Che fantastica vita, l’America di Johnny Dorelli

“I giornali americani scrissero articoli sul ‘fenomenale boy italiano’. Avevo tredici anni ed ero diventato una piccola star, così piccola che dovevo salire su una sedia per arrivare al microfono”. È questo uno degli aneddoti che Johnny Dorelli, al secolo Giorgio Domenico Guidi, racconta nella sua autobiografia Che fantastica vita, redatta in collaborazione con Pier Luigi Vercesi e pubblicata in questi giorni da Mondadori.

Di fatto la storia artistica del cantante, attore, presentatore (insomma, showman) italiano parte proprio dagli Stati Uniti, dove da bambino con la famiglia, da Meda, si trasferì al seguito del padre Aurelio, prima di lui cantante con il nome d’arte di Nino d’Aurelio, vincitore di un concorso con scrittura da parte di un manager italo-americano.

Una storia, quella di Dorelli, che viaggia su più binari e che potrebbe essere argomento di un romanzo – tra gli incontri incredibili quello con il boss Lucky Luciano – partendo dai saliscendi tra la grande New York e la piccola Meda, tra il successo americano e la ripartenza in Italia dove ancora regnava la povertà del dopoguerra.

E poi i difetti di pronuncia da correggere e Le prime esibizioni con la gavetta nell’avanspettacolo, il grande successo canoro a partire da Nel blu dipinto di blu con Modugno e, poi, quello radiofonico e televisivo, inclusi il personaggio di Dorellik e le esperienze in RAI e, successivamente, in Mediaset (noi eravamo appassionati di Premiatissima) poi lasciata dopo aver rifiutato le trasmissioni del mattino.

Per arrivare al teatro, con il celebre Aggiungi un posto a tavola, e ad alcuni film e sceneggiati televisivi di cui Cuore, diretto da Luigi Comencini, fu uno dei più acclamati. Fino ai capitoli sulle donne della sua vita, Lauretta Masiero, Catherine Spaak e Gloria Guida.

Nelle pagine Dorelli, che si definisce timido, impacciato e timoroso (“le mie doti migliori… Se ho combinato qualcosa nella vita, se qualche donna mi ha amato, lo devo alla mia timidezza. Sembra un controsenso ma non lo è”), analizza i diversi dettagli ed episodi, così come gli incontri, esponendo le sue opinioni sul mondo in cui ha a lungo lavorato.

Tra queste, quella relativa alla qualità nella televisione, di cui riportiamo alcuni passaggi: “Sull’audience campa troppa gente che non ha nulla a che vedere con attori e comici di valore. Per inseguire l’audience si è cominciato a far interagire il pubblico al telefono, con giochini e cruciverba. Così tutto è cambiato in peggio […], tutto deve essere più scadente, ripetitivo. Negli anni Sessanta e Settanta c’era più attenzione, ironia, eleganza, si studiava ogni battuta, ogni inquadratura. A partire dagli anni Ottanta i numeri hanno preso il sopravvento, anche nella TV di Stato, e non era giustificato […]. La televisione è diventata diseducativa. Erano le prove generali per ciò che sarebbe successo venti, trent’anni dopo: oggi gli artisti valgono per quanti like sanno mettere insieme, e i like non hanno quasi mai nulla a che fare con la qualità”.

Dunque molto duro e netto rispetto ai tempi che stiamo vivendo, Johnny Dorelli (cognome che nasce dalla storpiatura del nome d’arte di suo padre da parte degli americani) è in definitiva uno di quegli artisti versatili che hanno fatto certamente la differenza nello spettacolo italiano – e che hanno traversato la nostra memoria – giocando su più versanti, dotato di un’immagine lontana dalle regole odierne (vedi le considerazioni di cui sopra) e con il coraggio di aver mantenuto un proprio stile, pur avendo comunque “convissuto con due Dorelli, anzi, un Guidi e un Dorelli. Quello dei due che ama l’essenziale con gli anni ha avuto il sopravvento.”

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9 commenti

  1. Letto.

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  2. Dorelli bravo ed eclettico, forse non simpaticissimo… il meglio lo ha dato come crooner e in televisione, mentre il 90% del cinema che ha fatto era spazzatura… un po’ una lagna questa sulla qualità della tivù di una volta, come può testimoniare chi la tivù di una volta la guardava…. era un po’ diversa dal very best di Techetecheté… Catherine Spaak e Gloria Guida valgono comunque dieci vite.

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    1. esatto, ha raggiunto il top a livello femmine, quindi tanto di cappello!

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    2. Quella sulla tv sarà una lagna ma ha ragione: la tv è scesa di qualità quando ha rinunciato a costringere la pancia del paese ad elevarsi per andargli incontro facendosi ingolosire dall’audience (ed oggi dai like).
      Condivido invece che il meglio l’abbia dato da crooner (il suo album di standard di qualche anno fa ne rappresenta il testamento musicale) e in tv ma era bravo anche come attore solo che non è stato sfruttato a dovere al cinema (leggermente meglio a teatro). Paradossalmente il suo placido sarcasmo poteva fargli da impalcatura per un personaggio vincente (un po’ come la finta ingenuità per Pozzetto) eppure è venuto fuori più in certe sit-com colognesi di fine carriera che non nei vari filmacci a cui ha partecipato.

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    3. Concordo sul discorso “TV di una volta”, se io penso che da piccolo attendevo con ansia di guardare Giochi senza Frontiere…il fatto è che il discorso ormai non ha proprio più senso di esistere, visto che sotto i 35 anni non esiste più nessuno che guardi la tv.

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  3. Titolo del libro sensatissimo, se si pensa che si accompagna a Gloria Guida da un trentennio. Beato lui.

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  4. Un grandissimo, uno dei pochi rimasti

    Ora a 83 anni fa un’autobiografia stupendo (c’è chi la fa a 20….che tristezza)……..sono un suo piccolo fan, piccolo perchè lo vedevo che ero bambino, quanto mi piaceva.
    Simpatico, elegante, educato, distinto e soprattutto bravo, proprio il mese scorso mi sono rivisto Dorellik……che bello, quanta spensieratezza c’era in quei film, quanta voglia di essere felici e di trasmettere questa voglia….altri tempi…altra TV….sicuramente migliore dello schifo che c’è oggi…
    Allora c’era solo 1 canale, poi 2 a dimostrazione che la quantità non significa assolutamente qualità, ma questo è un altro discorso.

    Grande Johnny

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    1. Simpatico sullo schermo, eh?! 😛

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  5. Del Dorelli attore mi è piaciuto Il Mostro, con Sidney Rome, dove interpreta il Barigozzi, giornalista cinico e arrivista.

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