Ratzinger contro pedofilia, omosessualità, Sessantotto e Bergoglio

La riflessione di Josef Ratzinger sul declino della cultura cristiana in Occidente, che per fare un titolo tutti abbiamo ridotto a una questione di pedofilia e omosessualità all’interno del clero, è da leggere in versione integrale perché contiene autentiche bombe anche a un primo livello di comprensione. Cioè il nostro, non quello dei teologi o degli addetti ai lavori. Il Papa emerito parte dagli anni Sessanta e dalla libertà sessuale non solo praticata, ma anche teorizzata, in Germania Occidentale e in altri paesi. Spia, suggerisce Ratzinger (ma forse abbiamo capito male, il testo è comunque pubblico visto che è stato preparato per il giornale tedesco Klerusblatt), di una società che non tollera più norme ma continua a chiedere diritti. Fino a sdoganare tutto, al limite anche la pedofilia. Non mettendo questa nuova ideologia permissivista e relativista nero su bianco, ovviamente, ma praticandola nei comportamenti di un clero a volte strutturato, parole di Ratzinger, “in circoli omosessuali”.

Ratzinger però non attacca tanto il Sessantotto, quanto la reazione al Sessantotto della teologia morale cattolica e in parte della stessa Chiesa, che secondo lui aprirono le porte a un disfacimento morale e, venendo al concreto, a una sorta di supergarantismo nei confronti dei sacerdoti accusati di pedofilia. Con il disinteresse sistematico nei confronti delle vittime, un meccanismo culturale usato anche nei confronti dei cristiani perseguitati nel mondo. Il punto non è però la condanna della pedofilia, quanto il fatto che dalla Chiesa di Bergoglio (nostra traduzione) siano arrivate finalmente pene più dure per i colpevoli ma non una vera reazione morale ed etica alla scomparsa dei valori cristiani in Occidente. Che non è una questione statistica, anche se la scomparsa di fedeli dalle chiese è preoccupante, ma proprio di metodo: i cattolici, questo il pensiero distillato di Ratzinger, hanno smesso di proporre un modello alla società secolarizzata, per diventare una specie di corrente politica con idee diverse da altri partiti ma nella percezione della gente ormai sullo stesso piano.

Per Ratzinger la pedofilia nel clero non è l’unico male da combattere nel mondo, ma il sintomo di un collasso morale che viene gestito invece di essere contrastato. Ratzinger non fa sconti nemmeno alla Chiesa degli anni Ottanta, di cui lui oltretutto faceva parte, ma a Giovanni Paolo II riconosce il merito anche in tempi relativamente moderni di avere stabilito con forza, nell’enciclica Veritas Splendor, che ci sono azioni che sono sempre cattive e che ci sono cose che non possono mai essere disponibili. Dopo tutti questi ragionamenti i ringraziamenti a Bergoglio (però vediamo e leggiamo i vaticanisti che si affannano a sostenere che l’articolo di Ratzinger aveva l’approvazione del Papa in carica… davvero sembrano certi inviati a Trigoria o a Milanello, va sempre tutto bene e si lavora con entusiasmo) appaiono quasi una presa in giro, ma il messaggio è limpidissimo. Una Chiesa Cattolica che rinunci ai suoi valori inseguendo un presunto nuovo (da definire) e un presunto consenso (che non c’è, se non da parte dei media) è una Chiesa senza ragione di esistere.

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 8.4/10 (17 votes cast)
Ratzinger contro pedofilia, omosessualità, Sessantotto e Bergoglio, 8.4 out of 10 based on 17 ratings

6 commenti

  1. L

    La mole e la gravità delle informazioni su tali episodi hanno profondamente scosso sacerdoti e laici e non pochi di loro hanno determinato la messa in discussione della fede della Chiesa come tale. Si doveva dare un segnale forte e si doveva provare a ripartire per rendere di nuovo credibile la Chiesa come luce delle genti e come forza che aiuta nella lotta contro le potenze distruttrici.

    La mole e la gravità delle informazioni deriva anche dal progresso che lui stesso mette sotto accusa, oppure mi vuole raccontare che la pedofilia è una moda? Se cresce il numero di persone che pensa sia licenziosa di conseguenza cresce il numero di persone che hanno il coraggio di denunciare, una persona intelligente come lui non può fare uno più uno, o pensare che ciò che sia bene e ciò che sia male sia relativo soltanto da una parte.

    Della fisionomia della Rivoluzione del 1968 fa parte anche il fatto che la pedofilia sia stata diagnosticata come permessa e conveniente. Quantomeno per i giovani nella Chiesa, ma non solo per loro, questo fu per molti versi un tempo molto difficile. Mi sono sempre chiesto come in questa situazione i giovani potessero andare verso il sacerdozio e accet­tarlo con tutte le sue conseguenze. Il diffuso collasso delle vocazioni sa­cerdotali in quegli anni e l’enorme numero di dimissioni dallo stato cle­ricale furono una conseguenza di tutti questi processi.

    Sottacendo la prima parte, che io non ho mai sentito ma sulla quale non ho argomenti per controbattere (mi viene in mente solo un quando la pedofilia sarebbe stata premessa? Ma vabbè), il saper affrontare e resistere le tentazioni del mondo terreno fa parte di qualsiasi percorso di sacerdozio. La mercificazione del corpo femminile conseguenza della supposta rivoluzione sessuale dovrebbe anzi essere un argomento forte per tenersi e tenere a bada istinti naturali, contrapposto altrimenti all’immaginazione pura dell’esperienza, anche di quella della visione di un corpo di donna (o di uomo), che dovrebbe essere altrettanto invitante e anzi legata maggiormente a un’esperienza sensoriale.

    Sino al Vaticano II la teologia morale cattolica veniva largamente fondata giusnaturalistica­mente, mentre la Sacra Scrittura veniva addotta solo come sfondo o a supporto. Nella lotta ingaggiata dal Concilio per una nuova compren­sione della Rivelazione, l’opzione giusnaturalistica venne quasi comple­tamente abbandonata e si esigette una teologia morale completamente fondata sulla Bibbia. Ricordo ancora come la Facoltà dei gesuiti di Francoforte preparò un giovane padre molto dotato (Bruno Schüller) per l’elaborazione di una morale completamente fondata sulla Scrittura.

    È l’eterna contrapposizione tra cattolici ed evengelici (o scismatici in generale), ci sta dicendo che prima del 68 i pedofili si trovavano solo tra i pastori?

    Dopo leggo il resto. Ce l’abbiamo uno che faccia le domande come a Gattuso?

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +7 (from 13 votes)
  2. m

    Direttore, Leo, non ho tempo ora per leggere e commentare tutto l’articolo di Ratzinger. Magari, se interesserà ancora, lo farò nei prossimi giorni.

    Intanto scrivo che:

    Sul tema “rincoglionimento di Ratzinger” nell’aprile di 3 anni fa qui su Indiscreto, in un momento in cui si discuteva su chi fosse il papa migliore (un po’ alla stregua di Pioli o Montella), scrivevo: «la preparazione culturale va bene come strumento, ma poi la devi usare per avere una visione, una weltanschauung. Ratzinger ce l’ha? Sì, anche se assomiglia più a una eccezionale limpidezza di pensiero […]. Eppure negli anni della sua terza età a un certo punto si è incartato su questa cosa del relativismo, che tutte le volte che la tirava fuori noi si alzava gli occhi al cielo e si pensava: Ok, Beppe, l’abbiamo capita, grazie per tutto il pesce, da “Introduzione Al Cristianesimo” alla “Caritas In Veritate”, ma mo basta con sto disco rotto». Non ho cambiato parere. Siamo sempre nella lettura della storia come predominio del relativismo iniziato con gli anni ’60 … una lettura che mi lascia molto perplesso; ma rispetto, sapendo da chi arriva (e avendo letto in gioventù Il Contadino Della Garonna di Maritain)

    Neppure cambio parere sul tema “dimissioni di Ratzinger”. Scrissi che secondo me non era spinto da nessun gombloddo massonico: era stato un suo libero gesto, di grande lucidità e profezia, non trovandosi (lui, fine professore di teologia) abbastanza leader per riuscire a spalare fuori dalla Chiesa tutta la merda pedofila di cui l’aveva lasciata riempire il predecessore, quello “santo subito”.

    In 5 minuti ho letto la prima parte dell’articolo di Ratzinger … mi fermo, per adesso, non solo perché il lavoro mi chiama, ma anche perché mi addolora parecchio vedere un cervello come quello che fu di Ratzinger produrre delle puttanate del genere. A un certo punto dice che ha sottoposto il testo a Parolin e Bergoglio prima di pubblicarlo così … ecco, volendo andreottianamente o italomutianamente pensare male, l’impressione è che gli abbiano permesso di pubblicarlo per toglierselo di mezzo: a parte quelli in malafede, leggendo, chiunque ha la netta sensazione che sì, ormai ce lo siamo giocato, accompagniamolo con la preghiera …

    Però ho letto solo la prima parte, eh? Prossimamente tenterò un’analisi più approfondita. Anche se mi sa che non sia un testo che meriti tutta l’attenzione che gli stiamo (stanno) dando.

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +5 (from 13 votes)
  3. L

    Michael l’ho letto perché ieri sul muro erano partiti i soliti Francesco merda, viva benedetto. Sinceramente è giusto che ognuno lo legga eppoi lo analizzi con calma. Dopo proverò a finire gli ultimi paragrafi. L’impressione generale è che dica tante cose giuste e interessanti partendo da preconcetti sbagliati che per lui diventano tesi.
    In ogni caso il Papa non l’ha saputo fare, almeno per me.

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +2 (from 6 votes)
  4. C

    Già a cavallo dell’anno Mille illustri ecclesiastici analizzavano e cercavano di rimediare alla piaga della pedofilia nel clero: niente di nuovo sotto il sole.
    Il “rilassamento” dei costumi nei credenti e nella società generale penso sia dovuto al fatto che le certezze scientifiche e storiche che per secoli hanno supportato la fede (il diritto “naturale”, il concetto di anima etc.) sono oggi cadute.
    Paradossalmente credere in una delle religioni rivelate nel mondo contemporaneo nei Paesi occidentali non è mai stato così difficile.

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +4 (from 4 votes)
  5. D

    Applausi a tutti i commenti perché sono state dette tante e tali cose che mi evitano di dilungarmi, in qualità di “anticlericalista da operetta” (cit.)
    Forse la stiamo facendo anche gin troppo lunga, perchè legare la rivoluzione sessuale del 68 al dilagare della pedofilia dentro il Vaticano (e non) è una tale apocalittica puttanata che non meriterebbe più di una pernacchia.
    Le Sottane si macchiavano e peccavano di pedofilia, molestie, stupri, incesti, ecc. in tutti i due millenni precedenti al ‘68, quindi di cosa cazzo stiamo parlando?!
    Dopodiché d’accordo sulla perdita di valori dell’Occidente ma non può essere certo la Chiesa l’argine o la risposta visto che ha perso credibilità non solo per la condotta immorale e contraria al suo stesso Credo ma soprattutto perché le boiate su cui si basa sono state via via smentite e ridicolizzate: nei giorni della fotografia dei buchi neri possiamo ancora star qui a discettare di miracoli e apparizioni?! Nell’era in cui gli uffici pubblici registrano più separazioni che matrimoni possiamo ancora star qui a farci spiegare la famiglia da chi non ne ha mai avuta una?! Nell’era dell’informazione dove è tanto facile montare una bufala quanto smentirla e incenerirla, possiamo ancora affidarsi ad un libro scritto non si sa quando da non si sa chi che in 4 capitoli diversi colloca la nascita del figlio del Capo in 4 periodi storici diversi?!
    Se come dice l’articolo in chiusura la Chiesa non ha più ragione d’esistere allora chiuda e tanti saluti, ce ne faremo una ragione.
    Anzi…

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +7 (from 19 votes)
  6. m

    Direttore & gli altri, lasci(ate) perdere. Come annusato qualche giorno fa, ‘sto articolo sulla KlerusBlatte in ecclesialese si definirebbe “caminetto”: un amabile intrattenersi su temi di vario interesse, a braccio e senza pretese di sistematicità. Sapere cosa passa nella testa del “saggio” o del “pastore” di turno quando non deve stare irregimentato nei protocolli, a volte è utile, a volte è interessante.
    Ma stavolta né l’uno né l’altro.
    Nella prima parte analisi caricaturale e tagliata giù con l’accetta (ha ragione Dane a suggerire la pernacchia).
    Nella seconda «preconcetti sbagliati che per lui diventano tesi», per sintetizzare con Leo. Cioè, veramente siete disposti a sentire nel 2019 che «un mondo senza Dio non può essere altro che un mondo senza senso» o che «una vita che fosse acquistata a prezzo del rinnegamento di Dio, una vita basata su un’ultima menzogna, è una non-vita»?
    Una terza parte in cui si capisce bene perché concluda con i ringraziamenti a Francesco, e che siano ringraziamenti sinceri. Basta mettersi dal punto di vista di chi nella Chiesa ci vive e ci lotta tutti i giorni, e non chi della Chiesa sa quello che scrivono i media (vaticanisti di regime o social che siano).

    Ma, Direttore, dal suo punto di vista, quali sarebbero i “valori” cui la Chiesa avrebbe rinunciato per inseguire un nuovo che non esiste? No, perché … una frase messa lì, su un blog, a conclusione di un commento all’articolo di Benedetto XVI … sembra quasi che i “valori” siano «quando la Chiesa comandava», e quindi Benedetto criticherebbe Francesco perché non fa abbastanza perché la Chiesa ancora comandi come ai bei vecchi tempi: ah, signora mia, si ricorda di come la morale giusnaturalista forniva precetti e convenienze riconosciuti da tutti (poi un giorno bisognerà pur spiegare in che maniera si è formato quel “diritto naturale”) … ma proprio perché la Chiesa doveva comandare le coscienze (altrimenti il mondo avrebbe perso la sua stampella ideologica), allora si insabbiavano i casi di pedofilia.
    No, perché questo succedeva, altro che colpa del ’68.
    Ma allora di cosa stiamo parlando?

    p.s.: sa, Direttore, che, quando Ratzinger scrive che in un mondo senza Dio «non vi sarebbero più criteri del bene e del male. Dunque avrebbe valore unicamente ciò che è più forte. Il potere diviene allora l’unico principio. La verità non conta, anzi in realtà non esiste», mi ricorda lei quando scrive «bravo Briatore se riesce a far pagare 50.000 una bottiglia di Crystal, brava la Ferragni se riesce a farsi pagare 5.000 il seminario sui rossetti»?

    p.s. 2: sul tema “il ’68, i valori dell’Occidente e la situazione in cui ci troviamo ora” ho trovato più intrigante la riflessione fatta da Leonardo Tondelli qualche settimana fa su TheVision. Non metto il link per non essere messo in moderazione, comunque penso che ci si arrivi facilmente digitando “tondelli greta thunberg the vision” su un qualche motore di ricerca; è un post del 20 marzo scorso.

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)

Lascia un commento