Kobe Doin’ Work, etica e Lakers

La morte di Kobe Bryant è ancora nella testa di tutti gli appassionati di pallacanestro e anche di chi ha orecchiato che si trattasse di ‘un personaggio importante’ e quindi indossa maglie Lakers 8 o 24 quando fino al giorno prima si interessava soltanto della garra di Vecino o delle coperture preventive di Rugani. Per tutti loro, anzi noi (con il cuore), appuntamento questa sera al Mexico per Kobe Doin’ Work.

Il Mexico è uno degli ultimi veri cinema di Milano, con un pubblico che segue la sua programmazione a prescindere dal titolo, mentre Kobe Doin’ Work è un documentario di una decina di anni fa girato da Spike Lee e incentrato su una giornata tipo di Kobe Bryant. Diciamo subito che non si tratta di un capolavoro, nonostante l’abbondanza di mezzi (30 telecamere), ma riesce a raccontare bene l’ossessività di Kobe e la sua influenza sui compagni, che poi al di là del mito sono quelle di tutti i campioni.

La serata, con inizio alle 21.30, sarà presentata da Dan Peterson e dall’ex assessore Massimiliano Finazzer Flory, con la presenza di Christian Burns e Keifer Sykes. E consigliamo comunque la visione del film a chi se lo fosse perso, perché comunque l’ambientazione (stagione 2007-2008, quella con la sconfitta nella Finals contro i Celtics, ma propedeutica a due anelli in quelle successive) è interessante, Kobe recita senza fatica nei panni di se stesso e il mondo Lakers è comunque la NBA come l’abbiamo sempre sognata.

Da Jabbar (presto pubblicheremo una sua foto esclusiva, che indegnamente ci collega a Kareem) a Vujacic, da Pau Gasol a Phil Jackson, passando per tanti altri, tutti costruiscono il monumento a un campione molto diverso dagli stereotipi NBA e non soltanto perché ha giocato a Pistoia e Reggio Emilia. In estrema sintesi: etica e Lakers. Cose che rendono questo mondo meno triste.

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8 commenti

  1. Non entro nel merito del documentario, ma mi colpisce il fatto che anche a Milano (Milano, non il profondo sud) si organizzino serate con inizio alle 21.30, la cui conclusione quindi sarà verosimilmente oltre le 24. Pur con i trasporti efficientissimi della capitale morale, sono orari da Barcellona. Di conseguenza, appare normale che la prima serata sanremese inizi alle 22 passate, dando per scontato che, chi guarda, il giorno dopo evidentemente andrà a lavorare tardi o non ci andrà affatto.

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    1. Beh, il target medio di Sanremo il giorno dopo non va a lavorare.

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    2. Beh ma se si organizzano serate che non prevedono un posto dove cenare come si fa a pensarle prima delle 21.30? Uno dovrà un minimo avere il tempo di rincasare, cambiarsi ed uscire credo…

      Diverso invece il discorso sull’inizio dei programmi televisivi. Capisco non mettere certi film prima delle 22.30, ma un programma come Sanremo non si capisce perché non inizi subito dopo il TG.

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      1. Certo, certo, era solo per notare come anche Milano abbia orari che io pensavo potessero andare bene sono al sud. Tutto qui.

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        1. ma secondo te al sud non si lavora?!?

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          1. Penso che su indiscreto quando si dicono queste cose si faccia riferimento al fuso orario di Lecce, Napoli etc che è GMT+8 rispetto a Milano

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  2. Sanremo deve iniziare tardi e finire tardissimo per alzare lo share…

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  3. Eleonora Dini per sempre.

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