Il parallelo di Mario Cotelli

Mario Cotelli, lo storico allenatore della Valanga Azzurra degli anni Settanta, è morto a 76 anni. Il tecnico valtellinese non è stato in senso stretto il creatore di fuoriclasse come Gustav Thöni e Piero Gros, ma è stato sotto i suoi 9 anni (dal 1969 al 1978) di gestione che loro ed altri sono esplosi facendo diventare lo sci uno sport praticato anche al di fuori delle valli e dell’alta borghesia delle città.

Soprattutto è stato al posto giusto nel momento giusto quel 23 marzo 1975, il giorno dello slalom parallelo di Ortisei che decise la Coppa del Mondo. La gara finale, a cui arrivarono incredibilmente a pari punti Thöni, Stenmark e Klammer. Senza chance il fenomenale discesista austriaco, sembrava tutto apparecchiato per una finale (si partiva dai sedicesimi) fra l’italiano e lo svedese. E così fu, con trionfo dello sfavorito Thöni.

Cotelli fu al posto giusto in tutti i sensi perché l’idea del parallelo era stata sua, perché la sua fama come allenatore era all’apice e perché quella domenica la diretta televisiva della Rai fu seguita da circa 20 milioni di italiani e quindi per una volta il solito ‘Io c’ero’ almeno per chi ha l’età giusta è credibile. Cotelli, fin lì conosciuto solo dai lettori (numerosi, nel 1975) di giornali sportivi, dopo quelle emozioni e quegli abbracci diventò un personaggio popolarissimo.

Thöni (da non dimenticare il cugino Roland, bronzo olimpico nello slalom), Gros, Stricker, Plank, Pietrogiovanna, Bieler, poi Radici e De Chiesa che erano i giovani della situazione. Sono i nomi che tutti ricordano della Nazionale di Cotelli. Un personaggio arrivato ai giorni nostri anche come commentatore televisivo (imperdibile la sua trasmissione di inizio anni Novanta sulla allora Telepiù, come noi era un fan di Girardelli) e della carta stampata (soprattutto sul Corriere della Sera). Una voce sempre molto intelligente e critica, come è possibile (e nemmeno sempre) soltanto in sport diversi dal calcio.

Non abbiamo mai capito, anche se Cotelli l’ha spiegato più volte, perché nel 1978 il presidente federale Arrigo Gattai (padre del discesista e futuro telecronista-avvocato Bruno) promosse-rimosse Cotelli, nominandolo direttore organizzativo. Cotelli, un po’ allenatore e un po’ manager, aveva chiesto di essere nominato direttore generale e il risultato fu l’esonero da allenatore (al suo posto il gardenese Erich Demetz) con un ruolo dirigenziale piuttosto vago. Che non sarebbe durato a lungo, ovviamente: troppo forte l’ostilità nei suoi confronti di tecnici e dirigenti altoatesini, inevitabili le dimissioni nel 1979.

Dopo di lui lo sci azzurro entrò in un decennio di semi-crisi che sarebbe terminato soltanto con Alberto Tomba, ma questa è un’altra storia. Tornando a Mario Cotelli, non ci vengono in mente altri grandi allenatori dello sport mondiale che abbiano smesso di allenare a 35 anni.

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19 commenti

  1. Un grande senza peli sulla lingua
    Il suo obiettivo sci a tardissima serata su telepiu era un cult

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  2. Personaggissimo davvero.

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  3. 20 milioni di spettatori per lo sci.
    Pazzesco, sembra passata un’era geologica.

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  4. Come si fa a non essere fan di Girardelli?
    Nella mia hit personale dopo von gruningen e Luc alphand.

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  5. Triste notizia. Un grande davvero, capace di condividere con gli spettatori aspetti estremamente tecnici in modo sintetico e comprensibile anche ai non addetti. Commenti mai banali.

    @ Leo: stai trollando vero?

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  6. Azz sono stato subissato di meno. Forse è sembrato volessi mischiare le mele con le pere ma non era mia intenzione ecco…

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    1. Se fai certe classifiche… 😝

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  7. Leo
    Noi che ci ricordiamo dei polivalenti non possiamo metterti meno
    Ps:preferivo Pirmin , pur considerando enorme Girardelli

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    1. Ecco, ci voleva la minchiata di Leonto per incenerire il peccato veniale di Leo… 😝

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  8. @ Leo: senza andare a ritroso nel tempo con Toni Sailer, Karl Schranz o Jean-Claude Killy, che probabilmente (per motivi anagrafici) nessuno qui abbia avuto la fortuna di ammirarne le gesta credo che ci siano almeno (a stare stretti) 20 sciatori migliori di quelli che hai citato. Secondo Cotelli il più grande di tutti è Marcel Hirscher. I grandi duelli Thoeni-Stenmark (terzo incomodo Klammer) nei 70 e Girardelli-Zurbriggen (terzo incomodo, si fa per dire, Tomba) fine 80/inizio 90 hanno avuto come protagonisti dei fenomeni assoluti.
    Thoni – non discesista – che perde per tre millesimi da Klammer sulla Streif e trionfa nel parallelo che assegna la coppa assoluta contro Stenmark, oltre a sciare una delle manche più emozionanti della storia dello sci (seconda manche dello speciale ai mondiali di Sankt Moritz nel 74).
    Stenmark, 86 vittorie in due sole specialità; l’uomo per cui cambiarono il regolamento introducendo gli “scarti” per impedirgli di dominare in classifica come avrebbe meritato.
    Girardelli, polivalente eccelso con una forza di volontà eccezionale che gli ha permesso di vincere in tutte le specialità (anche nel corso dello stesso anno) e su tutte le piste (non ricordo l’anno esatto ma nel gennaio del 1989 o 1990 vinse a Wengen. Adelboden, Streif) e di avere partecipato a oltre 15 stagioni pur avendo subito un numero di infortuni gravi importante.
    Zurbriggen, classe cristallina, velocista sopraffino che ha vinto tutto in una carriera relativamente breve.
    Klammer, il più forte discesista di sempre, 8 vittorie su 9 gare nel 74/75 battendo avversari come Bernhard Russi e Roland Collombin.
    Di Tomba ci ricordiamo tutti.
    Da non dimenticare nemmeno Hermann Maier, Rudolf Nierlech, Phil Mahre, Bode Miller, Aamodt, Kjus,
    È vero che Alphand è stato l’unico discesista ad aver mai vinto la coppa assoluta e Von Grünigen un califfo del gigante ma non li vedo nell’Olimpo dello sci. Almeno a mio modesto parere.

    PS Non nominato Zeno Colò. Ho visto solo qualche filmato di discesa libera (da brividi, scendevano a velocità estreme su piste non battute, senza tracciato e a poca distanza dagli alberi) e ascoltato – con immenso piacere – i racconti di Sertorelli sullo sci di quegli anni

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  9. ecco ingo migliore di sempre

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  10. Scusate ma mica stavo scrivendo i più forti sciatori della storia. È ovvio che tomba, per dire, fosse più forte sicuramente di von gruningen e alphand, che sono due specialisti puri, e probabilmente anche di Girardelli, anche se si è castrato un po’ la carriera escludendo a prori la velocità. E tutti quelli citati da te li ho alcuni tifati, tipo lasse kjus o eberarther (contro maier), altri gufati tipo bode miller, altri semplicemente ammirati. Ma veder scendere von gruningen in gigante, alphand in discesa e la classe in generale di Girardelli a me ragazzino hanno colpito molto più di altri (tomba ad esempio mi faceva godere perché italiano ma non mi piaceva come sciava, Ghedina o la compagnoni mi facevano invece impazzire).
    Tutto qua.

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  11. @ Leo: avevo capito che la tua hit personale coincidesse con chi ritenevi più forte, anche perché hai nominato Girardelli.
    Anche nella mia hit personale a livello di emozioni suscitate un posto di rilievo lo occupa Steve Podborski ma mai mi verrebbe in mente di nominarlo in una discussione sui campioni di sci.

    Tomba aveva un’energia incredibile e una capacità fuori dal comune nel disegnare le traiettorie, molto potente ed aggressivo sui pali faceva sembrare tutto facile anche sui tratti più ripidi. Sciava molto centrale e riusciva a mantenere la stessa sciata su tutti i tipi di neve. Cosa rara anche fra i campionissimi

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  12. Secondo me però i polivalenti vanno proprio considerati su un altro pianeta (a proposito è ancora possibile?)
    Per quello il duello Pirmin Marc è stato il nunplusultra
    Fra gli enormi che avete citato che facevano solo un tot di specialità non so se avete nominato Klammer

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    1. No, non è stato nominato, come hai fatto giustamente notare tu che sei così attento a leggere i commenti altrui prima di esternare le tue massime…

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  13. Vado di fretta e chiedo venia a Carlos che. vedo adesso aveva già sviscerato Klammer

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  14. Cotelli immenso nei suoi commenti su Telepiù. Stava allo sci come Tommasi alla Boxe, per competenza e capacità di raccontare e spiegare senza annoiare ma anzi comunicandoti passione.

    Sui nomi al di là dei campionissimi ciascuno di noi credo abbia tifato per sciatori particolari che magari non vincevano granché. Io avevo un amico tifosissimo di Tetsuya Okabe ad esempio…

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  15. Il mitico “punto tennico” di Mario Cotelli

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  16. Di Tomba diceva che sciava a quattro ruote motrici, metafora calzante che ben raffigurava la potenza e la postura centrale di Albertone, sicuramente uno dei più grandi fenomeni sportivi all time del nostro paese.

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