Il Pooh preferito

Pooh Amici per Sempre è il titolo dello speciale condotto da Carlo Conti e che Raiuno presenta stasera. Una replica, ovviamente, vista l’attuale impossibilità di realizzare cose nuove in studio con il pubblico e senza limitazioni di sorta. Venendo ai Pooh, la nostra idea è che siano una delle più importanti band del panorama musicale italiano, pagando tuttavia il prezzo di essere stati troppo pop e troppo poco rock e per questo considerati con sufficienza dalla critica.

Un’evoluzione a tappe quella dei Pooh, la nostra preferita quella tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta con Canterò per te picco inarrivabile, arrivando via via alla festa del cinquantesimo anniversario e relativo tour e disco nel 2015. Un evento che segnò il rientro in formazione di Riccardo Fogli al fianco di Dodi Battaglia, Red Canzian, Stefano D’Orazio e Roby Facchinetti, e la riproposizione di alcuni successi in nuova veste.

Ora la domanda di oggi è, al di là dei gusti musicali, quale tra i Pooh identificate come il più Pooh di tutti, insomma il più gradito e simbolo della band. Mettendoci dentro anche Valerio Negrini, co-autore di tanti loro successi e considerato per decenni il quinto Pooh, dietro le quinte ma comunque decisivo.

È interessante notare che nel corso dei decenni tutti abbiano contribuito come autori al successo della band, anche se quasi tutte le canzoni-monumento sono di Facchinetti e Negrini (tranne la citata Canterò per te, in cui Negrini, autore come al solito dei testi, fu affiancato musicalmente da Battaglia), una vera rarità per band di ogni livello, in cui c’è sempre chi trascina gli altri. E del resto non si può andare avanti insieme mezzo secolo, fra gente che si sente in debito o in credito. Avanti quindi con il nostro sondaggio: chi è stato l’anima dei Pooh?

Chi è stato il più Pooh dei Pooh?

Guarda i risultati

Loading ... Loading ...
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 7.9/10 (114 votes cast)
Il Pooh preferito, 7.9 out of 10 based on 114 ratings

9 commenti

  1. Mio suocero ha una vaga somiglianza con Roby Facchinetti.
    Due anni fa sul lungomare di Varazze, una coppia di minchioni continuava a fissarlo e a darsi di gomito…
    “È lui è lui. Ti dico che è lui”
    Beh dopo qualche secondo scatta la richiesta di selfie e autografo, ovviamente soddisfatta con piacere 😆😆

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +4 (from 10 votes)
  2. Ma se Negrini è il quinto Fogli quindi è il sesto?!
    Il migliore, il più iconico, il più simbolico comunque è il settimo…

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +4 (from 8 votes)
  3. Come autore Roby Facchinetti indubbiamente è il Pooh più Pooh, da Tanta voglia di lei a Uomini Soli le canzoni conosciute anche da chi odia i Pooh sono tutte sue. Ma un certo immaginario maschile, se non maschilista, di provincia è secondo me la vera cifra stilistica dei Pooh ed è la cosa che, facendo un esempio moderno, li collega ai Modà. Quindi il Pooh più Pooh può essere considerato Negrini, mentre come interprete dell’anima Pooh ho sempre preferito Fogli a Facchinetti

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: -2 (from 2 votes)
  4. Quando penso ai Pooh mi vengono sempre in mente i capelli al vento di Red Canzian, quindi voto lui.

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: -1 (from 1 vote)
    1. Capelli di Red Canzian che hanno peraltro contribuito al buco dell’Ozono.
      Capelli al vento nel senso di posizione, non certo perchè fluttuassero… 😛

      VN:F [1.9.22_1171]
      Rating: 0 (from 2 votes)
  5. La risposta giusta probabilmente sarebbe “Facchinetti” (da un punto di vista globale, quindi anche immagine, riconoscibilità etc.), ma la giuria di qualità lo elimina a causa del figlio
    ebbene si, le colpe dei figli ricadono sui padri…

    io scelgo Canzian, perchè un mio amico vestì la maglia del paese natale di Red (tanta roba)

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +2 (from 4 votes)
  6. Una cosa che pochi sanno e che quindi viene sempre sottovalutata dei Pooh, tornando al discorso del Direttore sul leadersimo e gli equilibri interni a band longeve, è che ognuno dei Pooh aveva anche un ruolo amministrativo all’interno della formazione. In pratica sono sempre stati managers di sè stessi (una sorta di Beckham musicale…) distribuendosi ruoli e incarichi: uno si occupava di trattare i contratti, uno dei contatti per i tour, uno dell’immagine coordinata, ecc.
    Questo ha fatto sì che ognuno fosse bene o male legato agli altri e nessuno avesse la tipica posizione del “senza di me tu non avresti combinato un cazzo” che mediamente fa esplodere le band.
    Poi a me fan cagare a spruzzo comunque, anche se tecnicamente un pochino sanno suonare, però in un mondo in cui la metà nemmeno sa leggere la musica figuriamoci un contratto, il 70% senza asciugacapelli è un uomo finito, il 90% devi accompagnarlo in stanza altrimenti si perde tra i corridoi dell’hotel, non è poco ed è sicuramente apprezzabile…

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +11 (from 15 votes)
  7. Per fantasia strumentistica dovrei dire Dodi Battaglia, nel senso che immagino di essere un chitarrista, se sapessi suonare…in realtà non voto perchè li ho sempre considerati come un blocco unico, senza un leader più o meno riconosciuto.
    Al di là di certe considerazioni sulla loro bravura (sanno suonare o fingono?), ho sempre preferito il loro periodo “seventy”, ma anche fine sixty, dove oltre a buona/ottima musica (Parsifal la mia preferita di sempre), c’erano pure dei testi non proprio ortodossi per quei tempi (Pierre, Pensiero, Piccola Katy…).
    Poi si sono buttati sul banal-melenso di amori e tradimenti assortiti, oppure brani di facile ascolto molto lontani dal passato, fino al sussulto finale con Dove comincia il sole.

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 2 votes)
  8. “I Pooh sono i Toto che ci meritiamo”
    (cit. da Marcello Schena, aka Bread, mitico musicista della scena milanese anni ‘90/inizio 2000, con cui ho avuto l’onore e il piacere immenso di suonare più volte)

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +4 (from 6 votes)

Lascia un commento