La rivincita di Uber

Uber è tornato a mettere paura ai taxi tradizionali, proprio in un momento in cui in Italia la mobilità è quasi azzerata causa coronavirus. La Corte Costituzionale, abbiamo letto sul blog di tecnologia Fra Me e Tech, ha infatti dichiarato incostituzionale il decreto legge 135 del 2018 che nella sostanza considerava fuorilegge Uber e in generale tutti gli NCC, imponendo l’obbligo di rientro alla rimessa più vicina dopo ogni corsa.

Questo decreto è stato considerato illegittimo dalla Corte con parole chiare: “Chi svolge il servizio di noleggio conconducente (NCC) non può essere obbligato a rientrare in rimessa prima di cominciare ogni prestazione”. La motivazione non è soltanto l’aggravio organizzativo e finanziario, costringendo ad assurdi viaggi a vuoto, ma la sproporzione della misura rispetto al suo obbiettivo, che sarebbe quello di riservare i taxi all’utenza indifferenziata e gli NCC in generale a quella specifica.

Due anni fa l’argomento sembrava modernissimo, adesso sembra quasi fuori dal tempo visto che amici tassisti ci dicono di lavorare al 10% rispetto ad un mese fa, nonostante in teoria le limitazioni da coronavirus possano giocare a loro favore (mai visto fermare un taxi per un controllo). E anche nel futuro la picconata ai movimenti per lavoro o turismo, senza contare la vita notturna azzerata (anche con il ‘liberi tutti’ non prevediamo milioni di persone con la mascherina che vadano a bersi una birra), non soltanto a Milano, rende grigie le previsioni per il lavoro di taxi, NCC per così dire tradizionali e per la stessa Uber.

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