Il Miracolo, il sangue di Renzi

Le fiction prodotte da Sky hanno un livello minimo sotto cui non scendono ed anche Il Miracolo, le cui otto puntate della prima stagione sono appena andate in onda su Sky Atlantic, non fa eccezione. La serie ideata da Niccolò Ammaniti riesce a toccare temi pesanti come politica, religione ed in generale fede in qualcosa, accettando il rischio del trash ed anche in più punti cadendoci dentro, ma con un passo del racconto sempre di buon livello.

La trama è semplice: nella perquisizione seguita all’arresto di un boss della ‘ndrangheta viene trovata una statua raffigurante la Madonna, che piange sangue senza apparenti trucchi. Più che un pianto è una cascata, studiata da una squadra di biologi e chimici dei Carabinieri, sotto segreto militare e con pochi a conoscere la verità. Fra questi il presidente del Consiglio italiano, Fabrizio Pietromarchi (interpretato da Guido Caprino, un altro ruolo da politico dopo quello del leghista in 1992), che al di là dell’aspetto fisico ha molto in comune con Renzi: leader di un partito che non sopporta i suoi personalismi, si sta avviando verso il bivio della sua carriera politica puntando tutto su un referendum (nella fiction riguarda l’Europa, non la riforma costituzionale) per cui i sondaggi lo danno in netto svantaggio e che in ogni caso è più un referendum su lui stesso che sulla sua politica. Un uomo concreto, flessibile e laico, che solo i problemi personali e una tragedia porteranno a riconsiderare (ma nemmeno tanto) la sua vita.

Non spoileriamo per rispettare chi lo vedrà in futuro o sull’on demand di Sky, ma diciamo che sono notevoli alcuni personaggi: la moglie stronzissima di Pietromarchi, Sole (Elena Lietti), il prete ludopatico e indebitato, padre Marcello, il generale dubbioso e tormentato (Sergio Albelli, non al suo primo ruolo come carabiniere). Altri sono quasi macchiette, come la biologa interpretata da Alba Rohrwacher, con la trasferta trash alla ricerca della presunta origine del sangue, o quasi tutti i calabresi e pseudo-tali rappresentati (siamo in zona napoletani con il mandolino o bergamaschi con la cazzuola). Ridicoli anche più di quanto siano in realtà i giornalisti, con la vetta dell’intervista a una bambina senza il consenso dei genitori, cosa impossibile nella realtà non solo italiana. Molto forzati alcuni incastri, soprattutto nel finale, da giallista della domenica. Detto questo, Il Miracolo ha ambizioni che vanno oltre la trama e temi che tengono attaccati.

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