Brionvega Algol 11″

Brionvega Algol 11″: esiste nel mondo tech qualcosa di più emozionante? Per noi no. Parliamo di uno dei televisori più famosi della storia non perché sia di attualità (è esposto in tanti musei dedicati alla scienza in tutto il mondo, e anche al MoMa di New York) ma perché nei giorni scorsi abbiamo iniziato a farlo aggiustare e presto scriveremo un post di servizio per chi come noi è appassionato del genere. Sempre che si arrivi ad un qualche risultato diverso dal bel soprammobile.

L’Algol 11″ fu fu progettato nel 1964 da Marco Zanuso e Richard Sapper per la Brionvega, azienda all’epoca milanese di proprietà di Giuseppe Brion, e non fu soltanto un capolavoro del design ma anche un successo commerciale incredibile, che nella seconda metà degli anni Sessanta sdoganò il concetto di secondo televisore in un’Italia che da poco si era dotata del primo.

Il Brionvega Algol, con i suoi 11 pollici, la sua maniglia e le sue inconfondibili due antenne (quella a stilo per il VHF, quella circolare per l’UHF: qualcuno sotto i 90 anni ci sta seguendo?), era il tipico televisore che la classe media teneva in cucina o portava in vacanza, per vedere i due canali (entrambi RAI) disponibili, che diventavano tre o quattro per chi viveva al Nord, grazie alla tivù della Svizzera Italiana e a Capodistria. L’indimenticabile schermo inclinato fu paragonato da Zanuso ad un cane che guarda il padrone, ma a noi ha sempre ricordato di più gli schermi di certi vecchi film di fantascienza.

Per farla breve, sul Brionvega Algol arancione in riparazione (è proprio quello che vedete nella foto) i nostri genitori hanno seguito lo sbarco sulla Luna, mentre noi dal 1974 al 1984 abbiamo visto dalla finale Germania Ovest-Olanda alle Olimpiadi di Los Angeles, passando per i tanti Festival di Sanremo che ci impedivano di vedere sul televisore a colori che troneggiava in soggiorno, Borg-McEnroe 1980, la pallacanestro dei tornei estivi raccontata da Aldo Giordani in tarda serata, buona parte del Mondiale di Spagna, quasi tutta la carriera di Mennea e della Simeoni, le vittorie di Cova, il Tour de France…

Brion, che era nato in provincia di Treviso ed era il classico self made man dell’Italia del dopoguerra, morì nel 1968, proprio nel pieno del grandissimo successo dei suoi prodotti, fra cui la Radio Cubo ts522, altro capolavoro di Zanuso e Sapper. L’azienda è rimasta della famiglia fino al 1992, prima di essere acquistata dalla Seleco e di passare poi attraverso diversi fallimenti e cambi di proprietà: storie già viste, quando il fondatore non c’è più. Ignoriamo di chi sia oggi il marchio, ma è chiaro che senza prodotti nuovi tutto si esaurisce in sterili operazioni nostalgia e noi per primi vogliamo guardare il campionato scozzese con il 4K HDR, non certo in bianco e nero su uno schermo a 11 pollici. Però il nostro Algol lo metteremo a posto, perché è nostro.

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10 commenti

  1. Chissà dove è finito il mio
    Sostanzialmente indistruttibile
    Rompetti le scatole per prenderlo non tanto per la seconda tv (questa era la scusa ufficiale)ma perché i miei si ostinavano a non mettere l’antenna a griglia che consentiva di vedere le tv private (credo fonte di peccato per i miei )
    Cosa possibile con la potentissima antenna circolare dell’algol ….

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    1. Leonto non devi vergognarti, dì la verità, erano stati i tuoi figli a romperti le scatole per averlo…

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  2. rompetti….?

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    1. aulico.

      Leonto pesca a piene mani dalla tradizione dantesca 😀

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  3. Rompetti grammaticamente ingiocabile.

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  4. Mitico ed indistruttibile. Verso la fine del millennio, torme di gente del mio mestiere presero ad utilizzarlo come monitor di regia per i set esterni (bastava una piccola modifica).
    Un po’ per comodità, un po’ per moda, di colpo le esterne si riempirono di questi cubotti arancioni.
    Poi arrivarono i monitor digitali, LCD, ecc. e mi ricordo “una piccola casa di produzione” che nella sala d’attesa d’ingresso allestì a mo’ di scenografia una parete piena di Algol che trasmettevano le proprie produzioni. Una via di mezzo tra una vetrina e uno showreel…

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  5. Felice possessore della versione nera anni 80 a colori con utilissima presa scart per connettervi VCR e decoder digitale terrestre. Oggi fa da elemento d’arredo in soggiorno assieme ad altri oggetti vintage. Lo accendo per stupire le nuove generazioni.

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  6. Il problema, come per le radio d’epoca, è che le accendi e ci vedi/senti le cose di oggi.

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  7. Ne fecero anche una versione ancora più moderna:

    http://www.rifutura.it/it/nuovo/dettaglio.htm?id=86

    Che ne pensate?

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  8. https://www.brionvega.it/it/
    “Brionvega è un marchio di SIM2 BV International srl, Pordenone, Italia la cui missione è rilanciare a livello mondiale le icone del design made in Italy, attraverso gli oggetti che ne hanno fatto la storia
    SIM2 BV INTERNATIONAL srl”
    Infatti mi sembrano sterili operazioni nostalgia.
    Appartengo anche io alla generazione bianco e nero, in casa mia, fino all’arrivo di un Graetz a colori da casa del nonno, si andava col REX in bianco e nero. Senza telecomando. 12 canali con il commutatore che faceva click e clack! 😀
    Non era nemmeno una questione si soldi, ai miei della TV é sempre fregato poco.
    Primo evento visto in casa mia a colori… i mondiali di Atletica a Roma, 1987.
    Qui sotto un estratto, Roma ai tempi del riscaldamento globale.

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