Chissà se lo sai, l’anima di Ron

Ron - Chissà se lo saiAbbraccio, Musica e Vino. Sono queste le tre tematiche attorno alle quali ruota Chissà se lo sai (Piemme, 2016) il libro che Ron ha voluto pubblicare per raccontare sé stesso, il suo percorso e la sua vita, nonché il lato artistico della carriera. Chi pensa però di trovarvi solo una semplice cronologia storica di canzoni rimarrà deluso perché in realtà nelle 220 pagine che scorrono via rapidamente c’è anche tanto della nostra società e di che cosa è diventata oggi la musica leggera, unito a una serie interessante di considerazioni che vanno oltre, alternate agli episodi più importanti di un autore e cantante (perché Ron, anzi Rosalino Cellamare, iniziò giovanissimo sul palco proprio per la sua bella voce) che ha dato molto.

A cominciare dalle note di Piazza Grande, passando da Una città per cantare (cover di The Road di Jackson Browne del 1975, anzi di Danny O’ Keefe, del 1972…), arrivando al grande successo di Non abbiam bisogno di parole, fino alla vittoria a Sanremo con Vorrei incontrarti tra cent’anni, episodio decisivo per il balzo di popolarità. Ron si racconta con discrezione senza celebrarsi, parla della sua scuola di musica e dello studio di registrazione che ha realizzato, racconta aneddoti divertenti e riporta indietro le lancette del tempo fino alla sua infanzia e adolescenza. Dalle prime gare canore all’arrivo al Festival della Canzone Italiana a 16 anni (Pa’ diglielo a ma’ in coppia con Nada), il cinema e teatro, l’incontro con Lucio Dalla suo  ‘padrino’ artistico, i lanci di lattine ricevute sul palco e finalmente il successo personale. Intorno (anzi il contorno) degli anni Settanta – dove era ancora Rosalino con alcuni dischi dimenticati – e della contestazione, ma anche quelli d’oro della RCA e di scenari oggi impensabili per chi vuole fare la carriera di musicista. Con il contributo di personaggi leggendari come Ennio Melis che a Ron assegnò il soprannome di music maker all’epoca della collaborazione live con Dalla e Francesco De Gregori per Banana Republic. Tour per il quale curò gli arrangiamenti.

E in effetti quello che ci è sempre piaciuto di canzoni come (non a caso) Al centro della musica, Joe temerario o Anima, oltre a quelle già citate, è proprio il suono che Ron è con costanza riuscito a tirare fuori dalle sue corde, accompagnato a testi e storie comunque importanti. Da leggere ascoltando i suoi dischi, e comprensivo di qualche buon consiglio enologico che non guasta, Chissà se lo sai (scritto con Stefano Genovese) non narra solo dell’artista ma anche della persona, della famiglia di origine sì, ma anche di un viaggio importante. E non a caso (e questo ci ha fatto piacere) il libro è stato dedicato a padre Silvano Fausti, uomo profondo e libero.

La strada bagnata sembra il cielo, gli occhi delle case le sue stelle notte fonda che mistero
che malinconia… (Al centro della musica)

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3 commenti

  1. Ron è un personaggio molto strano proprio per i motivi che hai detto tu: prima baby cantante prodigio, poi autore oscuro infine personaggio completo. Credo che Dalla gli abbia dato molto, anche ripescandolo dagli anni nel cinema per Banana Republic, ma anche tolto come immagine facendolo percepire come un suo protetto.

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  2. A

    Nel libro fa alcune considerazioni interessanti sul loro legame artistico e racconta come è sostanzialmente avvenuto il distacco per affermarsi in modo autonomo. Tra l’altro Ron è l’autore di Attenti al lupo, grandissimo successo di Dalla.

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  3. Mannaggia, Ron ce l’avevo in canna come trollata durante Sanremo….ci sarebbe stato bene tra le Giovani Proposte…

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