Mariposa chiude

Mariposa è chiuso e non riaprirà più. Almeno questo è quanto scritto su Facebook dagli stessi responsabili dello storico negozio di dischi, che dopo lo stop in Porta Romana aveva tenuto vivo lo spazio presso la fermata della metropolitana di Duomo, punto di grandissimo passaggio e in cui tutti i milanesi minimamente interessati alla musica hanno in vita loro acquistato almeno un biglietto per concerti: noi personalmente, fra Porta Romana e Duomo, almeno 400… Chi non è rimasto incantato a guardare il cartellone dei concerti dei successivi mesi non potrà mai essere nostro amico. Cambiando pochi nomi, questo post potrebbe ovviamente essere scritto per qualsiasi città dell’Occidente.

Nel nostro caso la speranza è che si tratti di un momento di sconforto dopo settimane di chiusura forzata, che magari ci siano beghe fra soci da ricomporre e che alla fine Mariposa non chiuda, ma in ogni caso saltiamo subito la parte lacrimevole: quanti dischi, cd o vinili, abbiamo acquistato nell’ultimo anno? Ecco, l’analisi potrebbe finire qui, al di là della semispecializzazione sul metal di Mariposa che comunque ne faceva un punto di riferimento per questo mondo. E gli stessi biglietti dei concerti sono acquistabili online, non è che prendendoli in negozio ce li diano con le meravigliose grafiche di una volta. Insomma, nel 2020 un negozio di dischi se la passa anche peggio di un’edicola, con la beffa di trattare un prodotto come la musica che continua a piacere, anzi che piace più di prima.

Mariposa, corso di Porta Romana 115, è un nome ben stampato nelle teste dei milanesi cacciatori di biglietti più anziani, diciamo gente degli Ottanta e dei Novanta, insieme a Buscemi, Stradivarius, New Kary (poi Ricordi) la Voce del Padrone, Disco Club, Bonaparte Dischi, Transex, CLUP, CUEM, Rolling Stone, Merak, Psycho, Rasputin, le Messaggerie Musicali, Supporti Fonografici, la leggendaria edicola di Lampugnano, ed altri posti che in questo momento non ci vengono in mente. Di tutto questo non esiste più quasi niente e forse è giusto così: possiamo avere nostalgia delle carrozze a cavalli, ma non al punto di sostenere che andassero più veloci delle auto. Però che tristezza.

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6 commenti

  1. ll leggendario, oserei dire, Mariposa Duomo, anch’io ho preso tanti cd e biglietti per concerti (prevalentemente metal) e pure un calendario, fuori tempo massimo, di Samantha Fox.
    Scoprii in seguito, con mia sorpresa, che non era collegato con quello di Porta Romana.
    Una volta andai, in Duomo, a cercare il solito disco dicendo che nel negozio in Porta Romana non l’avevo trovato.
    Il titolare mi guardò e, piuttosto stizzito, mi disse che non avevano nulla a che fare con loro e che magari un giorno un tribunale gli avrebbe dato ragione.

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    1. Ho letto sul sito del Giorno che l’anno scorso il vecchio gestore se ne è andato, per questo ho ipotizzato che ci fossero problemi al di là del lockdown… https://www.ilgiorno.it/milano/cultura/mariposa-1.4720613 Dischi a parte, è incredibile che non potesse stare in piedi con le sole commissioni dei biglietti…

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      1. Alcuni passaggi da brividi, soprattutto quel periodo dei ’90 che ho vissuto con l’esplosione del grunge, il metal che teneva sempre anche con nuovi mercati, tipo quello estremo scandinavo.
        “Sfogliare” i cd col classico rumore quando sbattevano e la gioia nel trovare il tuo…

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  2. Tra quelli non citati e ormai chiusi da anni se non decenni da ricordare sicuramente Discolandia in Corso Vercelli versante Piazzale Baracca (zona Gino insomma) e BIGI in Corso Magenta. Il primo era a un piano rialzato (sotto c’era la pescheria mi pare) mentre BIGI era molto (troppo) vicino a Buscemi e piccolino ma ci andavo volentieri.

    Disco Club vero cult anche per il gestore, parecchio preparato sui vari generi musicali. Era uno dei vantaggi di andare in un negozio specializzato. Credo che oggi curi questo Blog (https://discoclub.myblog.it/).

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  3. Psycho. Resiste ancora, ma si è dovuto spostare un po’ più in periferia.

    Direttore, ma non potrà mai essere suo amico uno che non sia rimasto incantato eccetera eccetera nei due Mariposa o anche altrove? No, perché quel servizio lì c’era anche in molti altri posti.

    E non penso che sia una questione di quanti dischi compriamo noi adesso, ma di quanti ne comprano quelle/i che adesso hanno l’età di noi quando noi incoscientemente spendevamo patrimoni compulsando quei cassoni di vinili, MC e CD. Se tutti i milanesi comprassero nella vita i dischi che ho comprato io in 4 lustri tra metà anni ’80 e metà anni ’00, quei negozi lì sarebbero ancora tutti aperti. Al di là del fatto che, se fosse per come spendo io i soldi, sopravviverebbero giusto i negozi di dischi, le librerie, le edicole, il doppio dei cinema e dei locali da concerto attuali, gli alimentari, i ciclisti, le ferramenta, e tra il 5 e il 10% degli altri esercizi. Ma non è che si possa continuare ad accumulare oggetti che tanto non si fa in tempo ad ascoltare nemmeno una volta all’anno e diventano un problema quando si deve traslocare (o diventeranno un problema per gli eredi nelle settimane successive al nostro funerale).

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  4. Vero che la musica tira ancora ma tira in un altro modo, più di consumo rapido che mal si concilia col negozio di appassionati… Certo tirano i concerti ma in un epoca dove due minuti dopo due i biglietti di Gilmour a Pompei erano in vendita a 800 euro su viagogo perché fare la coda da Mariposa quando posso provarci on line? E comunque purtroppo non è soltanto questione di musica, personalmente la chiusura di MOVO (modellismo) e Provini (accessori moto) mi hanno intristito parecchio

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