A lezione da Vucinic

Oscar Eleni per le strade di Long Beach cercando la scuola Woodrow Wilson dove insegnava a ragazzi difficili, proprio come certi professionisti dello sport, Erin Gruwell. Non è voglia di California o di vedere i container del porto, soltanto fuga dal regno di Ipocrisia dove vince chi sa sbattere meglio le palpebre: supercoppa italiana a Doha dove le donne non dovrebbero entrare? E allora, i soldi, cara gente? Come diceva Viani, senza quelli non se zoga e non se magna. Etica, libertà. Parole. Ricerca dei già noti protagonisti delle risse di curva, degli ululati, dei pestaggi e delle vendite illegali? Date tempo agli indagatori, importante è che si arrivi a fare tutto con i riflettori ben accesi. Poi tutto come prima, quanto la coca? Una marcia non tanto silenziosa per quelli che ti dicono stai sereno, sbatti le palpebre, fingi di capire, fedele seguace dello sport urlato, proposto in mille salse, meglio senza audio e guai scandalizzarsi: il calciatore miliardario e le sue wags, le sue vacanze dorate, le sue bistecche dorate. Se non sbatti le palpebre e chiedi la ragione di questa deriva etica ti dicono che sei un moralista da quattro soldi.

Tollerare gente, ingoiare tutto, prendere le solite lucciole e scambiarle per lanterne facendo diventare salvatori quelli che sono soltanto speculatori. Per questo avevamo bisogno di vedere dove era nata la bellissima storia dei Freedom Writers di Long Beach, una città californiana proprio multietnica come non piace a nessuno, in America e altrove per chi è sintonizzato sulla radio del regime al comando nel suo paese. Ragazzi difficili, gente da emarginare gridano in tanti, ma poi arriva questa insegnante e comincia la vera rivoluzione fino alla pubblicazione del libro scritto da studenti a cui nessuno voleva insegnare. Ne hanno fatto anche un bellissimo film dove Hilary Swank è davvero brava. Ecco, questo film che ogni tanto passa in TV dovrebbe essere usato ai corsi per allenatori, ma anche per dirigenti. Cercare nell’anima e nella testa, offrire possibilità come ha fatto tantissime volte la moglie di Cassano, l’uomo in pelliccia al Bernabeu, prima di rimettersi in gioco, scendere in vasca col Rapallo e giocare benissimo a pallanuoto visto che al marito il calcio non offre più niente dopo avergli dato tutto. Storie famose dicono quelli di Roma vedendo l’ex cestista Rusconi gironzolare senza meta e senza niente in una città dove lasciano tutto per strada e non hanno un assessore “solerte” come i triestini che, per fortuna, s’incazzano.

Questa Gruwell ne avrebbe di cose da dire a chi, spesso anche noi, vede il mercenario sportivo soltanto come uno che sbevazza, lavora poco, cerca soldi e sempre nuovi ingaggi, uno a cui la maglia interessa soltanto per pulirsi le scarpe. Nel gruppo non farei tante distinzioni fra stranieri ed italiani perché i primi siamo andati a cercarli noi, guardando sempre i piedi e le mani, quasi mai la testa, mentre i nostri cerchiamo di proteggerli in ogni modo, ma spesso con risultati che si vedono come gli orecchini baluginanti nelle interviste, nel riscaldamento, i tatuaggi che vorrebbero farci credere al coraggio, commossi dalle storie che raccontano. La verità è che si fa una grande confusione e ve lo possono giurare tutti quelli che hanno sacrificato bravi professionisti per le paturnie delle loro presunte stelle, per l’arroganza dei loro clan.

Alla Gruwell sarebbe piaciuta questa storia di Avellino basket che è la fotografia esatta del nostro mondo. Un manager di qualità come Alberani, un allenatore che ha esplorato la vita e il mondo dalla Serbia alla Nuova Zelanda passando per Cina e Turchia. La proprietà un po’ sborona e con l’elicottero che intanto si era impegolata pure col calcio ad un certo punto ha detto di avere finito il gas e quindi pure i soldi: liberi di andarvene. Uno solo, il maghetto accolto come un fenomeno, il Cole di cui non resterà traccia qui, ma pure nella NBA non è che lo rimpiangano, ha subito accettato il contratto del Buducnost che intanto valutava la proposta di Milano, una proposta a cui era impossibile dire di no dicono a Podgorica, per il 2 e 15 Alen Omic, necessario alla nobil casa di Gesù Pianigiani, al posto dell’infortunato Tarczewski. Emergenze diverse, come si vede, quelle di Avellino e della Milano che proprio contro questi lupi randagi ha perso l’unica partita del campionato. Di più: felicità collettiva nella mensa dove si battono sempre le mani al direttore, occhioni spalancati per il disappunto sapendo che De Cesare, anche senza elicottero, aveva autorizzato il tesseramento di Patric Young che proprio Milano aveva preso dall’Olympiakos scoprendo, però, che dopo l’operazione ai crociati, non era ancora pronto e tenendoselo per un anno nel frigorifero di Assago.

Ora questi giocatori di Avellino, questo Vucinic che a Torino avrebbero sicuramente mandato via, stanno dimostrando che se offri l’occasione e l’ambiente giusto si può fare squadra anche mangiando pane duro. Certo perderanno, quasi sicuramente verranno penalizzati perché il basket permaloso se la prende se fai le nozze coi fichi secchi, non sopporta di dover ammettere che i conti sono certamente in rosso, ma la competenza è di buona qualità come dimostra chi ha preso Keifer Sykes, uno di un metro e ottanta che può davvero raccontarvi una storia come quella degli studenti emarginati di Long Beach. Ogni settimana leggiamo storie di giocatori dall’infanzia terribile. Tutta roba nascosta sotto i tappeti della famosa democrazia americana, erano razzisti negli anni Sessanta persino alla Nasa che progettava il Mercury e poi lo sbarco sulla luna, dei petulanti odiatori della vecchia Europa. Resta però la loro bella storia, così come è bello che a Torino molti abbiano creduto più a Carlos Delfino che ai padroni che lo hanno sospeso. Ce ne sono storie da raccontare di squadre unite dalla povertà, chiedere a Lino Lardo, al Sodini che portò Cantù al massimo avendo il minimo, ma forse l’aria del Cantuki farà il miracolo anche questa volta se Pashutin è riuscito a mettere insieme chi crede che sul campo devi comunque fare squadra, essere un serio combattente anche se poi non ti pagano lo stipendio e neppure l’affitto. Guardiamoli i film dove ci obbligano ad andare oltre le apparenze e il caso Mike James al City Life della Milano nuova e più ricca va studiato, capito, interpretato, senza voler sapere chi ha sbagliato di più fra carabinieri con mitraglietta al collo e chi (equivocando?) ha pubblicizzato la cosa sul sito visibile a tutti.

Pagelle sapendo che il basket per le sue finali di coppa Italia di metà febbraio a Firenze ha solo cinque squadre sicure di esserci. Milano, brava, ma non miracolosa che vorrebbero far credere quelli convinti che sia una squadra bisognosa di eroi, il guaio più grande, sempre, in guerra e pace; Venezia, era scritto anche se ha peccato tanto; Avellino, la storia dell’anno; Varese anche se ogni tanto s’inceppa e deve tornare a vedere le cose come erano all’origine; Cremona altra bella creatura che può ballare il rock ma fa confusione nel valzer dei piani alti. Col nodo in gola, sperando nella consulta per castigare i lupi impertinenti, Sassari, Brindisi, Bologna, Trieste e forse anche Trento che ha provocato miraggi da finale scudetto, adesso che è sempre squadra di 7 uomini non tutti sintonizzabili, in quelli che, ve lo dicevamo, hanno bisogno di rendere epico quello che è soltanto logico. Sì, certo fa piacere l’adulazione, si gode se gli altri si agitano invidiosi dello “Ionismo” inventato, ma potrebbe anche far del male adesso che Milano, ad esempio, può sentirsi in rotta per i play off dell’eurolega sapendo bene che non ci sono squadre imbattibili in giro se il Real Madrid detentore del trofeo, secondo dietro al Fener di Melli e Datome, è stato messo nel sacco da Ale Gentile e l’Estudiantes che sta nella parte bassa della classifica spagnola.

10 A VUCINIC, allenatore di Avellino, sperando che non gli faccia male come a Moraschini o ad altri premiati delle ultime settimane. Un capolavoro questi lupi che riescono anche difendere, cosa che sembrava impossibile quando il verbo era quello di Cole.

9 Al TONUT risanato, speriamo sia per un lungo periodo, perché la vera Reyer che piace a De Raffaele è quella che difende, che fa girare la palla e non si mette in ginocchio aspettando che Wanda Daye o Washington senza distretto facciano un numero.

8 AI JOHNSON di Pistoia che hanno ritrovato mano ed orgoglio prima di vedersi mettere le valige alla porta. Siamo felici per Ramagli anche se laggìù si respira sempre male.

7 Al BOLOGNA calcio che non dovendo giocare ha lasciato libero il cielo alla Befana e alle vittorie delle squadre di basket, con la Virtus che ne aveva proprio bisogno e la Fortitudo che gira in testa alla fine dell’andata, nella speranza che nessuno se ne accorga e la destabilizzi facendo diventare fenomeni giocatori che sono soltanto bravi per la A2.

6 Alla coppia AGUILAR-CANDI che ha fatto diventare diverso il colore del cielo nella patria dei testa quadra Arzan dove comunque c’è chi sa la verità e capisce cosa vuol dire quando si parla di costi e ricavi.

5 Agli ARBITRI e chi li dirige ora che ci sono già tanti spifferi e la caccia all’untore esalta la famiglia degli Iago che tormenta un mondo famelico, senza memoria. Il fallo antisportivo è una trappola da chiarire prima della coppa Italia.

4 Ai dirigenti di LATINA una delle squadre rivelazioni della A2, una splendida società che lavora sul territorio e sui giovani, se non spiegheranno a tutti, persino ai piani più alti, cosa vuol dire lavorare sul serio, ma in letizia.

3 Alla BRESCIA dove in troppi palleggiano fuori campo e perdono il senso delle cose come stanno dall’inizio quando la costruzione della squadra non è stata fatta bene. Non fatevi prendere dalla smania zampariniana. Se Diana era bravo ieri non può essere oggi il colpevole di tutto.

2 A SASSARI se dovesse tornare a guardare indietro ora che ha trovato la sua anima, un gioco, fatto davvero squadra. Il Diablo aveva bisogno di tempo, è così con quelli bravi come lui o Buscaglia.

1 Alla PESARO in caduta libera che sembra aver perduto la capacità di guardare davvero dentro se stessa. Colpa di tutti, ma cara gente pesarese non abbandonate proprio adesso una squadra costruita con tanti pezzi di ricambio dei più facoltosi.

0 A Torino non tanto per aver perso le due partite del dopo Brown, ma per questa atmosfera intorno ad una società che ci aveva illuso di aver riportato una grande città, un grande marchio, nel basket di vertice. Certo che i proprietari di oggi devono farsi da parte, nella speranza che arrivi gente capace di vedere la vetrina, ma pure il magazzino come dicevano alla Ferrari proprio ieri congedando il burbero Arrivabene su cui eviteremo ogni ironia partendo dal cognome.

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5 commenti

  1. t

    Anche su Pesaro stesso alert che fu per Avellino.
    Giocatori in sciopero.
    Ieri fuorionda di Pittis: “che partita di merda” 😂

    Avellino ha svoltato da quando ha iniziato a risparmiare sugli affitti 😀

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  2. t

    Mi sa che ad Eleni Gentile proprio non va giù 😏

    (pensavo fosse una dimenticanza voluta e invece a cercare bene…)

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  3. R

    Un canestro da tre refertato da due e il tesseramento irregolare di Young. Milano derubata del record d’imbattibilità.

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  4. U

    Ecco
    Chiedete scusa al honduhator
    L’imbattibile

    P.s.per i 3 secondi ciulati alla vanoli si sa niente invece?

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  5. R

    Boniciolli a Pesaro. Mi fa piacere, evidentemente si è ripreso. Bel personaggio e coach esperto e valente.

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