Nené e le firme dello scudetto

La recente scomparsa di Nené ha fatto una volta di più ricordare il fantastico Cagliari 1969-70, terzultima squadra non metropolitana (prima del Verona 1984-85 e della Sampdoria 1990-91) a conquistare lo scudetto. Uno degli aspetti più curiosi di quella stagione è che nell’estate che la precedette quasi tutti erano sul mercato o comunque si ritenevano scontenti della loro situazione al Cagliari, Gigi Riva in testa. Parliamo di una squadra non derelitta, ma che arrivava dal secondo posto in serie A alle spalle della Fiorentina di Pesaola e Picchio De Sisti.

Così il 18 agosto, verso la fine del ritiro di Asiago, mezza rosa di Scopigno minacciò di non scendere in campo nelle amichevoli e poi nelle prime partite ufficiali della stagione. Riva, Albertosi, il neoarrivato (dall’Inter) Gori e proprio Nené erano per la linea dura, mentre altri compagni erano su posizioni più concilianti: da ricordare che all’epoca esisteva il vincolo e il calciatore, anche se a fine contratto, non era libero di andare dove volesse ma rimaneva di proprietà del club. L’unica arma a disposizione, in questi casi, era quella di non impegnarsi facendo scendere così il proprio valore di mercato, ma era un’arma spesso controproducente. Le richieste più alte erano ovviamente di Riva, intorno ai 50 milioni di lire (35 milioni l’ingaggio in quella precedente) più varie cose che oggi chiameremmo benefit, ma anche gli altri non erano troppo distanti da questa cifra.

Qualche giorno di bufera e Riva costretto a smentire che dietro i suoi mal di pancia ci fosse la Juventus. In realtà nemmeno per un solo istante aveva pensato di lasciare la Sardegna, anche se l’offerta di un miliardo fatta al Cagliari era vera, è soltanto che voleva dal club un imprecisato ‘aiuto’ per aprire un’attività extracalcistica, di quelle di moda fra i calciatori di quei tempi (un’agenzia di assicurazioni o una concessionaria d’auto, quindi). In un’amichevole con la Triestina a pochi giorni dall’inizio del campionato Riva venne convinto a giocare senza contratto, mentre fra i ‘ribelli’ quelli che si rifiutarono di scendere in campo furono Brugnera, Mancin e soprattutto Nené. Il 24 agosto a San Siro amichevole contro l’Inter di Heriberto Herrera: Nené era sempre senza contratto ma dopo un acceso colloquio con l’ingegner Marras, amministratore del Cagliari (vicepresidente era Arrica, presidente il meno noto Corrias), questa volta scese in campo.

Il 27 agosto, a pochi giorni dalla Coppa Italia, la svolta. Firmarono tutti: Nené per la somma che Riva prendeva l’anno prima e Riva, esausto per la trattativa, addirittura in bianco (anche se poi sarebbe stato stra-accontentato). Una stagione irripetibile stava per avere inizio. E merita di esserla ricordata senza la retorica sulla piccola squadra: sei di quei giocatori sarebbero andati al Mondiale messicano, ma soprattutto Rivera, che a fine 1969 avrebbe vinto il Pallone d’Oro, guadagnava nel Milan meno di quanto Riva prendesse al Cagliari.

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4 commenti

  1. L’enorme avversario che mi fece innamorare della Giuve.

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    1. Del resto hai rischiato di innamorarti dell’Inter per Recoba……

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  2. Vero. Non ne hanno mai avuti di meglio.

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  3. Dietro quella squadra vi era la longa ma su di Moratti, il quale diede il propellente economico ad una società che si sarebbe potuta levare qualche soddisfazione in più se il suo giocatore migliore avesse avuto una carriera meno tribolata dal 70 in poi…

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