Ferrari prima nel mondo dove il marchio è tutto

C’è una classifica in cui la Ferrari vince, ma non è ovviamente merito di Arrivabene e Vettel, tantomeno di Louis Camilleri che ha preso il posto del defunto Marchionne. La classifica è quella di marchio aziendale più amato dagli italiani, secondo le graduatorie compilate da Best Brands e fondate su diversi parametri. Insomma, decenni fra Enzo Ferrari, Lauda, Villeneuve e Schumacher hanno avuto la loro importanza. Potrà sembrare una cosa scontata, ma non lo è perché da tre anni in vetta c’era Ferrero che adesso invece è seconda. Davanti a Brembo, Barilla, L’Oreal, BMW, Procter & Gamble, Pirelli, Unilever ed MSC.

Tutto chiaramente da prendere con le molle, anche se il trucco è dichiarato: ai giudizi dei consumatori sono state sottoposte solo quelle aziende che rispondono a certi parametri di fatturato, quota di mercato e investimenti pubblicitari. Poi escludiamo che nostra madre abbia espresso il suo trasporto emotivo per Brembo e Procter & Gamble in quanto tali… In sostanza il premio è il pretesto per una passerella (la premiazione è avvenuta negli studi Rai di via Mecenate a Milano, in una serata condotta dalla nostra ex condomina Filippa Lagerback) di imprenditori e manager dei quali nessuno conosce l’esistenza, per invogliarli a spendere ancora di più in pubblicità dando ossigeno agli agonizzanti giornali e ai mille insulsi canali da zero virgola qualcosa di share ma sempre sul target maschio alpha con alto potenziale di spesa e sostanzialmente niente da fare, visto che poi tutto questo potenziale lo esprime (avrà ereditato).

Questo era il cosiddetto Best Corporate Brand, mentre la classifica per noi popolo bue più interessante è quella riguardante le marche di prodotto. Le dieci più amate dagli italiani sarebbero nel 2018 Lego, Samsung, Coca Cola, Rio Mare, Nutella, Mulino Bianco, Kinder, Findus e Nike. Anche qui la prima scrematura è avvenuta secondo parametri economici e di mercato, mandando per così dire in finale soltanto i primi di ogni categoria merceologica: ci sta quindi che ci sia Samsung, che per quanto riguarda gli smartphone ha una quota di mercato superiore ad Apple, e non Apple. Curiosamente secondo quasi tutte le classifiche l’azienda di Cupertino è considerata il marchio con più valore nel mondo… Si vede che ha la mentalità internazionale, mentre Samsung è più adatta al campionato italiano.

Il Best Growth Brand ha premiato i marchi con più crescita e dinamismo relativamente al recente passato. Qui la classifica è Galbusera, Nescafé, Dolce & Gabbana, Garofalo, Rana, Huawei, Fairy, Calzedonia, Oro Saiwa e Alce Nero. Ignoravamo l’esistenza di Alce Nero, che adesso sappiamo occuparsi di prodotti da agricoltura biologica, mentre tutto il resto è discutibile: dov’è il dinamismo di Galbusera? Probabilmente si tratta di un premio alla memoria di Mario Galbusera, il fondatore, morto lo scorso aprile. Abbiamo scritto tutto questo non per citare qualche azienda (nessuna di queste sponsorizza Indiscreto), ma per arrivare al lisergico Best Brands Golden Age, che riguarda gli over 60. Qui la top ten è Findus, Rio Mare, Svelto, Lavazza, Nutella, Scottex, Dash, Fiat, Tempo e Mulino Bianco. Manca giusto la pasta per le dentiere…

Solo nel finale proviamo a dire una cosa seria: nel 2018 si può produrre di tutto e dappertutto, quasi con la stessa qualità. La differenza la fa il marchio ed è per questo criminale che l’Italia stia lentamente perdendo tanti marchi storici, quasi tutti fuori dalle classifiche prima citate che premiano le multinazionali dei big spender pubblicitari. Non è difesa di un piccolo mondo antico, ma dell’unica cosa davvero moderna che ci rimanga. Viene quasi da dare ragione a Di Maio, che sul caso Pernigotti ha voluto strappare qualche applauso ma non ha detto una cosa strampalata. Cinesi, arabi e multinazionali non a caso comprano marchi, simboli, emozioni. Le aziende le distruggono, le persone le inviano verso il reddito di cittadinanza pagato dagli italiani per avere il privilegio di fare i servi.

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2 commenti

  1. s

    di maio fa un discorso da servitù della gleba reloaded. Secondo lui delle ipotetiche sfogliatelle spike di successo, potrebbero essere fatte solo nello stabilimento originale.Da un lato non potrei fare in uno stabilimento americano per aumentare il fatturato (nutella), dall’altro se per qualche motivo non convenisse più farle a napoli, non potrei né spostarmi per continuare ad usare il marchio creato da me, né venderlo per poi magari reinvestire in un’altra attività in loco.

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  2. R

    Una foto che fa male al cuore, Schumacher a Montecarlo nel 2001, doppietta.

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