L’utile di Arnaboldi

Andrea Arnaboldi è il tennista numero 282 del mondo e se dovesse basarsi soltanto sui premi i suoi guadagni annuali sarebbero nell’ordine dei 15.000 euro, una volta pagati allenatore e collaboratori vari. Lo ha raccontato qualche giorno fa in un’intervista a Riccardo Crivelli, per la Gazzetta dello Sport, che dovrebbe essere letta da chi fa giocare il proprio figlio a tennis con l’obbiettivo del guadagno e non di provare uno sport meraviglioso, il più onesto e duro di tutti.

La vera linea di separazione fra tennisti è l’accesso al primo turno dei tornei dello Slam. Per rimanere su Arnaboldi, l’anno scorso aver superato le qualificazioni di Wimbledon per perdere poi dall’orrido Karlovic ha significato per lui 57.136 dollari lordi, che sono stati la base di un 2019 chiuso in attivo insieme a qualche sponsor personale e all’attività di club, nella semiclandestina Serie A (Arnaboldi l’ha giocata per il Tennis Park Genova, insieme a Lorenzo Musetti). Un attivo che potremmo quantificare in 40.000 euro, più o meno. Una cifra che a 32 anni e mezzo, l’età del mancino canturino, guadagna l’odontotecnico numero 282.000 del mondo, non il 282.

E quindi? L’idea di Djokovic e Federer di istituire un contributo di solidarietà per i tennisti di bassa classifica può far guadagnare buona stampa a costo zero (tanto quando si farà loro si saranno già ritirati), ma è contro lo spirito del tennis, dove chi vince va avanti e chi perde si ferma. Non esiste insomma il diritto di fare il tennista professionista, così come per la verità non esiste nemmeno quello di fare il giornalista, l’operaio o l’insegnante.

E il primo a saperlo è Arnaboldi, abbonato ai Challenger (due mesi fa ha giocato quello di Bergamo…), che comunque in una discreta carriera, due volte in tabellone al Roland Garros, con la gemma di Wimbledon (primo tennista comasco ed entrare in tabellone dai tempi di Gianni Clerici) fra premi e sponsor ha di sicuro guadagnato più di un milione di euro. Ripetiamo: per chi pensa solo ai soldi ci sono tantissimi lavori in cui un buon mestierante incassa di più, ma soprattutto dove c’è spazio per tantissimi buoni mestieranti. Poi è chiaro che tutti pensano di avere in casa il nuovo Nadal.

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14 commenti

  1. “Poi è chiaro che tutti pensano di avere in casa il nuovo Nadal”

    perchè abbiamo scelto nadal per fare questo tipo di esempio? forse per esplicitare che il duro lavoro puo’ sopperire alla totale assenza di talento?

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    1. Nemmeno il più fanatico dei genitori può pensare che suo figlio giochi come Federer. Invece il mito del ‘duro lavoro’ è duro a morire, perché si confonde il talento con lo stile: Panatta non aveva più talento di Borg

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  2. a proposito di stile mi viene in mente un aneddoto di me bambino (quindi pieni anni ’70) sulle nevi a lezioni di sci con il maestro avvinazzato che ci spiegava che avremmo dovuto migliorare……. e non si capiva cosa perchè non gli veniva la parola per cui dalle retrovie io lanciai …. migliorare lo stile…..
    e lui si riprese dicendo…” no lo stile ce l’hanno ingmar e gustav”

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  3. a proposito di costruire un campione a tavolino:

    https://www.ultimouomo.com/nikon-el-maestro-fenomeno/

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  4. Ecco perché JO ha diversificato sfilando per Dee Ocleppo, il lusso accessibile 😁

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    1. Ma Arnaboldi quello che insieme a Vicchiolo Ballico Lagattolla Busnelli Bergonzoni Lucchiatto Piscopo veniva catechizzato dal Colonnello Buttiglione e poi dal Generale Damigiani?

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  5. Fantomaz ti sei preso una bella asfaltata…vamos 🙂 🙂

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    1. Secondo me invece l’asfaltata è delle reazioni stizzite!
      Allez! 😝

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  6. “che dovrebbe essere letta da chi fa giocare il proprio figlio a tennis con l’obbiettivo del guadagno”

    Se uno fa giocare il proprio figlio a tennis con l’obbiettivo del guadagno non ha capito veramente un cazzo e si merita di vedere la sua casa ipotecata per vedere il figlio entrare nel tabellone di qualifica di un Challenge (perchè è questo che capita, almeno più frequentemente di vedere un tennista fare i soldi). Basta leggere la storia di Camila Giorgi, basta leggersi un paio di interviste di papà Fognini, basta chiedersi che lavoro facciano i genitori dei nostri tennisti professionisti più famosi. Uno dei motivi per cui non ho istradato i miei figli sulla strada del tennis è proprio il timore di vederla/vederlo promettente a 15/16 anni e di dover dire loro “Mi dispiace ma la vostra corsa finisce qui”; e non perchè io e mia moglie siamo indigenti (anzi grazie al cielo non ce la passiamo male).

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    1. Perchè li dovresti fermare a 15/16 anni?Alla fine in fondo dipende tutto da quanto gli piace e quanto sono bravi. Non c’è nulla di male nell’investire dei soldi nella carriera di un figlio se si vede che è promettente e a lui piace, ovviamente è un investimento di rischio, può andare male, ma perchè no a priori?Per male che vada le lezioni di vita che impara se fallisce nel tennis, le potrà usare in quello che fa dopo, anche solo provare a fare uno sport di alto livello ti prepara molto di più al mondo del lavoro che qualsiasi laurea.

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      1. Forse non ti sono chiari gli ordini di spesa…

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        1. ricordo una intervista del papà di Fognini che parlava di un 50 – 60 mila euro di spese ANNUALI nell’età “di crescita” del suo Fabio (14-17 anni). E di questi 50k non so in quale % contribuisca la Federazione, per me poca roba…

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  7. ahahaha perchè asfalatata ricca? per il discorso su stile e talento?

    in realtà ti confesso che avrei visto meglio il nome di nole piuttosto che di nadal in fondo all’articolo (proprio perchè riconosco a nadal un talento fuori dal comune oltre all’applicazione, cosa che invece non vedo nel serbo)…
    ma come si dice….l’occasione fa l’uomo ladro… 🙂

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    1. E soprattutto excusatio non petita… 😝

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