Niente è stato vano

Oscar Eleni davanti alla casa di Franco Arese, un gigante della nostra atletica dentro e fuori dalla pista, seduto sul ghiaccio a leggere “Niente è stato vano” il romanzo di Géza Kertész, lo Schindler del calcio, il libro scritto da Claudio Colombo su questo ungherese meraviglioso. Dovevamo parlarne tanto tempo fa, prima che su Repebblica il Mura lo inserissse nei 100 nomi da ricordare per il 2018, di questo valente giornalista, Gazzetta, Curierun, oggi direttore de Il Cittadino di Monza, perché il libro il nostro amato Claudio, con cui ci si fermava a discutere sul valore del doganiere Rousseau davanti ad un suo dipinto nel museo di New York, ce lo aveva dato nelle sale dell’Aurora, il ristorante di Milano dove Arese e Liquori hanno ricordato i loro duelli all’Arena, la tana domenicale di Carlino Monti e Franco Sar, l’atletica come ci hanno insegnato ad amarla Berra e quelli che andavano a letto senza cena, quando si sentivano un po’ soli, proprio come noi senza di loro anche oggi.

Colpa nostra e di questo matrimonio morganatico con il basket dove non ci abbracceranno mai come quei piemontesi che stavano con Arese nell’epopea europea di Helsinki 1971, Ferragosto. Per questo siamo andati a cercare il “gruppo” davanti alla casa dell’ex presidente della FIDAL: lui come Meneghin ha capito che ai campioni si chiede di stare in vetrina, mai di poter lavorare sul serio per il loro sport. Speravamo di trovare Tino Bianco Blanche, l’allenatore della mente, Romeo, Reineri, Ormezzano, Locatelli, altro santo bevitore preso a calci da troppi invidiosi incapaci. Certo se li avessimo trovati, schivando i botti di quei maiali che si divertono con il rumore, rendendo orribile la notte di festa agli anziani e, purtroppo, anche agli animali, ci saremmo sentiti in colpa perché la mente era altrove. È la tecnica di Arese. Ti chiama per farti gli auguri e comincia: “Questa volta l’hai fatta grossa”. Come, scusa? Uno si sente sempre in colpa se fa questo mestiere, ma il gioco è riuscito. Eh sì, qualche pensiero debole ci aveva occupato la mente. Ci abbiamo riso sopra. Come dice lui, abbiamo già dato. Godiamoci quello che resta con un dolore nuovo al giorno, senza confessare ai sabaudi che la nostra mente era occupata dal basket, la passione, la vita, la rovina come ci disse il direttore Zanetti il giorno in cui aprì le porte della Gazzetta all’abusivo-praticante che doveva stracciare un contratto da vice allenatore di Trevisan al Geas. A loro, più che ad altri, avremmo dovuto spiegare questa stagione orribile della Torino del basket anche se erano i primi a sapere che sarebbe andata proprio così quando le società sono giocattoli di famiglia.

Più difficile far capire perché le sorelle d’Italia, le padrone di tutto, Juventus nel calcio, Armani nel basket, si sono separate proprio alla vigilia del Capodanno mentre inseguivano record. Allegri è riuscito ad ipnotizzare tutti, la VAR non gli è stata ostile come dice il suo dirimpettaio Mazzarri, i suoi record saranno storia. Per Pianigiani con tutte queste partite, i viaggi, gli infortuni, era davvero difficile resistere al rilassamento come il colonelllo Lawrence nel deserto, come non aveva fatto con la Siena delle 19 vittorie. Era logico che Milano si potesse un po’ lasciar andare, già sicura del primo posto in classifica, certa che questa Venezia non l’avrebbe disturbata, soprattutto adesso che ha scoperto la sua malattia, una gondola che fa bene a stare lontano dalla Laguna perché nessuno darebbe 10 euro extra per andarsela a vedere come dovranno fare i turisti diretti sul Canal Grande. Certo è davvero strano che Armani abbia dato l’arco di Robin Hood a gente tanto differente dall’eroe di Nottingham. Eppure, anche cambiando qualche faccia, è proprio il clan Pianigiani che sa andare incontro a chi è nei guai grossi. L’anno scorso Cantù, che poi la eliminò dalla Coppa Italia facendole un gran male. Quest’anno Avellino che deve essere davvero gruppo speciale se i giocatori, alla fine della partita vinta contro Milano, i primi a farlo in Italia feudo per una servitù della gleba che ama i suoi principi, sono andati ad abbracciare il proprietario che buttando fuori dal cesto la mela Cole aveva detto a tutti che la situazione era complessa: chi vuole andarsene può farlo. Misteri agonistici e l’uomo della domenica è un gommolo di Chicago, Keifer Sykes che nel giorno del suo 25° compleanno ha mandato in corto quella che sembrava l’invincibile armata di re Giorgio. Partitone dell’uomo che Torino poteva avere, così come tenersi lo Stojanovic che l’ha infilzata nella mattanza di Cremona. Valli a capire certi genialotti convinti che gli altri siano tutti stupidi. Magari come noi che eravamo incantati da Trieste, anche dopo il primo quarto contro Brindisi, poi l’hanno vista naufragare e non in maniera dolce al Pala Rubini. Magari come chi non ha capito che a Reggio Emilia sarà anno tormentato, ma la società è davvero più solida di quella che ha trovato Dalla Salda nella nobil casa Virtus dove fra infortuni e controprestazioni si sta mettendo abbastanza male.

Eravamo tutti stupidi a non credere che Buscaglia sarebbe uscito anche da questa stagione trappola dopo le finali scudetto e acquisti sbagliati. Siamo degli stupidotti anche oggi che vorremmo aspettare Moraschini con un bastone dietro all’angolo della sua bella partita contro Trieste. Un talento sprecato anche se è pur sempre un classe ’91. L’unico che non ci ha fatto passare tutti per stupidi è Artiglio Caja che oggi, con la Varese del consorzio, condivide il secondo posto con Avellino, Venezia e Cremona per la rabbia di chi continua ad insinuare che Sacchetti alleni poco le sue squadre, gli stessi arrampicatori sugli specchi che non hanno mai spiegato il triplete di Sassari, si consoli Romeo facevano così anche con Rubini, chiedere a Bariviera, quelli che vedono andare oltre 100 punti una squadra dove mancava il migliore, il figlio dell’ex arbitro NBA. Misteri dell’odio. Basta avercela con qualcuno e si trovano tutti i difetti. Chiedere a Milano dove in eurolega si ritroverà contro, nel Buducnost Podgorica il Repesa vincitore di scudetto, speronato in viaggio da chi non troverà mai un editore come quello di Colombo, le pagine sparse Meravigli, per raccontare le storie che oggi rendono più ricco il mondo della servitù del palazzo. Per Gelsomino un viaggio nell’ingratitudine e lui penserà che se Orlando gli prestasse Nikola Vucevic, uno che ha appena sbriciolato Toronto, se la giocherebbe pure con la Milano che aveva cominciato il suo euroviaggio asfaltando la squadra dell’esonerato Dzikic.

Certo anche questa è una maledizione per Milano e per Spielberg Fioretti, che prepara al video le sfide, perché c’è sempre un cambiamento che rovina le immagini. Era già accaduto con il Panathinaikos che ora Rick Pitino ha portato al miracolo di Atene, quello che serviva per battere il CSKA. Un grande allenatore per una società importante. Speriamo abbia più fortuna di Brown a Torino dove sicuramente ha commesso errori, ma vedendoli a Cremona i suoi ex, beh era proprio difficile tirarne fuori qualcosa, perché magari lui li legava troppo in attacco, dicono così quando chiedi che i giocatori si passino la palla, ma sulla difesa cosa poteva fare con gente che non tiene un primo palleggio? Voti alle società, più che agli uomini considerando da 10 la domenica di SYKES, MORASCHINI, di VARESE, BRINDISI, REGGIO E SASSARI.

MILANO 8: Dominatrice in tutto e su tutto. Unica avversaria la fatica di un calendario demenziale. Le piace essere gattina anche se qualche volta in eurolega ha lasciato la zampina.

VARESE 9: Caja lo slalomista fra gente che gli chiede sempre di raddoppiare pani e pesci.

VENEZIA 5.5: Come alla riva degli Schiavoni, ogni sussulto in acqua un affogato. Peccato. Serve decisione per lasciare a sedere chi gioca sulle punte e spesso non sa neppure ballare.

CREMONA 8.5: Eravamo convinti che con una squadra meno talentuosa il Meo si sarebbe trovato nei guai. Tutto il contrario. Bella anche la riscoperta di VACIRCA.

AVELLINO da 4 a 9: Metamorfosi nella povertà, per la gloria del serbo neozelandese Vucinic che ha ritrovato uomini dopo aver perso i sogni.

BRINDISI 7: Non ci eravamo sbagliati vedendola all’esordio milanese e poi Vitucci è davvero un ammiraglio che sa guidare ogni barca.

TRIESTE 7: Voto abbassato dopo lo scivolone casalingo contro Brindisi. Certo come neopromossa sta facendo bene, ma siamo sicuri che potrebbe fare meglio.

TRENTO 6.5: Dall’inizio disastro a questa bella serie vincente dopo aver ripreso CRAFT. Dategli uomini giusti e Buscaglia non vi tradirà.

SASSARI 6.5: Alti e bassi, ma adesso che sembra aver trovato la corrente giusta questo comandante Che Esposito è pronto a stupire.

VIRTUS 5.5: Dovevano capire subito che il Pino Sacripanti si sarebbe trovato in difficoltà se ci fosse stato qualche infortunio. Squadra incompleta e non per dare ragione a chi aveva fatto arrabbiare i proprietari in tempi non sospetti.

BRESCIA 4: Una scivolata dal vertice alle discariche che non ci aspettavamo, ma che temevamo dopo aver visto certi acquisti.

TORINO 3: Che vale per tutti, ma il pesce puzza sempre dalla testa.

PESARO 5: La perdita dell’innocenza nella povertà evidente sta complicando troppe cose.

CANTÙ 5: Considerando il fallimento dell’acciaieria, considerando tutto fanno già molto a vincere qualche volta.

REGGIO EMILIA 5.5: La dura esistenza di chi ha una fede societaria, ha principi, ma non tutti i quattrini che servono per salvare il progetto più interessante per il nostro basket giovanile.

PISTOIA 5: Dopo la reazione allo zero iniziale eravamo felici per Ramagli, ma adesso sembra che sia tornato il buio. Peccato.

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3 commenti

  1. U

    “Eravamo convinti che con una squadra meno talentuosa il Meo si sarebbe trovato nei guai”

    Che sia meno talentuosa dell’anno scorso per me è una bufala. Non c’è più quel giocatore da campetto del 3Vs3 di DJO ma Crawford e Saunders ,soprattutto,hanno tanto..tanto talento

    Anche l’altra sera Saunders ha fatto una partita eccezionale : 100% da 2,da 3 e ai liberi con 7 assist,6 rimbalzi e 1 sola palla persa.

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  2. U

    Ahahahahahaahha

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