Ponte delle spie

Oscar Eleni dai monti africani della luna cercando talenti con meno di 22 anni, nella speranza di avere fortuna. Quella non trovata spulciando, verbo giusto in terra di pulci cocchiere, negli elenchi delle squadre italiane di serie A. Ricerca pasquale per poter mettere insieme qualche nome da votare nel solito referendum legaiolo che già ci angoscia. Mania di grandezza. Uno pensa che il suo voto valga più degli altri. Guai sbagliare. Guai mancare. Siamo nella fase meravigliosa del finale immaginato da Spielberg per Il Ponte delle spie. Quello del congedo della spia Abel dall’avvocato Donovan (Tom Hanks), quando il legale americano chiede al russo come lo riaccoglieranno i vecchi compagni: ”Lo capirai subito: o mi abbracciano o, nel caso peggiore, mi faranno salire nel posto di dietro della vettura”. Ecco, per noi vecchi nostalgici questa è la fase dove, sempre più spesso, ti fanno salire dietro. Mai un sorriso, un abbraccio, i “bravi” del momento neppure salutano, dicono che se molesti il potere facendo sapere che non la pensi come loro minacciano persino querele.

Succede, ma voi che state digerendo le feste non avete tanto tempo per ascoltare chi borbotta e invece dovreste avere pazienza. Siamo sotto choc. Nel vedo stravedo della settimana due fatti inquietanti. Il primo: non abbiamo sbagliato una previsione sulla ventisettesima giornata e questo dovrebbe allarmare chi considera già salva Pesaro perché potrebbe anche rimanere a 18 punti, dove Cremona la raggiungerebbe se dovesse vincere in casa contro Cantù e Reggio Emilia. Il secondo: fra gli allenatori che avremmo scelto per il referendum legaiolo nessuno ha vinto in questo turno e allora è giusto che De Raffaele ci chieda ‘Perché io dovrei essere valutato meno di Esposito, Buscaglia e Di Carlo?’. La stessa cosa che avrebbero il diritto di chiedere Caja o Recalcati.

Ci penseremo, avendo almeno la certezza che non avremo proteste da parte di Gelsomino Repesa che spesso fa di tutto per diventare indifendibile, quei lunghi a caccia di piccoli esterni fanno tenerezza, perché la sconfitta di Brindisi, pur dando tutti i meriti a Sacchetti e ai suoi, fotografa lo stato psicologico dell’Emporio come e meglio di una colonscopia. Se perdi tenendo a 70 punti la squadra di casa, se fai 16 su 44 nel tiro da 2 e 9 su 23 in quello dall’arco, regalando 19 palloni, bisogna dire che hai rispettato il piano partita per la difesa, ma sei andato in vacca con il tuo attacco dove, lo si nota bene, la tendenza è fare le cose in proprio. Da Sanders, delizia che sa essere croce, a McLean orribile se non ha energia, a Hickman, insopportabile se non ti dà punti perché poi è un disastro in tutto il resto, questo dal primo giorno e lo sapevano, lo avrebbero dovuto sapere. Lui MVP di coppa Italia? Sì, lui, perché ha bisogno sempre di una badante.

Se dopo una settimana passata ritrovando rimi normali, senza il tormento dell’eurolega, il risultato è quello di Brindisi allora non si può dire che Milano è ancora strafavorita nello scudetto, un po’ come quel collega vanitoso che veniva preso in giro al momento delle presentazioni: il migliore d’Europa, fra i primi in Italia. Lo capirebbero anche i musoni del gruppo che è una presa per i fondelli, anche perché l’Europa ha spiegato bene come stanno le cose e non veniteci a dire che la presenza della Reyer, una bella e gradita presenza sia chiaro, nella coppa succedanea della FIBA, dovrebbe consolare. Un po’ come cercare degli under 22 da votare, un po’ come fermarsi ai monti della luna domandandosi cosa ne hanno fatto dei vivai i nostri squadroni, le società storiche. Trovate un under ’95 costruito in casa a Varese, Cantù, Pesaro, accidenti direbbe Aido Fava, Milano, Venezia, nella stessa Reggio Emilia dove gli italiani in campo sono tanti, ma non costruiti davvero nella casa degli Arzan a parte Strautins e Cervi, altri direbbero Mussini o Bonacini, ma non qui e non adesso. Non c’è un giovane di talento a Caserta e questo manderà in bestia Tanjevic e Marcelletti, non c’è tantissimo in tutta la serie A. Certo il serbatoio vero è in A2, dovrebbe esserlo, meriterebbe di esserlo e quindi anche riconosciuto e, magari, sostenuto economicamente.

Ma torniamo al campionato con tre giornate da giocare prima dei playoff. Chi ha voglia di vedere e stravedere può leggere la previsione: Milano 48, Venezia 40, Avellino e Sassari 36, Trento 34 come Reggio Emilia, Capo d’Orlando 32 anche se questa striscia negativa ci dice che forse hanno finito benzina e motivazioni, Pistoia 30, non raggiungibile da Torino che al massimo farà 28. Dietro, lo sapete, testa a testa Pesaro-Cremona che per salvarsi ha bisogno di 4 punti ammesso che la sua avversaria non faccia un colpo a Pistoia o Capo d’Orlando o, sarebbe davvero clamoroso, trovasse la salvezza battendo Milano. Certo, diranno a Pesaro, perché non crederci, in fin dei conti l’Emporio ha perduto a Brindisi dove i figli illegittimi della grande Pesaro hanno vinto.

Un diritto pensarla in maniera diversa. A noi capita tutte le volte che provano a tirare sassi contro la corazzata di Armani, un dragamine a dire il vero. Certo sono irritanti. Poche volte hanno davvero divertito, anche se la gente li segue, forse non li ama come vorrebbero. Ma al Forum c’è mondo, atmosfera, magari troppo rumore per riuscire a pensare a come stanno le cose in realtà, magari ci si nasconde dietro un vestito che era fatto per uccidere la concorrenza e adesso sembra messo insieme con foglie di fico. Detto questo fateci vedere allora chi sarebbero i rivali per una finale scudetto su 7 partite. Voi pensate alla coppa Italia vinta passando per la cruna dell’ago, cominciando dal quarto contro Brindisi. Ma era una gara secca, il tutto si svolgeva nella bufera di una eurolega da comparse, dopo la tragicommedia Gentile, il mese della depressione. Adesso c’è più tempo per lavorare in palestra; sulle teste, ormai puoi fare poco anche se il problema è forse proprio nel vivere insieme, come succede da troppi anni. Ma come, direte voi. Se ogni anno si cambiano attori, se spesso si manda via anche il regista-allenatore. Succederà sempre di più, a tutte le società, perché, come detto parlando degli under, non trovi squadra fra mercenari offerti al miglior borsellino del parco giochi. Se hai fortuna fai gruppo, ma devi averne tanta di fortuna come vi direbbero a Sassari dopo il triplete con Sacchetti Romeo da Altamura. Insomma l’Emporio è ancora forte abbastanza per dire a tutti che ballerà da solo anche questa volta.

Pagelle vegane prendendo spunto dal filosofo Pier Aldo Rovatti che abbiamo ritrovato sulle pagine dell’Espresso, uno che il basket lo ha amato davvero e che avremmo volentieri portato a cena con Tanjevic e Rumiz se avessimo potuto organizzare la festa quando insegnava all’università di Trieste. Era nella giovanili del Leone con Borella, al Pavoniano con Taurisano, era al centro del campo pensile costruito al quarto piano di una casa in viale Piave dove si scriveva il romanzo dell’esistenza sognata con un piccolo canestrino, facendo tremare i muri. Nel suo ultimo lavoro sull’Espresso dice una cosa che dovrebbe aiutarci a capire chi sbuffa, chi ti guarda in cagnesco, chi è maleducato per cattiva educazione, chi è pagato per farlo, chi è nano dentro, chi finge di sapere e non sa nulla: ascoltare stanca. In famiglia, al lavoro, in tv la vita quotidiana è un labirinto fatto di monologhi. Lui ci consola dicendo che, grazie alla filosofia, si potrebbe uscirne, lo diceva anche ai tempi  dell’Asino d’oro , dove scrivevano i migliori ma i fondi erano sempre scarsi. Certo che siamo un mondo di persone che parlano molto, adesso poi basta sparare una puttanata ed ecco rovinata una vita, un’amicizia, di gente che parla troppo e ascolta poco o quasi mai. Non sappiamo e non vogliamo ascoltare gli altri. Chissà se succederà anche al famoso tavolo allestito da SKY per gli stati generali della federbasket angosciata dall’anemia delle idee e dei vivai. Come diceva quel tedesco, suggerisce Rovatti, abbiamo un enorme orecchio che non sente nulla. Il tweet da teatro. Pazienza se è una bufala. Pagelle dunque, cercando con il lanternino come sarà capitato a chi sognava un diamante nell’uovo di Pasqua.

10 A POLONARA perché finalmente lo abbiamo rivisto come dovrebbe essere sempre nella rimonta contro Torino. A Menetti serviva, servirà, nella speranza che le dita scottate in queste ultime due stagioni controverse non cerchino più il consenso delle tribune, ma soltanto i palloni vaganti. Nella speranza che Della Valle ritrovi il muro degli umili.

9 A Stefano TONUT che sta diventando il personaggio di cui aveva bisogno la Reyer, De Raffaele, forse anche il nostro basket. Certo serviva la salute, servirà pazienza, ma intanto ha ripreso il cammino interrotto in sala operatoria. Lasciamolo crescere anche se è giusto che RAI e SKY lo trattino già da giocatore di qualità. Non lo è ancora, ma per fortuna è lui il primo a saperlo.

8 A IRINA GERASIMENKO che va in mezzo al campo insieme ai giocatori di Cantù al momento dell’inno. Un esempio per tanti cialtroni che nei palazzi neppure si alzano, per tutti quelli del zumpa pa che battono le manine goffe per la seconda parte dell’inno nazionale. Da quando è lei a governare la MIA Cantù sta facendo cose importanti. Speriamo che possa anche programmare un futuro serio.

7 A Romeo SACCHETTI perché come cade e risorge lui neppure Napoleone. Ci vuole fede, bisogna davvero credere in quello che si sta facendo e niente potrà mai cambiare il suo modo di vedere la battaglia sportiva. Succedeva anche quando in Nazionale pensava di trovarsi davanti alla grande muraglia del pregiudizio, almeno fino a quando Spartacus Gamba non gli ha messo il fucile in mano.

6 Al dispettoso Attilio CAJA che ha smaltito la rabbia del derby buttato dalla sua Inter catturando la lepre di Trento proprio alla fine. Gli serviva, anche se sembra comico dirlo, adesso che a Varese vorrebbero sedersi per sentire i progetti sul futuro. Non basta questo presente di salvezza più che dignitosa come garanzia?

5 A BAIANO e alla Lega di A2 per aver fatto passare una Pasqua tormentata a quelli che dovrebbero stare nei saloni del piano di sopra. La sua Lega e il derby di Bologna, bello, sanguigno, un viaggio a ritroso fra piante nuove e vecchi cespugli, infilati bene nel calendario televisivo. In un giorno senza calcio rompipalloni, nello spazio dove dovrebbe sempre infilarsi chi pensa al basket come ad un altro sport.

4 A TRIESTE che ha raggiunto in testa VIRTUS e TREVISO perché adesso troveremo in giro gente che si illude di poter costruire squadre di un certo livello con poco e niente. E no, cara gente. Intanto devi avere un eccellente allenatore, un buon manager come lo è sempre stato Ghiacci, devi lavorare sul serio. Ora serve soltanto che la città ritrovata riscopra anche chi crede in questi progetti. Tutto lo sport italiano prega perché succeda e si possa tornare al grande vivaio per ogni disciplina, basket, pallanuoto e ginnastica in testa.

3 A Pau GASOL per aver fatto cadere dalla torre d’avorio tutti quei critici che seguono le statistiche come il pifferaio magico. Lo consideravamo già un grandissimo, adesso è il nostro vero idolo, anche se dovesse far arrabbiare Popovich e Messina.

2 Alla LEGA che pretende ancora di premiare i migliori under 22 sapendo bene che ce ne sono davvero pochi in una serie A dove non ci sono spazi per poter lavorare in maniera seria pensando ai giocatori del domani.

1 AI BRONTOLONI che vedono con terrore le proposte per una formula nuova con serie A allargata. Vero che prima si dovranno presentare i progetti basandosi sulla concreta forza delle società che chiedono una nuova vetrina, ma è anche masochistico fasciarsi la testa prima di romperla, perché, ammettiamolo, campi come il Paladozza a Bologna, Verona, Treviso, non devono essere teatri di periferia, ammesso che la A2 lo sia davvero.

0 A GALLINARI, tristemente eliminato dai play off con Denver, destino comune a Belinelli con Charlotte, per averci messo tanto a rassicurare il popolo sulla volontà di essere in maglia azzurra questa estate per l’Europeo. Ha fatto soffrire molta gente e se Messina, giustamente, gli aveva fatto sapere che si sarebbe buttato dalla finestra, né per la sua assenza né per quella di altri, è notizia certa che molti hanno visto finestre spalancate negli uffici presidenziali federali in via Vitorchiano e, probabilmente, anche in casa di qualche agente sponsorizzatore.

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1 commento

  1. t

    Non trarrei troppe conclusioni dalla partita di Brindisi. Loro erano motivati, Milano era in vacanza.

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