Bing bloccato in Cina, quindi esiste

La Cina ha bloccato l’accesso a Bing, il motore di ricerca di Microsoft. Che uno stato totalitario faccia cose del genere e anche peggiori non stupisce, così come non stupisce che per i dissidenti cinesi non ci siano manifestanti di destra o sinistra sotto l’ambasciata cinese: per i primi i cinesi sono sì delinquenti, ma a casa loro e non nei nostri trilocali di periferia, mentre i secondi sono più centrati sull’Africa (su cui oltretutto la Cina sta mettendo le mani), lì sì che ci sono i veri valori, altro che il privé di Criscitiello. Insomma, stiamo parlando di uno stato canaglia che ha schermato Facebook, Twitter, eccetera, e che ha preteso un Google domestico e addomesticato, ottenendolo. La vera notizia è però che esista ancora Bing: chi ha mai fatto una ricerca su Bing, fatta eccezione per ciò che si vede in qualche serie tv da product placement, come Hawaii Five-0?

Va detto che negli Stati Uniti il rapporto fra Google e Bing non è mai stato sbilanciato come da noi: nato nel 2009 sulle ceneri dei vari MSN Search e Windows Live Search, Bing negli USA ha anche avuto il 26,5% del totale delle ricerche (anno 2011), ma è declinato anche lì e parlando del mondo intero la quota è del 4,5%, contro il 77% di Google e il 14,5% di Baidu (bella forza, con 1.400 milioni di cinesi). Ma è meglio Google o Bing? Da utilizzatori, senza entrare in discorsi per noi stessi incomprensibili, le volte in cui abbiamo confrontato la stessa ricerca (quando proprio siamo disperati proviamo anche a cambiare motore) abbiamo notato che a parità di parole chiave Google propone una maggiore varietà (o minore duplicazione) di fonti e in molti casi (il classico ‘Classifica della Liga’, digitato anche poco fa) suoi contenuti, ma soprattutto un minor numero di siti fake e quindi di perdite di tempo.

Ma lasciamo agli smanettoni veri il giudizio finale e torniamo ai cinesi. Che già da un po’ di tempo usufruivano non solo di un Google per così dire di regime, ma anche di un Bing con la stessa autocensura. Anche in maniera attiva, semplicemente tenendo in alto di default i siti e i giornali più vicini al partito comunista (che si autodefinisce però socialista). In altre parole, probabilmente è stato soltanto un mostrare i muscoli all’America, come si sta facendo anche in altri campi. La vera debolezza cinese è però culturale, discorso che già abbiamo fatto per gli arabi: quasi nessuno di non cinese prende come modello lo stile di vita cinese. È in prospettiva più facile che loro diventino come noi che noi come loro.

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