Il significato di Bohemian Rhapsody

Il brano del Novecento più ascoltato in streaming è diventato Bohemian Rhapsody dei Queen, davanti a Smells Like Teen Spirit dei Nirvana e Sweet Child O’Mine dei Guns ‘N Roses. Classifiche sempre da prendere con le molle, anche se non c’è dubbio che mai come in questi giorni si sentano i Queen dappertutto, anche in radio che di solito non vanno al di là del pop italiano del genere ‘Sono stato ospite da Fazio’. Merito dello strepitoso successo dell’omonimo film, prontamente recensito da Indiscreto e chiaramente non diretto al superfan spocchioso che trova inesattezze ovunque ma alla massa tiepida che genera i grandi numeri. Un film che è fra i pochi, fra quelli attualmente di successo in Italia, a non puntare su un pubblico di bambini o adolescenti. Ma qual è il significato della più geniale (nostro pensiero a prescindere dai numeri) canzone di tutti i tempi, scritta interamente da Freddie Mercury?

Dal punto di vista musicale le parti sono sei, anche se su Wikipedia c’è scritto cinque, con la più famosa che è quella pseudo-operistica, la quarta: una presa in giro degli schemi del rock in generale e del progressive in particolare, con il suo citazionismo, per non dire copiatura, spinto al limite. Sottovalutatissimo l’apporto di May, Deacon e Taylor, perché Bohemian Rhapsody aveva sì un’idea di base travolgente ma è stata anche molto costruita in studio, fra taglia e cuci artigianalissimi. Ma ad affascinare è sempre stato anche il testo, pieno di riferimenti religiosi e che secondo molti sarebbe quello maggiormente rivelatore dell’omosessualità di Freddie, all’epoca (Bohemian Rhapsody fu scritta, come stesura definitiva, nel 1975) non ancora chiara a lui stesso e di sicuro non ancora vissuta pubblicamente (più o meno stava ancora con Mary). In senso letterale Mercury parla di un assassino che si rivolge alla madre, riflettendo sull’assurdità della propria vita e aspettando come una liberazione la sua condanna a morte. Sul piano della metafora è fin troppo facile, anche se l’autore e nemmeno gli altri Queen sono mai stati precisi, vedere riferimenti alla sua sessualità e ai sensi di colpa verso tutti che Freddie stava vivendo in quella fase di transizione. Il vero testamento di Freddie Mercury è quindi Bohemian Rhapsody, la canzone che ha sempre avuto dentro e che ha scritto e ripreso nell’arco di più anni, anche se verrebbe più naturale dire The Show Must Go On. In “È troppo tardi, il mio tempo è scaduto – Rabbrividisco, sono sempre indolenzito -Addio a tutti, devo andare – Devo lasciarvi e affrontare la realtà” c’era già tutto. Poi il bello è che i capolavori, non soltanto quelli musicali, ci parlano e non hanno mai un significato scolpito nel marmo: ognuno di noi mediocri può quindi elevarsi trovando qualcosa di sé in un genio.

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75 commenti

  1. M

    “e chiaramente non diretto al superfan spocchioso che trova inesattezze ovunque ma alla massa tiepida che genera i grandi numeri. ”

    La massa tiepida fondalmentalmente è quella che vorrebbe sentirsi dire che il Giudizio Universale è stato fatto da Young Signorino, che il Cristo rappresentato dovrebbe essere sostituito dalla Ferragni e che il dipinto è stato commissionato da Fabrizio Corona.
    Ergo la massa tipeida (eufemismo in arrivo) non capisce molto.

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    1. Nel caso dei Queen rientro pienamente nel profilo del fan spocchioso, mentre i Nirvana li odiavo e per i Gun’s ‘N Roses sono massa tiepida. Ma i film sono fatti per essere visti, solo in Italia e in pochi altri paesi devono soddisfare l’onanismo dell’autore con i soldi di qualche regione indebitata… Insomma, non mi disturba che sia stata artefatta la storia degli Smile e che lo stesso making di Bohemian Rhapsody sia un’invenzione (quasi tutto avvenne a casa di Freddie, non in un ritiro monastico)

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    2. M

      Giudizi Universali non è di Samuele Bersani?

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  2. D

    A proposito della monomania dei fans, sono rimasto sconvolto a leggere sto pippone mentale:

    https://it.quora.com/Chi-ha-attaccato-lAIDS-a-Freddie-Mercury

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  3. L

    Incredibile pensare che smells likes teen Spirit stia al secondo posto, canzone senz’altro bella ma non così da essere elevata anche rispetto ad altre che passavano in quegli anni, e soprattutto da altre degli stessi nirvana ben più belle.
    Cmq unplagged in new York uno dei più bei dischi mai ascoltati.

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    1. M

      Vero, ma è l’unico caso di canzone (in particolare l’attacco di chitarra) che è emblema di un decennio.
      Niente rappresenta i 60-70-80-00 e 10 come Smells rappresenta i 90.

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    2. t

      Quotone per Leo.

      Da lover dei Nirvana (no, troppo giovane per averli visti al Bloom di Mezzago dove invece vidi i Queens of The Stone Age), Smels like teen spirit proprio non la sopporto.

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      1. M

        Sicuro non fossero i Kyuss?

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        1. t

          sicuro sí.
          fu dopo lo scioglimento dei Kyuss e i QOTSA si erano appena formati.
          John Garcia me lo ricorderei 🙂

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          1. t

            ho googlato: dicembre 98.
            come passa il tempo 🙁

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          2. M

            Non me li ricordavo al Bloom.
            Kyuss che posso confermare essere stati uno dei migliori gruppi visti dal vivo (assieme alla voce di Mike Patton, quella fuori categoria per chiunque).

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    3. D

      Belisario: sì, ma non è che i 90′ detengano il monopolio del web!… 😉

      Leo: in effetti quel podio è tutt’altro che onorevole per i Queen! 😛

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      1. C

        Dubito, chi ascoltava la musica dei 90 ha oggi intorno a 40 anni (alta capacità di spesa), ed è probabilmente un internet user dagli esordi. Secondo me SLTS aveva accumulato un bel vantaggio, poi la morte di Cobain ha creato un effetto mito nei confronti dei Nirvana non male (oltre ad essere cmq una band di gente che sapeva suonare avendo anche qualcosa da dire). Poco male, tra qualche anno il brano più ascoltato sarà qualche pezzo trap :/

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        1. D

          Ma va la’…

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  4. L

    Io provavo a strimpellare come as you are ma mi veniva una roba inascoltabile 😀

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    1. C

      A memoria un riff fatto tutto sulle prime tre corde, come faceva a non venirti???

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      1. L

        Perché ho provato più volte a suonare ma sono un disastro e non sento proprio la musica.
        Cmq sì e se devo pensare a un attacco dei Nirvana penso a quello.

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        1. C

          Se può confortarti, quando ho smesso per sopraggiunti impegni ho capito che poche cose come la musica richiedono tanta tanta fatica. Ho visto gente che aveva iniziato con me cui veniva tutto facile non andare oltre la mediocrità rispetto a gente che faticava per imparare i giri di accordi che ha raggiunto ottimi livelli grazie all’applicazione. Secondo me se ti metti 4 ore al giorno per i prossimi 3 mesi come as you are la suoni anche con i denti 😀

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          1. D

            Ma quale fatica e quale applicazione?! La tecnica non conta niente, quello che fa la differenza è l’emozione, eh!…

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            1. P

              Non mi sei arrivato!!1!

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  5. L

    Ora dico una roba tipo quella sulla canadesina dell’altro giorno, giusto per attirarmi le simpatie del competente muro della musica…
    Io se ripenso agli anni 90 mi viene in mente whats’up dei four no blondes… 😃

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    1. t

      one hit wonder se ce n’é una!

      rilancio con Two Princes degli Spin Doctors 😀

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      1. D

        Two Princes vero “spazio riempipista”, ottima la citazione dei Four no blondes con quel pezzo che per gli stessi motivi di Leo mi mette il magone con tanto di barbogia come i bimbi alla pari della sigla di Goldrake (che infatti non ascolto da decenni perchè non la reggo emotivamente…). Però di quel gruppo la mia preferita resta “Pleasantly blue”, blusacchione d’annata che coverizzavo con la mia band di rockblues acustico.
        Quanto mi manca il barcone delle Scimmie…

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  6. L

    In compenso mi veniva l’attacco di piccola stella senza cielo 🤣🤣🤣

    PS: chiedo scusa ai competenti, sono cosciente e mi vergogno dei miei ultimi post!

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  7. t

    Non si parla di musica italiana e fioccano i commenti.
    Coincidenze? 😀

    Propongo al direttore il muro della musica (preferibilmente anni 90 – early 00)

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    1. A

      vergognati, con quello che costa la benzina spargerla così 😀

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      1. t

        ma no, io apprezzo molto i pezzi di Paolo Morati su Pausini and friends…

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      2. D

        Axel, hai notato la contrapposizione tra le righe di Matrix tra “articoli su musica italiana” e “Muro della Musica”?! 😂

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  8. M

    Nirvana ed Alice in Chains che avevano l’omologo in Italia nei Timoria ma solo quando questi ultimi entravano in modalità depressione al motto “ce l’hanno fatta tutti tranne noi”. Sfortunati a cantare in italiano perché musicalmente valevano le grandi band americane.

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    1. t

      il miglior gruppo indie rock italiano degli anni 90 sono i Ritmo Tribale. No question about it

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    2. D

      Belisa’, posa il fiasco…

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  9. Il vero problema della musica italiana è che tutti gli utenti del futuribile Muro della Musica comprendono (forse) l’italiano, ma non tutti l’inglese. I testi di Leonard Cohen non sono molto superiori a quelli di Al Bano (Meno Uno, tu che negli anni Ottanta ascoltavi Haddaway e ti commuovevi per gli U.s.u.r.a., vota solo se conosci i grandi Cohen e Carrisi).

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    1. m

      Grande Direttore, grazie: mi fa venire voglia di andare a leggermi i testi del Carrisi. Perché, con la mia macchiettistica spocchia da intellettuale col barbone incolto, me lo devo esser perso, negli anni, ‘sto Leonard Cohen de noartri.
      Ha qualche testo in particolare da suggerire? Qualche immagine evocativa avvicinabile al famoso impermeabile blu strappato su una spalla?
      O anzi, meglio, per me, spocchioso anglofilo che dorme col berretto in testa per non accendere il riscaldamento: mi sa suggerire qualche cantautore da Pitchfork che abbia tentato la traduzione in (quella specie di) inglese (che si parla in America) delle canzoni e della poetica del Carrisi? Voglio dire, come De Andrè con Cohen. Allora sì che lo apprezzerei.

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      1. M

        Happiness, a glass of wine with a sandwich….

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        1. A

          te la immagini cantata da Jeff Buckley?

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        2. A

          toh…

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      2. Primi tre testi (su una trentina di buoni, certo non Il Ballo del Qua Qua) di Al Bano, a mio parere: È la mia vita, Che stupido finale, Amanda è libera. Miei preferiti (fra ben più di trenta buoni) di Leonard Cohen, pur dopati dall’inglese e dal fatto che la sua musica aiuti a concentrarsi sui testi: Coming back to you, A Kite is a victim e soprattutto Anthem. Non ho il mito del testo, secondo me deve essere sempre aperto a interpretazioni di chi ascolta, ma in quelle poche lingue è impossibile non pensare al significato o alla sua mancanza. Poi se per voi un italiano è uno scemo a prescindere è un altro discorso, io credo che uno di Seattle rida di un adolescente italiano che sogna di essere di Seattle

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    2. D

      Direttore, io addirittura non so nè l’italiano nè l’inglese, quindi mi concentro sulla musica perché quella la so.
      E le nenie italiane (al di là dei testi monotematici da sfigati su cui disse tutto Axel) mi risultano insopportabili nenie da massaie.
      Glielo scrissi anni ma ribadisco: fatico ad immaginarla ascoltare Albano mentre corre, guida, sorseggia, ecc.

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  10. G

    Per chi, come me, è stato adolescente a cavallo fra gli anni’80 e ’99, I Nirvana rappresentano quello che hanno rappresentano Elvis nei ’50, I Beatles nei’60, I Sex Pistols negli anni’70. Artisti che, indipendentemente dai gusti, hanno cambiato il corso della musica leggera e segnato un epoca.

    Ps ottimi I Kjuss, come altro sottobosco ‘grunge’ tipo Grant Lee Buffalo, Afghan Whigs, Melvin’s (loro addirittura precursori delle bands di Seattle), e gli Screaming Trees del meraviglioso Mark Lanegan. E poi due supergruppi spettacolari: I Temple of The Dog, che annunciarono la venuta dei mammasantissima di Seattle, e ‘Above’ con un Layne Staley che fa male ancora oggi ad ascoltarlo ed un Mike McCready ispiratissimo alla chitarra.

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    1. D

      BOOOMMM!!!…

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    2. L

      Gatto smettila subito, eravamo alle hit per i vergognosi non alle band per gli spocchiosi…

      Matrix mi provochi dunque rilancio con basket case che mi fa prima superiore e forse stende tutte le altre come canzone generazionale!

      Dane l’effetto che ti fa Goldrake a me lo fa, più di tutti, vultus 5! ☺️

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      1. D

        Mai coperto…

        Basket case invece per me è l’Accademia, le compagne modelle che ti invitavano ad un party diverso ogni sera, le lezioni a cui ci si presentava alle 11, il torneo universitario, le sessioni di skate sulla rampa della Pergola, le dispute “meglio il Carhartt, no meglio il Walls”, gli happy-hour infiniti e i disco-party al mattino.

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        1. D

          Meno Uno faceva l’Università e studiava in biblioteca…

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    3. t

      Mark Lanegan (un grande) mi fa venire in mente Tono Metallico Standard degli Offlaga disco pax 😂

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    4. m

      Gatto, va ben tuscoss, eh? Ma che ci azzeccano Grant Lee Buffalo, Afghan Whigs e Kyuss (con la “y”, altrimenti sembra lo sciatore) con il “sottobosco grunge”.
      O meglio, rifaccio la domanda che mi interessa veramente: davvero per la tua generazione (io sono di quella precedente, che ascoltava Thin White Rope, Hüsker Dü e i primi Sonic Youth) Grant Lee Buffalo, Afghan Whigs e Kyuss erano letti come altro sottobosco grunge?

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      1. D

        Grunge che tra l’altro è una delle più grandi bufale giornalistiche della storia…

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  11. t

    Cavolo invece a me Basket Case proprio non va giù. Deve essere una cosa tipo indigestione (sonora): le mie orecchie l’hanno ascoltata così tante volte che adesso proprio non ce la fanno.
    Smels like teen spirit uguale. 😕

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    1. D

      Ma si ovvio, a me poi i GD stanno pure sul culo…..però quell’album mi ricorda il miglior periodo della mia vita… 😝

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      1. t

        Ma guarda è una cosa che faccio fatica a spiegarmi.
        Il pezzo dei Nirvana era uno dei miei preferiti all’epoca. Ed è un’epoca cui sono legati bei ricordi.
        Ma ora quando la sento devo cambiare stazione, provo quasi un fastidio fisico 😦

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  12. L

    Cavolo il Carhartt!!! Sempre sognato ma mai avuto, facevo le superiori e mi scocciava chiedere ai miei queste cifre… Bello però è durato pochissimo. In compenso con il primo stipendio da tecnico mi comprai le bikkembergs, ci sono andato pure in Inghilterra e Irlanda nel 2004. Le ho buttate via qualche anno fa perché erano completamente senza tasselli… 😢

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  13. L

    Matrix io invece trovo oggi inascoltabile bitter sweet simphony, una nenia terribile, eppure ricordo di aver consumato Urban hyms dei verve…

    Cmq propongo ritrovo degli incompetenti indiscreti di musica a giugno a Firenze al concerto degli smashing pumpkins, special guest dane! 😜

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    1. C

      Già mi tocca andare per i Tool.

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      1. L

        Vieni a Firenze?
        Ci vediamo sicuro

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        1. C

          La cosa bella è che ho appena realizzato che è la stessa data degli SP, per cui in verità mi vedrò SP e Tool. In teoria prima suonano i Dream Theater, quindi ci starebbe bersi una birra in quella fascia oraria visto che non me li vedo nemmeno pagato, non voglio farmi venire l’orchite.

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      2. t

        Tool tanta tanta roba.
        Dal vivo fanno paura.

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  14. G

    “il miglior gruppo indie rock italiano degli anni 90 sono i Ritmo Tribale”

    I Ritmo Tribale manco sono sul podio del rock indie italiano, occupato stabilmente da CSI, Afterhours e Marlene Kuntz.

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    1. t

      Buuuu per Gatto.

      CSI ottimi ma fanno un altro genere. Meglio i CCCP comunque 😉
      Afterhours sono debitori dei RT.
      MK mai piaciuti per davvero.

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      1. m

        Afterhours debitori dei RT, hai ragione, ma come si è debitori con i ragazzi che hanno tre anni più di te: si può anche fare debiti e poi con quei soldi avviare una attività imprenditoriale interessante. Ricordo ancora un concerto degli Afterhours al Leoncavallo nei primissimi anni ’90. Ci ero andato insieme, tra gli altri, a Briegel e Scaglia (al tempo amici di amici). E questi hanno passato il tempo del concerto a osannare gli Afterhors, che loro sì che erano dei grandi, che se fossero stati americani sarebbero stati una band di livello mondiale, eccetera eccetera.
        Ai tempi Manuel Agnelli non doveva recitare la parte dello spocchioso: poteva montare e smontare lui strumenti ed effetti prima e dopo l’esibizione, e intanto chiacchierava volentieri con i ragazzi sotto il palco. Invece i MK spocchiosi lo furono fin dal’inizio: nel settembre ’93 quasi venni alle mani con Luca Bergia per questo. Però mi piacevano: le due ore e mezzo di concerto nel parcheggio dello stadio di Monza divennero memorabili, proverbiali, nella mia compagnia.
        Su CCCP/CSI non mi pronuncio, li ho amati troppo ai tempi e non posso essere obiettivo: “Spara Jurij” mi sembrava la migliore canzone punk mai scritta in Italia, e lo pensavo da sostenitore dei Kina. E le immagini della data di T.R.E. qui al Milano al Palasalcazzo, ce le ho ancora negli occhi: quando ne parlo con mio fratello lui mi dice: «Sì, ti capisco: anch’io ho ancora negli occhi certi lanci di Andreas Brehme». Tanto per spiegare su un sito di sport e libertà cosa intendo per “averceli ancora negli occhi”.

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        1. t

          Hai perfettamente ragione.
          Afterhours superiori, ma affettivamente sono più legato ai RT. Nei primi anni 90 erano una band di culto, soprattutto a Milano immagino. Mantra all’epoca era forse il mio disco italiano preferito. Certo è da un po’ che non lo ascolto..

          Ferretti e soci, nelle varie reincarnazioni, faccio fatica ad associarli agli anni 90. Il meglio lo diedero nel decennio precedente.

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        2. D

          I lanci di Brehme……forse i cross…

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  15. f

    Vi ricorda qualcosa?
    Nulla contro i Nirvana, ma Chris Cornell altra categoria
    E’ che è morto troppo vecchio…

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  16. D

    Matrix: guarda, io ho tutti e due gli LP ma ovviamente non ascolto mai nessuno dei due…..coincidenza, giusto l’altro giorno mi son scaricato con iMusic “Smels like teen spirit” per una di quelle botte di nostalgia che mi vengono ogni tanto (e in cui vado a cercare tamarrate fotoniche tipo Corona o i Technotronic per ridere di quegli anni…).
    Angolo amarcord: qualcuno ha visto che un noto attore di una seguitissima serie di allora è tornato in tv?!

    Leo: come durato poco?! A Milano (capitale dell’hip-hop italiano) il Carhartt è un vello d’oro senza soluzione di continuità, dagli anni 80 fino ad oggi! Chi era meno street-style e più road-style (cioè, meno urban e più motor…) però preferiva il Walls.
    Quoto il giudizio su “bitter sweet simphony”, una nenia insopportabile, come tutta la discografia dei Gallagher del resto, ma il brit-pop in generale direi.
    Ricordo mio fratello che con alcuni amici faceva un’imitazione esilarante dei gruppi brit-pop chiudendo ogni verso delle canzoni con una strascicata “AAAAHHHHRRRRRROOOONNN MMMAAAMMMMAAAAIIINNNDDDD!!!!!!….”
    Du’ cojoni….

    Ps: il brit-pop, l’imitazione da morir dal ridere…

    Gatto: per forza che poi voti radical-chic….

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  17. L

    Dane ma infatti per esempio i Coldplay sono inascoltabili, preferirei davvero un concerto della Paus… no vai, facciamo della Irene Grandi! Però ai tempi mi piaceva il genere, pure gli Oasis appunto, con what’s the story morning glory più abusato di Ligabue e buon compleanno Elvis! 😜

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  18. m

    Vorrei ben sapere perché grant lee Philips è grunge.
    I Coldplay in concerto non sono male . Anzi , una volta facevano gran pezzi da stadio… poi è diventato tutto un ooooohhh ohhhh .. oppure ohoh oh oh oh …

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  19. M

    Grant Lee Buffalo (o Phillips nella versione solista) grunge è una vaccata mai sentita.
    Christian Cornell la peggior vice mai sentita dal vivo ( dove incontravo spesso Omar Pedrini, sempre a proposito dei Timoria).
    I Faith No More piacciono solo a me?

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    1. m

      No, no, piacevano anche a me, anche se non erano tra i miei “50 gruppi preferiti”. Ho seguito di più quello che è venuto dopo attorno a Michelino Patton. Dai viaggi nella notte sulla R4 tra Milano e Correggio per andare a sentirlo, fino alle nuvole di zanzare qui all’Arena.

      Evitiamo, per favore, di citare ancora i Timoria, su cui mi aspetterei prossimamente un pezzo di Morati o Delmo, dal tanto che mi facevano cacare.

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      1. M

        Se scrive il pezzo lo fa solo su Francesco Renga.

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  20. G

    “Gatto: per forza che poi voti radical-chic…”
    MA SE VOTO PIDDÌ??!!!

    No, I Grant Lee Buffalo NON sono grunge, li ho messi li’ perchè anche loro comunque fanno parte di quella ondata di gruppi che potremmo definire, molto alla larga, ‘alternativi’ che venne fuori nella prima metà degli anni ’90. Un po’ come I Talking Heads, che inizialmente venivano assimilati alla scena punk newyorkese anche se di punk non avevano una cippa.

    Nirvana: Ho chiarito che il discorso non fosse sul valore in assoluto dei Nirvana e, più in specifico, di Nevermind. Ma è innegabile che quel disco fu il simbolo, musicale e non, di un decennio e di una generazione.

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  21. G

    “Christian Cornell la peggior vice mai sentita dal vivo”
    Mai sentito dal vivo, se non via video. In ogni caso ho sempre preferito Layne Staley.

    “I Faith No More piacciono solo a me?”
    Piacciono molto anche a me. Mike Patton è un mostro come qualita’vocali ma mi sta un po’sul culo come atteggiamento.

    A me piacciono molto anche i Jane’s Addiction.

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    1. C

      Sentito dal vivo, uno dei cantanti più versatili che abbia mai sentito. Poi anche lui avrà avuto una giornata no.

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      1. t

        Cornell lo vidi dal vivo con gli Audioslave.
        Bella voce anche se non aveva piú la potenza che aveva nei Soundgarden.

        In quel periodo altre voci notevoli dal vivo erano Serj Tankian (System of a Down) e il Chino Moreno (Deftones).

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      2. M

        Cornell l’ho “sentito” 3 volte dal vivo e ci ha messo almeno 40 minuti (tutte le volte) per far uscire qualcosa di decente dalle sue corde vocali.
        Ho anche il concerto degli audioslave registrato a cuba, anche li voce rivedibile….

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        1. s

          condivido. come condivido the31matrix.

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  22. D

    “…Se scrive il pezzo lo fa solo su Francesco Renga…”

    Ovvio, nella versione sanremese giacca&cravatta con abito azzurro. Il Christian del terzo millennio, insomma…

    …Nirvana: Ho chiarito che il discorso non fosse sul valore in assoluto dei Nirvana e, più in specifico, di Nevermind. Ma è innegabile che quel disco fu il simbolo, musicale e non, di un decennio e di una generazione…”

    Nì. E comunque l’importante è che tu non scriva che abbiano cambiato la storia della musica perché è una vaccata di proporzioni bibliche…

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  23. E

    Il problema dei nirvana sono i nirvaners
    con una diversa fan base sarei anche riuscito in qualche modo ad apprezzarli

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