analisi statistiche di stampo appunto americano falliscono nel capire e spiegare un gioco a bassissimo punteggio
    poi si può andare a vedere il merito delle singole affermazioni, davvero quel Milan era così legato al ritmo del Gattuso del 2011? che se non sbaglio giocava con Van Bommel e spesso uno fra Flamini e Ambrosini (col maestro Pirlo spesso in panchina), non esattamente il Gattuso al peperoncino che reggeva 4 numeri 10 da solo
    per non parlare di ovvietà buttate lì come se fossero scoperte scientifiche, tipo gli attaccanti giocano meglio quando hanno spazio intorno e non un nugolo di avversari, ma va? non ci era arrivato nessuno finora (e giustamente uno lo pungolava “sì ma come convinci l’avversario ad attaccarti e scoprirsi quando tu sei il Milan e loro una neopromossa?”, nel calcio mica ci sono i 24 secondi dove devi attaccare per forza, se uno si accontenta di parcheggiare il bus in area e puntare allo 0-0 hai voglia ad aspettare gli spazi)

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    1. “È una difesa che soffre gli attaccanti veloci…”

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  18. Io vorrei capire come il calcio porti voti, cioe’ l’imprenditore milanista/salviniano decide di votare pd perche’ Buffa deride il progetto Boban/Maldini?

    No davvero fatemi capire

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    1. Anni fa si diceva che una vittoria (scudetto/champions) del milan facesse ballare un 5% di voti per Forza Italia…

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      1. e in questo che c’entrano le analisi di Buffa?

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  19. Buffa/Tranquillo erano ottimi telecronisti che svettavano sulle sciabolate morbide, i trrrripla di Franchino Lauro, le nenie dei Martellini che commentavano le partite in tv come quelle alla radio con la verve di un film di Bellocchio.

    Insomma, gente competente che aveva un ritmo televisivo. Poi sono deragliati completamente.

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  20. Peró il Buffa calciofilo é palesemente “riciclato” in un ambiente non suo.

    Molto meglio il Buffa baskettaro. Piú autentico.

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  21. Le analisi ci stanno, e sono spesso condivisibili, il problema è lo strafare con le infiorettature cabarettistiche, specie quando sono accompagnate, ma sopratutto contraddette, da una retorica solenne che meriterebbe un sottofondo musicale più da madrigale che da banjo strimpellato. Infiorettature anche divertenti, però trovo decisamente preferibili quelle ruspanti da bar o da taverna, meglio ancora con un rutto etilico a fare da colonna sonora.

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  22. Insomma, il football theatre ci sta, ma in modalità light, tipo Appello del martedì, uno dei più grandi capolavori televisivi ogni epoca.

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  23. Voi state continuando un discorso pro e contro Buffa, che è convinto di essere due gradini sopra dio. È una caricatura, soprattutto quando lo inquadrano tetro e cupo, sempre. Ma io non parlavo di lui, che resta un megalomane pittoresco, bensì dei cento altri che vogliono fare i fenomeni a tutti i costi. Buffa avrà un pubblico di 1000 persone, gli altri saranno seguiti da 20

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